
martedì 10 giugno 2008
Chi ha il pane, nuon vuole avere i denti

"Un gin-tonic e perdo peso"
Dall’abuso di alcolici ai maniaci degli alimenti sani:
le nuove ossessioni del cibo
di Elena Lisa
Milano - In principio erano l'anoressia e la bulimia. Oggi, sono l'ortoressia, la stressoressia e la vigoressia. Sono le nuove facce dei disturbi alimentari, ossessioni per il cibo e per il peso, di cui paradossalmente non soffre chi è malato di obesità, ma chi invece non ha poi così bisogno di dimagrire. (...) In Italia, l'Ansisa, l'associazione nazionale specialisti in scienza dell'alimentazione, spiega che c'è dell'altro e parla di alcorexia. A soffrirne sono ragazzi e ragazze che a 16 anni «per dieta» fanno merenda col gin-tonic. Giovani comuni, con famiglie borghesi, senza alcun problema apparente e con ottime relazioni sociali: studiano, vanno a ballare, praticano sport e hanno imparato da amici, o direttamente su internet, che con un paio di sbornie e altrettante vomitate, si può anche perdere peso. Per restare in forma, quando poi la voglia di mangiare è irrefrenabile, sostituiscono pranzo e cena con vino e birra che anestetizza e toglie il senso di fame: «Difficile fare stime - dicono gli psicoterapeuti dell'Ansisa a Milano - perché questi adolescenti non si rendono conto di avere un problema e non chiedono aiuto ai medici. Sono convinti che per dimagrire di tre o quattro chili, per la gita scolastica o una gara importante, non sia sbagliato ubriacarsi e non mangiare». Dubbi e paure i ragazzi, invece, le scrivono sui blog. (...) Sono i malati di ortoressia (dal greco orthos, «giusto»), in genere di estrazione sociale medio-alta, che pretendono di seguire un'alimentazione sana a tutti i costi. Comprano negli store del biologico e macrobiotico e mangiano esclusivamente prodotti freschi, nulla di già preparato. Fuggono dai banchi del supermercato terrorizzati dagli allarmi alimentari: dai polli alla diossina, alla verdura con pesticidi, dagli hamburger con carne «pazza», al pesce contaminato, fino ai prodotti geneticamente modificati (...) «La vita che queste persone conducono è impressionante». Nessun pranzo o cena fuori, nemmeno a casa di amici. Momenti liberi non esistono, tutto il tempo è dedicato a cercare negozi sempre più selezionati e a prendere informazioni sui prodotti «avvelenanti». Marco, ex patito del «mangiar sano», racconta di avere il pallino dei muscoli perciò da ortoressico si è trasformato in vigoressico: «Per questioni estetiche - continua Donini - i maniaci del fitness si rimpinzano di cibi ricchi di proteine, di sostanze come la carnitina e la creatina e trascurano carriera e relazioni». Ci sono poi donne in carriera e uomini d'affari malati di stressoressia, che hanno un rapporto inquieto con il cibo, fatto di amore e odio. Per via delle riunioni di lavoro interminabili saltano il pranzo e, per colpa dello stress, non buttano giù un boccone nemmeno a cena. Quando poi sono in vacanza, si abbuffano ingrassando esageratamente. (...)
Le ossessioni alimentari sono così subdole da essere considerate strane abitudini più che veri e propri disturbi. Basta andare su YouTube e si possono vedere, senza censure, donne giovanissime che filmano orgogliose il loro scheletro. Scrivendo «anorexicas» con tre punti esclamativi, il filmato che si apre è quello di una ragazzina che vomita mentre l'amica spiega con disinvoltura, al compagno che riprende, che si tratta di anoressia (...) «I disturbi alimentari, dimagrimento estremo e obesità precoce, sono il più grave problema sociale legato alla salute». (...) Nelle scuole i soggetti più vulnerabili sono quelli più competitivi, i più bravi della classe. Smettono di mangiare per dimostrare che sono campioni anche di autocontrollo. Quando si accorgono di essere diventati troppo magri vorrebbero correre ai ripari, ma la testa rifiuta il cibo.
Un ruolo decisivo lo gioca anche il marketing, dice Bellodi: «Pensiamo agli spot sulle monoporzioni. Il messaggio che passa è questo: sono così piccole che puoi mangiarne quanti ne vuoi senza conseguenze: un’idea sbagliata. Così com’è sbagliato far credere che se poi s’ingrassa basta prendere una pastiglia per dimagrire».
lunedì 9 giugno 2008
Ancora fame
Fallimento Fao
di Marco Cochi
Divisioni su tutti i fronti: biocarburanti, modelli di sviluppo, azioni concrete per far fronte alla crisi e alle speculazioni finanziarie. Il testo finale approvato è generico e sbrigativo. «E’ finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti». Così, senza tanti preamboli, il Direttore generale della Fao, Jacques Diouf, aveva cominciato il suo intervento al vertice di Roma, conclusosi da poche ore. Nel prosieguo del suo discorso Diouf aveva spiegato come l’attuale crisi alimentare mondiale abbia avuto «tragiche conseguenze politiche e sociali in molti Paesi». Il numero uno della Fao aveva poi concluso in crescendo rimarcando come nel 2006 il mondo abbia speso 1.200 miliardi di dollari per gli armamenti, mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile in 20 miliardi di dollari. Continua su:
http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=10872
di Marco Cochi
Divisioni su tutti i fronti: biocarburanti, modelli di sviluppo, azioni concrete per far fronte alla crisi e alle speculazioni finanziarie. Il testo finale approvato è generico e sbrigativo. «E’ finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti». Così, senza tanti preamboli, il Direttore generale della Fao, Jacques Diouf, aveva cominciato il suo intervento al vertice di Roma, conclusosi da poche ore. Nel prosieguo del suo discorso Diouf aveva spiegato come l’attuale crisi alimentare mondiale abbia avuto «tragiche conseguenze politiche e sociali in molti Paesi». Il numero uno della Fao aveva poi concluso in crescendo rimarcando come nel 2006 il mondo abbia speso 1.200 miliardi di dollari per gli armamenti, mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile in 20 miliardi di dollari. Continua su:
http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=10872
domenica 8 giugno 2008
Pianta antizanzara

Una pianta tropicale potrebbe risolvere il flagello delle zanzare. Si chiama Catambra e tiene lontani i fastidiosi insetti in modo del tutto naturale. A mettere alla prova le effettive capacità della pianta sarà Buccinasco, un paesone a sud di Milano con 30.000 abitanti, dove partirà un progetto che prevede la realizzazione di un'area delimitata da questa nuova specie dalle proprietà repellenti. La Catambra grazie all'elevata concentrazione di catalpolo eserciterebbe una potente azione repellente contro zanzare e insetti volanti a sei zampe, compresa la zanzara tigre.
Futuro

Futuro del verbo vivere
di Massimo Gramellini
Uno degli eventi più strabilianti della nostra epoca è la scomparsa dei verbi al futuro. Dopo l’abbuffata del Duemila, quando per strada e sui giornali era tutto un «saremo» e «diventeremo», il futuro ha cominciato a rattrappirsi. Fino alla condizione attuale, in cui per i poveri coincide con l’ultima settimana del mese e per i potenti con la fine dell’anno, quando molti di loro verranno giudicati sulla base del bilancio consuntivo: premiati se avranno tagliato i costi, ma puniti senza pietà se li avranno aumentati per sviluppare gli investimenti, la ricerca scientifica, la formazione del personale. Le società umane appassiscono così, a furia di chiudere in pareggio i bilanci di fine anno senza più avere un senso di marcia che non sia la mera sopravvivenza.
Gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro sono gli innamorati. Ascoltate i loro discorsi (o ricordate i vostri, di quando lo eravate). Pur nelle difficoltà di una vita precaria palpitano di visioni, progetti, scenari che escono dalla meschinità del presente per proiettarsi in quella dimensione magica dove le possibilità del cambiamento volteggiano intatte. Il futuro è il verbo di chi emana energia. E l’energia più potente e più giovane rimane sempre l’amore. Persino in un continente per vecchi come la nostra estenuata Europa. Non sono un economista e nemmeno un sociologo, ma sento che dalla depressione economica e morale ci potranno salvare soltanto le persone innamorate: di un’altra persona, di un sogno, del proprio talento. Della vita.
di Massimo Gramellini
Uno degli eventi più strabilianti della nostra epoca è la scomparsa dei verbi al futuro. Dopo l’abbuffata del Duemila, quando per strada e sui giornali era tutto un «saremo» e «diventeremo», il futuro ha cominciato a rattrappirsi. Fino alla condizione attuale, in cui per i poveri coincide con l’ultima settimana del mese e per i potenti con la fine dell’anno, quando molti di loro verranno giudicati sulla base del bilancio consuntivo: premiati se avranno tagliato i costi, ma puniti senza pietà se li avranno aumentati per sviluppare gli investimenti, la ricerca scientifica, la formazione del personale. Le società umane appassiscono così, a furia di chiudere in pareggio i bilanci di fine anno senza più avere un senso di marcia che non sia la mera sopravvivenza.
Gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro sono gli innamorati. Ascoltate i loro discorsi (o ricordate i vostri, di quando lo eravate). Pur nelle difficoltà di una vita precaria palpitano di visioni, progetti, scenari che escono dalla meschinità del presente per proiettarsi in quella dimensione magica dove le possibilità del cambiamento volteggiano intatte. Il futuro è il verbo di chi emana energia. E l’energia più potente e più giovane rimane sempre l’amore. Persino in un continente per vecchi come la nostra estenuata Europa. Non sono un economista e nemmeno un sociologo, ma sento che dalla depressione economica e morale ci potranno salvare soltanto le persone innamorate: di un’altra persona, di un sogno, del proprio talento. Della vita.
sabato 7 giugno 2008
Vuoto pieno
Ordinazioni presbiterali
venerdì 6 giugno 2008
Chi ha fame si incazza!
Quanto saranno aggressive le migliaia di persone
che non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi?
Altro che "buonumore"!
Il menu può aiutare
L'aggressività aumenta a stomaco vuoto
La colpa è della carenza di serotonina, l'ormone che manca anche nella depressione
La «molecola del buon umore», cioè la serotonina, la cui carenza è implicata in disturbi come la depressione, ha un ruolo importante nel controllo dell'aggressività. Lo suggerisce uno studio condotto da Trevor Robbins, dell'università britannica di Cambridge e pubblicato sulla rivista Science, che indica come la serotonina è importante per prendere decisioni che coinvolgono altre persone e per tenere sotto controllo l'aggressività. Quando i livelli di questio neurotrasmettitore scendono, per esempio se si è digiuni (per produrre serotonina servono «materie prime» dal cibo), si è più impulsivi nelle decisioni e più aggressivi verso gli altri. (...)La ricerca (...) suggerisce inoltre che i pazienti con depressione o ansia possono beneficiare di terapie che insegnino loro le strategie per regolare le emozioni nei momenti più delicati, quelli in cui vengono prese delle decisioni insieme ad altri.
http://www.corriere.it/salute/nutrizione/08_giugno_05/aggressivi_stomaco_vuoto_2de6d07c-3314-11dd-83ed-00144f02aabc.shtml
Anoressia e ipocrisia

Che faccia tosta ci vuole a scrivere e a pubblicare
degli articoli così asettici e deresponsabilizzanti
da parte dei mass-media stessi.
Ricerca su 7000 ragazze e 5600 ragazzi
Anoressia: le «colpe» dei genitori e dei mass media
I modelli imposti dai modelli di informazione ma anche le critiche in casa hanno un grosso peso
Washington - I genitori e i modelli imposti dai mass media sarebbero tra i principali responsabili dell'anoressia rispettivamente nei ragazzi e nelle ragazze. Queste le conclusioni di uno studio effettuato dalla Scuola di Medicina di Harvard e pubblicato dalla rivista Archives of Pediatrics e Adolescent Medicine. La ricerca è stata condotta sottoponendo ad un test circa 7mila ragazze e 5.600 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 15 anni. Gli studiosi hanno preso in considerazione variabili come la frequenza delle diete, la presenza di modelli televisivi e di eventuali commenti negativi dei genitori sulla forma fisica o sulle abitudini alimentari dei ragazzi. I risultati parlano chiaro: mettersi continuamente a dieta o provare a somigliare a modelli televisivi sarebbero i fattori scatenanti di disordini alimentari per le ragazze di tutte le età. Al contrario, nel caso dei ragazzi, questi comportamenti risulterebbero più frequenti tra i giovani che ricevono commenti negativi sul loro peso da parte dei genitori. Inoltre, secondo gli studiosi, avere una madre che ha sofferto di disordini alimentari costituirebbe un ulteriore fattore di rischio soprattutto per le ragazze con meno di 14 anni. «Questi risultati suggeriscono che le strategie di prevenzione di disturbi alimentari devono essere differenziate in base al sesso e all'età dei soggetti - hanno spiegato i ricercatori - per le ragazze, ad esempio, potrebbe essere utile far si che siano meno influenzate dai modelli veicolati dai mass media, mentre nel caso dei ragazzi, bisognerebbe aiutarli a non interiorizzare troppo i commenti negativi che fanno i genitori sul loro peso».
http://www.corriere.it/salute/nutrizione/08_giugno_03/anoressia_genitori_c6fddcbe-3185-11dd-a85a-00144f02aabc.shtml
giovedì 5 giugno 2008
La Chiesa e le sue colpe
"La purificazione della memoria richiede "un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani", e si fonda sulla convinzione che "per quel legame che, nel corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio, che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto". Giovanni Paolo II aggiunge: "Come successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi davanti a Dio e implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli". Nel ribadire, poi, che "i cristiani sono invitati a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai loro comportamenti, delle mancanze da loro commesse", il Papa conclude: "Lo facciano senza nulla chiedere in cambio, forti solo dell''amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori' (Rm 5,5)".
Commissione Teologica Internazionale,
Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato
Il testo completo in
Preghiera reciproca, fraterna, gratuita

«Ricordati anche di questo: ogni giorno, anzi, ogni volta che puoi, ripeti dentro di te: “Signore, abbi pietà di tutti quelli che oggi sono comparsi dinanzi a Te”. Perché a ogni ora, a ogni istante, migliaia di uomini finiscono la loro vita su questa terra, e le loro anime si presentano al Signore. E quanti uomini lasciano la terra in completa solitudine, senza che nessuno lo sappia, tristi e angosciati, perché nessuno li piange e nessuno sa neppure che hanno vissuto! Allora, forse, dall'estremo opposto della terra si leva in quel momento la tua preghiera al Signore per la pace di colui che sta morendo, sebbene tu non l'abbia conosciuto affatto, né lui abbia conosciuto te. Come si commoverà la sua anima quando sentirà, nell'attimo in cui sarà giunta davanti a Dio piena di timore, che qualcuno prega anche per lei, che sulla terra è rimasto un essere umano che ama anche lei. E Dio sarà misericordioso con tutti e due; perché, se tu hai avuto tanta pietà di quell'uomo, quanta più ne avrà Lui, che è infinitamente più misericordioso e più amoroso di te! E gli perdonerà per amor tuo».
F.Dostoevskij, I fratelli Karamazov
grazie a LT
mercoledì 4 giugno 2008
Il dramma della prostituzione
E' stata inviata la nuova Newsletter del sito SeiTreSeiUno,
dedicata al tema della prostituzione.
Sesso a pagamento per oltre 100 mila milanesi, un uomo su tre
Volontari: salvate dalla strada 436 lucciole. I clienti sono soprattutto uomini sposati.
Le prostitute sono oltre 2.500. E c'è chi cerca di «regolarizzarle» spacciandole per badanti
Oltre centomila milanesi — un uomo su tre — a Milano ha fatto sesso con una prostituta. Una o più volte. (...) In gran parte i clienti sono uomini sposati (70 per cento) e con un titolo di studio. In crescita i giovani. Sempre secondo le stime del Forum, a offrire sesso a pagamento a Milano sono 2.500 donne (l'approssimazione è per difetto e non tiene conto di travestiti e trans). In media una prostituta porta a termine dieci prestazioni al giorno. La «concorrenza» delle immigrate ha abbassato i prezzi: si parte da 30 euro per arrivare ai 1.500 delle ragazze che arrotondano i cachet di provini e sfilate. A livello nazionale si parla di 9 milioni di clienti per 70 mila prostitute. Il fenomeno ha diverse facce: si vende sesso per strada ma anche nelle case, sotto la copertura di centri estetici, centri massaggi, società che procacciano hostess. E l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo. «Gli anni passano ma le storie si ripetono - commenta don Luigi Ciotti dell'associazione gruppo Abele - . Oggi il negozio si è trasformato in mercato e la proprietà dei corpi è in mano a cartelli criminali. Dopo aver scoperto il più redditizio commercio di droga, le nostre mafie hanno lasciato spazio a quelle internazionali». (...)Grazie ai fondi comunali e all'impegno delle associazioni non profit (in prima linea la Caritas) dal 2004 o oggi a Milano 436 donne sono state strappate alla vita di strada e ai loro sfruttatori. L'osservatorio regionale sulla tratta (...), nel 2007 ha contattato 4.000 prostitute/i di cui 1.616 a Milano. Otto su dieci dichiarano di essere arrivate in Italia senza sapere quale era il loro destino. «Al bando i moralismi: ci sono sempre state e probabilmente ci saranno sempre persone che scelgono di vendere il proprio corpo per danaro — riflette Fulvia Colombini, della segreteria Cgil di Milano —. Il punto è che nessuno deve essere obbligato. La vera battaglia e sconfiggere sfruttatori e aguzzini». Spesso le donne dell'Est vengono tenute per strada o in appartamento grazie all'arma del ricatto. Rischiano ritorsioni nei confronti dei familiari. E c'è chi cerca di regolarizzarle spacciandole per badanti. (...).
Rita Querzé
http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/05_Maggio/27/salvate_lucciole.shtmlVedi anche
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/prostituzione-divieti/rapporto-prostituzione/rapporto-prostituzione.html
martedì 3 giugno 2008
Se non giocano i bambini, chi giocherà?

Se i bambini non giocano più
Dalla Gran Bretagna all'Italia cresce l'allarme: i nostri figli non sanno divertirsi nè stare da soli
di Flavia Amabile
Gli inglesi hanno scoperto che i loro bambini non giocano e ora lanciano l’allarme. Tutto nacque un anno fa quando il rapporto dell’Unicef sul benessere dei bambini inflisse un umiliante ultimo posto agli inglesi in quanto a benessere dei loro figli: ventunesimi su ventuno Paesi. (...) In Inghilterra andarono in crisi e partirono le analisi per capire dove avevano sbagliato. Un’inchiesta è stata realizzata dalla Bbc: un team ha seguito con la videocamera 25 bambini nati dopo il 2000 in varie parti del Paese. Per ognuno furono filmate 48 ore di vita: le prime 24 durante un giorno di scuola, le seconde durante un giorno a casa. (...) il caso di Tyrese: in un’intera giornata ha avuto solo 25 minuti per giocare in santa pace e quando va al parco con la sorella più grande appare sola e annoiata, non sa nemmeno come divertirsi. I bambini inglesi non giocano e non sono per nulla abituati a stare da soli. Due su tre di quelli che hanno da otto a dieci anni delle interviste realizzate, non sono mai stati in un negozio o in un parco senza adulti e uno su tre non ha mai giocato fuori casa senza un adulto.C’è da preoccuparsi, avverte Tim Gill, esperto di bimbi e giochi. «I bambini di oggi vivono da prigionieri, non hanno alcuna opportunità di incontrare altre persone e di esplorare il territorio intorno a loro». Non esplorano per nulla, infatti, i bambini, restano in casa. Quelli inglesi guardano la televisione più di tutti gli altri bambini europei. Due su tre hanno anche l’apparecchio in camera. Uno dei bambini dell’inchiesta ha trascorso quasi nove ore della sua giornata a casa passando da uno schermo all’altro, un altro sette ore a giocare con un videogame. Perlomeno sono al sicuro, verrebbe da pensare. Tanya Byron, psicologa, spiega a Tessa Livingstone: «Ormai hanno più probabilità di incontrare un pedofilo su Internet che in un parco». Il consiglio della dottoressa Byron, allora, è di dare l’opportunità ai propri figli di andare in giro, nella vita reale, con gruppi di coetanei sotto la guida di adulti. «In questo modo possono fare esperienza e li si può controllare. In Internet no». E poi c’è il problema di come si parla ai propri figli. Due genitori su tre hanno con i loro figli una conversazione di puro servizio e solo una famiglia su tre chiacchiera a lungo con loro. Poveri bimbi inglesi, insomma, ma anche quelli italiani non sono messi poi tanto meglio. Dai dati raccolti dal Centro di documentazione e analisi per l’infanzia di Firenze risulta che il 44% dichiara di giocare da solo. Il 95% di quelli che hanno tra i 3 e i 10 anni durante i giorni non festivi giocano prevalentemente nella propria abitazione. E da una ricerca realizzata nel 2002 da Disney Interactive fra psicologi e pedagogisti risultava che i papà giocavano con i propri figli in media mezz’ora. E solo il 5% degli esperti riteneva che una mamma passasse più di tre ore al giorno con i propri figli. Per quanto riguarda la tv, l’ultima ricerca Eurispes del 2007, sottolinea che tre bambini su dieci tra i 7 e gli 11 anni affermano di non poter rinunciare alla televisione, mentre il 20,2% preferisce la Playstation. Il 44,6% rimane davanti alla televisione per un lasso di tempo che va da una a due ore, mentre tra chi gioca il 39% arriva fino a due ore. Oltre la metà dei bambini sono seguiti da un adulto nell'utilizzo della tv, ma quasi quattro bambini su dieci possono guardarla senza alcun controllo da parte di adulti. Il 37,1% dei bambini guarda la Tv per passare il tempo. E un bambino su tre dai 7 agli 11 anni (33,6%) si collega ad Internet da solo.
lunedì 2 giugno 2008
Finalmente!

Caso Cogne: l'irresponsabilità dei media di fronte ad una dolorosa vicenda umana
(...) «Il caso Cogne – sostiene Massimo Milone, presidente dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana). – è stata una seconda rivoluzione, dopo la prima, che, a livello planetario, è stata rappresentata dalla morte e dai funerali di Lady Diana in diretta televisiva come grande evento mediatico. In Italia, con il caso Cogne è stato registrato il “processo dei processi” in diretta televisiva».
Specchio della società - Per Milone, questo modo di fare tv svela, appunto, delle “ombre”: «Il caso Cogne deve far riflettere tutta la comunità del giornalismo radio-televisivo pubblico e privato e la carta stampata, che su questo caso, come su quello di Erika, ha riprodotto sulle sue pagine un’informazione a “rotocalco televisivo”. Infatti, spettacolarizzazione, approssimazione e una dose di cinismo sono emersi prepotentemente in questi anni nella nostra professione». E qui sono in ballo «la responsabilità individuale dei giornalisti e la responsabilità dei direttori di testate rispetto alle linee da adottare». La televisione oggi, per il presidente dell’Ucsi, è anche «lo specchio di una società sempre più consumistica, del prodotto usa e getta e dell’antenna satellitare, dove si registra una caduta di valori forti, come la famiglia tradizionale, il rispetto della donna, dei minori, degli anziani, dei soggetti più deboli». Insomma, «ad una società liquida corrisponde un’informazione leggera, pericolosamente spettacolarizzata, che non fa analisi critica e articolate verifiche, ma dà risposte più che altro pruriginose». Ad avviso di Milone, «la responsabilità maggiore ovviamente è del servizio pubblico, che è strumento sempre finalizzato al bene comune. Come giornalisti, abbiamo il diritto-dovere di dare notizie, dopo attente verifiche, nel pluralismo informativo, ma dobbiamo sentire la responsabilità che dietro ogni notizia c’è una persona, una famiglia, un contesto, la storia di un paese».
Un'informazione spudorata - Nel caso di Cogne, invece, si è andati nella direzione opposta, con «un’informazione spudorata e oltre i limiti della decenza», e «a perdere è stato il rispetto che è necessario avere per una grande tragedia». Parola di Pasquale Andria, presidente del Tribunale dei minori di Potenza. «Mentre prendiamo atto che c’è stata una sentenza definitiva di condanna, confermata dall’esito dei tre gradi di giudizio – afferma il magistrato – sono rimasto colpito molto negativamente dall’uso sconsiderato che si è fatto dal punto di vista massmediologico di questa vicenda, che è quasi un’icona della società della comunicazione di massa, capace di violare tutti i limiti possibili del dolore e del rispetto delle persone». La protagonista della storia, oggi condannata, «è stata tra gli artefici di questa spettacolarizzazione, in cui sono coinvolte altre persone, anche dei bambini». Come i figli di Annamaria Franzoni «costretti ad una sovraesposizione mediatica, ma dal punto di vista di un recupero dell’etica e della deontologia dell’informazione i media non dovrebbero indulgere a queste forme insopportabili e intollerabili».
Banalizzazione del dolore - Per il presidente del tribunale dei minori di Potenza, «un conto è informare, un conto fare della informazione materia di spettacolo. Si è arrivati persino a ricostruire in televisione, con un plastico della villa teatro del delitto, tutti i momenti dell’episodio delittuoso». Non solo la tv è sul banco degli imputati. «Ho molte riserve sul fatto che alcuni esperti si siano prestati a essere comprimari di questa spettacolarizzazione. Talune trasmissioni televisive hanno fatto, sul caso, servizi a puntate, quasi una telenovela, sempre con gli stessi protagonisti. Anche qui si pone un problema di deontologia, come nel caso di chi svolge determinate funzioni o professioni e si pronuncia in modo così tranciante su fatti di cui non si ha cognizione diretta o un ruolo preciso. Questo per rispetto della propria professionalità e di coloro che invece esercitano quel ruolo in quel processo». Il caso di Cogne, insomma, per il magistrato, è «un episodio che grida vendetta per come è stato gestito dai mass media e da chi si è prestato all’operazione di spettacolarizzazione dei mass media». Che poi significa «anche banalizzazione della percezione del dolore da parte del pubblico: il dolore che diventa spettacolo perde la sua consistenza reale e non è più capace di suscitare emozioni vere, ma soltanto curiosità e morbosità».
Festa della Repubblica

L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Festa Nazionale della Repubblica ha rivolto dalle sale del Quirinale in cui è ospitata la mostra "L'Eredità di Luigi Einaudi":
"Per voi che ascoltate auguro innanzitutto che la festa del 2 giugno possa rappresentare un momento di serenità. Ricordiamo in queste settimane – con la mostra che vedete – la figura di Luigi Einaudi, grande studioso, maestro di vita civile e uomo delle istituzioni, che nel 1948 fu eletto Presidente della Repubblica. Ma questa giornata è l’occasione per ricordare anche come nacque, oltre sessant’anni fa, la Repubblica: tra grandi speranze e potendo contare sulla volontà allora diffusa tra gli italiani di ricostruire e far rinascere il paese, in un clima di libertà, attraverso uno sforzo straordinario di solidarietà e unità. E’ qualcosa che vale la pena di ricordare perché l’Italia, divenuta un paese altamente sviluppato, avrebbe oggi bisogno di uno sforzo simile, per la complessità dei problemi che sono dinanzi alla società e allo Stato, in un mondo profondamente mutato. Riuscimmo in quegli anni lontani a risalire dall’abisso della guerra voluta dal fascismo, e a guadagnare il nostro posto tra le democrazie occidentali. E abbiamo poi superato tante tensioni e prove. Non possiamo ora permetterci di fare un passo indietro ; sapremo – ne sono certo – uscire dalle difficoltà e farci valere ancora una volta, grazie a un forte impegno e slancio comune. Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa, in meno di due anni dal referendum e dalle elezioni del giugno 1946. Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico. Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche. Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l’Italia mostra di possedere. Buona festa della Repubblica a tutte le italiane e gli italiani."
http://www.quirinale.it/
http://www.quirinale.it/
domenica 1 giugno 2008
Tutti ciechi?!

Non c'è peggior cieco
di Massimo Gramellini
Che un finto cieco sia riuscito a farsi assumere dal penitenziario di Taranto come centralinista, in virtù di un certificato medico falso rilasciato da un medico vero, non ha più la forza di stupirmi. Riesce invece a procurarmi ancora un lieve barcollio la seconda parte della notizia: ci sono voluti 24 anni perché il truffatore venisse scoperto dai carabinieri, insospettiti da un filmato in cui il finto cieco leggeva il giornale. In effetti, leggere il giornale è diventato un comportamento così eccentrico da attirare immediatamente l’attenzione. Se il furbacchione si fosse limitato a contemplare una valletta desnuda dentro il televisore, avrebbe dato molto meno nell’occhio. Ma non divaghiamo. Ogni mattina, per 24 anni, il non vedente che ci vedeva è andato al lavoro guidando la sua automobile. Per 24 anni, ogni mattina, gli addetti alla sorveglianza lo hanno lasciato entrare senza che la scena di un cieco versione Schumacher li insospettisse minimamente. Le telecamere dell’istituto di pena lo hanno ripreso migliaia di volte mentre parcheggiava l’auto nello spazio apposito e saliva le scale per recarsi al suo bugigattolo. Almeno due generazioni di agenti di custodia hanno parlato, scherzato, litigato e fatto la pace con lui. Tutti orbi? In questo Paese, dove il desiderio di non avere grane e la tentazione perenne all’accomodamento riducono il campo visivo di troppi uomini al livello di Polifemo, l’unico a vederci benissimo era lui, il finto cieco. E che adesso nessuno si azzardi a trascinarlo in tribunale. Altrimenti qualche avvocato si alzerà a dare la lieta novella: «Era cieco, ma ora ci vede: miracolo!»
sabato 31 maggio 2008
Tentare l'impossibile

"Se il matrimonio fosse soltanto l'unione d'un uomo e di una donna, non sarebbe così pesante. Perché esiste anche un sinistro rinchiudersi della coppia, si hanno molteplici varianti d'egoismo o d'autismo a due.Questo è ciò che rende il matrimonio così forte e così indistruttibile: unire un uomo e una donna attorno a un progetto. A un progetto folle. Spesso votato all'insuccesso. A una sfida quasi impossibile da realizzare e imperiosa da osare. Il dramma sarebbe non tentare l'impossibile, rimanere, per una vita intera, alla misura di quel che si può".
Ch. Singer, Elogio del matrimonio, del vincolo e di altre follie, 17-18
Con grande dispiacere
Madre Stress
di Massimo Gramellini
Prima di crocifiggere come madre snaturata la signora di Lecco che ha scordato la figlia di 2 anni in macchina nel giorno del suo compleanno, vorrei che pensassimo a tutte le volte in cui sarebbe potuto succedere alle tantissime donne che ne condividono la vita. Come ogni mattina la signora di Lecco si era alzata per prima, in modo da preparare la colazione al marito e ai figli, aveva controllato che i due più grandi si fossero lavati i denti e avessero messo la merenda nello zainetto, aveva ripassato con loro le tabelline e la grammatica. Poi, mentre il marito li portava a scuola, si era gettata sulla più piccola: nutrendola, lavandola, vestendola, caricandola in auto per parcheggiarla dalla baby sitter, prima di raggiungere l’istituto in cui insegnava e dove sarebbe stata travolta dalle rimostranze della preside, dalle gelosie delle colleghe, dai lamenti dei genitori, dal frastuono degli alunni. A un certo punto, nell’ingranaggio folle della sua esistenza si è insinuato un buco: la donna ha dimenticato di passare dalla baby sitter oppure si sarà convinta di averlo fatto (capita, con i gesti abitudinari). Ha parcheggiato l’auto davanti alla scuola e si è lasciata travolgere dal lavoro fino all’ora di pranzo, quando una telefonata del marito le ha riacceso la luce. Si è scaraventata in strada, ma era tardi: la bimba agonizzava dietro i vetri chiusi ed è morta subito dopo per arresto cardiaco. Prima di crocifiggere come madre snaturata la signora di Lecco, vorrei che ringraziassimo il destino perché ha il pudore di tramutarsi in dramma così di rado. Altrimenti il ritmo dissennato delle nostre vite provocherebbe ogni giorno una carneficina.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=455&ID_sezione=56&sezione=
venerdì 30 maggio 2008
Vorrei che certe cose non esistessero più

Si racconta che l'ebreo Paul Ariel Spitzer, una fresca mattina di maggio del 1946, entrò nel Café Herrenhof di Vienna e, insieme alla colazione, chiese il Völkischer Beobachter, il giornale ufficiale del partito nazionalsocialista. Durante quegli interminabili anni di orrore, la propaganda del regime si era diffusa a macchia d’olio grazie alla distribuzione capillare di quel giornale: un milione e settecentomila copie nel 1944! «Ma non c’è più, signore! Non lo stampano più!», fu la risposta stupita del giovane cameriere. Tutti lo sapevano: la seconda guerra mondiale era finita da un anno e certi giornali non esistevano più. Eppure, il giorno dopo, quel distinto signore ebreo tornò in quello stesso caffè e chiese di nuovo a quello stesso cameriere: «Il Völkischer Beobachter, per favore!». La risposta fu ancora: «Non c’è più, signore!». La stessa scena si ripeté nei giorni seguenti, finché quel cameriere, non potendone più, domandò: «Mi scusi, signore! Perché ogni giorno mi chiede questo giornale, se ogni volta le ripeto che non esiste più?». Il signor Spitzer, con una calma strana dipinta sul volto, gli rispose: «Appunto per questo glielo chiedo: per sentirmi dire che certe cose non esistono più!».
martedì 27 maggio 2008
Recensione del concerto

Il menestrello incanta Varese
Branduardi canta le radici dell’Europa, le radici dell’Insubria.
Si è svolto lunedì sera al teatro Apollonio di Varese il tanto atteso concerto del cantautore varesino Angelo Branduardi, promosso dall’associazione culturale Terra Insubre, che ha voluto il cantante come padrino all’apertura della seconda edizione della kermesse culturale "Insubria, terra d’Europa". Numerosissimo il pubblico. Quasi mille persone in sala hanno riservato un’accoglienza davvero calorosa all’artista che per circa due ore ha regalato la sua musica e la sua arte ai presenti. "Io sono il Trovatore e sempre vado per paesi e città. Ora che sono arrivato fin qui, lasciate che prima di partire io canti". Sono queste le parole che aprono il concerto, dando spazio alla musica intesa come il moderno "trovatore" la vuole donare agli ascoltatori. Un’arte che trascende la realtà, una musica che parte dalla spiritualità e giunge per un percorso naturale alla corporeità, una musica che sa far chiudere gli occhi e guardare oltre la porta chiusa. Lo spettacolo si divide in tre diversi momenti in ognuno dei quali si palesa un modo diverso di fare musica. La prima parte è dedicata alle opere francescane ed a San Francesco, più spirituale. Nella seconda parte i riflettori sono puntati su "sua Maestà il violino", come lo definisce lo stesso Branduardi, "strumento che racchiude in sé un’anima arcaica e moderna. Si dice che non sia il musicista a suonare il violino, ma che sia il violino a suonare il musicista, ed è vero. Per questo si credeva che questo fosse lo strumento del diavolo". Vengono proposti i classici del repertorio quali alla "Fiera dell’est", "Cogli la prima mela" ed il "Ballo in fa diesis minore" eseguite dal maestro accompagnato unicamente dal suo strumento e cantate dal pubblico. Nel terzo momento c’è spazio invece per la musica per sottrazione. Suonare creando silenzi, generando una sospensione nel tempo e nello spazio, creando un'incoscienza magico religiosa. "Alle radici d’Europa" non è stato un semplice concerto. E’ stata una performance musicale, teatrale e poetica. Ha saputo creare nel teatro di Varese un piccolo microcosmo di arte intesa a 360 gradi. Ad accompagnare i presenti in questo meraviglioso momento Angelo Branduari, il moderno trovatore, affiancato da tre valenti musicisti, Leonardo Pieri alle tastiere e parte armonica, Davide Ragazzoni alla batteria e percussioni, Stefano Olivato al basso e contrabbasso, che hanno deliziato tutti con la loro arte. Elisa Penati
Il video dell'inizio del concerto:
Sguardi

"Personalmente non ho mai avuto dubbi in proposito: la carità comincia dallo sguardo. Diceva Simone Weil: «Una delle verità fondamentali del cristianesimo, verità troppo spesso misconosciuta, è questa: ciò che salva è lo sguardo». L'adultera, come del resto Zaccheo e tanti altri, deve la propria salvezza a uno sguardo. Lo sguardo di Gesù è, in un certo senso, creatore. Chiama all'esistenza una persona. Risveglia il suo essere autentico, reale.Ed è anche uno sguardo rivelatore. Perché manifesta all'uomo le sue vere possibilità, la sua vera dimensione.Mi sembra molto significativa questa testimonianza che ho letto su un giornale: «Conoscevo una persona accanto alla quale ognuno non solo si sentiva se stesso, ma il più, il meglio di se stesso. Quando chiesi a quella persona qual era il suo segreto, mi rispose con tutta semplicità: "Basta mettere a fuoco la persona che ti sta dinanzi come se al mondo null'altro vi fosse che l'interesse di questa persona"».
A. Pronzato, Le donne che hanno incontrato Gesù, 50
Nonviolenza

"Ogni violento presume di essere coraggioso, ma la maggior parte dei violenti sono dei vili. Il nonviolento, invece, nel suo rifiuto a difendersi è sempre un coraggioso. Lo scaltro, che adula il tiranno per trarne profitto e protezione, o per tendergli una trappola, non rifiuta la violenza bensì gioca con essa al più furbo. La scaltrezza è violenza, doppiata di vigliaccheria ed imbottita di tradimento. La nonviolenza è al polo opposto della scaltrezza: è un atto di fiducia dell’uomo e di fede in Dio, è una testimonianza resa alla verità fino alla conversione del nemico".
Il testo completo su:lunedì 26 maggio 2008
Di passaggio

Gustoso aneddoto chassidico, che narra di uno straniero recatosi a far visita a un rabbino. Entrando in casa dello studioso della legge mosaica, il viaggiatore si stupì nel vedere che questi vivesse in una sola stanza con tanti libri, ma quasi senza mobili. «Rabbì, dove sono i tuoi mobili?»: domandò il visitatore. Il rabbino, senz’alcun imbarazzo, rispose: «E i tuoi dove sono?». Senza pensarci un attimo, lo straniero replicò: «Che domanda! Sono in viaggio. Non ho mobili!». E il rabbino, sorridendo compiaciuto, concluse: «Anch’io sono solo di passaggio su questa terra».
Xenofobia e solitudine

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
domenica 25 maggio 2008
Desolazione
Ecco a voi due link a forum che commentano la recensione al libro del card. Martini:
http://www.crismon.it/forum/showthread.php?p=96627
http://www.effedieffe.com/content/view/3305/183/
Mi domando se loro e io abbiamo letto lo stesso Vangelo,
quello che COMANDA l'amore persino per i nemici,
figuriamoci per i confratelli cristiani.
Ma soprattutto NON mi domando più come possa esistere chi non crede nella Bella Notizia:
visto come e da chi è "difesa", mi sorprendo come possa esserci ancora qualcuno che osi ritenerla credibile.
Ringrazio la Herder per aver pubblicato il libro
(qualcuno di voi immagina come mai non sia stato pubblicato in italiano??!!),
e consiglio l'acquisto:
http://www.herdershop24.de/index.php?sid=aa9052cbb819ed6d149e598672dbbfcb&cl=details&anid=1540016&listtype=search&searchparam=Martini
http://www.crismon.it/forum/showthread.php?p=96627
http://www.effedieffe.com/content/view/3305/183/
Mi domando se loro e io abbiamo letto lo stesso Vangelo,
quello che COMANDA l'amore persino per i nemici,
figuriamoci per i confratelli cristiani.
Ma soprattutto NON mi domando più come possa esistere chi non crede nella Bella Notizia:
visto come e da chi è "difesa", mi sorprendo come possa esserci ancora qualcuno che osi ritenerla credibile.
Ringrazio la Herder per aver pubblicato il libro
(qualcuno di voi immagina come mai non sia stato pubblicato in italiano??!!),
e consiglio l'acquisto:
http://www.herdershop24.de/index.php?sid=aa9052cbb819ed6d149e598672dbbfcb&cl=details&anid=1540016&listtype=search&searchparam=Martini
don Chisciotte
Consolazione

Si tratta solo di una recensione;
invito me e voi a leggere il libro intero!!
Martini, il Cardinale e Dio. Il testamento del cardinale
Repubblica — 19 maggio 2008
Nell'ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i "Colloqui notturni a Gerusalemme", appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse "e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo". Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: «Perché non ci dai idee migliori? Perché non ci rendi più forti nell' amore e più coraggiosi nell' affrontare i problemi attuali? Perché abbiamo così pochi preti?». Oggi, entrato in uno stato d' animo crepuscolare, confida di domandare a Dio di non essere lasciato solo. Nell' ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i "Colloqui notturni a Gerusalemme", appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse «e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo». Con padre Georg Sporschill, gesuita anche lui, l' ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. Sì, ammette, «ho avuto delle difficoltà con Dio». Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in croce. «Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché l' interrogativo mi tormentava». E neanche la morte riusciva ad accettare. Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo? Poi ha capito. «Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza». E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. «Io spero di poter pronunciare nella morte questo SI' a Dio». Però, se potesse parlare con Gesù, Carlo Maria Martini gli chiederebbe «se mi ama nonostante le mie debolezze e i miei errori e se mi viene a prendere nella morte, se mi accoglierà». I discorsi di Gerusalemme sono come un lungo simposio notturno, senza bevande, alimentati soltanto dallo scorrere dei ragionamenti, rassicurati dalle ombre calde di una sera che si prolunga fino all' alba. C' è stato un tempo - racconta - in cui "ho sognato una Chiesa nella povertà e nell' umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente che pensa più in là. Una Chiesa che da coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa". Eppure a ottantun anni il cardinale, grande biblista, non rinuncia a suggerire alla Chiesa di avere coraggio e di osare riforme. è essenziale avere la capacità di andare incontro al futuro. Il celibato, spiega, deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare ad un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall' estero non è una soluzione. "La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (cioè uomini sposati di provata fede, ndr) va discussa". Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa. Ricorda che il Nuovo Testamento conosce le diaconesse. Ammette che il mondo ortodosso è contrario. Ma racconta anche di un suo incontro con il primate anglicano Carey, al tempo in cui la Chiesa anglicana era in tensione per le prime ordinazioni di donne - sacerdote (avversate dal Vaticano). "Gli dissi per fargli coraggio che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti". Sul sesso il cardinale invita i giovani a non sprecare rapporti ed emozioni, imparando a conservare il meglio per l' unione matrimoniale, ma non ha difficoltà a rompere tabù, cristallizzatisi con Paolo VI, Wojtyla e di Ratzinger. "Purtroppo l' enciclica Humanae Vitae ha provocato anche sviluppi negativi. Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari". Volle assumersi personalmente la responsabilità di decidere sugli anticoncezionali. "Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia". A quarant' anni dall' enciclica, dice Martini, si potrebbe dare un "nuovo sguardo" alla materia. Perché la Bibbia, ricorda, è molto sobra nelle questioni sessuali. Assai netta è soltanto nel condannare chi irrompe, distruggendo, in un matrimonio altrui. Chi dirige la Chiesa, sottolinea, oggi può "indicare una via migliore dell' Humanae Vitae". Il Papa potrebbe scrivere una nuova enciclica. E l' omosessualità? Il porporato ricorda le dure parole della Bibbia, ma rammenta anche le pratiche sessuali degradanti dell' antichità. Poi aggiunge delicatamente: "Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali, uomini molto stimati e sociali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli". Troppe volte, soggiunge, la Chiesa si è mostrata insensibile, specie verso i giovani in questa condizione. C' è un filo rosso che lega i suoi ragionamenti nella quiete di Gerusalemme. I credenti non hanno bisogno di chi instilli loro una cattiva coscienza, hanno bisogno di essere aiutati ad avere una "coscienza sensibile". E vanno stimolati continuamente a pensare, a riflettere. "Dio non è cattolico", era solita esclamare Madre Teresa. "Non puoi rendere cattolico Dio", scandisce Martini. Certamente gli uomini hanno bisogno di regole e confini, ma Dio è al di là delle frontiere che vengono erette. "Ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo". Dio non si lascia addomesticare. Se questa è la prospettiva ci si può rivolgere con spirito più aperto al non credente o al seguace di un' altra religione. Con chi non crede ci si può confrontare sui fondamenti etici, che lo animano. Ed è bello camminare insieme a chi ha una fede diversa. "Lasciati invitare ad una preghiera con lui - suggerisce con mitezza Martini - portalo una volta ad un tuo rito. Ciò non ti allontanerà dal cristianesimo, approfondirà al contrario il tuo essere cristiano. Non avere paura dell' estraneo".Per il cardinale la grande sfida geopolitica contemporanea è lo scontro delle civiltà. Conoscono davvero i cristiani il pensiero e i pensieri dei musulmani - si chiede Martini - e come fare per capirsi? Tre sono le indicazioni. Abbattere i pregiudizi e l' immagine del nemico, perché i terroristi non possono davvero fondarsi sul Corano. Studiare le differenze. Infine avvicinarsi nella pratica della giustizia, perché l' Islam in ultima istanza è una religione figlia del cristianesimo così come il cristianesimo è figliato dal giudaismo. La regola aurea del cristiano - Martini lo ribadisce in questo suo scritto che assomiglia tanto ad un testamento spirituale - è "Ama il tuo prossimo come te stesso". Anzi, spiega con la precisione dello studioso della Bibbia, Gesù dice di più: "Ama il tuo prossimo perché è come te". Da lì sorge l' imperativo a praticare giustizia. è terribile, insiste Martini, invocare magari Dio nella costituzione europea, e poi non essere coerenti nella giustizia. E qui il cardinale di Santa Romana Chiesa tira fuori il Corano e legge la splendida sura seconda. Non si è giusti, se ci si inchina per pregare a oriente o a occidente. Giusto è colui che crede in Allah e nell' Ultimo Giudizio. Giusto è colui che "pieno di amore dona i suoi averi ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai pellegrini". Chi fa l'elemosina e riscatta gli incarcerati. "Costui è giusto e veramente timorato di Dio". Poi torna riflettere sull' Al di là. C'è l' Inferno? Sì. "Eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti". E se esistono persone come un Hitler o un assassino che abusa di bambini, allora forse l' immagine del Purgatorio è un segno per dire: "Anche se tu hai prodotto tanto inferno (sulla terra) forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito". Non finirebbero mai i discorsi notturni di Gerusalemme. Lo si capisce dall' andamento quieto delle domande e delle risposte. Come onde che si susseguono. Martini nel frattempo è rientrato in Lombardia, fiaccato dal Parkinson. A chi lo ascolta, lascia questo segnale: "Possiamo anche lottare con Dio come Giacobbe, dubitare e dibatterci come Giobbe, rattristarci come Gesù e le sue amiche Marta e Maria. Anche questi sono sentieri che portano a Dio".
Marco Politi
Segni di decadimento

Un brutt'applauso
di Massimo Gramellini
Dei tre minuti di silenzio osservati dai cinesi per le vittime del terremoto colpiva soprattutto una cosa: il silenzio. Nelle immagini televisive nulla sembrava poter distogliere dal loro rigore quei corpi immobili e quelle labbra serrate. Un miliardo e trecentomila persone capaci di tenere la bocca chiusa e le mani ferme per tre minuti (il totale fa 7415 anni di silenzio: praticamente un’era glaciale). Il confronto con i funerali della ragazza di Niscemi assassinata dai coetanei non avrebbe potuto essere più deprimente. Applausi scroscianti alla bara, persino durante l’esecuzione del «Silenzio» da parte di un trombettiere.L’applauso in chiesa o durante le commemorazioni negli stadi è un segnale drammatico di decadenza, tanto più perché pochi sembrano darvi peso. E’ figlio della maleducazione televisiva ed esprime l’ansia di riempire un vuoto. Nelle civiltà in declino ha perso il significato originario di approvazione ed è diventato il modo di comunicare agli altri la propria esistenza. Si applaudono i morti per sentirsi vivi, senza esserlo davvero: solo dei morti viventi, infatti, possono avere tanta paura del silenzio, che li costringe a sintonizzarsi con la parte più profonda di se stessi. Ma il ribaltamento degli impulsi naturali ha trasformato il silenzio in un segnale di freddezza e l’applauso in una forma di partecipazione. I cinesi cominceranno a perdere colpi il giorno in cui scopriranno che muovere le mani e la bocca è un ottimo sistema per mettere a tacere il cuore.
sabato 24 maggio 2008
Processione

Una sollecitazione per tutti a riflettere sul fatto religioso
Tra la partecipazione dei fedeli e l’indifferenza di chi non crede, una processione può comunque suscitare attenzione
di Salvatore Natoli
Distinguo due aspetti di questo evento. Uno riguarda i fedeli che partecipano alla processione eucaristica. E da questo punto di vista ritengo sia opportuno che questo gesto si faccia, perchè tutte le esperienze religiose, in particolare quella cristiana, sono esperienze comunitarie. Che quindi vi siano degli eventi che riguardano simboli determinanti per la comunità e che siano pubblicamente celebrati.E mi pare ovvio, anzi doveroso che siano celebrati non solo nelle chiese, ma nelle strade, dal momento che le confessioni religiose sono pubbliche. Questo uscire all’esterno per proclamare dinanzi a chi non è credente o agnostico la propria fede è una modalità che appartiene alla tradizione e che considero positiva.Entro nel secondo aspetto: guardo la processione con gli occhi di chi non vi prende parte. In passato queste celebrazioni, nel nostro caso la processione, avvenivano in un contesto complessivamente attento all’evento religioso e con una disposizione di deferenza anche da parte di chi non vi partecipava.Oggi questo evento si attua in una società che non è interessata a questi fatti religiosi, li guarda con indifferenza, addirittura forse i più giovani non ne capiscono il significato. Parole come processione eucaristica, Corpus Domini, forse non appartengono al loro vocabolario. Si tratterebbe di fare un’inchiesta per vedere se nella semantica abituale questi termini abbiano un qualche significato.C’è una dimensione di indifferenza e in taluni casi forse anche di fastidio perché si interrompe l’ordine pubblico, si rovina il passeggio. Da questo punto vista, sociologico, la cosa si presenta ambigua. Detto questo, se si deve decidere se farla o meno, direi che è opportuno farla nel senso che può anche sortire l’effetto di suscitare in alcuni attenzione che in altri modi non avrebbero. Può essere una sollecitazione a riflettere sul fatto religioso anche per chi religioso non è.
Gufata?
Forse non ricordo bene i miei voti scolastici
e forse qualcuno me la sta gufando!
Chi russa va male a scuola e rischia un incidente stradale
Una ricerca presentata a Torino
di Marco Accossato
Su due italiani ogni cento pende una spada di Damocle. Chi russa ha una possibilità quattro volte superiore di avere un incidente stradale. E ha il doppio di probabilità di andare incontro a scompensi cardiaci, ictus, addirittura impotenza. Vita dura anche per i bimbi russatori cronici precoci: uno su quattro va male a scuola o è preda dell’iperattività. Senza contare che «da piccolissimi si è probabilmente più esposti alla cosiddetta morte in culla». (...) «Russare è un disturbo molto comune, di per sé non patologico. Ma quando russare non è più un fatto occasionale e si aggiungono le apnee notturne, allora le conseguenze possono essere molto gravi». Il sonno di un russatore cronico non è solo disturbato da difficoltà di respirazione. Il respiro s’interrompe completamente anche centinaia di volte nell’arco della stessa notte, pochi secondi alla volta. «Il che si accompagna sempre a un calo di ossigenazione al cervello». Scarsa qualità del sonno si traduce, di giorno, non soltanto in sonnolenza, ma anche in depressione, affaticabilità, irritabilità e mal di testa. Con un bilancio spaventoso sulle strade: «La percentuale di incidenti cresce di quattro volte a causa dell’attenzione ridotta e dei colpi di sonno». Il dramma nel dramma è che pochi, tra chi è in pericolo, sanno di esserlo. «Il 90% delle persone che ha apnee durante il sonno non ne è a conoscenza e si rivolge al medico molto tardi».
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=656&ID_sezione=255&sezione=
venerdì 23 maggio 2008
Giustizia
Mi meraviglio di me stesso: mi sto occupando della Franzoni?! Non l'ho mai fatto in questi anni e non ho apprezzato chi l'ha fatto. Ma ora che la sentenza è definitiva, come mai la condannata non è colpevole? Non lo è sui giornali, né alla radio (alla tv non so); non lo è né a Cogne né al suo nuovo paese; lo è solo tra le detenute del carcere, che l'hanno accolta come una madre che ha ucciso suo figlio. Potere dei media e delle parole di gente che conta. Viene portato al commissariato uno straniero sorpreso a vendere borsette taroccate ed è un "bastardo che porta via casa, lavoro, donne agli italiani"; viene riconosciuta colpevole una italiana del Nord che uccide un figlio ed è una "povera innocente vittima della cattiveria" del mondo intero. La mia domanda è semplice: chi viene condannato con regolare processo, è il colpevole, oppure no? Maledettamente ci sono anche gli errori giudiziari, ma su questi dobbiamo costruire la "giustizia dell'emozione", che salva gli uni e danna gli altri a seconda della simpatia e dell'onda del momento? Purtroppo neanche Avvenire si discosta dal trend: nessuno sembra denunciare chi ha speculato (sotto forma di parcelle, di diritti televisivi, di primi piano) sul dolore. Nessuno cita il bambino... che non potè gridare allora, né può farlo adesso.
don Chisciotte
un articolo un po' più equilibrato
sull'accoglienza riservata dalla detenute alla Franzoni
giovedì 22 maggio 2008
E' partito per il Cielo mons. Luca
Ci ha raggiunto la notizia della partenza per il Cielo di
mons. Luca Milesi,
grande maestro nell'arte dell'accoglienza, della semplicità
e della passione per tutte le genti dell'Eritrea.
Cercando di vincere il disorientamento e la tristezza,
siamo certi che ora avrà qualche "mezzo in più"
per sostenere i suoi figli eritrei e quelli italiani.
"Sì, sì!"
Una breve biografia in
Qualche attività svolta con lui dal Gruppo Dahan Dahan su
mercoledì 21 maggio 2008
Devastante

Asilo Moratti
di Massimo Gramellini
Commentando la devastazione di un asilo di Parma da parte degli ultrà interisti, il presidente Moratti ha dichiarato al microfono di Radio Rai: «Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio». Se il microfono non ha capito male, l’assalto andrebbe dunque considerato involontario, dal momento che i vandali, poveri figli, credevano in buona fede di devastare uno stadio, mica un asilo. Ora, della gente che non distingue un asilo da uno stadio mi sembra abbia dei problemi seri con la realtà, e di certo non li risolverà passando le domeniche a credersi la reincarnazione degli unni. Ma anche se, in virtù di una congiura ordita dalla maestra di Moggi, lo stadio del Parma si fosse effettivamente truccato da asilo, con i pupazzetti alle pareti e i puffi disegnati sulle lavagne degli spogliatoi al posto del 4-3-3, quale sarebbe la logica giustificazionista del presidente nerazzurro? Che se un luogo pubblico fa parte dello stadio, allora diventa normale, o meno grave, che i tifosi lo distruggano? Che nessun ultrà farebbe mai del male a un asilo (molti, anzi, continuano a frequentarlo come ripetenti), mentre appare scontato che considerino lo stadio un territorio riservato alle loro scorribande? Se questo fosse il pensiero di Moratti (e non solo del microfono), ci toccherebbe quasi lodarne la sincerità. Infatti gli altri presidenti pensano la stessa cosa, ma hanno il pudore, o la furbizia, di non dirla.
Lotta all'alcolismo

Lotta all’alcolismo, la Francia decreta la morte degli happy hour
Mentre in Italia impazza e dilaga la moda dell'aperitivo alcolico, la Francia sentenzia quella che già viene definita la «morte programmata dell'happy hour», per volere del primo ministro Francois Fillon in nome della lotta all'alcolismo. L'eliminazione della fascia oraria per bere a metà prezzo nei bar (per lo più dalle 18 alle 21) è una delle misure stabilite dalla Commissione interministeriale di lotta contro la droga e la tossicomania (Mildt). I proprietari di discoteche e bar in Francia dovranno tenersi forte: il fiore all'occhiello del pacchetto normativo è «il divieto della promozione di bevande alcoliche con tariffe favorevoli, nei luoghi di vendita e di consumo (happy hour, open bar) e quello della vendita alla bottiglia di bevande a gruppi di tre o cinque nei locali che hanno la licenza di notte». Invocati per ragioni di «salute pubblica» questi divieti rischiano secondo il quotidiano francese Le Parisien di avere «un serio impatto economico». Per Patrick Malvaes, presidente del Sindacato nazionale delle discoteche e dei luoghi di svago (Sndll) «non si capisce come queste misure potranno risolvere i problemi di alcolismo. Se venissero applicate sarebbe catastrofico per la professione che ha già visto la propria attività diminuire del 25%. Sopprimere gli happy hour è ridicolo, sono dei momenti per stare assieme, che permettono ai bar di attirare la clientela» ha continuato. Intanto alcune città hanno già cominciato la loro battaglia contro l'aumento di incidenti e violenze legate all'uso di alcol. 'Happy hour' e 'Open bar' sono vietati a Nantes dal novembre scorso, a Rennes non è più possibile consumare bevande alcoliche nelle strade nè venderle dopo le 20.
martedì 20 maggio 2008
Corpus Domini

"La logica da cui nasce l'Eucarestia è la stessa della croce, ossia una logica perdente. Sul Calvario Cristo non risultò certo vincitore, almeno nella maniera e secondo i criteri in cui siamo soliti pensare.La più grande opera di Dio, la sua impresa più sensazionale, la croce appunto, appare agli occhi del mondo come una sconfitta, uno scandalo, una vergogna. Allorché Dio interviene nella storia, non lo fa con il piglio e il dispiegamento di mezzi dei grandi della terra (e di alcuni suoi rappresentanti). Al contrario, rinuncia alla potenza e allo sfoggio di maestà. E sul campo di battaglia ci lascia il proprio Figlio, che si è rifiutato di combattere, di ricorrere alla forza, anzi addirittura di difendersi. Gesù, nemmeno nei momenti di pericolo, ha mai tenuto attorno a sé delle guardie del corpo. La fede eucaristica, perciò, fa memoria di una sconfitta, di un colossale fallimento, non di una vittoria trionfale. Più precisamente: «di come una sconfitta possa mettere radici e possa fruttificare il seme di un amore e di una speranza. Molti hanno vinto, in tutti quei modi che ben conosciamo: solo Gesù ha vinto dal legno della croce. E di questa speciale vittoria-sconfitta il credente fa memoria nella fede» (E Gentiloni). La pratica eucaristica dovrebbe sviluppare in noi una mentalità perdente, favorire quelle scelte costose che non assicurano automaticamente e immediatamente il successo e i risultati.La piccolezza e non la grandezza. Il servizio e non il dominio. La dedizione disinteressata e non i privilegi e gli onori. Il nascondimento e non l'esteriorità. Una presenza discreta che determina lente maturazioni, e non l'occupazione del potere e le imprese folgoranti. Offerta incondizionata e non pretese. La speranza e la pazienza tenaci e non valutazioni di tipo quantitativo. Il lavoro oscuro più che le rappresentazioni spettacolari (oltre che costose: il Pane non può avere quel prezzo spropositato e si trova a disagio in quei grandiosi scenari...). L'Eucarestia implica la capacità di perdersi, scomparire, una volontà di donazione, una fedeltà "fino alla fine" (Gv 13,1), nonostante il tradimento, l'abbandono, il rifiuto, la solitudine, la notte, il complotto, il tradimento e l'abbandono degli amici, il prevalere delle forze del male coalizzate per estirpare quel germe indifeso. L'Eucarestia, come la croce, non può mai essere una prova di forza. Semmai una prova di debolezza. Meglio: la scommessa sulla debolezza. L'amore non ha bisogno della forza. Per mostrarsi il più forte, quale veramente è, l'amore non può fare a meno della debolezza. L'Eucarestia, ossia la debolezza irresistibile dell'amore".
A. Pronzato, La Domenica festa dell'incontro, 97-98
lunedì 19 maggio 2008
Figli e genitori rispetto ad Internet

Ricerca dell'Università di Tel Aviv
I genitori non sanno come navigano i figli
Solo il 4% ritiene che i ragazzi possano diffondere informazioni personali online: in realtà sono il 73%
Cosa fanno veramente i ragazzi quando sono collegati alla Rete? Un nuovo studio, supportato da un sondaggio su ampia scala che ha coinvolto sia adulti che bambini, lancia ombre sulla reale consapevolezza dei genitori riguardo alle attività online dei propri figli. Nell'era di Facebook, MySpace, dei blog e dell'instant messaging, i genitori sono lontani più che mai dal mondo degli adolescenti che integrano quotidianamente le proprie attività scolastiche e ludiche con una seconda vita virtuale. (...) Ha messo a confronto per la prima volta quello che gli adulti credono di sapere e ciò che i figli realmente fanno al computer, facendo emergere un gap generazionale notevolmente dilatato rispetto al passato, soprattutto a causa dell'avvento delle nuove tecnologie. (...)È evidente la difficoltà dei genitori nello stare al passo con l'abilità, la conoscenza dei mezzi e l'esperienza nella navigazione propria dei giovani di oggi. Ad esempio, uno dei trucchi fondamentali che i ragazzi usano per far perdere le tracce dei propri viaggi sul web è la cancellazione della cronologia dei siti visitati: il 30% degli intervistati tra i 9 e i 18 anni ha dichiarato che questo, come tanti altri, è uno dei sistemi usati per mantenere la propria privacy in famiglia. (...) Secondo la ricercatrice, la soluzione al problema sta innanzitutto nel raggiungere la consapevolezza dell'esistenza di questa realtà così fondamentale nella vita dei nostri ragazzi. Inoltre non serve vietare l'accesso al web. Piuttosto bisogna stimolare il dialogo con i figli e indicare loro le stesse regole e cautele che sarebbe giusto seguire anche nella vita reale: non dare confidenza agli sconosciuti e non fornire mai i propri dati personali; piuttosto cercare di sfruttare le eccezionali opportunità di crescita e di conoscenza che il mondo virtuale offre.
I bambini giochino!

L'invito di Nickelodeon: siete troppo grassi, andate al parco a giocare
La tv dei bimbi si spegne per un giorno
Triste primato: un italiano su tre dai 5 ai 17 anni è sovrappeso
di Michela Tamburrino
I bambini sono pigri e mangiano male. Passano pomeriggi sdraiati sul divano davanti alla tv, il 23% s’imbottisce di merendine. A tavola invece sono svogliati. In compenso il 15% non pratica alcuno sport. La giornata casalinga prevede più di due ore davanti al computer impegnati ai videogiochi. Otto bambini su dieci utilizzano il web quotidianamente, il 25% per più di due ore. Esiste anche una geografia degli stili di vita per regione: in testa per uso del pc i calabresi, in coda sardi, umbri e valdostani. Il quadro sconfortante della realtà giovanile italiana viene da un’indagine Swg per Moige. A lasciare interdetti è un altro elemento che arriva dall’Iots (International obesity task force) e apre una finestra su quelli che sono gli insegnamenti alimentari che i genitori impartiscono ai figli: il 36% degli italiani dai 5 ai 17 anni è sovrappeso e questo ci pone al primo posto in Europa, battendo, se pur sul filo di lana, gli spagnoli. Un trend negativo in crescita: entro il 2010 si prevede il raddoppio del dato. Un problema grave che ha fatto scattare l’allarme: l’Organizzazione mondiale della sanità invoca una maggiore sensibilizzazione delle famiglie e della scuola, la Coldiretti avverte che le malattie dell’obesità sono responsabili del 7% dei costi sanitari. In tale contesto anche una singola iniziativa può aiutare. L’ha presa Nickelodeon, il canale d’intrattenimento per bambini più diffuso al mondo. (...) I dirigenti hanno deciso di spegnere Nickelodeon per un giorno, mandando in video oggi, e per 24 ore, un cartello che invita i piccoli spettatori a uscire da casa e a giocare nei parchi. (...)Una situazione che vede i genitori sul banco degli accusati, colpevoli di trascuratezza. Ma c’è chi cerca di affrontare la situazione con fantasia. (...)
domenica 18 maggio 2008
Amicizia

"Sarà eccellente perché viene da Dio, eccellente perché tende a Dio, eccellente perché il suo vincolo è Dio, eccellente perché durerà eternamente in Dio. Che bella cosa amare in terra come si ama in cielo, ed imparare ad amarsi scambievolmente in questo mondo come faremo in eterno nell'altro!"
s. Francesco di Sales a proposito dell'amicizia, Introduzione alla vita devota, 215
Uomini e pecore

Una ricerca inglese ha evidenziato un comportamento "da branco"
Gli uomini in gruppo diventano gregge
La folla tende sempre a seguire una o due persone che danno l'impressione di saper dove andare
Londra - Quando si trovano in mezzo alla folla, le persone tendono a comportarsi come le pecore, ovvero a seguire ciecamente colui o coloro (al massimo si tratta di due individui) che sembrano sapere esattamente dove stanno andando (anche se magari non è affatto vero). A sostenerlo è uno studio dell’Università di Leeds che, stando al professor Jens Krause (...). «In questo atteggiamento, ci sono dei forti parallelismi con il comportamento degli animali che vivono in branco. Tutti noi siamo stati in situazioni dove ci siamo lasciati trascinare dalla folla, ma l'aspetto più interessante di questo studio è che coloro che vi hanno partecipato hanno finito per prendere una decisione consensuale, malgrado non fosse loro permesso di parlare o rivolgersi agli altri. Nella maggior parte dei casi, non hanno nemmeno realizzato di essere stati guidati dagli altri». «In maniera ancora più sorprendente – ha concluso Krause – questo studio ha poi scoperto che anche se ci viene mostrata una strada più veloce, noi preferiamo generalmente fissarci su quella vecchia e tendiamo a convincere gli altri a fare lo stesso». Un comportamento che, a detta degli studiosi, potrebbe avere implicazioni letali nei casi in cui ci si trovi nelle condizioni di dover evacuare in fretta e furia un edificio, perché ci porta a seguire quelle vie di fuga che ci sono familiari, anche se più lente, piuttosto che spingerci a scegliere un’alternativa. In altre parole, si segue la massa indipendentemente dal pericolo (reale o ipotetico) e non ci si azzarda a rischiare una soluzione diversa, con conseguenze spesso disastrose.
Simona Marchetti












