
domenica 14 settembre 2008
A 15 anni dal martirio di don Puglisi

Modena City Ramblers - Il bicchiere dell'addio
Per due amici che stanno partendo per Roma.
Confidando che per loro ci siano voci di festa, rumori di bicchieri, una ballata e tanto calore!
sabato 13 settembre 2008
Panche divise

Quando i posti in chiesa raccontano le divisioni
di mons. Mario Delpini - Avvenire - Milano 7 - 27.01.08
venerdì 12 settembre 2008
Provocatoria incoerenza
si finisce per dire qualcosa di buono,
mantenendo però un contorno di stupidità e incoerenza.
Miss Italia, Mariotto ora cerca il "lato V", quello della verginità
L'anno scorso lo stilista volle valutare anche il «lato B» delle concorrenti
«Cerco il lato V, da virgen, e lo cerco in queste ragazze che vedo sfilare», dice al telefono all’Agi, aggiungendo «mi deprime vedere le ragazze avviate al mercato della carne. Come pure mi deprimono i genitori felici nel vedere le figlie spogliate. Questo è davvero degradante, mentre credo che la cosa da premiare sia la purezza e non la carne». Lo stilista sudamericano dice che «è tempo di cambiare, è tempo di cose migliori; non sappiamo a cosa porti l’evoluzione della vendita della carne».
Mariotto (...) insiste sul concetto di purezza. E secondo lui la purezza «si vede dallo sguardo. Spero che tra le 100 concorrenti ce ne sia almeno una pura, una vergine: in tutti i sensi, non solo nell’animo. Dallo sguardo si capisce subito, gli occhi sono lo specchio dell’anima. Se il pubblico italiano vota per quello sguardo, per quella che sembra la più pura, allora ci sarà stata una evoluzione in quel mercato di ciccia. Non possiamo andare oltre in questo degrado. Cerchiamo invece le cose migliori. E se lo facessimo, allora questa edizione di Miss Italia sarebbe migliore di quella di un anno fa». Adesso - conclude lo stilista - «è tempo di Marie, è tempo di verginità e purezza». articolo
Bene prezioso

Il biologo Giulio Conte: così possiamo adottare atteggiamenti virtuosi
Ogni italiano consuma 200 litri di acqua al giorno
Torino la città più sprecona. Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare
A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l'eco del documento dell'Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all'oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l'acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.
Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d'acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l'acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d'acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall'Agenzia d'Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell'acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d'acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d'acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l'esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l'anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l'uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».
Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d'acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l'acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l'acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l'acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d'acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l'acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po'. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. (...) basterebbe cominciare dal «recupero dell'acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all'emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata. articolo
giovedì 11 settembre 2008
Concordo

mercoledì 10 settembre 2008
Eroi veri
Caparezza Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) Le dimensioni del mio caos Video Testo Lyrics
[STR 1]
Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco
[RIT]
che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perhcè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere
[STR 2]
Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini
[RIT]
[STR 3]
Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe
martedì 9 settembre 2008
lunedì 8 settembre 2008
domenica 7 settembre 2008
Concreta coerenza
Pannelli solari sul tetto della chiesa:
una scelta coraggiosa quella fatta dalla comunità di San Leone Magno a Milano
L'intento della parrocchia non è rivolto al risparmio economico, comunque previsto, ma soprattutto al rispetto della natura, coerentemente al tema scelto per la Giornata per la salvaguardia del creato di lunedì 1 settembre: "Una nuova sobrietà, per abitare la terra". «Abbiamo deciso di installare l'impianto perché i fedeli capissero che ciascuno deve fare la propria parte nella tutela dell'ambiente», spiega Luigi Andreoli, membro del consiglio pastorale parrocchiale ed operatore del settore energetico oggi in pensione. «L'orientamento esplicito della Chiesa - prosegue - è volto al rispetto del mondo, non a parole, ma con i fatti. E la nostra parrocchia, nel suo piccolo, ha cercato di fare il possibile». Senza entrare nel dettaglio dei costi di acquisto dei pannelli fotovoltaici, Andreoli spiega comunque che «in 8-9 anni l'investimento economico iniziale sarà coperto dal risparmio in bolletta: in sostanza, i pannelli solari si pagano da soli». (...) articolo dal sito della Diocesi
sabato 6 settembre 2008
Per salute o per interesse?

L'Alabama ha deciso di penalizzare i dipendenti obesi
Se in Italia il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha dichiarato guerra ai fannulloni, lo stato americano dell’Alabama ha deciso di penalizzare i dipendenti grassi. Ai lavoratori statali, circa 37.000 in Alabama, sono stati concessi 12 mesi di tempo per mettersi in forma o scatterà una tassa da 25 dollari al mese. Il provvedimento, per combattere l’obesità e soprattutto per tagliare la spesa sanitaria, entrerà in vigore nel 2010. I 25 dollari serviranno a pagare l’assicurazione sulla salute che altrimenti per gli statali di quel profondo Sud è gratuita. A far scattare la penale sarà l’indice di massa corporea se supererà quota 35. Durante i dodici mesi di moratoria, i lavoratori potranno gratuitamente sottoporsi a scrupolosi esami sulla pressione del sangue, sul livello del colesterolo e seguire uno specifico programma di fitness: se non otterranno risultati saranno tassati.
L’Alabama ha già imposto una tassa sui lavoratori pubblici fumatori con discreti risultati ed è il primo stato degli Usa ad aver deciso di imporre una tassa sui grassi. articolo
venerdì 5 settembre 2008
Maleducazione
di Massimo Gramellini
Non saprei indicare vie d’uscita diverse da un’epidemia su vasta scala di laringite. Ma una cosa è certa: se il governo vuole farci digerire la legge contro le intercettazioni, si dovrà inventare un movente più originale della difesa della privacy. In Italia far sapere agli altri i fatti propri non è una vergogna. E' una missione. articolo
giovedì 4 settembre 2008
Mali umori
di Massimo Gramellini
Ore 12, giornale radio. Si riportano le dichiarazioni pro ultrà dell’ex onorevole Cento: la colpa della devastazione ferroviaria è delle Autorità, che avrebbero dovuto mettere un treno a disposizione dei teppisti. Non avendoglielo dato, logico che quelli si siano innervositi, sfasciando tutto. Capito? D’ora in poi, se non trovate posto sul treno e date fuoco alle poltroncine, siete giustificati dall’ex onorevole Cento. La sua è la migliore risposta alla domanda fatidica: perché in Italia nessuno usa il pugno duro con gli ultrà violenti? Ma perché ci si è arresi all’idea razzista che siano diversi dagli altri esseri umani. E’ naturale che una tigre ti azzanni, se la provochi. E’ naturale che un ultrà violento spacchi tutto, se non lo blandisci. Ed è naturale che solo in Italia i Verdi continuino a non pigliare un voto, finché li rappresenta l’ex onorevole Cento. articolo
mercoledì 3 settembre 2008
Opinioni pubbliche

Gli strappi non servono
di Franco Garelli
L’articolo in questione solleva però - sul tema della «morte cerebrale» - almeno due problemi di grande rilievo, che già nel recente passato sono stati oggetto di profondo dibattito nella Chiesa e in altre aree culturali. E ciò non soltanto nei paesi europei a maggioranza cattolica, ma anche in varie comunità degli Stati Uniti. Anzitutto l’invito a superare un’idea riduttiva della morte cerebrale, quella che tende a identificare la fine di una vita con la morte del cervello. Talvolta si confonde la morte cerebrale con la semplice morte del «cerebro», che non è necessariamente accompagnata anche dalla morte del «tronco» (spina dorsale e parte nervosa), per cui tutta una serie di attività possono permanere. Chi è attento a questa distinzione ricorda casi di persone dichiarate in coma irreversibile che hanno continuato a «vivere» per alcune funzioni vitali. Il richiamo, dunque, è alla prudenza, a non considerare la morte cerebrale come la morte totale dell’essere umano; a rigettare l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più.
Connessa a questa posizione è la messa in guardia contro una pratica dei trapianti in alcuni casi troppo disinvolta e leggera. Non credo che ciò capiti nelle strutture pubbliche, anche se possono darsi situazioni in cui pur di fare i trapianti non si rispettino i tempi previsti al riguardo dalle normali legislazioni. Che da noi prevedono procedure rigide, come la verifica dello stato di coma assoluto e irreversibile compiuta sul soggetto due volte a distanza di alcune ore, per cui si constata che con la morte cerebrale siano venute meno tutte le funzioni fisiche. Una minor attenzione a queste verifiche può certamente portare a una pratica dei trapianti irresponsabile e incivile.
Nel lanciare questi allarmi etici, l’articolo dell’Osservatore Romano è consapevole di creare scompiglio su una questione che da tempo rappresenta «uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici». L’eventuale rilancio del dibattito su un tema di così grande rilevanza etica non deve comunque ridurre le certezze sin qui faticosamente acquisite. Semmai può essere un’occasione per ulteriori approfondimenti e per trovare nuove convergenze. articolo
Scon...mento

Google, che scombussolamento. E' l'epoca delle risposte immediate. Quando non riusciamo a connetterci alla rete sopraggiunge lo "scongoogolamento"
«La proliferazione della banda larga ha significato per la prima volta nella storia che siamo entrati nella cultura delle risposte istantanee», ha spiegato lo psicologo David Lewis, che ha identificato la sindrome della "discomgoogolation" svolgendo una ricerca basata sulla misurazione dei battiti del cuore e dell’attività cerebrale su chi era impossibilitato a navigare in rete. Il termine deriva dalla fusione del verbo ’discombobulatè, che significa "confuso" o "frustrato", e del nome del più usato motore di ricerca, Google.
«Una galassia di informazioni è raggiungibile solo con un clic con il mouse: così noi siamo diventati dipendenti dal web», ha aggiunto Lewis, «e quando non possiamo accedervi, arriva la ’discomgoogolation’». La ricerca ha rilevato anche che il 76% dei britannici non è in grado di vivere senza internet, che oltre la metà usa Internet in media da una a quattro ore al giorno e che il 19% degli intervistati investe più tempo libero online che con la propria famiglia nell’arco della settimana.
Ma l’amore-dipendenza per Internet per molti non è un sentimento "incosciente": il 47% crede che nella vita Internet sia più importante della religione e uno su cinque ammette di riservare maggiore attenzione al proprio pc che al partner. articolo
Ringraziando la Parrocchia San Luca
Un piccolo segno di gratitudine per coloro che mi hanno accolto per nove anni. Tratto dal video proiettato il 6 giugno 2007.
martedì 2 settembre 2008
Tanti ricordi
lunedì 1 settembre 2008
Inutili "grida"

Il codice a vanvera
di Massimo Gramellini
Questo episodio è avvenuto in una severa provincia del Nord. Ma lo stesso amico, reduce da un viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria liberamente ispirato alla ritirata degli alpini sul Don, raccontava di aver visto a Napoli un solo conducente di motorino con il casco sopra la testa: era un rapinatore. E allora siamo alle solite: che senso ha sventolare norme sempre più dure, quando non si riesce a ottenere la tranquilla applicazione di quelle vigenti? L’Italia non ha bisogno di leggi speciali, ma di cittadini normali. articolo
domenica 31 agosto 2008
Tutto e il contrario di tutto
don Chisciotte

sabato 30 agosto 2008
Dire "No!"

Prof e sesso: si può anche dire "no"
di Chiara Saraceno
Per non indurre equivoci chiarisco subito che io ritengo sempre moralmente reprensibile un professore - come chiunque sia in posizione di autorità - che fa anche solo proposte a una studentessa che da lui dipende, anche senza ricatti e anche se questa è consenziente. Trovo anche, se non moralmente riprovevole, inopportuno e un po’ sconsiderato che accetti eventuali proposte di una studentessa (perché, va detto, anche questo avviene) o comunque di qualcuno che è in posizione subalterna. (...)
Ciò detto, le donne, le studentesse nel nostro caso, che si trovano di fronte a richieste improprie non sono (non sono più) proprio prive di risorse e alternative, se mai lo sono state. Oltre al loro senso di dignità e a una valutazione squisitamente soggettiva di ciò che sono disposte a pagare per quello che vogliono ottenere, possono anche ricorrere a strumenti che la lunga storia e battaglia del movimento delle donne ha sollecitato a costruire. (...)
Non è facile, certo, intraprendere questa via. Richiede fiducia nelle proprie ragioni e nella capacità dell’istituzione di proteggere chi denuncia, ma anche di negoziare una soluzione accettabile e condivisa. Certo però è meno umiliante che accettare «le regole del gioco», salvo eventualmente denunciarle quando non funzionano più o si ritorcono contro. Soprattutto contribuisce a rompere queste regole, a creare un clima di diffusa delegittimazione culturale e istituzionale per chi ancora le pratica, a indurre una riflessione, tra gli uomini e le donne, sui confini e gli intrecci rischiosi di sesso e potere. articolo
venerdì 29 agosto 2008
Denaro

giovedì 28 agosto 2008
mercoledì 27 agosto 2008
Attaccamento

martedì 26 agosto 2008
Autonomia di giudizio e responsabilità

La libertà di stampa e la giusta precisazione di padre Lombardi Autonomia di giudizio, ma sempre fedeli alla Chiesa
editoriale di Famiglia Cristiana
Mercoledì della scorsa settimana i quotidiani riportano un giudizio favorevole del settimanale statunitense Newsweek sui primi cento giorni del Governo Berlusconi, definiti nel titolo "un miracolo". Il giorno dopo i quotidiani anticipano un altro giudizio di un foglio straniero, il francese Esprit, che sta per uscire, sintetizzato, in un editoriale di Famiglia Cristiana (quello che appare in questo numero a pagina 23), in cui quel Governo è invece criticato.
Normale avvicendamento di opinioni politiche, espresse su riviste autorevoli? La logica vorrebbe che così fosse, ma il giudizio di Esprit è riportato da un settimanale cattolico, il più diffuso in Italia. Dunque, scandalo generale, titoli di fuoco, insulti dalla maggioranza: cattocomunisti, criptocomunisti, manganellatori fascisti. Interviene la Sala stampa vaticana, per bocca del direttore padre Lombardi, il quale precisa: «Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere la linea né della Santa Sede né della Cei. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della direzione».
"Sconfessione", addirittura "scomunica", commenta qualcuno. Beh, no. Pura e semplice verità. Famiglia Cristiana non solo non ha mai preteso di "esprimere la linea" politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali, ma ha sempre cercato di conformarsi al detto "in certis oboedientia, in dubiis libertas", confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori "irrinunciabili" che discendono dal Vangelo. Bastino due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal Governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom (da cui è nato il giudizio di Esprit in una complessa analisi dello stato della democrazia non soltanto in Italia, ma in tutta l’Europa). In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare "super partes", che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori. Nel giornalismo, "super partes" è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il "non expedit". La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori – nel nostro caso quelli cristiani – condivisi da molti cittadini.
La stampa cattolica ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. I settimanali diocesani sono delle Curie, Famiglia Cristiana e le riviste missionarie, e altre, sono edite in genere da Congregazioni religiose. A tutti è riconosciuta l’autonomia di giudizio, e la responsabilità su ciò che pubblicano appartiene alle rispettive direzioni.
Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere. Ha scritto Franco Garelli su La Stampa: «In un tempo di grandi silenzi e allineamenti c’è una forza in queste prese di posizione da non sottovalutare, che ha i suoi costi sociali ma che è foriera di una presenza sociale più partecipe e riflessiva». Ben detto.
lunedì 25 agosto 2008
Non sarà solo per questo...

Donne più longeve degli uomini, ecco perché I motivi? Fumano meno e affrontano meglio lo stress
domenica 24 agosto 2008
Classifiche e coerenza

le informazioni circa le violazioni dei diritti umani in Cina e altrove.
Credo che finora ci siamo indignati di più per gli arbitraggi definiti "scandalosi"
che non per le violenze e le repressioni.
Per intanto, ecco il testo di una bella canzone di Daniele Silvestri:
"La classifica".
Che strano... tra le migliaia di video musicali su Youtube, questa non c'è.
Signorina, chi viene prima?
è nato prima l'uovo o prima la gallina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde,
che mette sempre in crisi chi risponde
Sì...sì...signorina, signorina, chi viene prima?
voglio sapere chi sta al vertice, chi sta alla cima
sapere il titolo più in crescita e soprattutto lo vorrei sapere
molto tempo prima.
Signorina, faccia una stima:
paga di più volere emergere o rimanere un po' in sordina?
meglio investire su una fonte alternativa oppure attendere che finisca la benzina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde.
Signorina, chi viene prima?
Il senso della frase o la necessità di fare rima,
i titoli del quotidiano preso stamattina o lo spazio a tutta pagina di controcopertina?
Signorina, cosa scegliamo?
E' più importante il sangue o il prezzo delle armi che vendiamo?
Se sa chi sta vincendo, noi volendo ci puntiamo.
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove.
Sì... sì... una domandina che nasconde, che ti confonde
che mette sempre in crisi chi risponde.
Signorina, che mi consiglia?
Il disco originale o le quarantamila che mi piglia?
Di quale meraviglia parleremo domattina:
delle tette di Sabrina, di Manuela, di Marina, di Valeria o di Pamela?
Meglio l'anima o la mela, quale merce vende prima:
coca-cola, cocaina?
Signorina, voglio sapere cosa cavolo c'è in cima?
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove
Il decimo fu liquidato; destino simile ebbe il nono dimenticato.
Provò l'ottavo a farsi luce, fece rumore ma fu lo spazio di un mattino di poche ore
e pure il settimo contava poco;
il sesto raccoglieva briciole, seguiva il gioco
ma per trovare chi davvero si è distinto bisogna risalire almeno fino al quinto.
Il quarto bruciava d'odio per la vergogna di restare fuori dal podio;
il terzo merita rispetto ed io lo stimo
ma salutatemi il secondo, perchè conta solo il primo
perchè conta solo il primo.
What's your place in the race... conta solo il primo
how do you move in the groove... conta solo il primo.
sabato 23 agosto 2008
Senza senso

Jet privato, alberghi di lusso requisiti, un panfilo da 155 metri e 22 Mercedes
Palermo, arriva il sultano dell'Oman.
La fama sulla generosità lo ha preceduto e così pure il panfilo reale che da una settimana staziona al porto di Palermo. La Sicilia attende il sultano dell’Oman Qaboos Bin Said (...). Da 38 anni padrone assoluto del suo paese il sultano è considerato uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale stimato in mezzo miliardo di dollari.
Arriverà all’aeroporto «Falcone e Borsellino» a bordo di un jet privato e per la sua permanenza a Palermo sono già stati requisiti fino al 13 agosto i tre più lussuosi alberghi cittadini dove verrà ospitato anche il nutrito seguito composto da oltre 140 persone. Per l’occasione è sbarcata in Sicilia anche una flotta di fiammanti Mercedes che dovranno garantire gli spostamenti via terra. (...). Ai curiosi invece non resta che ammirare lo sfavillante panfilo reale al porto di Palermo. Una «barchetta» da 154 metri per tre piani di altezza con elicottero a bordo, vasti saloni per consentire le esibizioni dell’orchestra che lo segue sempre e giardino con oltre cinquemila piante. (...) 04 agosto 2008 articolo
venerdì 22 agosto 2008
Metà agosto
Radici Nel Cemento (1996) - Menevojoannà
Ma dimme un pò a me chi me lo fa fà?
De stammene qua dentro a sta città
che sò du' anni che nun cambia niente ormai.
E se cambia è in peggio, che nun ce lo sai
nun ce la faccio più! Nun ce la faccio più.
Ma lo sai che c'è? E che quando tocco er fonno
me viene voglia de partì
... me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me va più de stà qui
e allora prendo i miei vecchi stivali
apro l'atlante e me spuntano l'ali
decido 'n fretta dove vojo annà
se in Messico, in Cina o in Madagascar...
E la noia se ne vola via, e la tristezza se ne vola via
la paranoia se ne vola via e l'amarezza se ne vola via...
Eppoi... nun te ne parlo, mo ch'ho perso er posto de lavoro
e so du' mesi che tiro avanti ma senza decoro
e che te lo dico a fà pure la donna m'ha lasciato
e solo sò rimasto come 'n cane abbandonato
nun ce la faccio più, nun ce la faccio più...
Ma lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno sì...
e nun me và più de stà qui
e allora prendo lo zaino più grosso
ce ficco dentro tutto quello che posso
io non aspetto e mo me dò in Africa, in India e pure in Equador
e la noia se ne vola via...
Me ne vojo annà, me ne vojo annà, me ne vojo annà
lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me và più de stà qui...
Ma poi ce penso che io nun c'ho un sòrdo,
se parto arrivo forse all'aeroporto
e allora poso i miei vecchi stivali,
chiudo l'atlante e me cascano l'ali
me sò sbajato me tocca stà qua
e l'amarezza no nun se ne va.
Però 'na canna me la vojo fà
hai visto mai quarcosa ha da cambià
un giorno er viaggio me lo faccio davvero
e mentre fumo me viene un pensiero...
Riprendo i miei vecchi stivali
riapro l'atlante e me tornano l'ali
comincio 'n viaggio con la fantasia
e l'amarezza se ne vola via...
giovedì 21 agosto 2008
"Eccomi contro i pastori"
e per secoli ha colpito nel segno.
La riascoltiamo oggi,
per confermare l'interpretazione che diamo
all'attuale calo del numero dei preti:
si tratta di un'azione provvidenziale...
che rischia anche stavolta di non essere accolta.
La prima lettura della Messa di ieri: dal libro del profeta Ezechiele (34,1-11)
mercoledì 20 agosto 2008
martedì 19 agosto 2008
Uomini sofisticati

3 agosto 2008 - coen.blogautore.repubblica.it
(...) un fondo di Giuliano da Empoli intitolato “Introduciamo la modica quantità per il doping” .
“Ad una settimana dalle Olimpiadi, si moltiplicano i casi di ipocrisia sportiva. Per una volta, non si tratta di Tibet, di rispetto dei diritti umani e compagnia bella. E neppure dell’ esclusione della squadra irachena dai Giochi, causa supposte “ interferenze politiche” — come se lo sport non lo fosse, nell’ intero, governato dalla politica. Il culmine dell’ ipocrisia sono i casi di doping che hanno accompagnato gli ultimi passi della fiamma olimpica (il più recente, che ha colpito il fiorettista italiano Andrea Baldini). Come se, nell’era del Prozac e delle biotecnologie, fosse ancora possibile stabilire un netto confine tra umano e post-umano.
Come se, in un mondo nel quale qualunque palestra di periferia trabocca di anabolizzanti, gli sportivi veri — quelli con le gambe assicurate per cinquanta milioni di dollari — potessero rimanere confinati in una piccola Brigadoon fatta di centrifughe di carota e di barrette di Ovomaltina. Fino a qualche tempo fa, è vero, il doping era limitato ad alcuni ambiti. Si drogavano gli artisti per scrivere e per dipingere. Si drogava John Kennedy per resistere al mal di schiena e dare l’ impressione di essere sempre disinvolto e superiore. E questo era più o meno tutto. Negli ultimi anni, però, il doping è diventato un fenomeno di massa.
Al giorno d’ oggi, non c’è ostacolo che non possa essere superato con un aiutino farmaceutico. Si comincia dai piccoli, con il Ritalin che trasforma bambini irrequieti in angioletti e studenti distratti in primi della classe. Poi, affacciandosi alla vita adulta, si scoprono gli antidepressivi e gli inibitori della serotonina per superare i momenti difficili. Grazie a loro, avvocati timidi pronunciano arringhe miliardarie e casalinghe disperate si addormentanno placidamente. Nel frattempo, la terza età è stata trasformata dall’ avvento del Viagra che ha rivoluzionato la vita sessuale di milioni di anonimi vecchietti — e di almeno un presidente del Consiglio.
Mentre le cassandre pontificavano sui rischi della manipolazione genetica, quasi tutte le loro profezie si sono avverate attraverso un canale più semplice e diretto: quello della neurofarmacologia. Altro che bioingegneria: la personalità umana è assai più malleabile di quanto si pensasse. Non c’ è bisogno del bisturi, per alterare il corso della vita umana basta una pasticca. In un contesto del genere, è immaginabile che gli unici esclusi dalla grande mutazione farmaceutica siano gli sportivi? Piuttosto, dovrebbe essere il contrario. Lo sport è sempre stato il campo nel quale le possibilità umane venivano spinte all’ estremo. Gli atleti erano quelli che correvano più in fretta, che saltavano più in alto, che resistevano più a lungo. Non si capisce perchè questa evoluzione debba interrompersi sulla soglia del nuovo mondo artificiale. Al contrario, attraverso l’introduzione di nuove regole — si potrebbe introdurre la modica quantità di doping — lo sport dovrebbe diventare l’arena privilegiata nella quale sperimentare le nuove frontiere del post-umano: i suoi codici e i suoi limiti.
Non si tratta di accettare il Far West, si tratta di mettere al bando ogni ipocrisia per restituire all’ agonismo il ruolo centrale che ha sempre avuto all’ interno della polis” .
Interessante, a mio avviso, ma ingenuo nella sostanza (giornalisticamente dopata): il meccanismo della competizione — lo sport professionistico è lastrellato di denaro — spinge gli atleti a trovare soluzioni artificiali sempre più sofisticate e potenti, altro che introdurre una modica quantità di doping. Peraltro, c’è già. Quando si accettano “soglie” massime di valori nel sangue, ben oltre le medie degli altri umani, si è già stretto un patto col diavolo. Come abbiamo letto ieri sulle agenzie di stampa, è appena arrivata sul mercato la pillola del doping (ancora) invisibile. I laboratori cinesi ed americani dicono siano estremamente avanzati in questo settore. Perciò, rassegniamoci ad assistere alle migliori di sempre.
lunedì 18 agosto 2008
Crisi... di mente

Briatore low cost
di Massimo Gramellini
domenica 17 agosto 2008
Ermellini

ma l'intuizione è condivisibile.
di Piero Sansonetti - Liberazione - 14 agosto 2008 - pagine 1 e 19
Una associazione animalista ha raccolto varie centinaia di firme sotto una lettera, che è stata inviata al papa, nella quale si chiede a Benedetto XVI di rinunciare a indossare le pellicce di ermellino (che sono tra i simboli del pontificato). Perché? Per mandare all'umanità intera, o comunque al mondo cristiano, un segnale, una idea di rispetto della vita, anche quando la vita non è vita umana. Le pellicce di ermellino sono prodotte attraverso un processo lungo e terribile di tortura contro centinaia di animali.
Mi ha colpto la risposta della Chiesa, affidata ad un cardinale ricco di nobili nomi e cognomi (Andrea, Cordero, Lanza, Montezemolo), il quale, sembra, è il responsabile dell'araldica vaticana. Ha detto, questo reverendo Cordero: «Gli animalisti non hanno problemi più urgenti di cui occuparsi?». Squisito esempio di arroganza, ma un po' anche di imbecillità. (...)
Avete mai letto come si prepara una pelliccia di ermellino? Ve lo racconto brevemente. Si prendono circa 200 ermellini appena nati e si rinchiudono in minuscole gabbiette, che vengono lasciate sporche ed esposte volontariamente al vento e al gelo perché in queste condizioni climatiche i cuccioli sviluppano una peluria maggiore. Il trattamento dura 7 o 8 mesi, poi agli animaletti viene conficcato un chiodo nel cervello, e si aspetta che muoiano dissanguati. (...)
Sulla base di quale principio morale si può stabilire che interrompere lo sviluppo di uno spermatozoo che ha incontrato un ovulo è delitto, e torturare un essere (anzi 200 esseri) in modo così abominevole è una quisquilia? (...)".
sabato 16 agosto 2008
Ricordando frère Roger di Taizé

al termine della preghiera serale.
Pochi giorni prima mi aveva abbracciato,
al termine della Messa domenicale.
Video di presentazione di una settimana a Taizé
Meditazione biblica mensile - agosto 2008
venerdì 15 agosto 2008
Assunta
giovedì 14 agosto 2008
Finezze

perché non mi va di strattonare la stampa secondo il mio interesse.
Però voglio riportare l'editoriale de "Il Giornale" di oggi, con alcune domande:
- possibile che tutti ci debbano dare lezioni su ciò che è cristiano e ciò che non lo è?
- ce le devono dare coloro che hanno la penna affilata come un pugnale?
- ce le devono dare quelli che hanno la lingua biforcuta?
- quelli che hanno interesse, perché sono pagati per difendere chi paga?
- dove è finita la possibilità di dire la propria, senza essere schiaffeggiati?
- ci sarà la differenza tra l'articolo di un direttore e quello di un cabarettista scalcagnato?
- veramente non si accorge che quello che dice è un indice rivolto anzitutto verso se stesso?
DITE QUALCOSA DI CRISTIANO
di Mario Giordano
Il direttore del settimanale, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, ha detto che sono un po’ in crisi con le vendite e che per questo stanno facendo molti tagli. Si sa, sono tempi duri per tutti. Ma se non si decidono a ripristinare l’aria condizionata in redazione sono guai seri: ad agosto il caldo fa sragionare. E così anche i più autorevoli editorialisti finiscono per scrivere su un settimanale cattolico articoli che apparirebbero un po’ forti anche per il manifesto e liberazione. Risultato: uno cerca in edicola una copia di Famiglia Cristiana, si trova tra le mani al massimo una coppia di fatto bertinottiana.
Vi sconsigliamo di comprare il papiro, ma vi riassumiamo il pezzo forte debitamente anticipato alle agenzie. Un articolo di Beppe Del Colle che, per rispondere al vespaio di polemiche suscitate dal primo violento ukaze, accusa i politici di fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». E, per restare in tema, parla di «rischio fascismo» in Italia e, di fianco, pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom. C’è altro da aggiungere? Evidentemente non sono solo i politici a fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». Anche i giornalisti si difendono bene.
Sarebbe fin troppo facile contrapporre ai vaneggiamenti del settimanale, l’analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena. E non vorremmo nemmeno dare troppa importanza a un editorialista evidentemente vittima del solleone. Ma c’è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell’opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato e ragionevole del Paese. Non è in questione, naturalmente, il diritto di critica: è in questione la possibilità di un dialogo. Paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle. (link all'articolo)
Sito di Famiglia Cristiana
mercoledì 13 agosto 2008
Bisogno di dirsi

C'è chi racconta che vorrebbe uccidere il coniuge, chi sogna di fare spogliarelli...
Paure, speranze, rivelazioni. Il sito che raccoglie i segreti
"XY" aveva un peso sulla coscienza. Anni fa ha spinto la sua migliore amica ad abortire senza dire nulla alla sua famiglia ed ora aveva bisogno di raccontarlo a qualcuno. "YX", che lavora in uno zoo, parla invece del più grande errore della sua vita: un giorno non ha chiuso bene alcune gabbie e solo per un colpo di fortuna alcuni animali feroci non sono riusciti a scappare. Sono solamente due delle centinaia di anonime confessioni raccolte in pochi mesi dal sito X, uno spazio lasciato a disposizione di chi ha una storia e non ce la fa più a tenerla per sé.
Lo slogan del sito X è "Storie vere di persone vere". Gli utenti si registrano, decidono quante informazioni su loro stessi rendere visibili e poi, componendo un numero di telefono statunitense, possono registrare i propri racconti, che vengono classificati in base al contenuto e immediatamente pubblicati. A quel punto tutti li possono ascoltare in streaming da ogni parte del mondo.
Il sito non indica ai visitatori che tipo di interventi effettuare, tanto che vi si possono trovare persino giudizi su ristoranti e numerose esternazioni di stampo politico. Molti però lo hanno ormai trasformato in un vero e proprio confessionale a cui affidare i loro piccoli e grandi segreti. Un modo per dire e non dire, per raccontare al mondo vicende intime della propria vita potendo però contare sull'anonimato garantito dal proprio username. Per confidare ad altri i propri sogni, i misfatti di conoscenti e amici o le proprie debolezze senza temere conseguenze.
E così al sito vengono consegnate dichiarazioni più o meno compromettenti. (...) "XZ", infine, dichiara addirittura che, se avesse la certezza di non essere scoperta, ucciderebbe il marito. Altri parlano delle proprie paure, di temi sicuramente delicati, personali. "ZX" dice che un'idea la terrorizza sin da bambina: morire per un colpo di pistola alla testa. "ZY" racconta uno dei momenti più terribili della sua infanzia, e cioè il tentativo di suicidio della madre. "YZ" rivela invece che un amico, del quale ovviamente non fa il nome, ha problemi con alcool e droga. (...)
L'ascolto di diverse confessioni lascia inevitabilmente un retrogusto amaro. A molte di queste storie raccontate su internet corrisponde infatti qualcuno che non ha una persona in carne ed ossa con cui potersi confidare. E i commenti lasciati dagli utenti non possono certo sostituire una pacca sulla spalla o un abbraccio. (...)
martedì 12 agosto 2008
Conoscere questo mondo
"Per cercare un dialogo proficuo tra la gente di questo mondo ed il Vangelo e per rinnovare la nostra pedagogia alla luce dell'esempio di Gesù, è importante osservare attentamente il cosiddetto mondo postmoderno, che costituisce il contesto di fondo di molti di questi problemi e ne condiziona le soluzioni.
Una mentalità postmoderna potrebbe essere definita in termini di opposizioni: un'atmosfera e un movimento di pensiero che si oppone al mondo così come lo abbiamo finora conosciuto. È una mentalità che si distacca spontaneamente dalla metafisica, dall'aristotelismo, dalla tradizione agostiniana e da Roma, considerata come la sede della Chiesa, e da molte altre cose. Il pensare postmoderno è lontano dal precedente mondo cristiano platonico in cui erano dati per scontati la supremazia della verità e dei valori sui sentimenti, dell'intelligenza sulla volontà, dello spirito sulla carne, dell'unità sul pluralismo, dell'ascetismo sulla vitalità, dell'eternità sulla temporalità. Nel nostro mondo di oggi vi è infatti una istintiva preferenza per i sentimenti sulla volontà, per le impressioni sull'intelligenza, per una logica arbitraria e la ricerca del piacere su una moralità ascetica e coercitiva. Questo è un mondo in cui sono prioritari la sensibilità, l'emozione e l'attimo presente. L'esistenza umana diventa quindi un luogo in cui vi è libertà senza freni, in cui una persona esercita, o crede di poter esercitare, il suo personale arbitrio e la propria creatività.
Questo tempo è anche di reazione contro una mentalità eccessivamente razionale. La letteratura, l'arte, la musica e le nuove scienze umane (in particolare la psicoanalisi) rivelano come molte persone non credono più di vivere in un mondo guidato da leggi razionali, dove la civiltà occidentale è un modello da imitare nel mondo. Viene invece accettato che tutte le civiltà siano uguali, mentre prima si insisteva sulla cosiddetta tradizione classica. Oggi un po' tutto viene posto sullo stesso piano, perché non esistono più criteri con cui verificare che cosa sia una civiltà vera e autentica. Vi è opposizione alla razionalità vista anche come fonte di violenza perché le persone ritengono che la razionalità può essere imposta in quanto vera. Si preferisce ogni forma di dialogo e di scambio per il desiderio di essere sempre aperti agli altri e a ciò che è diverso, si è dubbiosi anche verso se stessi e non ci si fida di chi vuole affermare la propria identità con la forza. Questo è il motivo per cui il cristianesimo non viene accolto facilmente quando si presenta come la 'vera' religione. Ricordo un giovane che recentemente mi diceva: «Soprattutto, non mi dica che il cristianesimo è verità. Questo mi dà fastidio, mi blocca. È diverso che dire che il cristianesimo è bello...». La bellezza è preferibile alla verità.
In questo clima, la tecnologia non è più considerata uno strumento al servizio dell'umanità, ma un ambiente in cui si danno le nuove regole per interpretare il mondo: non esiste più l'essenza delle cose, ma solo l'utilizzo di esse per un certo fine determinato dalla volontà e dal desiderio di ciascuno.
In questo clima, è conseguente il rifiuto del senso del peccato e della redenzione. Si dice: «Tutti sono uguali, ma ogni persona è unica». Esiste il diritto assoluto di essere unici e di affermare se stessi. Ogni regola morale è obsoleta. Non esiste più il peccato, né il perdono, né la redenzione e tanto meno il «rinnegare se stessi». La vita non può più essere vista come un sacrificio o una sofferenza.
Un'ultima caratteristica della postmodernità è il rifiuto di accettare qualunque cosa che sa di centralismo o di volontà di dirigere le cose dall'alto. In questo modo di pensare vi è un «complesso anti-romano». Siamo ormai oltre il contesto in cui l'universale, ciò che era scritto, generale e senza tempo, contava di più; in cui ciò che era durevole e immutabile veniva preferito rispetto a ciò che era particolare, locale e datato. Oggi la preferenza è invece per una conoscenza più locale, pluralista, adattabile a circostanze e a tempi diversi.
Non voglio ora esprimere giudizi. Sarebbe necessario molto discernimento per distinguere il vero dal falso, che cosa viene detto con approssimazione da ciò che viene detto con precisione, che cosa è semplicemente una tendenza o una moda da ciò che è una dichiarazione importante e significativa. Ciò che mi preme sottolineare è che questa mentalità è ormai dappertutto, soprattutto presso i giovani, e bisogna tenerne conto.
Ma voglio aggiungere una cosa. Forse questa situazione è migliore di quella che esisteva prima. Perché il cristianesimo ha la possibilità di mostrare meglio il suo carattere di sfida, di oggettività, di realismo, di esercizio della vera libertà, di religione legata alla vita del corpo e non solo della mente. In un mondo come quello in cui viviamo oggi, il mistero di un Dio non disponibile e sempre sorprendente acquista maggiore bellezza; la fede compresa come un rischio diventa più attraente. Il cristianesimo appare più bello, più vicino alla gente, più vero. Il mistero della Trinità appare come fonte di significato per la vita e un aiuto per comprendere il mistero dell'esistenza umana".
card. Carlo Maria Martini
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lunedì 11 agosto 2008
Supermamme

Agli inglesi non piace più la supermamma Il modello "supermamma" è in declino anche negli Stati Uniti
Studio di Cambridge: per le donne impossibile seguire figli e carriera
I numeri parlano chiaro: se nel 1994 il 51% delle donne e il 52% degli uomini britannici affermava di credere alla frase «il fatto che una donna lavori non crea disagi alla famiglia», nel 2002 le percentuali si sono abbassate al 46% delle donne e al 42% degli uomini. Negli Stati Uniti il cambiamento è stato anche più drastico: nel 1994 il 51% degli intervistati sosteneva il mito della supermamma, nel 2002 la percentuale è scesa al 38%. Contemporaneamente è calato anche il numero di persone disposte a sottoscrivere la frase: «Per una donna il modo migliore per ottenere l’indipendenza è cercarsi un lavoro». Ma la tendenza sta guadagnando terreno anche negli altri paesi dell’Unione europea, ad eccezione della Germania. (...)
La Fawcett Society, un istituto fondato dalle suffragette inglesi che dal 1866 si batte per la parità dei diritti, riconosce la verità di questa analisi. «Dimostra che il tentativo di mettere le donne al posto degli uomini e gli uomini al posto delle donne è fallito - afferma Kat Banyard, la direttrice - In questo modo le donne non hanno fatto altro che accollarsi due pesi: la carriera e la vita domestica. La verità è che la cultura del lavoro a tempo pieno e la mancanza di flessibilità non fanno altro che tenere imbrigliata la società negli stereotipi di genere». E così le donne si ritrovano davanti al bivio di sempre. «In Gran Bretagna stiamo imboccando la direzione sbagliata dopo 20 anni di successi culturali nel campo delle pari opportunità - continua la professoressa Scott -. Dobbiamo rivedere completamente il nostro modello di welfare affinché lavoro e famiglia tornino ad essere compatibili» (...) qui trovi l'articolo






