giovedì 25 ottobre 2007

Passato e futuro


"Noi cerche­remo in primo luogo di comprendere le forme tradizionali e i loro motivi partendo dal passato. Ma, nella consapevolezza che anche noi ci trovia­mo immersi in una storia come esseri che, tra­scendendo la temporalità vissuta, sia verso il pas­sato che verso il futuro, abbiamo dinanzi a noi un grande avvenire, ci mettiamo a demolire quelle strutture che non siamo più in grado di vivere. Non nel senso di procedere in una prima fase alla distruzione («demitizzazione») e, in una seconda fase, alla restaurazione; ma per rendere presente nell'adesso il futuro mediante una nuova inter­pretazione in base al passato. Non è possibile il movimento « distruttivo », se non si ha una visio­ne almeno implicita e una volontà di futurità; se questo non fosse il caso, allora si tratterebbe di semplice nichilismo: rivoluzionario, senza una nuova attrazione di valore, il che sarebbe l'an­nientamento di ogni vera rivoluzione. La verità si trova dinanzi a noi, nel futuro. Ma anche noi, a nostra volta, siamo uomini, che veniamo dal passato, da un passato che un giorno fu, per altri, un futuro e possiede perciò verità e valore at­tuabili".

Schillebeeckx E., Il celibato del ministero ecclesiastico, Roma, Paoline 1968, 10-11

martedì 23 ottobre 2007

Conforto


Penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto quanto il ricordo di un amico: la memoria di lui, la gioia della sua confidenza o l'immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta tranquillità: appunto perchè amico. Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti.

David M. Turoldo

lunedì 22 ottobre 2007

In debito d'amore


"Il Signore dice: Chi di voi vuole essere il primo e il più grande, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti (cfr Mc 9,35). Chi accetta questo criterio deve servire gratuitamente, sottomettersi a tutti e dare le sue prestazioni come il debitore che restituisce un prestito ad alto tasso. Coloro poi che esercitano una autorità hanno un onere ancor maggiore degli altri. Il loro servizio è più impegnativo di quello dei sudditi. Devono dare l'esempio di saper servire umilmente gli altri, considerando i fratelli come un deposito loro affidato da Dio.


san Gregorio di Nissa, La vita cristiana, PG 46,295ss

domenica 21 ottobre 2007

Occhi e cuore


Dopo questa giornata, posso affermare:

se è vero che "lontano dagli occhi, lontano dal cuore",

è anche vero che "vicino agli occhi, vicino al cuore"!

venerdì 19 ottobre 2007

Con la testa


Un aneddoto che si racconta a proposito del cardinale Consalvi, segretario di Stato di Pio VII, in un teso quanto breve incontro con Napoleone Bonaparte. L'imperatore gli disse: "Distruggerò la vostra Chiesa!". Il cardinale gli rispose: "Non ci riuscirà; neppure noi ecclesiastici siamo riusciti a distruggerla in tutti questi secoli».

Senza testa


L'entomologo Christopher Tipping del college della citta' americana di Delaver, in Pennsylvania, e' giunto alla conclusione che gli scarafaggi sono in grado di sopravvivere diverse settimane privi della testa.

Taluni umani anche molto di più... quasi tutta la vita!

don Chisciotte

Disequilibrio


"E' minore il guadagno che si ha da un digiuno, che lo scapito derivante da un atto di collera;

il frutto di una lettura spirituale non basta a compensare il danno che proviene dal disprezzo di un fratello"

dalle "Conferenze" di Giovanni Cassiano, abate

giovedì 18 ottobre 2007

Fortune della vita - 4


Festa di San Luca evangelista!


OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II - Fiesole - Sabato, 18 ottobre 1986

1. “Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella” (Lc 4, 18).
Questo versetto alleluiatico, che abbiamo cantato nell’odierna liturgia, riassume bene una caratteristica fondamentale del Vangelo di Luca, di cui oggi celebriamo la festa: la presentazione di Gesù come colui che è “consacrato con l’unzione” (Is 61, 1) “per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4, 18-19). È un messaggio di gioia. La gioia di chi recupera la libertà dalla prigionia o dall’oppressione. Di chi recupera la vista, di chi torna a vedere la luce della verità. Cristo è mandato per annunciare agli uomini che la verità può essere conosciuta e che la libertà può essere raggiunta. L’evangelista Luca, sulle orme di Cristo, è stato un grande annunciatore di questo messaggio. E noi pure siamo da Cristo chiamati, siamo da lui mandati ad annunciare questo messaggio. Ci invita a ricordare ciò anche l’odierna vigilia della Giornata missionaria mondiale.


2. Nel Vangelo appena letto Luca (10, 1-20) ci presenta alcuni dei principali insegnamenti di Cristo ai discepoli circa i loro compiti missionari. Gesù non nasconde loro le difficoltà: “Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”; eppure li orna di una grande potenza spirituale: “Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare”. Qui vediamo inculcate le doti dell’apostolo, del missionario, dell’evangelizzatore. Da una parte lo spirito di sacrificio, l’apertura al dialogo, la misericordia; dall’altra la saldezza delle proprie convinzioni di fede, la potenza della grazia che opera in loro e che li rende strumenti dell’azione divina nel mondo per la salvezza degli uomini. Dio ama scegliere i poveri per evangelizzare i poveri. Ama scegliere degli “agnelli”, cioè persone inappariscenti e umili. Ama scegliere dei poveri strumenti, per mostrare che è lui l’Agente principale della salvezza. Ma l’evangelizzatore deve anche “essere agnello”, nel senso che deve essere umile e docile nelle mani di Dio. Solo uno strumento docile, infatti, è uno strumento utile.


3. “Curate i malati e dite loro: è vicino a voi il regno di Dio”. L’impegno di annuncio del Vangelo è connesso, con profondi legami, alla promozione integrale dell’uomo. Non c’è dubbio infatti che il regno del Signore, annunciato e proclamato presente, si rende visibile proprio attraverso segni concreti di carità fraterna, di servizio, di pratica della giustizia. È questo lo stile di Gesù e dei suoi discepoli. È uno stile che rende credibile il messaggio e - nello stesso tempo - introduce alle esigenze più alte del Vangelo partendo dai compiti più urgenti della giustizia e della solidarietà umana. Sta qui il motivo per il quale Gesù inviò i discepoli “a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”: l’azione di solidarietà umana dei discepoli doveva preparare gli animi ad accogliere la presenza del Figlio di Dio incarnato e del suo messaggio d’amore divino ben superiore alle esigenze e alle possibilità dell’uomo.


4. L’annuncio ufficiale del mistero di Cristo è affidato da Cristo stesso, come sappiamo, al sacerdote. Tuttavia il compito di “precedere” questo annuncio e di collaborare, coinvolge tutti i laici cristiani, e ciò proprio in forza del fatto che essi sono chiamati - come dice il Concilio - a farsi animatori e promotori delle realtà temporali, ordinandole secondo Dio e le indicazioni del Vangelo. Così facendo, i laici “preparano le vie del Signore” (Mt 3, 3), e nel loro stesso impegno per la giustizia e la pace sulla terra, implicitamente annunciano, mediante la loro testimonianza, il mistero del Signore Gesù che “viene”, e l’imminenza del regno dei cieli. In questo lavoro di animazione e di trasformazione evangelica della società e della storia, i laici cristiani possono e devono dare un contributo decisivo e insostituibile al superamento delle difficoltà e delle preoccupazioni dell’ora presente, relative a questa nostra civiltà, che spesso tende a chiudere il cuore dell’uomo alla trascendenza, al senso di Dio, ai grandi valori evangelici della giustizia e della misericordia.


5. La festa e il ricordo di san Luca Evangelista, che oggi celebriamo, costituisce un pressante invito a far nostra l’ansia missionaria di tutti coloro che hanno permesso alla parola di Cristo di risonare nel mondo e di riempire il cuore dell’uomo di luce e di consolazione. Cristo infatti è la risposta adeguata e vera agli interrogativi e alle aspirazioni più profondi del cuore dell’uomo. Cristo dona all’uomo molto più di quanto l’uomo possa sperare e desiderare. Egli solo rivela a noi il vero volto di Dio e dell’uomo. Egli che ha vinto il peccato e la morte è la nostra speranza e la nostra salvezza. Egli è la via, la verità e la vita. Per questo, non possiamo rimanere indifferenti al pensiero che uomini, donne, giovani, nel mondo, ma anche nei confini della propria Chiesa locale, non hanno la gioia di fare esperienza di Gesù Cristo, redentore e amico dell’uomo. Tale pensiero, anzi tale inquietudine, deve risvegliare in noi le migliori energie per individuare e promuovere con generosità e creatività, dovunque sia possibile, occasioni, luoghi, iniziative per annunciare a tutti la buona notizia del Vangelo. È indispensabile, oggi più che mai, attingere a piene mani dal Vangelo, attraverso una preghiera assidua, calma, meditata, per lasciarci rimettere in discussione dalla Parola e comprendere sempre meglio e più profondamente il progetto che Dio ha sulla comunità ecclesiale di Fiesole e su ciascuno di voi.

martedì 16 ottobre 2007

Lo Spirito è il futuro

Non dovrebbe formarsi assolutamente l’opinione che nella storia passata della Chiesa lo Spirito Santo abbia detto tutto ciò che vi è di “essenziale”, sicché nel futuro non ci sarebbe da attendersi più nulla di rilevante da lui e tutto il lavoro del teologo si esaurirebbe nel ripetere quel che è già stato detto, magari nel tono della vecchia governante che vuole cacciare in testa agli stupidi bambini quanto tornano - sempre - a dimenticare.

H.U. von Balthasar, Homo creatus est, 350

lunedì 15 ottobre 2007

Fortune della vita - 3

Una biblioteca di più di 130.000 libri, sempre a nostra disposizione.

Provate a cercare qualche libro nel database dei titoli finora inseriti:



sabato 13 ottobre 2007

Fortune della vita - 2


La preghiera comune nella Liturgia; le condizioni ottimali per la preghiera personale; l'Adorazione eucaristica ogni venerdì pomeriggio.

Fortune della vita - 1

La presenza e la collaborazione con un gruppo di preti competenti, disponibili, al servizio della Chiesa: gli educatori del Seminario!




mercoledì 10 ottobre 2007

Verità profonda


"L'opposto di una affermazione vera è una affermazione falsa, ma l'opposto di una verità profonda può essere un'altra verità profonda"

Bohr

lunedì 8 ottobre 2007

Essere vigilanti su se stessi


"Occhio ai tuoi pensieri,

perché si trasformano in parole!

Occhio alle tue parole,

perché si trasformano in azioni!

Occhio alle tue azioni,

perché si trasformano in atteggiamenti!

Occhio ai tuoi atteggiamenti,

perché si trasformano in carattere!

Occhio al tuo carattere,

perché si trasforma in destino!"


F. Outlaw

domenica 7 ottobre 2007

Volontà di crescere


"La nostra volontà di crescere è la stessa

del primo giorno"

Chi apprende veramente?!


"Chi sente, dimentica;

chi vede, ricorda;

chi fa, apprende"

sabato 6 ottobre 2007

L'amore si fa


L’amore non è già fatto. Si fa.
Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.

Non è un appartamento chiavi in mano, ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare.

Non è una vetta conquistata, ma scalate appassionanti e cadute dolorose.

Non è un solido ancoraggio nel porto della felicità, ma è un levar l’ancora, è un viaggio in pieno mare.

Non è un SI’ trionfale che si segna fra i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di “sì” che punteggiano la vita, tra una moltitudine di “no” che si cancellano strada facendo.

Non è l’apparizione improvvisa di una nuova vita, perfetta fin dalla nascita, ma sgorgare di sorgente e lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri, qualche volta in secca, altre volte traboccante, ma sempre in cammino verso il mare infinito.


Michel Quoist

martedì 2 ottobre 2007

Distorsioni della libertà

Le tre distorsioni fatali nel concetto corrente di libertà

Oggi c'è uno scialo di libertà. Nel nostro mondo, tutte le sue possibili declinazioni vengono esercitate o rivendicate. Guerre vengono fatte in nome della libertà; proposte politiche si riassumono sotto l'egida delle libertà, al plurale. Ogni riforma che voglia presentarsi come innovativa e accattivarsi le simpatie deve assumere almeno l'aspetto di un ampliamento della libertà. Chi potrebbe avere obiezioni? Non è l'anelito alla libertà ciò che è più pro¬fondo nell'essere umano e non è la libertà ciò che lo contraddistingue e che ne fonda dignità e responsabilità?
Ma in tanto inebriarsi di libertà debbono nascondersi delle tare. Come mai, altrimenti, si tollererebbe tanta mancanza sia di libertà da costrizioni e bisogni sia di libertà positiva ed effettiva, di libertà "per" e "di": fare, esistere, creare, amare, ben al di fuori di quei luoghi in cui la negazione della libertà politica e civile è evidente? Come mai milioni di bambini obbligati a diventare guerriglieri o a lavorare, in condizioni disumane? Come mai tante ragazze asservite al racket della prostituzione? Come mai forme di schiavitù in senso stretto, in certi Paesi? Come mai tanto assoggettamento alla mancanza di acqua, di cibo, di cure, di scuole, di case, di lavoro? Come mai, in Paesi liberi e cristiani, i "ragazzi di strada", senza libertà di crescere? È libertà la scelta, di tanti disperati che premono alle nostre coste, tra morire di fame o in mare o essere respinti? E che dire della mancanza di libertà delle coscienze e delle menti, che imperversa anche nei Paesi più ricchi e civilizzati e tra coloro che sono nel benessere? Sono liberi i giovani che si drogano, si abbrutiscono nelle discoteche, si ammazzano nelle stragi del sabato sera? Sono liberi quanti vivo¬no il lavoro solo come mezzo per accumulare denaro e trionfare sugli altri e che devastano affetti? Lo sono gli adulti che maltrattano i bambini o gli uomini che maltrattano le donne (percentuali impressionanti)? Siamo liberi, noi che stiamo rendendo inospitale il pianeta e che ne minacciamo con inquinamenti e energia nucleare, bellica e pacifica, la sopravvivenza? Modelli economici di tipo liberistico da che ci "liberano" se non dalle tutele sociali, assistenza sanitaria e servizi scolastici, dalla sicurezza del lavoro, premessa per progettare la propria vita, oltre che dall'onere umanizzante della solidarietà?
Al fondo della concezione corrente della libertà vi sono distorsioni fatali.
La prima, è il ritenere che la libertà di ognuno trovi nell'altro, nel suo eguale diritto, un limite, al massimo da tollerare e rispettare. Non è così. Filosofia e psicoanalisi sono concordi nel mostrare che la mia libertà è possibile solo perché l’altro c’è. Da altri traiamo origine ma, soprattutto, solo in relazione con l'altro ognuno può compiersi pienamente, è libero d'essere sé stesso: un essere relazionale. Si è liberi con l'altro, non dall’altro. Soltanto nel caso di beni materiali, la compresenza di altri impone la suddivisione e limita, quindi, il godimento. Invece di essere un caso minore nella concezione della libertà umana, il modello dei rapporti riguardanti le cose e la materia è diventato l’unico parametro e criterio della libertà. E, questo, proprio all'interno di quegli orientamenti di civiltà che si sono opposti (e in questo non avevano torto) al "materialismo", identificato col marxismo: solo che ne includono uno peggiore, se non altro perché più subdolo. Un materialismo individualista è, infatti, ancora più disumano di un materialismo collettivista, nel quale si conserva ancora una traccia, pur distorta, della esigenza primaria di coesione.
Il secondo, e forse più radicale, travisamento, al quale si oppongono sia l'annuncio cristiano sia i dati della psicologia del profondo, è quello di pensarci già liberi. Di non riconoscere che i nostri condizionamenti interni ed esterni fanno per noi della libertà una conquista mai del tutto compiuta, che la libertà per noi consiste in una liberazione, dal male cui siamo inclinati, dall'egocentrismo e incapacità di amare. E il Padre nostro termina col grido «liberaci dal male», spesso oscurato da recite frettolose.
Il terzo fraintendimento è il prendere come soggetto della libertà soltanto l'individuo, che è realtà in gran parte fittizia. Pur ognuno con un volto e una responsabilità unici, noi siamo come dei nodi in una rete di relazioni; cristianamente: un corpo, ora «di ossa spezzate» (Merton); cristianamente chiamati a formare il corpo di Cristo. Perciò la libertà è una e indivisibile; è per tutti e per l'intero essere umano o non è. Siamo infatti persone, luoghi di originale e irripetibile risonanza dell'Altro, da cui veniamo, e dei volti, voci e vite degli altri con cui con-viviamo, con-dividiamo e con-creiamo il mondo.

MARIA CRISTINA BARTOLOMEI su Jesus, agosto 2003, 21.

domenica 30 settembre 2007

Buona Festa dell'Oratorio!


Ogni famiglia è segno dell’amore di Dio.
Lo è oltre ogni situazione problematica e prima di ogni suo possibile giudizio. Dove le persone vivono creando legami improntati al vero amore reciproco e gratuito, anche se bisognoso di crescita, di educazione e di purificazione, lì troviamo sempre una traccia luminosa di Dio, il cui amore “è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5,5). È con questa gioiosa certezza che invito tutti i responsabili e gli operatori degli Oratori a guardare con grande speranza e a vivere con operosa fiducia ogni relazione con le famiglie che incontrano nelle diverse occasioni dell’anno oratoriano.


dal Messaggio dell'Arcivescovo per la Festa dell'Oratorio 2007

Poveri e ricchi


Il valore dell'umiltà lo acquistano più facilmente i poveri che i ricchi. Infatti i poveri, nella scarsità dei mezzi, hanno per amica la mitezza. I ricchi, nell'abbondanza, hanno come loro familiare l'arroganza.
san Leone Magno (Disc. 95, 2)