martedì 18 dicembre 2007

Prenatalizia - 2

Quotidianità Gesù cresce nella sua umanità, in età e in forza, e insieme nella sapienza e nella grazia. La sua crescita, naturale e spirituale, avviene armoniosamente nella totalità e unità dei molteplici aspetti della persona. E tutto nella normalità della vita quotidiana. Gesù si prepara così alla sua missione (cfr Luca 239). Gioisce della premurosa cura di Dio nei suoi confronti e beneficia dell'attenzione di Maria, di Giuseppe e degli uomini e delle donne della sua comunità (cfr Luca 2,52).
Gesù ha passato molti anni in questo contesto familiare fatto di pensieri e di preghiere, di affetti e di obbedienze, di lavoro e di fede. È lì che Gesù ha imparato a leggere profondamente le realtà semplici della vita: le sue parabole sono uno specchio di questa attenzione sapiente alle cose di ogni giorno (il pane, la pasta lievitata, i talenti), alle meraviglie della natura (i gigli del campo, gli uccelli del cielo), al lavoro dell'uomo (il contadino, il pastore, la donna di casa), ai piccoli episodi della vita (la mietitura, la ricerca della dramma perduta).
Non possiamo però dimenticare che la famiglia di Nazaret ha dovuto attraversare non solo le luci ma anche le ombre che entrano in ogni famiglia. Lo documentano le pagine dei "vangeli dell'infanzia": ancora nel grembo l'ascolto del battere angoscioso del cuore di Maria nei giorni in cui Giuseppe aveva deciso di licenziarla in segreto, la nascita in una grotta fuori dell'albergo, l'esperienza dell'esilio e della dimora in terra straniera. Nulla di più concreto ci viene detto della "vita nascosta", se non che "il bambino cresceva e si fortificava". Perché non pensare anche a momenti di crisi, necessari per una crescita "forte" e per un provato cammino di fede per tutta la famiglia?Il mistero di Gesù a Nazaret ci richiama al primo luogo della fede che è la vita quotidiana nella propria casa e nella propria famiglia, ove la crescita nella fede non può avvenire come un'aggiunta giustapposta ai diversi aspetti della crescita del bambino, e poi del ragazzo e dell'adolescente, ma come una realtà che progressivamente rivela il senso di tutte le altre dimensioni della vita.
card. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n. 15

lunedì 17 dicembre 2007

Prenatalizia - 1

"Non c'era posto per loro nell'albergo"

"Il dono della fede, solitamente germinato negli anni dell'infanzia, cresce nella vita quotidiana di ciascuno di noi. In questa storia, che ha tratti di singolarità per ognuno, possiamo ritrovare i linguaggi attraverso cui ci è stata trasmessa la fede, oppure sono emerse le difficoltà, le incomprensioni, o anche la distanza, la non conoscenza e l'avversione nei confronti della vita cristiana e della Chiesa".
card. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n. 15
«... E lo depose in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo » (Lc 2, 7).Dirà più tardi: «Picchiate e vi sarà aperto». Ma per sua madre, che Lo recava in grembo, le porte sono rimaste sbarrate e gli uomini dietro, murati nella fortezza del loro egoismo, decisi a non cedere una spanna di pavimento. Non c'era posto per Lui. E deve nascere fuori della città. Cosi come morirà fuori della città. Ci sentiamo in dovere di indignarci nei confronti di quelli che gli hanno sbattuto la porta in faccia. Può essere uno sdegno fasullo. Può essere un comodo alibi. In realtà, noi facciamo qualcosa di peggio. Abbiamo imparato le buone maniere e ci ripugna il gesto di lasciarLo fuori della porta, siamo gente educata noi. Mica come quei villanzoni... Non Lo lasciamo fuori. Subodoriamo il pericolo, avvertiamo la Sua presenza inquietante, comprendiamo che dobbiamo difenderci da Lui. Ma non Lo lasciamo fuori. Con le buone maniere, adottando i più sottili accorgimenti diplomatici, riusciamo a renderla «innocuo». Blocchiamo il Natale. E la nostra operazione è più perfida di quella tendente a lasciarLo fuori.

Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 21

sabato 15 dicembre 2007

Lo Spirito del Padre è già dentro


"Quando ci libereremo dal «complesso del convertire» (gli altri)? Di fare proselitismo a ogni costo? Quando smetteremo di imporre i nostri itinerari obbligati? Quando finiremo di giocare noi al Medico, al Maestro, al Salvatore, riconoscendo che uno solo è il Medico, il Maestro e il Salvatore, e noi siamo soltanto « servi inutili », e spesso ingombranti? Quando accetteremo, umilmente, di cercare insieme, di camminare insieme? Quando cesseremo di fare entrare Dio a forza in certe anime? E se fosse già entrato, silenziosamente, rispettosamente, magari per la porta di servizio, senza avvertirci, senza chiederci il permesso, senza lasciare nessuna orma visibile «fuori»? Anche il «fare il bene» può condurre a combinare guai notevoli. Un certo tipo di fare del bene. Senza discrezione. Senza pudori. Con troppo orgoglio. Con una inconfondibile aria di superiorità. Al di fuori di un certo stile, di un certo modo insegnatoci dal Cristo.Certa gente si illude di fare del bene a una determinata persona assediandola costantemente, asfissiandola senza misura con consigli esortazioni rimproveri minacce. Diventa una specie di persecuzione, che il più delle volte porta a risultati opposti a quelli sperati.Ognuno è custode del proprio fratello. Perfettamente d'accordo. Ma non deve essere il poliziotto del proprio fratello. Che ne spia ogni mossa, che ne studia tutti i movimenti, che ne interpreta (quasi sempre male) tutte le intenzioni.Crediamo, poi, che per mettere sulla buona strada una persona, basti toglierle accuratamente tutte le occasioni di male, restringerle ostinatamente tutti gli spazi della libertà, tenerla continuamente sotto controllo.Dobbiamo essere testimoni, non poliziotti. Compagni di viaggio, non giudici. Amici, non spie.Il prodigo cammina verso la Casa. Ogni tentativo di conversione può risultare una barriera. Il Padre ce l'ha già «dentro»".


ALESSANDRO PRONZATO, Vangeli scomodi, 297-298

prima neve in Seminario!


Ecco come sta cambiando la vista dalla mia finestra, mentre la neve continua a cadere!

venerdì 14 dicembre 2007

Mancanza


"L'uomo vale per ciò che gli manca"

don Primo Mazzolari

Desideri di cielo


Se non ci fosse il Paradiso... Se non ci fosse quella brutta prospettiva di finire arrostiti all'Inferno... Tanti cristiani soffrono dello stesso complesso di inferiorità nei confronti del peccato. Non sono convinti che, se per ipotesi assurda non ci fosse il Paradiso, non avremmo nulla da rimpiangere ugualmente.

Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 288

Etichetta per babbi (non Natali!)


"Non chiudere il passeggino con dentro il bambino"

martedì 11 dicembre 2007

lunedì 10 dicembre 2007

Ricordando la nascita di Martina

VERTICE UE-AFRICA
«Ogni giorno muoiono 13mila bambini»
L'Ong "Save the Children" chiede un immediato intervento dei leader riuniti a Lisbona
LISBONA - L'Ong umanitaria 'Save the Children' ha chiesto un immediato intervento dei leader africani ed europei riuniti a Lisbona per il secondo vertice Ue-Africa in favore dei milioni di bambini del continente nero che ogni anno muoiono per malattie «facilmente curabili». In una nota, il responsabile della campagna di 'Save the Children' per l'Africa Martin Kirk ha rilevato che solo oggi, durante la prima giornata del summit di Lisbona, «oltre 13.000 bambini africani sotto i cinque anni moriranno, per lo più per malattie facilmente curabili».
Ogni anno, secondo Save the Children, i bambini morti sono circa 5 milioni nell'Africa sub-sahariana. «La maggior parte di queste morti è dovuta a diarrea, polmonite e malaria, malattie facili da prevenire e curare», ha affermato Kirk. L'Ong umanitaria ha chiesto ai leader africani di rispettare la promessa fatta al vertice di Abuja, di dedicare almeno il 15% dei bilanci dei loro stati per la salute, e a quelli europei di mantenere l'impegno di destinare lo 0,7% del Pnl dei bilanci dei loro paesi all'aiuto allo sviluppo. Per ora, ha rilevato Save the Children, solo Svezia, Lussemburgo, Olanda e Danimarca hanno raggiunto questo obiettivo.
08 dicembre 2007 http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_08/africa_muoiono_bambini_vertice_ue_43f6881c-a584-11dc-87a0-0003ba99c53b.shtml

domenica 9 dicembre 2007

Migliore?


“Non sforzarti di essere migliore degli altri,
cerca di essere migliore di te stesso”.

Faulkner

Fortune della vita - 9


sabato 8 dicembre 2007

Accogliere il dono


Le domande: "Perché un uomo e una donna si decidono a fare un figlio? Davvero si «decidono» a tanto? È appropriata l'espressione «fare un figlio»? Un figlio è «fatto», oppure solo «desiderato», o addirittura «invocato», e quindi eventualmente «ottenuto»? E come precisare la qualità del «desiderio» o della «volontà» originaria che presiede alla decisione di generare? A quali condizioni quella decisione può apparire «buona», può suscitare dunque consenso e gratitudine in colui che appunto in forza di essa viene in questo mondo? Il «sì» alla vita, da parte di chi nasce, è insieme un «sì» all'iniziale «progetto» dei genitori, alle loro attese o in ogni caso al «disegno» che essi avevano nel cuore? Oppure si tratta di un «sì» a un «disegno» altro da quello dei genitori? Come si manifesta e con quale peso questa eventuale differenza tra l'originario «progetto» dei genitori e il disegno a cui invece di fatto consente il figlio? Non sarà forse condannata ad apparire ineluttabilmente arbitraria e prepotente una decisione come quella di dare la vita a un uomo, e con la vita di necessità molto altro - una patria, una lingua, una tradizione, addirittura un'educazione, un carattere. Il genitore, lo voglia o non lo voglia, diventa di fatto come un «destino» per il figlio, cioè una presenza non solo inevitabile, ma in molti modi determinante; tale suo rilievo non riguarda soltanto le condizioni materiali del vivere, ma le forme stesse del carattere, della coscienza e dunque alla fine l'identità del figlio. Come conciliare tale rilievo esorbitante del genitore con la tanto apprezzata e reclamata «autonomia» dell'uomo?" (p. 15).


Giuseppe Angelini, Il figlio, Vita e Pensiero

venerdì 7 dicembre 2007

sant'Ambrogio!


Auguri alle sorelle e ai fratelli milanesi!

Dare la vita


Dare la vita: avere in dono la possibilità di regalare la vita, per realizzare la vita. "Opera sullo sfondo della riflessione (di Doms) un pregiudizio civile tipico della modernità: il pregiudizio per cui il «fine» della vita sarebbe comunque quello dell'«autorealizzazio¬ne»; vale dunque quello che serve alla mia «realizzazione», è male invece quello che la pregiudica. Si propone inevitabile la domanda: ma davvero è possibile per l'uomo «realizzarsi»? (…) Con formula icastica Gesù chiude la strada a ogni progetto umano di «autorealizzarsi»: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8, 36). (…) La verità della seconda affermazione è invece quella di una promessa; essa apparirà come vera soltanto alla luce del compimento pasquale del destino di Gesù; quel compimento mostrerà insieme il senso perfetto di quella «causa» di Gesù, per la quale ogni uomo può «perdere» con speranza la propria vita. Ma la promessa che Gesù fa non è un'altra rispetto a quella che comunque sta all'inizio di ogni vita e anche all'inizio di ogni matrimonio; essa solo manifesta la verità di una promessa che, al di fuori della prospettiva del suo vangelo, appare insieme indispensabile e oscura. Per «salvare la vita», occorre che l'uomo non cerchi in alcun modo di trattenerla; cerchi piuttosto una causa abbastanza degna per la quale meriti di regalare ciò che in ogni caso non si può risparmiare. Il figlio è appunto una delle forme che assume questa buona causa. (…) Comprendere il valore morale della generazione… è possibile soltanto a condizione di comprendere la generazione stessa quale forma di quella carità nella quale si riassume il senso del vangelo di Gesù" (p. 68-69).


Giuseppe Angelini, Il figlio, Vita e Pensiero

giovedì 6 dicembre 2007

Memoria e futuro


I genitori fanno memoria del passato di Dio: dalla promessa si schiude un futuro, se ci si lascia condurre (obbedienza). "Il supremo compito dei genitori, dunque, è quello di «ricordare»: non però il loro passato, che di per sé conta poco; di ricordare invece il passato di Dio, quello che solo conta, quello dal quale soltanto può scaturire l'intelligenza del presente e la speranza per il futuro. Anche questa associazione tra generazione e memoria delle opere di Dio ribadisce il nesso essenziale tra generazione e fede: non si può rendere ragione di quella vita la cui figura i figli trovano sempre già determinata precedentemente al tempo della loro libertà, se non a condizione che i padri si riferiscano a un'opera più antica e più sicura di quella loro" (p. 109). "Credere alla promessa di Dio esige dunque che ci si rimetta a un disegno i cui confini sfuggono. Credere alla promessa significa subito insieme obbedire a un ordine. (…) Il figlio è certo subito per loro ragione di speranza; e tuttavia è insieme anche un impegno che li costringe a conoscere una sorta di 'espropriazione' di quella che ritenevano la loro vita. Il futuro benedetto non sarà più per loro una 'proprietà', ma il principio di un'obbedienza. L'attesa del figlio sarà dunque la figura più concreta e precisa che assumerà per loro la legge generale dell'esistenza umana: essa è possibile soltanto nel segno dell'ascolto e quindi dell'obbedienza alla parola che li precede" (p. 113).


Giuseppe Angelini, Il figlio, Vita e Pensiero

mercoledì 5 dicembre 2007

Ecco Martina!


"Oggi ancora si deve riconoscere come il figlio sia non solo una scelta, ma prima di tutto un evento, lieto evento, come giustamente si dice. Soltanto a misura che si intenda il messaggio lieto iscritto nell'evento, è possibile poi anche essere istruiti a proposito del compito. Che il figlio non sia solo una scelta, lo si riconosce subito e facilmente. Anche la scelta di generare più «responsabile», quella più seriamente pensata e più generosamente decisa dai due, deve poi confrontarsi con un figlio che certamente non è quello che si è scelto. Si sceglie genericamente di avere un figlio, e nasce quel figlio preciso che esige di essere riconosciuto nella sua identità, e quindi da capo scelto, quasi adottato. Il figlio infatti non si accontenta in alcun modo della indeterminata decisione di generare; aspetta di essere voluto nella sua singolare identità. (…) La scelta originaria di generare non ha la figura di un progetto, ma quella di un voto. Il voto comporta dedizione religiosa a ciò che appare sacro; o detto più francamente, comporta dedizione a Dio stesso"

Giuseppe Angelini, Il figlio, Vita e Pensiero, 159-160

martedì 4 dicembre 2007

E' NATA MARTINA!


Da nove mesi esiste,
ci sarà per l'eternità,
oggi qualcuno l'ha vista!

E' NATA MARTINA,
la figlia di Maria e Filippo, mio fratello!
Benediciamo il Signore della Vita
e ringraziamo i genitori!!

domenica 2 dicembre 2007

Amore e salvezza


"Non amiamo gli altri perché sono buoni. Ma li facciamo diventare buoni perché li amiamo. La sfida al male non consiste nel condannare, nello scomunicare. E non consiste neppure nel discutere. «Tutte le volte che ho vinto una discussione ho perso un'anima» (Mons. Fulton Sheen). La vera sfida avviene sul piano dell'amore. In un film famoso, Il Porto delle nebbie, c'è un dialogo che sintetizza efficacemente la portata di questa sfida. Il disertore riconosce dinanzi alla fidanzata di essere una creatura abbietta. La ragazza lo interrompe: 'Tu non puoi essere cattivo perché io ti amo'! Se c'è tanto male nel mondo, ciò è dovuto al fatto che a questo male noi abbiamo opposto la nausea, il disgusto, la condanna. Mentre dovevamo opporre l'amore. L'amore impedisce a Zaccheo di essere cattivo".

Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 221

Ricicliamo i vecchi cellulari!



Bella iniziativa!!