martedì 29 luglio 2008

Chinare il capo


«"Chinare il capo". L'immagine fa riferimento al momento della nascita, nel quale il bambino viene al mondo proprio attraverso questo movimento. Nel momento del parto si prepara, si mette in posizione, con la testa in giù, "china il capo", lo flette per incanalarsi e solo così nasce, facendo ad un tempo esperienza di resistenza, sforzo, abbandono... Questa immagine che caratterizza la nascita si ripresenta poi sotto differenti aspetti nell'arco di tutta la vita in cui molte situazioni ci fanno sperimentare la durezza della realtà, la sua "resistenza" che segnala il nostro limite e ci sollecita a prendere posizione, a riconoscere la nostra misura in relazione ad esso. Impariamo a vivere affrontando la realtà alternando "resistenza e resa" fino all'ultimo atto, quello del morire, che più di ogni altro ha la sembianza del "chinare il capo"».
A. Gaino, Chinare il capo, in Esperienza e Teologia, 17 (2003), p. 5

lunedì 28 luglio 2008

Desideri e pessimismo


"La domanda (di Gesù risorto ai suoi discepoli in Gv 21,5): «Non avete nulla da mangiare?» è un capolavoro di finezza. Gesù non li rimprovera. Avrebbe potuto umiliarli, prenderli in giro, oppure sgridarli perché si erano sbagliati sulla vocazione. Invece non fa niente di tutto questo e pone la domanda come un bisogno: «Avrei bisogno di qualche cosa per me». Gesù, con estrema delicatezza, fa emergere la nullità del loro lavoro, mettendosi però un po' dalla loro parte.
È così che Gesù fa con i nostri desideri, non con quelli che sono già di per sé condannabili, evidentemente negativi, ma con tutta quella massa di desideri, in parte buoni e in parte ambigui, che ci muovono, che riguardano la vita, il lavoro, la sistemazione, lo studio, il successo, le relazioni, le amicizie, il trovarsi bene nella comunità, nel gruppo, il fare un certo cammino nella vita.
Gesù non ci prende a pugni nello stomaco, ma ci prende per la mano: «Forse potresti aiutare anche me, con questa tua massa di desideri, potremo lavorare insieme». Gesù ci dà coraggio, stimola, provoca la tensione verso il bene.
«Gettate e troverete». È una parola sicura: fa capire che se accettiamo che entri anche lui nella nostra ottica e ce la trasformi, ci andrà bene anche umanamente. Gesù vuole che facciamo una pesca fruttuosa, ma vuole che la facciamo la­sciando che lui entri nella nostra ottica e la rettifichi.
Domandiamoci un po' cosa avrebbe fatto invece il diavolo se fosse apparso nella stessa mattina, nella penombra sulla spiaggia? Cosa avrebbe detto? Certamente li avrebbe rimproverati e derisi, perché l'azione del nemico di Dio è di spe­gnere i desideri, di accusarci, di smorzare tutto ciò che di buono c'è in noi. E ciò avviene quando lasciamo che questa voce negativa operi in noi. Abbiamo dentro di noi quello che la Bibbia chiama l'"accusatore" (Satana è il termine ebraico che traduciamo accusatore). E dobbiamo saperlo riconosce­re, perché è accanito contro di noi. Sempre ci fa vedere i no­stri lati negativi, i nostri sbagli e le nostre incapacità.
La parola di incoraggiamento di Gesù è invece piena di significato perché ripete il tono di altre parole del Vangelo: voi ricordate il «bussate e vi sarà aperto», «cercate e troverete», «chiedete e otterrete», «a chi bussa è aperto», «chi cerca trova». È la pazienza, la perseveranza che Gesù raccomanda: di non dare fiato né in noi, né nelle nostre comunità, né nel gruppo alle voci di disfattismo e di pessimismo, che sono voci del nemico".
Carlo Maria Martini, "E' il Signore!"

domenica 27 luglio 2008

Sprechi


Fronde di Polizia
di Massimo Gramellini
Cosa pensereste se vi dicessero che la Polizia ha rinnovato il guardaroba dei suoi ragazzi, dotandoli di nuove camicie e nuovi cinturoni? Forse che con quei soldi avrebbe fatto meglio a innaffiare le loro buste-paga. Ma se in sovrappiù vi svelassero che quelle camicie e quei cinturoni giacciono inservibili dentro i cassetti delle questure perché nel frattempo, all’insaputa del sarto, la Polizia ha deciso di cambiare il proprio stemma? Quello antico, ancora presente nelle divise appena sfornate, era contornato da due fronde di quercia e alloro che nel nuovo sono state tagliate.
Ammettiamolo. Non è semplice fabbricare uno spreco così. Occorrono talenti organizzativi particolari. Un labirinto di riunioni schizofreniche e universi paralleli, dove tutti si parlano addosso e nessuno ascolta. Di qua un ufficio che ordina il disegno del nuovo stemma. Di là un altro che ordina le divise con il vecchio stemma. Senza che, né di qua né di là, ma neanche di sopra o di sotto, ci sia qualcuno che si prenda la briga di segnalare l’incongruenza. Magari un funzionario solerte ci avrà anche provato. Ma sarà stato caldamente invitato a farsi gli stemmi suoi, secondo la regola aurea della burocrazia italiana, che all’articolo 1 recita: «Non è di mia competenza». L’augurio è che qualche persona ancora provvista di senso del ridicolo decida di sottrarre alle tarme le camicie e i cinturoni, restaurando d’imperio il vecchio stemma. A proposito, era proprio indispensabile cambiarlo? Ci avevano detto che il problema dell’ordine pubblico erano le bande e le ronde, non le fronde.
leggi l'articolo

sabato 26 luglio 2008

Genocidi e santi

Avanti un altro santo!

Mila Damianov, 53 anni racconta i mesi col Dr. Babic: "Non sono la sua fidanzata"
E descrive così l'uomo arrestato come criminale di guerra: "Per me è una specie di santo"
"Macché boia, era un santo": parla l'amica di Karadzic
Belgrado - E' furente e non certo per le bugie raccontatele dal sedicente dottor Dabic. "No, non ce l'ho con lui. Per me era e rimane una persona eccezionale, ma per l'uso improprio che la stampa ha fatto del mio nome e della mia faccia. Non ero l'amante di Dragan - continua a chiamarlo così, ndr - ero una sua collaboratrice. O meglio una sua allieva". "L'allieva - prosegue - di un uomo a cui devo molto e da cui ho molto imparato. Le bugie dei giornali, quelle sì, mi hanno sconvolto la vita e mi hanno messo in grave imbarazzo con la mia famiglia".
Mila Damianov, belgradese, 53 anni, (...) "Mai, nemmeno per un momento, ho dubitato di lui. Lo vedevo come una specie di santo, un apostolo. Uno che aveva a cuore i problemi di coloro che soffrono". (...) "Non mi piace giudicare gli altri. E poi ciascuno è responsabile della propria vita. Io al dottor Dabic gli ho solo visto fare del bene". (...)
qui trovi l'articolo completo

Il massacro di Srebrenica - Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il massacro di Srebrenica fu un genocidio e crimine di guerra, consistito nel massacro di migliaia di musulmani bosniaci nel luglio 1995 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle Nazioni Unite.
È considerato uno dei più sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale: secondo fonti ufficiali le vittime del massacro furono circa 7.800, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000.
I terribili fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni sono considerati tra i più orribili e controversi della storia europea recente e diedero una svolta decisiva al successivo andamento della guerra in Jugoslavia. Il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) istituito presso le Nazioni Unite ha accusato, alla luce dei fatti di Srebrenica, Mladic e altri ufficiali serbi di diversi crimini di guerra tra cui il genocidio, la persecuzione e la deportazione. Gran parte di coloro cui è stata attribuita la principale responsabilità della strage, siano essi militari o uomini politici, è tuttora latitante. (...)
Il 6 maggio 1993 il consiglio di sicurezza dell'ONU, con la risoluzione 824, istituì come zone protette le città di Sarajevo, Tuzla, Zepa, Goražde, Bihac e Srebrenica, inoltre, con la risoluzione 836, dichiarò che gli aiuti umanitari e la difesa delle zone protette sarebbero stati da garantire anche all'occorrenza con uso della forza, utilizzando soldati della Forza di protezione delle Nazioni Unite, i cosiddetti Caschi blu.
La cosiddetta zona protetta di Srebrenica fu delimitata dopo un'offensiva serba del 1993 che obbligò le forze bosniache ad una demilitarizzazione sotto controllo dell'ONU. Le delimitazioni delle zone protette furono stabilite a tutela e difesa della popolazione civile bosniaca, quasi completamente musulmana, costretta a fuggire dal circostante territorio, ormai occupato dall'esercito serbo-bosniaco. Decine di migliaia di profughi vi cercarono rifugio.
Verso il 9 luglio 1995, la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante furono attaccati dall'armata serbo-bosniaca. Dopo un'offensiva durata alcuni giorni, l'11 luglio l'esercito serbo-bosniaco riuscì ad entrare definitivamente nella città di Srebrenica. Gli uomini, dai 14 ai 65 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per procedere allo sfollamento; secondo le istituzioni ufficiali i morti furono circa 7.800, mentre non si hanno ancora stime precise del numero di dispersi. Fino ad oggi circa 5000 corpi sono stati esumati, di cui appena 2000 sono stati identificati.
Il 26 febbraio 2007 la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, il principale organo giurisdizionale dell'Onu, si è pronunciata sul ricorso della Bosnia contro la ex-Jugoslavia, ovvero l'attuale Stato della Serbia. (...) Rosalyne Higgins, britannica e presidente del collegio giudicante di appello, ha dato lettura della sentenza. La sentenza di appello del 26 febbraio è stata votata all'unanimità dal collegio giudicante, e conferma quella di primo grado del 2 agosto 2001, nel riconoscere il massacro di Srebrenica come un genocidio.
Il Tribunale ha respinto la richiesta di indennizzo a favore dei sopravvissuti a Srebrenica. La Corte ha stabilito che quello che avvenne fu un genocidio ad opera di singole persone, ma che lo Stato Serbo non può essere ritenuto direttamente responsabile per genocidio e complicità per i fatti accaduti nella guerra civile in Bosnia-Herzegovina dal 1992 al 1995, fra i quali rientra la strage di Srebrenica. Il fatto è riconosciuto come genocidio poiché "l'azione commessa a Srebrenica venne condotta con l'intento di distruggere in parte la comunità bosniaco musulmana della Bosnia-Erzegovina e di conseguenza si trattò di atti di genocidio commesse dai serbo bosniaci".

venerdì 25 luglio 2008

san Giacomo apostolo


Ricordando il pellegrinaggio 2007 a Santiago de Compostela
Alcune foto del viaggio sul sito SeiTreSeiUno
Webcam dal Santuario

giovedì 24 luglio 2008

Dattilografia


Rendo il dovuto onore e la mia gratitudine a un software semplice e divertente per imparare a dattilografare. In tanti usiamo una tastiera per comunicare, eppure pochi sappiamo usarla bene. Su questo sito potete trovare e scaricare gratuitamente un software per esercitarvi in un corretto uso della tastiera. Buoni esercizi e a presto per una gara di velocità e precisione!

mercoledì 23 luglio 2008

Separazione

Sembra ieri quando abbiamo festeggiato il primo anno insieme:
era il 25 gennaio 2008.
Guarda il post dedicato.

Da allora sono passati altri sei mesi. 13.000 km insieme.
Era un sogno quando l'ho presa, è ancora più desiderabile ora che l'ho lasciata.

Non è stata una separazione consensuale: lei non mi avrebbe mai lasciato!
So che è in buone mani: beato chi se l'è sposata!!
Buona strada, Lady!


martedì 22 luglio 2008

Tutta la gioventù


"Ed eccomi al crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane incompiuta. Il Tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me. Possa solo questa testimonianza aiutarvi ad amare. Questa è l’ultima ambizione della mia vita, e l’oggetto di questo “testamento”.
Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo. Tutta la gioventù del mondo: di destra, di sinistra, di centro, estremista: che mi importa! Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere. C’è un solo cielo per tutto il mondo.
Più sento avvicinarsi la fine della mia vita, più sento la necessità di ripetervi: è amando che noi salveremo l’umanità. E di ripetervi: la più grande disgrazia che vi possa capitare è quella di non essere utili a nessuno, e che la vostra vita non serva a niente.
Amarsi o scomparire".

dal Testamento di Raoul Follerau (lo trovi completo tra i nostri Testi)

lunedì 21 luglio 2008

Sporcizia


Mi domando come avrebbe reagito la gente
e come si sarebbero comportati i becchini
se si fosse trattato di due "bravi ragazzi" di Napoli,
magari affiliati a qualche cosca.

Bimbe rom annegate, il cardinale Sepe condanna l'indifferenza dei bagnanti
Torregaveta, due ragazzine di 11 e 12 anni uccise dal mare mosso. Una coppia di cuginette salvata dai bagnini, mentre in spiaggia c´è chi continua a prendere il sole a pochi metri di distanza
"Girarsi dall'altra parte o, farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono". Lo afferma l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe, in una nota in cui commenta le foto della spiaggia di Torregaveta, in provincia di Napoli, che mostravano persone sdraiate al sole nonostante ci fossero i due cadaveri delle ragazzine rom annegate ieri. "Violetta e Cristina, due cuginette rom di 12 e 13 anni giravano per le spiagge libere del nostro litorale offrendo, a poco prezzo, calamite colorate o altri oggettini, utili o inutili, che le consentissero di racimolare qualche soldo. Con il mare a due passi hanno lasciato per un momento da parte la loro mercanzia e hanno fatto ciò che tutte le bambine o ragazze della loro età avrebbero fatto: hanno cercato refrigerio nell'acqua. Hanno trovato invece la morte. La più piccola si è trovata subito in difficoltà; l'altra si è lanciata nel tentativo di salvarla. Tutto inutile", scrive il cardinale. "Un'altra tragedia è venuta così, a ferire il cuore di Napoli. E' una tragedia grave, di fronte alla quale la Chiesa avverte tutto il dolore e l'afflizione per due vite preziose, la cui perdita va a impoverire e rendere in qualche modo più fragile e vulnerabile i due mondi che la comunità cristiana, non solo quella di Napoli, sente più vicini e considera parte privilegiata di se stessa: il mondo dei giovani, e quello degli ultimi della fila, degli emarginati. Di Violetta e Cristina i giornali hanno mostrato le foto quando già tutto era compiuto; e di due bambine abbiamo potuto scorgere appena i piedi che sporgevano da un telo da spiaggia, con il quale qualcuno pietosamente ha provveduto a coprire i corpi senza vita. In quelle tristi e orribili foto si è visto , per la verità, anche altro: gente sullo sfondo, bagnanti che hanno continuato a restare in spiaggia forse perfino infastiditi dalla visione di quei due teli che ingombravano l'arenile. Sono queste le immagini che della nostra città non vorremmo mai vedere, perfino più di quelle che hanno mostrato per il mondo una Napoli sommersa dai rifiuti. La tristezza veniva non solo da quei due copri sotto i teli, segno di una tragedia ancora più penosa di quelle catalogate come "morti sul lavoro", ma proprio dalla gente sullo sfondo o - peggio - dalla gente che faceva da sfondo, che non prendeva parte e non si sentiva per niente coinvolta. Girarsi dall'altra parte o, farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono". "L'indifferenza - prosegue il cardinale - non è un sentimento per gli essere umani; e meno che mai poteva (e doveva) essere per Violetta e Cristina già segnata da una vita di stenti e forse debilitate esse stesse dal peso di pregiudizi difficili da sopportare per la loro età. E' tempo di parole chiare per Napoli e non vorremmo che proprio l'indifferenza, in una comunità così generosa e ricca di umanità, possa profilarsi come una nuova - e più grave - emergenza. (...) Ma la Chiesa ha il compito di guardare fin dentro l'animo dei suoi figli. E se il velo dell'indifferenza si ispessisce, tutto diventa opaco e tutto può diventare irrimediabilmente sporco. (...)
vai all'articolo

domenica 20 luglio 2008

Vento


"Il vento scuote le fronde allo stesso modo in cui la parola d'amore tocca il viso dell'amata, provocando la stessa grazia d'abbandono, un'uguale febbre leggera e radiosa. Il vento e la parola d'amore dicono la stessa cosa".
Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 13

sabato 19 luglio 2008

Per continuare a riflettere

La società e la Chiesa scomoda
di Franco Garelli
Sono bastate alcune prese di posizione riflessive sui temi oggi caldi dell’agenda politica (come le questioni dei rom, degli immigrati clandestini, della moschea di Milano) per dare l’allarme che la Chiesa milanese si è ormai spostata a sinistra, sia l’avanguardia di un mondo cattolico ostile ad un governo che sta realizzando il programma per cui ha avuto un largo consenso alle ultime elezioni politiche. (...) Così ritornano fantasmi del passato, schemi vetusti di lettura della realtà, che poco hanno a che fare col nuovo che avanza. La Milano cattolica sarebbe il nuovo baricentro del cattocomunismo, dei reduci cioè di un’epoca ormai lontana che mal digeriscono la svolta di destra in atto nel Paese. (...) Gli spunti recenti per queste interpretazioni spinte sono noti. In varie occasioni il cardinal Tettamanzi ha di questi tempi parlato di una situazione che si sta aggravando, in un mondo globale che dovrebbe favorire una fraternità universale. Invece, ha rilevato il pastore, nelle nostre città crescono i sentimenti di diffidenza e di sospetto, di insicurezza e di paura. È poi di una settimana fa la ferma posizione del responsabile del dialogo ecumenico della diocesi di Milano contro la chiusura (ipotizzata da ministri e autorità locali) della più frequentata moschea della città, con l’invito a trovare soluzioni rispettose non solo dell’ordine pubblico ma anche della libertà religiosa di tutti. Infine, anche Famiglia cristiana (altra grande realtà cattolica «milanese») sarebbe al centro del ciclone, per una serie di articoli non teneri col governo in carica, che hanno riguardato le impronte ai bimbi rom, le accuse alla Lega di alimentare le paure degli italiani, l’infinita querelle tra governi Berlusconi e magistratura. (...) Certamente anche gli uomini di Chiesa e dei gruppi religiosi hanno le loro preferenze politiche. Ma leggere i loro atti o le loro prese di posizione perlopiù in termini politici significa sminuire il senso della loro presenza nella società, non cogliere prospettive più ampie, considerare la politica come l’unica cifra di analisi della realtà. Il cardinale Tettamanzi è indubbiamente un vescovo aperto, soprattutto allo spirito del Concilio e al suo richiamo a leggere i segni dei tempi, a coltivare le ragioni della speranza, a farsi carico dei più deboli. (...) Sui temi sociali emergenti la Chiesa non ha il monopolio della verità, ma la sua attenzione al bene comune, anche se talvolta scomoda e controcorrente, contribuisce di certo alla crescita della comunità.
vai all'articolo su La Stampa del 17.07.08

venerdì 18 luglio 2008

Bisca - Sotto Attacco Dell'Idiozia

Tanto per ribadire quanto dicevo nel post precedente.

Allergia

Qualche tempo fa mi chiesero
come mai prendevo spesso spunto da interventi apparsi sulla stampa laica...
Risposi che - oltre a selezionare il materiale prima di "proporlo" -
mi era di conforto sapere che certe stupidate
provenivano appunto da mezzi di comunicazione che si definivano "laici".
Quando mi aggiro tra la produzione "d.o.c.", di ispirazione cristiana,
mi ritrovo spesso a "non ritrovarmi" circa il taglio privilegiato...
e fino a qui potrei dire che si tratta di differenti sensibilità;
ben peggio è quando trovo ignoranza nei contenuti,
malafede e tornaconto personale nelle intenzioni, violenza nei modi
.
Il tutto sotto la bandiera sventolante dell'"essere cristiani e fedeli alla tradizione".
Riporto un esempio di questo disgustoso modo di fare,
con la speranza di suscitare forme di reazione allergica di fronte alla falsità.
Invito tutti a leggere per intero il numero di "Aggiornamenti Sociali" citato,
nonché a passare a trovare di persona gli autori che sono così stupidamente infangati.
Propongo di praticare la carità (l'amore persino dei "nemici", secondo quanto detto da Gesù),
e non soltanto di riempire le righe con la citazione del catechismo.
"Non chi dice Signore, Signore,... ma chi fa la volontà del Padre mio".
Un saluto affettuoso e carico di tristezza a coloro che - miei amici! -
pensano di dover acquistare e leggere quotidianamente
quello pseudo-giornale che riporta tali interventi.
don Chisciotte

E i gesuiti sdoganano l'omosessualità
Nel numero di giugno della gloriosa e prestigiosa rivista dei gesuiti milanesi, Aggiornamenti Sociali, si trova un lungo ‘contributo alla discussione’ sul riconoscimento delle unioni omosessuali. Il lavoro sarebbe stato elaborato da un fantomatico ‘gruppo di studio sulla bioetica’, il comitato di "studio" è costituito tutto da "autorevoli" cattolici, anche docenti del seminario diocesano di Milano. Gli autori del saggio, sono il miglior segno della Chiesa milanese, quella delle ‘leggi fasciste’, che trova modo di illuminare i lontani proprio perché “profetica e progressista”, diversa e a volte opposta da quella verticistica, magisteriale, ingessata e romana. Tuttavia in Vaticano molti sono gli uomini recentemente nominati dal ‘club dei profeti milanesi’. Sarà la propensione drammaticamente sinistrorsa del ‘mitico’ Bartolomeo Sorge, tirato a Milano negli ultimi anni del Cardinal Martini, sarà per il sentiero ‘border-line’intrapreso dal Cardinal Tettamanzi o per l’affidamento totale della Curia milanese (nomine, esternazioni, suggerimenti per incarichi Cei e Vaticani) all’ala ‘aperturista vetero sessantottina’, quel saggio lascia esterefatti. Naturalmente, duole constatare che il catechismo della Chiesa Cattolica sia assolutamente ignorato, semplicemente non risulta sia una fonte di riflessione sull’argomento, così come gli estensori ignorano la realtà che appare dalla stragrande maggioranza delle reazioni omosessuali (promiscuità,attività compulsiva e anonima). Gli atti sessuali non procreativi degli omosessuali vengono messi sullo stesso piano di quelli tra eterosessuali sterili e così si valuta ‘indifferente’ il punto di partenza. Ma il caso di un uomo e di una donna affetti da patologia della fertilità è completamente diverso da comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso, basterebbe usare il buon senso o la semplice osservazione della natura per rendersene conto. L’indifferenza su questo punto, porta dritti e sparati alla “gender theology”. Nessun turbamento negli autori, anzi, il ‘politically correct’ impone di derubricare i molti casi di persone felicemente uscite da pulsioni omosessuali, con due righette. Confesso che lo sgomento provato, dopo l’operazione di normalizzazione nelle scuole pubbliche operata grazie al Governo Prodi, mancava solo la benedizione di tanti ‘buoni cattolici’. Colpisce la sostanziale assenza del principio di ‘realtà’ dello scritto, forse i signorini estensori vivono sommersi da tante pile di libri da no riuscire a guardar fuori dalle finestre, sconforta per di più il tentativo di camuffare tutto con la ‘carità’, il ‘dialogo’, l’accoglienza, la necessaria ‘sintesi’ per sottolineare il “valore delle relazioni omosessuali stabili”. Ogni persona è dono,ricchezza e mistero, ma non così la pulsione omosessuale, che è sempre, sempre una profonda ferita dell’identità, comunque la si valuti. Questi testi rappresentano un vero e proprio tradimento rispetto al richiamo di papa Benedetto XVI a restare uniti, nella accoglienza della persona ferita ma anche nella verità, sui principi non negoziabili. Se sono taluni "pastori" e pseudo esperti diocesani ad andare clamorosamente così fuori strada, come pensare che non si crei confusione nelle ‘pecorelle’? L'insegnamento di Giovanni Paolo II sulla sessualità è stato ascoltato e recepito dal clero? Questi esperti hanno mai visto un corpo femminile e maschile "sganciato" dalla psiche o dallo spirito? Bisogna essere stralunati quando si esalta il primato della "relazione" intesa in senso teorico, a prescindere dalla fisicità biologica, quando la persona è sessuata. Nella fisicità una "relazione omosessuale", dove vedono questi signori il rispetto del disegno divino sulla corporeità, differenza chiamata alla relazione, addirittura "trasparenza" della relazione trinitaria, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II? Sussurro un’altra ipotesi, spero solo di scuola, ed è che il tentativo di ‘normalizzazione’ del ‘club dei profeti milanesi’, perché qualcuno è interessato. Si costruirebbero così le premesse per una ‘autoassoluzione’ pseudo teologica o filosofica alle personali e altrui problematicità, paradossalmente anche questo maldestro tentativo dimostra quel disagio e quella ferita che si vorrebbe negare. Le ricadute negative culturali sociali tuttavia non sono evitabili e di questo si deve tenere conto. L'omosessualità è una ferita e la sua normalizzazione sociale della ‘gender theory’ non è un bene né per la persona, né per la società. Con buona pace di ogni gruppo di studio gesuitico e del bel ‘club di potere milanese’. Dopo le donne vescovo anglicane, c’è chi vorrebbe introdurre la ‘gender theology’ nella Cattolica?
Luca Volonté – UDC
http://www.luca-volonte.it/Redazionale.aspx?ID=383

Pubblicato il giorno prima, 10 luglio 2008, su Libero, p. 12
http://www.libero-news.it/articles/view/288113

giovedì 17 luglio 2008

Abitudinari

Ricerca su Nature: pedinate per sei mesi 100mila persone per studiarne gli spostamenti
Risultato? Pochissime deviazioni nei tragitti: lo rivelano le tracce dei telefoni cellulari. Siamo animali abitudinari e ce lo dicono i telefonini
Siamo abitudinari, percorriamo più o meno sempre gli stessi tragitti senza guizzi, deviazioni improvvise o colpi di testa. C'è voluto un "pedinamento" continuo di 100mila persone per rivelare il modo in cui ci muoviamo: privo a quanto pare di grosse sorprese (...) sono stati seguiti in tutti i loro spostamenti per ben sei mesi tramite le tracce lasciate dai segnali dei loro telefoni cellulari. Lo studio mostra che le traiettorie seguite dagli individui pedinati, scrupolosamente resi anonimi, sono sempre le stesse con qualche sporadica lunga deviazione. (...) Ora il nuovo studio svela che gli spostamenti umani sono molto meno emozionanti del previsto e ripercorrono più o meno sempre gli stessi luoghi. (...) L'idea di sfruttare le tracce disseminate dai nostri cellulari per seguire i nostri spostamenti - dicono gli scienziati - potrebbe permettere di fare previsioni sulla diffusione di epidemie e quindi ideare precise strategie di prevenzione e limitazione dei contagi, o anche solo di progettare rimedi adeguati al traffico cittadino e per la pianificazione urbanistica.
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/psicologia/abitudinari-studiati/abitudinari-studiati.html

mercoledì 16 luglio 2008

In punta di piedi


"La vicenda di Eluana Englaro, la giovane in “stato vegetativo” da quattordici anni, mi colpisce come credente e cittadino, ma soprattutto mi interpella come Vescovo della terra in cui Eluana abita. In questi giorni sono stati davvero numerosi i sentimenti, le riflessioni e gli interrogativi che sono cresciuti nel mio cuore. Desidero ora confidarne alcuni a quanti il Signore ha affidato alle mie cure pastorali. Vorrei essere discreto, entrando in punta di piedi in una storia umana quanto mai delicata, nella quale il mistero della vita si fa più denso, quasi inaccessibile alla luce della sola ragione, e lancia una sfida formidabile per la libertà di ciascuno di noi". (continua)

Il testo completo

card. Dionigi Tettamanzi

beatificazione


Quel che temevo si è avverato:
la "beatificazione" in diretta tv del caro Gianfranco
da parte del classico monsignore
(che rispetta lo standard anche nella fisiognomica!).
Guarda il video dell'intervista.

martedì 15 luglio 2008

Nessun plagio


I discepoli (di Gesù) erano stati chiamati perché stessero con lui (cf Mc 3,13), invece di fatto si trovano a fuggire da lui (al momento del suo arresto). “L'abbandono degli amici è una ferita più amara dell'ostilità dei nemici” (M.G. Lepori, Simone chiamato Pietro, 102). La fuga permette ai discepoli di salvarsi, ma essi non comprendono che è Gesù stesso che si preoccupa di salvarli (cfr Gv 18,8); ciò dice molto sulla linea tenuta da Gesù nell'accompagnare i suoi discepoli e nel guidarli in quei pochi anni: senza prepotenza, senza retorica. “Dal tradimento di Giuda, dal rinnegamento di Pietro e dall'abbandono degli altri nelle ultime ore di Gesù emerge un dato: Cristo non ha né plagiato, né reso fanatici i suoi seguaci; li ha conquistati, ma lasciando intatta la loro libertà (G. Ravasi, I vangeli della passione, 48). Gesù non abbandona nessuno di coloro che gli sono stati affidati. “Gli Apostoli sono diventati degli amici del Signore, buoni o no, generosi o no; fedeli o no rimangono sempre degli amici” (P. Mazzolari, Discorsi, 166). Si può dunque tradire il Signore, ma lui non tradisce mai i suoi amici, neanche quando è rinnegato o venduto. “Non si può tradire che un amico, e in fondo solo uno che amava come Gesù li amava poteva veramente essere tradito. E solo uno dei suoi amici poteva veramente tradirlo (M.G. Lepori, Simone chiamato Pietro, 94). Come Giuda si è potuto fregiare del titolo di amico nel momento più tetro e vergognoso della sua vita di discepolo, così ogni uomo resta amico del Signore sempre, in ogni momento della sua vita, anche in quello in cui è più lontano da lui.
Sergio Stevan, Giuda, 50

lunedì 14 luglio 2008

Rispetto



Per molti popoli esiste un Dio diverso dal tuo.
Prima di partire informati sulla spiritualità del luogo che andrai a visitare.
Questa è la prima forma di rispetto.

domenica 13 luglio 2008

Fuori dal coro

Ho cercato invano una rilettura seria, critica, veritiera,
dei grandi demeriti di un personaggio come Gianfranco Funari.
Tutti non tessono che elogi.
I blogger invocano il "santo subito"
(forse sono gli stessi che lo gridavano di Giovanni Paolo II).

"Avvenire" scrive una mini-biografia, carica di dati e banalità.
Non credo si tratti solo di una inevitabile "beatificazione" di chi muore.
C'è una superficialità diffusa in questa pseuodocultura dolcificata;
ma soprattutto c'è la casta del mondo della tv (produttori e giornalisti)
che si autocelebra, si autoassolve, si autodifende.
Fino all'indifendibile.

don Chisciotte

Pagine di inciviltà


"Mio padre aveva fatto servizio nelle ambulanze, come giovane medico, negli anni '80. Quattrocento morti l'anno. In zone dove si ammazzavano anche cinque persone al giorno. Arrivava con l'autoambulanza, quando però il ferito era per terra e la polizia non ancora arrivata non si poteva caricarlo. Perché se la voce si spargeva, i killer tornavano indietro, inseguivano l'autoambulanza, la bloccavano, entravano nel veicolo e finivano di portare a termine il lavoro. Era capitato decine di volte, e sia i medici che gli infermieri sapevano di dover star fermi dinanzi a un ferito e attendere che i killer tornassero per finire l'operazione. Una volta mio padre però arrivò a Giugliano, un paesone tra il napoletano e il casertano, feudo dei Mallardo. Il ragazzo aveva diciotto anni, o forse meno. Gli avevano sparato al torace, ma una costola aveva deviato il colpo. L'autoambulanza arrivò subito. Era in zona. Il ragazzo rantolava, urlava, perdeva sangue. Mio padre lo caricò. Gli infermieri erano terrorizzati. Tentarono di dissuaderlo, era evidente che i killer avevano sparato senza mirare e erano stati messi in fuga da qualche pattuglia, ma sicuramente sarebbero ritornati. Gli infermieri provarono a rassicurare mio padre: «Aspettiamo. Vengono, finiscono il servizio e ce lo portiamo». Mio padre non ce la faceva. Insomma, anche la morte ha i suoi tempi. E diciotto anni non gli sembrava il tempo per morire, neanche per un soldato di camorra. Lo caricò, lo portò all'ospedale e fu salvato. La notte, andarono a casa sua i killer che non avevano centrato il bersaglio come si doveva. A casa di mio padre. Io non c'ero, abitavo con mia madre. Ma mi fu raccontata talmente tante volte questa storia, troncata sempre nel medesimo punto, che io la ricordo come se a casa ci fossi stato anche io e avessi assistito a tutto. Mio padre, credo, fu picchiato a sangue, per almeno due mesi non si fece vedere in giro. Per i successivi quattro non riuscì a guardare in faccia nessuno. Scegliere di salvare chi deve morire significa voler condividerne la sorte, perché qui con la volontà non si muta nulla. Non è una decisione che riesce a portarti via da un problema, non è una presa di coscienza, un pensiero, una scelta, che davvero riescono a darti la sensazione di star agendo nel migliore dei modi. Qualunque sia la cosa da fare, sarà quella sbagliata per qualche motivo. Questa è la vera solitudine".
Roberto Saviano, Gomorra, 189-190