
lunedì 21 gennaio 2008
Spese alimentari medie per famiglia

Cammelli e deserti

domenica 20 gennaio 2008
Papa lavoratore

Carissimi fratelli e sorelle, possiamo dire che appartiene alla grande opera della redenzione dell’uomo anche il lavoro umano, qualunque esso sia. Ed è a questo titolo che parlo. Perché io non sono né imprenditore né sindacalista. Sono stato operaio, operaio per molti anni della mia vita, e porto nel cuore una grande stima per ogni lavoro umano, e soprattutto per il lavoro più umile, così come era umile quello di Gesù. Porto questo come iscritto nel mio cuore, nella mia “biografia”, ma se vi parlo vi parlo in nome di Gesù. È a questo titolo vero che io parlo. Gesù ha compiuto l’opera della redenzione dell’uomo, di tutti gli uomini, attraverso la croce, sì, ma anche attraverso il lavoro. E così il lavoro umano, il vostro lavoro, il lavoro con tutti i suoi problemi appartiene a questa grande, divina opera della redenzione. (...)
sabato 19 gennaio 2008
"La Sapienza" amorevole
Democrazia minima
(18 gennaio 2008)
venerdì 18 gennaio 2008
I professori satanici della Sapienza - Radio Maria
Tanto per non dimenticare chi getta benzina sul fuoco
Teka P - Caragna No -Teatro Leonardo, Milano 19/12/2005
CARAGNA NO (Maghini)
caragna no, càr el me fioeu /so ben che 'sto mond làder
l'è no el dipint d'on quader
perciò, ti, caragna no
caragna no, càr el me fioeu / t'el disi anmò: caragna no
so ben che in 'sto mond nègher
gh'è poc de sta su allégher / perciò, ti, caragna no
gh'è no lavorà, ma se g'hoo de faa?
foo domà quel che pòdi, / son't minga el Berlusconi
perciò, ti, caragna no
riconossi che in quel moment chi /
gh'è propi nient de riid
ma quand te penset che gh'è in gir / chi sta semper pèg de ti...
l'è giamò un pò ch'el disi, / fass no vegnì ona crisi
perciò, ti, caragna no...
càr el me fioeu / t'el disi anmò
caragna no!
so ben che 'sto mond lader /
l'è no el dipint d'on quader
perciò, ti ca, cara, / caragna........ no
NON PIANGERE
caro figlio mio, non piangere / so bene che questo mondo ladro
non è il dipinto di un quadro / per questo, tu, non piangere
caro figlio mio, non piangere / te lo dico ancora: non piangere
so bene che in questo mondo nero
c'è poco da essere allegri / per questo, tu, non piangere
non c'è lavoro, ma cosa devo fare? / faccio solo quello che posso,
non sono mica Berlusconi / per questo, tu, non piangere
Riconosco che in questo momento / non c'è propio niente da ridere
ma quando pensi che in giro / c'e sempre chi sta peggio di te...
è già da un po' che lo dico, / non farti venire una crisi
per questo, tu, non piangere...
caro figlio mio / te lo dico ancora:
non piangere!
so bene che questo mondo ladro / non è il dipinto di un quadro
per questo, tu............. non piangere.
Senza parole

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sic et non ("Sì e no") è un opera minore di Pietro Abelardo (1079-1142), in cui il filosofo rilevava coraggiosamente che la Sacra Scrittura e l'insegnamento dei Padri della Chiesa contenevano in più punti affermazioni contraddittorie, che venivano messe a confronto.
Il libello, scritto dopo il concilio di Soissons (aprile 1121), è diviso in tre parti: nella prima ("Prologo") vengono enunciati i criteri che permettono di conciliare tra loro le apparenti contraddizioni rilevate (perlopiù ciò viene imputato ai molteplici significati di una stessa parola); nella seconda (il cuore dell'opera, più volte rimaneggiato e citato da Abelardo stesso) sono raccolte le citazioni dalle Sacre Scritture e dai detti dei padri della Chiesa; nella terza invece vi sono citazioni dalle Retractationes di Sant'Agostino.
giovedì 17 gennaio 2008
Il servizio dei superiori

mercoledì 16 gennaio 2008
Ascolto mite

martedì 15 gennaio 2008
Piegare la schiena per zappare

Cortigiano non vuol dire collaboratore.
Adulare non è sinonimo di amare.
Dire «sì» non equivale a «fare».
Chi «si fa avanti» precipitosamente, quasi sempre scantona poi, non appena si trova fuori portata dalla vista del superiore.
Chi ha il «sì facile» sovente ha «l'impegno difficile».
Il sorriso cerimonioso si accompagna inevitabilmente al mugugno.
Gli specialisti dell'inchino - colonna vertebrale ad angolo retto - trovano una insormontabile difficoltà a piegare la schiena quando si tratta di afferrare la zappa e lavorare sul serio.
Quelli che si trovano immancabilmente in prima fila nelle parate ufficiali, finiscono volentieri nelle retrovie (pantofole e poltrona) quando il calendario segna i grigi giorni feriali.
Certi «ribelli» sono i figli più appassionati della Casa. Il loro, sovente, è un amore deluso. Se sono «ribelli», può darsi che qualcuno li abbia feriti. «Se sono ribelli è, forse, perché sono fedeli a valori dimenticati» (Sulivan).
Certe «teste calde» hanno il solo torto di non saper adoperare la parola come turibolo. In realtà, un superiore intelligente sa di poter contare su di loro. A occhi chiusi.
Possono avere qualche «parola sbagliata». Ma le azioni sono quelle giuste.
A.Pronzato, Vangeli scomodi, 353-354
"La Sapienza"?

Dal cap. 9 (versetti 51-56) del Vangelo secondo Luca:
lunedì 14 gennaio 2008
Spiritualità dell'obbedienza

Racconta ancora Gonçalves che, una volta attribuita la missione, Ignazio poteva anche firmare in bianco fogli che sarebbero serviti a compiere bene un mandato, fidandosi totalmente della libertà e della creatività del religioso in missione. (...)
II modo di governare di Ignazio, "gentile e autorevole" insieme, ha un segreto: prima di tutto, Ignazio dedicava tempo e attenzione alla cosa in questione prima di decidere; secondo, pregava molto a questo proposito e riceveva luce da Dio; terzo, non decideva nulla di preciso prima di aver ascoltato il parere di chi se ne intendeva, interrogando ognuno su molte cose, tranne su quelle di cui lui stesso aveva piena conoscenza.
Il superiore deve dare una reale attenzione ai suoi religiosi nel discernimento e avere fiducia in coloro che avranno libertà di iniziativa nella missione. Lo Spirito Santo parla attraverso le persone, gli eventi, i pensieri, i sentimenti, per cui rispettare l'originalità di uno, le idee di un altro, le tendenze di un altro non è accondiscendere, ma riconoscere l'azione dello Spirito Santo in loro e favorire il di più di un servizio, non il minus. Spirituale è quindi il governo dove il superiore è un "esperto" dello Spirito Santo di cui egli è come il "portavoce", o il contemplatore.
Non sorprende quindi che il principio del governo per sant'Ignazio sia la docilità allo Spirito Santo. Essa spiega insieme la sua esigenza e la sua capacità di rispettare i sudditi. Senza la prassi del discernimento degli spiriti, una tale esigenza e una tale larghezza rischierebbero di degenerare in autoritarismo o in lassismo. Il discernimento degli spiriti d'altronde non è possibile senza un'intensa vita di preghiera, di conoscenza della Parola di Dio. Il discernimento non è autentico senza la purificazione dell'ascesi che permette alla carità di risplendere. (...)
Il modo di comprendere il governo - e quindi l'obbedienza - è costitutivo del carisma e del cammino di formazione che una comunità propone ai suoi membri. Per questo è pericoloso prendere un aspetto di una tradizione spirituale e, sic et sempliciter, applicarlo ad un'altra.
Se i concetti di "governo", di superiore, di obbedienza vengono estrapolati dal contesto di una spiritualità complessa, si favoriscono le aberrazioni e gli abusi. Come l'abuso di chi ha l'autorità e richiama i suoi sudditi all'obbedienza cieca di sant'Ignazio senza averne il genio mistico e la carità, senza cioè assicurare una formazione adeguata che verifichi il grado di adesione a Cristo della persona, senza che sia garantita, insieme alla prassi dell'obbedienza, la preghiera personale, l'autentica pratica del discernimento, lo stesso zelo per la carità fraterna e l'aspirazione all'umiltà perfetta. Vi è una sottomissione che fa del religioso un mercenario o un fariseo, un ateo sterile.
L'obbedienza, invece, deve portare alla contemplazione di Dio.
Michelina Tenace, Custodi della sapienza. Il servizio dei superiori, 51-55.
domenica 13 gennaio 2008
La Casa del Padre

Come immaginiamo, come presentiamo la Casa del Padre?
Il modello, sovente, è dato da certe case antiche, aristocratiche. Dentro, tutta roba di classe. Mobilio artistico. Tappeti persiani. Vasellame cinese. Quadri d'autore. Ritratti (tanti, troppi), cimeli, medaglie di antenati. Museo. Archivio. Vi si conservano, gelosamente, le glorie del passato.
In certe stanze è vietato rigorosamente l'ingresso. Da un'altra parte non si può andare perché è stata data la cera sul pavimento. Finestre chiuse. Imposte chiuse. Perché il sole potrebbe rovinare i delicati tendaggi. Aria che sa di muffa, di chiuso, di antichità. Non si respira. Pare di soffocare. Cartelli da tutte le parti: non toccare, non entrare, proibito far questo, vietato far quell'altro, attenti alle scarpe sporche... Guai ad alzare la voce, a cantare. C'è la vecchia zia, acida, bisbetica, che soffre di nervi... E detesta la musica moderna. Adora Bach. I discorsi, noiosissimi. Sempre le stesse cose. La stessa solfa. Ripetizione delle glorie del passato e recriminazioni sul presente: «Dove andiamo a finire? Ai miei tempi...». Soprattutto: atteggiamento di superiorità e di disprezzo per quelli che sono fuori, che non godono dei nostri privilegi, che non hanno il nostro sangue nelle vene, che non possono vantare il nostro blasone, una razza inferiore... Guai se i figli del vicino mettono i piedi in questa casa. Potrebbero sporcare, potrebbero turbarne l'ordine rigorosamente stabilito.
Non abbiamo un po' la tentazione a ridurla così la Casa del Padre? Una Casa di privilegiati, una specie di Museo, di archivio. Tutto in ordine. Tutto già predisposto. Soprattutto, nessuna novità. Si è sempre fatto così. Milioni di proibizioni. Un cerimoniale esatto da osservare. Tutto rigidamente stabilito. Manca l'atmosfera che dia la gioia di viverci.
Invece dovrebbe essere una Casa dalle finestre e dalle porte spalancate. Senza visi arcigni a custodirla. Una Casa in cui tutti dovrebbero trovarsi a loro agio. Nessuno sentirsi impacciato. Poter ridere, scherzare e... fare capriole. In cui non dico sia lecito disegnare i baffi al ritratto dell'antenato che ha partecipato alla battaglia di Lepanto, ma perlomeno è possibile appendere quadri nuovi, con personaggi di attualità. In cui si ha il coraggio di mettere in soffitta le suppellettili che non servono più. In cui la storia la scriviamo anche noi. In cui la vecchia zia, acida, bisbetica, che soffre di nervi, con le sue manie, le sue crisi, le sue fissazioni, non condiziona la vita di tutti, non blocca la vita degli altri. Le vogliamo tutti bene a questa vecchia zia. La curiamo, se ha bisogno. Ma ci lasci vivere. Ci lasci lavorare. Ci lasci respirare. Non ci tolga la gioia di vivere. E se strilla, lasciamola strillare. Non le metteremo certo le puntine da disegno sulla poltrona preferita e nemmeno la fotografia della cantante alla moda nel suo libro di devozioni, ma non asseconderemo più le sue paturnie. E se grida: «Dove andiamo a finire?», grideremo più forte: «Avanti!».
La Casa non dobbiamo immaginarla come il capolavoro di un architetto raffinato. Dev'essere il capolavoro dei figli. Dev'essere una casa di famiglia dove «c'è sempre un po' di disordine, le sedie talvolta mancano di un piede, i tavoli sono macchiati d'inchiostro e le scatole di marmellata si vuotano da sole nella dispensa» (Bernanos).
In questa Casa il centro è il cuore del Padre. E i mattoni, le pietre vive siamo noi. Noi siamo responsabili dell'atmosfera, dell'aria che vi si respira. Possiamo farne un capolavoro. O un inferno.
Di fronte al Cristo della Trasfigurazione, Pietro ha esclamato: «È bene stare qui». Ogni fratello, nella Casa, deve poter ripetere lo, stesso grido: «È bene, è bello stare qui». Nella Casa, sulla terra, ci si acclimata al Paradiso. Non al Purgatorio. Né, tantomeno, all'Inferno. La Casa deve essere «la prova generale» del Paradiso.
Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 302-305
sabato 12 gennaio 2008
Fede e amore
Ma forse è proprio bene che sia così; poiché se l'innamorato, o il credente, potesse fornirci una «ragione» per cui vuol bene al suo amore, come la sua grande «bellezza» o «fascino» o «ricchezza», allora è evidente che l'innamorato non amerebbe veramente il suo «amore», ma il desiderio reale del suo cuore sarebbe la bellezza o il fascino o la ricchezza o qualunque possa essere la «ragione» per cui ama il supposto oggetto del suo amore. Per questo è impossibile che uno abbia questo tipo di ulteriore motivazione e resti un uomo che ama veramente, sia sul piano divino che su quello umano; per questo la fede cristiana è, alla fine, per un verso «dogmatica», per l'altro «confessionale». «Gesù Cristo è il Figlio di Dio perché lo è», dice la dogmatica; o, se tu devi fornire una ragione, «Gesù Cristo è il Figlio di Dio perché Egli ha rivelato direttamente al mio cuore di essere tale», dice la confessione cristiana. Precisamente questa cecità di fede, o di amore, dà sempre al cristiano un certo aspetto comico:


Superbambino
Vita da superbambino: l'ossessione del figlio perfetto
di Concita De Gregorio
DICIASSETTE LUGLIO 2007, servizio nel tg delle otto di sera: la pasta corta ha superato nei consumi la pasta lunga. Gli italiani mangiano più maccheroni e meno spaghetti, i produttori si sono già adeguati: triplicati i fusilli. Motivo? I bimbi mangiano meglio la pasta corta, non sanno arrotolare le fettuccine. I genitori, docili, eseguono. Intervista ad un esperto. Un cuoco? Un critico gastronomico? Niente affatto: un gastroenterologo. Il medico compare sullo schermo in camice, dice che in effetti la digestione della pasta corta è più rapida. Stressa meno lo stomaco. Pazienza per le trenette al pesto, fine del servizio. Le esigenze del bambino e i consigli della scienza contro il piacere della carbonara: uno a zero, non c'è rivincita. Il bambino perfetto ha monitorati anche i tempi di digestione. Brevi, perché alle tre comincia l'attività del pomeriggio e non può essere appesantito. Canoa, pentathlon, cinese, violino. Mangia biologico, di preferenza. Non si ammala e se gli capita guarisce subito. E' vaccinato 13 volte nella vita, è sottoposto a cicli di antibiotici almeno quattro volte all'anno. E' sospettato di patologia ad ogni scarto dalla rotta prevista. Tre bambini vivaci su dieci sono sottoposti a test del deficit di attenzione, se faticano ad addormentarsi a luce spenta hanno probabilmente un disturbo del sonno. I distratti e i pigri non esistono più: solo principi di dislessia e specialisti pagati all'uopo per curarli. I bambini perfetti imparano una lingua prima del compimento del terzo anno di età perché è ormai di conoscenza comune che i neuroni preposti al linguaggio si attivano entro quella data. Vanno dal dentista all'indomani della caduta dei denti di latte, subiscono interventi di correzione del palato 150 volte più di dieci anni fa. A dodici anni eliminano le orecchie a sventola, un semplice intervento di otoplastica. A quattordici sono a dieta, a diciotto 25 ragazze su cento desiderano modificare (diminuire, assai più spesso aumentare) il seno: dieci lo fanno. Nella fascia d'età elementare le attività sportive che insidiano il calcio e la danza, per tradizione italica e sessista i più adatti a sviluppare scatto atletico nei maschi e grazia nelle femmine, avanzano le nuove discipline: rugby, scherma, golf, canoa (dove c'è acqua, ovviamente, e anche d'inverno). Pentathlon, caldamente consigliato dai pediatri per la completezza e autentico inferno dei genitori: occorrono attrezzature complete da equitazione, fioretto e spada, nuoto oltreché pomeriggi interi a disposizione per l'accompagnamento. La domenica le gare. I tornei in trasferta.
I bambini perfetti sono venuti al mondo con l'anestesia (epidurale, da vent'anni procedura di massa) e vivono anestetizzati dal dolore, preservati dai rischi, controllati a vista, accompagnati ovunque. Da baby sitter, in genere. Le madri lavorano. Sono figli del progresso della scienza e molto spesso di madri vicine ai 40; 35-45 per l'esattezza: destinati, altrettanto spesso, a restare figli unici. La "dittatura del figlio", quella di cui ormai si occupano anche le poste del cuore per via del fatto che ha soppiantato una qualsiasi anche blanda forma di intimità coniugale e di vita sociale, ne è la conseguenza diretta: dormono nel letto dei genitori, dettano la dieta e i tempi di vita, le amicizie. La maggior parte di frequentazioni fra adulti è conseguenza delle amicizie dei figli: compagni di scuola o di sport. Magari i genitori si sarebbe scelti comunque, forse no.
Roberto Volpi, demografo dell'infanzia e autore di I bambini inventati (sottotitolo: "la drammatizzazione della condizione infantile oggi in Italia") sta ora lavorando a un testo sulla tirannia della medicina sull'infanzia: L'amara medicina. Fa notare come alla sovrabbondanza di stimoli 'culturali' dei piccoli cresciuti come baby-manager non consegua un miglior rendimento scolastico dei medesimi: i nostri risultati nei test europei sono tra i peggiori. Crede che l'ansia da prestazione inculcata dai padri corrisponda più ad un'esigenza di gratificazione (o di compensazione delle frustrazioni) degli adulti che non ad una risorsa dei piccoli, che finiscono per somigliare a robottini identici e sostanzialmente incapaci di affrontare le vere difficoltà.
"E' chiaro che il figlio unico di genitori quarantenni è il destinatario di tutte le aspettative: o lui o nessun altro". Dice: "Non c'è più nessuna capacità di accettare l'idea di rischio. Dalla gravidanza in poi la nascita di un figlio è una questione affidata agli specialisti. Ecografie, diagnosi prenatali sofisticate che scongiurano la possibilità di anomalie e difetti. Parti pilotati e anestetizzati. Infanzie concepite come slalom tra timori da scongiurare: vaccini, profilassi, tutori. Per tutto si chiede il parere della scienza: dai giochi sicuri ai lettini anatomici. Tuttavia non ci sono studi che certifichino, per esempio, che le vaccinazioni antinfluenzali facciano diminuire il rischio di morte per influenza che negli anziani è rimasto identico, 5 per cento, prima e dopo le campagne di prevenzione. L'Unicef dice che l'Italia è al quarto posto tra i paesi per tasso di mortalità infantile dovuta a cause non naturali, prima fra i grandi paesi e molto avanti a Giappone e Stati Uniti: negli ultimi trent'anni le morti di bambini per cause violente si sono ridotte del 75 per cento ma la percezione è opposta. Di un pericolo in costante aumento".
Nelle catene di negozi per bambini interi reparti sono dedicati alla sicurezza: angoli di gomma per i tavoli e reggisportelli, cancelletti per le scale e cuscini antisoffocamento. La notizia di premi Nobel cresciuti orfani e fra gli stenti del vagabondaggio non inficia le vendite. I prodotti per sterilizzare gli alimenti sono il top di gamma. Le nonne dicevano che mangiare un po' di terra faceva bene agli anticorpi, roba dell'altro mondo nell'era Napisan. Vincenzo Calia, pediatra e direttore della rivista Un pediatra per amico: "L'Italia ha il più elevato numero di pediatri per abitante del mondo. Tuttavia il tasso di ospedalizzazione è doppio che in Inghilterra pur essendo le condizioni di salute le stesse. La medicalizzazione dell'infanzia è capillare. Il sabato e la domenica i pronto soccorso sono gironi infernali: la gente ci va per qualunque motivo e nessuno li scoraggia. Quando si decise di introdurre un ticket sui codici bianchi, quelli delle persone che non hanno niente, per demagogia e per interesse si stabilì che i bambini fossero tutti come minimo codice verde: è rimborsato, il bianco no. Inoltre è chiaro che l'eccesso di medici provoca un'offerta distorta: commercio di malattie. Si enfatizza una patologia per vendere la sua cura. Il fatto che i bimbi siano pochi e dunque pregiatissimi è il terreno ideale per coltivare l'ansia".
La vera ragione per cui un bimbo su tre finisce di notte al pronto soccorso (ci sono folle la notte, a Roma, al Bambino Gesù) è per traumi causati non dalla mancanza di salvasportello ma dal fatto che i piccini si sono lanciati da un armadio (da un letto, da un divano) e fratturati o contusi pensando di essere come Batman. Pensavano di poter volare, ecco. I cartoni, la tv: il tema è sconfinato ma la questione del modello è chiara. Il regalo più grande sarebbe spiegargli fin da piccoli non solo che volare è impossibile, ma che persino camminare è piuttosto difficile: si cade, spesso. Spesso cadere è utile. Farsi male serve. Sentire dolore aiuta: per esempio a sentire meglio il piacere.
Da adolescenti, poi, gli ex bambini perfetti vengono portati in massa da neuropsichiatri dell'età evolutiva: in prevalenza per sanare lo scarto tra il peso delle attese e le loro effettive possibilità. Ferita del sé grandioso, si chiama. Se alimenti un senso del sé grandioso prima o poi si sfracella. Nell'uso di droghe, per dire: un modo per dimenticare il fallimento del progetto. L'alternativa è restare da mamma fino a trent'anni: nemmeno questa un'idea particolarmente felice. Scrive la madre (separata) di un figlio preadolescente: "Ci siamo iscritti entrambi a un corso per imparare ad accettare le sconfitte. E' un'iniziativa del nostro comune, si chiama "Gli ultimi saranno i primi. Bella, sa?". Ecco, un bel corso a pagamento magari Vangeli alla mano. I figli perfetti a scuola di imperfezione, fra un corso di cinese il lunedì e uno di tai-chi il giovedì. A lezione per arrivare ultimi e insieme campetti da allenamento sportivo a porte chiuse, se possibile. Moltissimi club già lo fanno, visto che i genitori, dalle tribune, urlano "ammazzalo". Poi telefonano agli allenatori - non solo Previti - per far giocare i figli titolari. I coach, esausti, chiudono i cancelli alle famiglie. Meazza del resto era orfano.
(11 gennaio 2008)
venerdì 11 gennaio 2008
Saggezza
Comunità e autorità

Lacrime e emozioni

Attenzione, però, non si tratta della lagna mediatica, di avere il pianto in tasca pronto per ogni occasione: la questione del potere delle lacrime è molto più sofisticata e funziona a certe condizioni, come ha dimostrato Hillary Clinton che con le sue lacrime una tantum, ma umane, molto umane, ha ribaltato di colpo l'immagine di politica superefficiente ma fredda come una lama d'acciaio, gettando nello sconforto l'intero staff dello sfidante Obama, convinto che era molto più facile prima, quando si trattava di andare contro un robot e non contro una donna che — sul serio o per artificio — gioca fino in fondo e con voce rotta la carta del momento di verità. E ringiovanisce di colpo la sua immagine fino a diventare, quasi, anche lei, fresca come un outsider.
[prosegue - clicca sul link]
giovedì 10 gennaio 2008
Consolazioni 2
Consolazioni

Bambini di passaggio
lunedì 7 gennaio 2008
Fondente che passione!

La massa di cacao, presente in XXX Fondente per ben l'80%, contiene sostanze fondamentali per la salute: teobromina, serotonina, metilxantine, anandamide, feniletilamina, caffeina, tiramina, vitamine, oligominerali.
Recenti studi scientifici hanno messo in evidenza il positivo ruolo, sul fronte della prevenzione per la salute, svolto dal cioccolato fondente ad alto contenuto di cacao. Dopo il suo consumo, infatti, è stata osservata una significativa presenza di effetti protettivi sull'apparato cardiovascolare. In sostanza, il cioccolato fondente ad alto contenuto dì cacao si propone come alimento potenzialmente in grado di esercitare benefici salutistici attraverso una serie di meccanismi che riducono i rischi da stress ossidativo e favoriscono il miglioramento delle funzionalità vascolari. I nuovi stili di vita ed i ritmi sempre più frenetici sono ai primi posti fra le cause dell'aumento dei radicali liberi; diventa utile l'apporto di agenti antiossidanti in grado di disattivarli o stabilizzarli.
Il Cioccolato Fondente XXX è ricco di antiossidanti, in particolare di composti fenolici, sostanze presenti nel mondo vegetale. Le sostanze antiossidanti contrastano i radicali liberi, cioè quei composti chimici coinvolti nel processo di invecchiamento dell'organismo e nello sviluppo di patologie croniche e degenerative.
A chi, poi, vuole entrare nel cuore più profondo del piacere e provare nuove sensazioni di benessere si consiglia di degustare XXX Fondente con vini strutturati, preferibilmente rossi, morbidi, con ricco bouquet e di alta gradazione alcolica, oppure di abbinarlo con grappe e distillati,
In questi casi un suggerimento va dato. Fare sciogliere completamente in bocca XXX Fondente prima di bere: uniche e straordinarie sono le sensazioni gustative che fa provare, mentre persiste, a lungo, il piacevole ricordo della sua degustazione.
Una cosa sola

Esattamente ventiquattro anni fa, il 18 marzo 1976, vigilia della festa di San Giuseppe, fui prelevato dalla residenza coatta a Cay-vong per essere sottoposto a duro isolamento nella prigione di Phu-Khanh.
Ventiquattro anni fa non avrei mai immaginato che un giorno, proprio in quella data avrei concluso la predicazione degli Esercizi in Vaticano. Ventiquattro anni fa celebravo la S. Messa con tre gocce di vino nel palmo della mano, non mi sarei mai aspettato che il Santo Padre oggi mi offrisse un calice dorato. Ventiquattro anni fa non avrei mai pensato che oggi, festa di San Giuseppe del Duemila, il mio successore consacrasse proprio nel posto in cui sono vissuto in residenza coatta la più bella chiesa dedicata a San Giuseppe in Vietnam".
Abbiamo celebrato la nascita di Gesù: una sola è la cosa necessaria: scegliamo quella, soprattutto mostriamo che questa scelta è sincera e coerente.
Un giorno mentre stavo preparando il pranzo, sentii squillare il telefono delle mie guardie: "Forse questa telefonata è per me! E ' vero: oggi è il 21 novembre Festa della presentazione di Maria al tempio". Poco dopo una delle guardie viene da me e mi dice: "Dopo pranzo si vesta bene. Andrà a vedere il capo". In quel pomeriggio ho incontrato il Ministro degli Interni. "Lei ha un desiderio da esprimere?". "Sì, Signor Ministro, voglio la libertà". "Quando?". "Oggi". Il Ministro mi guardò sorpreso; gli spiego: "Sono stato troppo a lungo in prigione. Sotto tre pontefici: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II. E inoltre sono passati quattro segretari del partito comunista sovietico: Breznev, Andropov, Cernenko, Gorbaciov".
E voltandosi verso il suo segretario, il Ministro disse: "Forse è bene esaudire il suo desiderio".
domenica 6 gennaio 2008
Sobrietà e coraggio

sabato 5 gennaio 2008
Preghiera per le vittime

«Preghiera per le vittime dei preti pedofili»
Il Vaticano: «Aprire cenacoli eucaristici nel mondo suscitando un movimento spirituale per tutti i sacerdoti»
CITTA' DEL VATICANO - Una preghiera e adorazione eucaristica perpetua su scala mondiale per «le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero», cioè per le vittime di pedofilia e abusi perpretati da sacerdoti. Un'iniziativa lanciata dal Vaticano e annunciata sull'Osservatore romano dal cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, che ritiene una «priorità aprire cenacoli eucaristici suscitando un grande movimento spirituale di preghiera per tutti i sacerdoti e per la loro santificazione». Ci sono sempre stati problemi tra i preti, rimarca il porporato brasiliano, «perché siamo tutti peccatori, però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi. Ovviamente si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi, neppure l'un per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale; la stragrande maggioranza non ha nulla a che vedere con fatti di questo genere». La Congregazione ha proposto quindi a tutti i vescovi del mondo di promuovere questi cenacoli di preghiera per le vittime.
Contrasti fondanti
Re Magi giovani
Quando gli angeli cantavano "Pace in terra agli uomini di buona volontà" erano ascoltati da gente angosciata e divisa tanto quanto lo siamo noi oggi. La mamma e il papà di Gesù erano abituati ad uno stile di vita così duro che per noi è difficile immaginare. E subito dopo fecero l'esperienza amara dell'esilio. Lo scandalo è che dopo di lui dovrebbero essere cambiate tante cose che invece sono rimaste identiche. Colpa anche nostra, di cristiani e di una Chiesa ancora con troppo poca fede, ancora lacerata da incertezze e conflitti.
Stavo facendo queste riflessioni proprio mentre riordinavo le statue per il Presepio che i nostri amici, rifugiati dal Rwanda, mi hanno regalato. Mi è balzato agli occhi che hanno fatto dei Re Magi giovanissimi. Ma i Re Magi non erano anziani? Vado a rileggere i pertinenti passi del Vangelo ed effettivamente riscontro che di loro non sappiamo né il numero, né il sesso, né il colore della pelle, né l'età. Allora chiamo Pierre, lo scultore, il quale alla mia domanda risponde con logica inoppugnabile: "Li ho fatti giovani perché i viaggi lunghi e faticosi li possono fare solo i giovani. Agli anziani se non mancano le forze manca l'entusiasmo. Anche noi, quando siamo fuggiti dal Rwanda addirittura sotto la minaccia di morte, eravamo tutti giovani, gli anziani non se la sentivano di affrontare un lungo viaggio, hanno preferito affrontare il rischio di restare".
Mi piace quest'idea dei Re Magi come giovani entusiasti ed irrequieti, magari in cerca di novità, sotto sotto in cerca di un motivo per vivere. Liberi da impegni di famiglia, si buttano in spalla un borsone, o lo mettono in groppa ad un cammello e via, alla ricerca.
I Magi erano addestrati in astrologia e nell'interpretazione dei sogni. Non tutti i giovani sono degli esperti in sogni? Forse l'evangelista li chiama Magi perché vuole sottolineare proprio il loro sogno e ricerca del senso della vita, della sapienza. Certo sono rimasti rispettosamente sorpresi quando Erode ha letto loro un passo delle Scritture, e lo hanno preso seriamente, ma non si sono convertiti al giudaismo. Tantomeno Maria ha cercato di insegnare loro il catechismo...
Semplicemente si sono inginocchiati di fronte a quel Bambino, e ciò che quel Bambino aveva da insegnare lo hanno capito, senza pronunciare nessun Credo. Forse erano ricchi, certo non erano poverissimi, altrimenti dove avevano preso l'oro, l'incenso e la mirra che portavano come doni? Magari avevano venduto tutto e fatto una raccolta fra amici e parenti per mettere insieme il sufficiente per viaggiare e oro, incenso e mirra erano la loro moneta di scambio, in tempi in cui non c'erano né carta moneta né carte di credito. E al bambino che hanno trovato, hanno offerto tutto quello che era rimasto del loro tesoro iniziale. Viaggiavano di notte, altrimenti come avrebbero potuto seguire la stella, cosa che li rende più simili a tanti giovani d'oggi. Il Vangelo ci dice con certezza che venivano da Est, terra di favoleggiata sapienza e di ricchezze. E questi giovani sapienti, o cercatori di sapienza, almeno moderatamente benestanti, si mettono in pellegrinaggio per cercare, guidati solo da una stella, un lontano villaggio nascosto nella campagna di un paese sconosciuto. Quando arrivano si inginocchiano davanti ad un bambino povero, nato in una stalla, e riconoscono in lui la presenza di Dio.
Non ho forse visto questo miracolo ripetersi tante volte a Kivuli, a Mthunzi e sui Monti Nuba quando i giovani venuti da lontano, con mezzi per viaggiare, con studi e sofisticate esperienze che li hanno resi un po' arroganti e un po' cinici, ad un certo punto si accorgono che tutto il loro bagaglio non vale proprio niente, e lo depongono davanti ad un bambino? Un bambino che è troppo piccolo per parlare e che pure, con la sua toccante e viva presenza, rappresenta tutto ciò che conta nella vita?
venerdì 4 gennaio 2008
Passeggiando con i bambini
Sorrisi
Sul volto di mio padre morente ho visto un sorriso come un punto sorgivo. Un sorriso "immortale" mi rimanderebbe alle statue dei musei, ma in quel sorriso di mio padre era come contenuta una creazione del mondo. E nella sua vita esaurita che in un secondo egli ha speso tutto l'oro del suo sorriso. Questa verità sorridente che aveva attraversato la sua vita e le cui onde si sono non soltanto mantenute, ma persino ampliate molto tempo dopo che mio padre era stato ricoperto dalla terra, credo che mi attenda nell'ultima ora.
Ciò in cui credo è sempre legato a un attaccamento e a una persona. In questa convinzione, sostengo qualcosa che mi sostiene a sua volta, e che continua a vibrare molto dopo la scomparsa degli esseri, come la luce delle stelle che continua a giungere sino a noi quando sono morte. Non potrò mai più offrire nulla a queste persone che sono morte, ma si continua a stringere un'alleanza.
L'aldilà in cui credo, lo vedo qui e ora, perché in un certo senso è qui che ha luogo tutto. Questo aldilà inghiotte tutto il tempo e lo supera. E questo che cosa cambia se domani mi dimostrano che non c'è risurrezione e che Cristo non è che uno dei tanti saggi, sia pur il più grande? Ebbene, non cambia nulla, io non cambierò la mia vita né il mio modo di vedere, perché questa speranza fa talmente parte di me, come il colore dei miei occhi, che non potrei privarmene senza privarmi, nello stesso tempo, del respiro e dell'anima. In questo, mi trovo in qualcosa che è più immutabile della pietra. Per me questo sorriso di cui vi parlavo, per quanto evanescente, è incancellabile.
Uno dei crimini della nostra società, è avere snaturato addirittura il sorriso per farne uno spunto di commercio. Il sorriso è una cosa sacra, come tutto ciò che risponde con una risposta più grande della domanda. Io, che sono un ostinato della solitudine, dico che la cosa più meravigliosa di tutte è il sorriso. E una delle più grandi finezze umane. È quasi come pregustare la vita successiva, come un fiore dell'invisibile. Giungerò persino a dire che il sorriso più bello di tutti può sorgere solo su un viso quasi chiuso, distante. Ma se ci si china sulle culle possiamo ancora ritrovarlo. Quale che sia la ferocia degli uomini, il sorriso compare ogni volta che si mette al mondo qualcuno. Un sorriso può essere angelico o falso, ma un sorriso vero è il sorriso di chi ha trovato tutto: non c'è più calcolo né seduzione".
giovedì 3 gennaio 2008
Speranza nella schiavitù

piccola sorella Marie Raymonde e piccola sorella Liliane di Gesù
A proposito delle prostitute che vivono alla periferia di Città del Messico, ecco cosa scrive un'altra piccola sorella.
Ho scoperto in loro "gesti di vita" e desidero condividerne alcuni con voi. Sono gesti che capitano nelle conversazioni che si tessono in secondi, in minuti, e però rimangono in mente come parte degli interrogativi che queste persone del "sottomondo" pongono alla nostra società tanto ben organizzata di "normali e degni".
Ci sono molte cose che mi condividono e che sarebbe bello scrivere, ma so che quello che succede di più importante all'essere umano non si esprime con parole, ma con gesti concreti che solo con gli occhi ed il cuore di fronte alla persona possiamo percepire. Dio ha un modo delicato di mostrarci il suo Volto nelle persone che si lasciano umilmente abitare da Lui.
piccola sorella Betty
esperienze tratte da "Notizie delle fraternità", n. 32, 2007-08
Ancora neve!
mercoledì 2 gennaio 2008
Tendenze
1. - La prima insiste più sull'ordine che sulla giustizia. Più sull'autorità che sulla corresponsabilità. Il suo impegno: difendere l'onore di Dio e i diritti della verità. Il suo ideale: una Chiesa rispettata. I mezzi per arrivarci: la protezione, l'appoggio (leggi, Stato, potere, ecc...). Conseguenze: un mondo chiuso, una mentalità da ghetto. Raggruppare i cristiani tra di loro (quanti circoli chiusi, con sopra l'etichetta di cattolico!), fare in modo che abbiano il minor numero di contatti col «mondo perverso» e così nessuno si perda, ma giungano tutti insieme, ben allineati, cartello in testa che indica «I nostri», alla Casa del Padre. In quest'opera di difesa e di costruzione di massicci bastioni, non è difficile reclutare volontari più o meno disinteressati. Mani grassocce e sudaticce. Persone che considerano Dio quale «guardiacaccia» dei loro privilegi. Che difendono i propri «diritti» dando a vedere di difendere i diritti della Chiesa.
2. — Secondo la mentalità di movimento l'ordine, i privilegi, i titoli presuppongono qualcosa di più importante. Occorre arrivare a una chiarificazione, smascherare le posizioni sospette, abbandonare le preoccupazioni volte unicamente alla facciata. Bisogna avere il coraggio di sollevare certe polveri sacre che si sono accumulate sul nostro costume religioso e che, per quietismo e pigrizia, si considerano intoccabili. Il bersaglio non è l'autorità, ma l'autoritarismo. Non si rifiuta l'ubbidienza, bensì un'ubbidienza cieca, che impedisce una intelligente collaborazione. Più che leggi cristiane, urge fabbricare cristiani autentici. Di fronte al male, non si tratta tanto di prevenire, quanto di premunire (c'è una differenza sostanziale tra le due operazioni). Non basta che i cristiani sappiano dove non devono andare: occorre siano educati a scoprire dove devono andare. Bisogna che la Chiesa esca allo scoperto e che i suoi apostoli non abbiano paura di sporcarsi le mani affondandole nelle realtà del mondo in cui vivono. Il lievito va inserito dentro, non accanto alla pasta. Certe tattiche di attesa sono antievangeliche. Gli apostoli non hanno scritto sulla porta del Cenacolo: «Qui si parla di Gesù Cristo. Coloro che desiderano essere istruiti nella religione cristiana, possono presentarsi dall'ora tale all'ora tal'altra...». Sono usciti fuori. Sulla strada. Nelle piazze. Si sono mescolati agli uomini. La verità non si salva custodendola gelosamente sotto vetro, vigilata assiduamente da inesorabili cecchini dell'ortodossia. Ma portandola fuori, alla luce del sole, a contatto con la realtà di tutti i giorni. La verità non ha bisogno di essere rispettata. Chiede di essere amata. L'unico diritto che rivendica è quello di essere comunicata, di diventare proprietà di tutti.
Chi ha ragione? Probabilmente la soluzione verrà un giorno trovata alzandosi al di sopra dei contrasti (l'animosità delle rispettive posizioni non permette sempre di avere gli occhi limpidi), collocandosi su un piano superiore.
A.PRONZATO, Vangeli scomodi, 351-353
martedì 1 gennaio 2008
Esperienze di vita

Intervista pubblicata sul quotidiano «Europa» il 28 dicembre 2007.
http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=931666
Pace in famiglia!











