sabato 24 maggio 2008

Gufata?



Forse non ricordo bene i miei voti scolastici
e forse qualcuno me la sta gufando!

Chi russa va male a scuola e rischia un incidente stradale
Una ricerca presentata a Torino
di Marco Accossato
Su due italiani ogni cento pende una spada di Damocle. Chi russa ha una possibilità quattro volte superiore di avere un incidente stradale. E ha il doppio di probabilità di andare incontro a scompensi cardiaci, ictus, addirittura impotenza. Vita dura anche per i bimbi russatori cronici precoci: uno su quattro va male a scuola o è preda dell’iperattività. Senza contare che «da piccolissimi si è probabilmente più esposti alla cosiddetta morte in culla». (...) «Russare è un disturbo molto comune, di per sé non patologico. Ma quando russare non è più un fatto occasionale e si aggiungono le apnee notturne, allora le conseguenze possono essere molto gravi». Il sonno di un russatore cronico non è solo disturbato da difficoltà di respirazione. Il respiro s’interrompe completamente anche centinaia di volte nell’arco della stessa notte, pochi secondi alla volta. «Il che si accompagna sempre a un calo di ossigenazione al cervello». Scarsa qualità del sonno si traduce, di giorno, non soltanto in sonnolenza, ma anche in depressione, affaticabilità, irritabilità e mal di testa. Con un bilancio spaventoso sulle strade: «La percentuale di incidenti cresce di quattro volte a causa dell’attenzione ridotta e dei colpi di sonno». Il dramma nel dramma è che pochi, tra chi è in pericolo, sanno di esserlo. «Il 90% delle persone che ha apnee durante il sonno non ne è a conoscenza e si rivolge al medico molto tardi».
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=656&ID_sezione=255&sezione=

venerdì 23 maggio 2008

Giustizia pagata cara


23 maggio 1992
"Saper convivere con la propria paura":

Giustizia

Mi meraviglio di me stesso: mi sto occupando della Franzoni?! Non l'ho mai fatto in questi anni e non ho apprezzato chi l'ha fatto. Ma ora che la sentenza è definitiva, come mai la condannata non è colpevole? Non lo è sui giornali, né alla radio (alla tv non so); non lo è né a Cogne né al suo nuovo paese; lo è solo tra le detenute del carcere, che l'hanno accolta come una madre che ha ucciso suo figlio. Potere dei media e delle parole di gente che conta. Viene portato al commissariato uno straniero sorpreso a vendere borsette taroccate ed è un "bastardo che porta via casa, lavoro, donne agli italiani"; viene riconosciuta colpevole una italiana del Nord che uccide un figlio ed è una "povera innocente vittima della cattiveria" del mondo intero. La mia domanda è semplice: chi viene condannato con regolare processo, è il colpevole, oppure no? Maledettamente ci sono anche gli errori giudiziari, ma su questi dobbiamo costruire la "giustizia dell'emozione", che salva gli uni e danna gli altri a seconda della simpatia e dell'onda del momento? Purtroppo neanche Avvenire si discosta dal trend: nessuno sembra denunciare chi ha speculato (sotto forma di parcelle, di diritti televisivi, di primi piano) sul dolore. Nessuno cita il bambino... che non potè gridare allora, né può farlo adesso.
don Chisciotte
un articolo un po' più equilibrato
sull'accoglienza riservata dalla detenute alla Franzoni

Celtic vince il suo 42° scudetto scozzese!

giovedì 22 maggio 2008

E' partito per il Cielo mons. Luca


Ci ha raggiunto la notizia della partenza per il Cielo di
mons. Luca Milesi,
grande maestro nell'arte dell'accoglienza, della semplicità
e della passione per tutte le genti dell'Eritrea.
Cercando di vincere il disorientamento e la tristezza,
siamo certi che ora avrà qualche "mezzo in più"
per sostenere i suoi figli eritrei e quelli italiani.
"Sì, sì!"

Una breve biografia in
Qualche attività svolta con lui dal Gruppo Dahan Dahan su


mercoledì 21 maggio 2008

Barnduardi a Varese


Concerto lunedì 26 maggio al Teatro Apollonio di Varese

Devastante


Asilo Moratti
di Massimo Gramellini
Commentando la devastazione di un asilo di Parma da parte degli ultrà interisti, il presidente Moratti ha dichiarato al microfono di Radio Rai: «Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio». Se il microfono non ha capito male, l’assalto andrebbe dunque considerato involontario, dal momento che i vandali, poveri figli, credevano in buona fede di devastare uno stadio, mica un asilo. Ora, della gente che non distingue un asilo da uno stadio mi sembra abbia dei problemi seri con la realtà, e di certo non li risolverà passando le domeniche a credersi la reincarnazione degli unni. Ma anche se, in virtù di una congiura ordita dalla maestra di Moggi, lo stadio del Parma si fosse effettivamente truccato da asilo, con i pupazzetti alle pareti e i puffi disegnati sulle lavagne degli spogliatoi al posto del 4-3-3, quale sarebbe la logica giustificazionista del presidente nerazzurro? Che se un luogo pubblico fa parte dello stadio, allora diventa normale, o meno grave, che i tifosi lo distruggano? Che nessun ultrà farebbe mai del male a un asilo (molti, anzi, continuano a frequentarlo come ripetenti), mentre appare scontato che considerino lo stadio un territorio riservato alle loro scorribande? Se questo fosse il pensiero di Moratti (e non solo del microfono), ci toccherebbe quasi lodarne la sincerità. Infatti gli altri presidenti pensano la stessa cosa, ma hanno il pudore, o la furbizia, di non dirla.

Lotta all'alcolismo


Lotta all’alcolismo, la Francia decreta la morte degli happy hour
Mentre in Italia impazza e dilaga la moda dell'aperitivo alcolico, la Francia sentenzia quella che già viene definita la «morte programmata dell'happy hour», per volere del primo ministro Francois Fillon in nome della lotta all'alcolismo. L'eliminazione della fascia oraria per bere a metà prezzo nei bar (per lo più dalle 18 alle 21) è una delle misure stabilite dalla Commissione interministeriale di lotta contro la droga e la tossicomania (Mildt). I proprietari di discoteche e bar in Francia dovranno tenersi forte: il fiore all'occhiello del pacchetto normativo è «il divieto della promozione di bevande alcoliche con tariffe favorevoli, nei luoghi di vendita e di consumo (happy hour, open bar) e quello della vendita alla bottiglia di bevande a gruppi di tre o cinque nei locali che hanno la licenza di notte». Invocati per ragioni di «salute pubblica» questi divieti rischiano secondo il quotidiano francese Le Parisien di avere «un serio impatto economico». Per Patrick Malvaes, presidente del Sindacato nazionale delle discoteche e dei luoghi di svago (Sndll) «non si capisce come queste misure potranno risolvere i problemi di alcolismo. Se venissero applicate sarebbe catastrofico per la professione che ha già visto la propria attività diminuire del 25%. Sopprimere gli happy hour è ridicolo, sono dei momenti per stare assieme, che permettono ai bar di attirare la clientela» ha continuato. Intanto alcune città hanno già cominciato la loro battaglia contro l'aumento di incidenti e violenze legate all'uso di alcol. 'Happy hour' e 'Open bar' sono vietati a Nantes dal novembre scorso, a Rennes non è più possibile consumare bevande alcoliche nelle strade nè venderle dopo le 20.

martedì 20 maggio 2008

Corpus Domini


"La logica da cui nasce l'Eucarestia è la stessa della croce, ossia una logica perdente. Sul Calvario Cristo non risultò certo vincitore, almeno nella maniera e secondo i criteri in cui siamo soliti pensare.La più grande opera di Dio, la sua impresa più sensazionale, la croce appunto, appare agli occhi del mondo come una sconfitta, uno scandalo, una vergogna. Allorché Dio interviene nella storia, non lo fa con il piglio e il dispiegamento di mezzi dei grandi della terra (e di alcuni suoi rappresentanti). Al contrario, rinuncia alla potenza e allo sfoggio di maestà. E sul campo di battaglia ci lascia il proprio Figlio, che si è rifiutato di combattere, di ricorrere alla forza, anzi addirittura di difendersi. Gesù, nemmeno nei momenti di pericolo, ha mai tenuto attorno a sé delle guardie del corpo. La fede eucaristica, perciò, fa memoria di una sconfitta, di un colossale fallimento, non di una vittoria trionfale. Più precisamente: «di come una sconfitta possa mettere radici e possa fruttificare il seme di un amore e di una speranza. Molti hanno vinto, in tutti quei modi che ben conosciamo: solo Gesù ha vinto dal legno della croce. E di questa speciale vittoria-sconfitta il credente fa memoria nella fede» (E Gentiloni). La pratica eucaristica dovrebbe sviluppare in noi una mentalità perdente, favorire quelle scelte costose che non assicurano automaticamente e immediatamente il successo e i risultati.La piccolezza e non la grandezza. Il servizio e non il dominio. La dedizione disinteressata e non i privilegi e gli onori. Il nascondimento e non l'esteriorità. Una presenza discreta che determina lente maturazioni, e non l'occupazione del potere e le imprese folgoranti. Offerta incondizionata e non pretese. La speranza e la pazienza tenaci e non valutazioni di tipo quantitativo. Il lavoro oscuro più che le rappresentazioni spettacolari (oltre che costose: il Pane non può avere quel prezzo spropositato e si trova a disagio in quei grandiosi scenari...). L'Eucarestia implica la capacità di perdersi, scomparire, una volontà di donazione, una fedeltà "fino alla fine" (Gv 13,1), nonostante il tradimento, l'abbandono, il rifiuto, la solitudine, la notte, il complotto, il tradimento e l'abbandono degli amici, il prevalere delle forze del male coalizzate per estirpare quel germe indifeso. L'Eucarestia, come la croce, non può mai essere una prova di forza. Semmai una prova di debolezza. Meglio: la scommessa sulla debolezza. L'amore non ha bisogno della forza. Per mostrarsi il più forte, quale veramente è, l'amore non può fare a meno della debolezza. L'Eucarestia, ossia la debolezza irresistibile dell'amore".

A. Pronzato, La Domenica festa dell'incontro, 97-98

lunedì 19 maggio 2008

Figli e genitori rispetto ad Internet


Ricerca dell'Università di Tel Aviv
I genitori non sanno come navigano i figli
Solo il 4% ritiene che i ragazzi possano diffondere informazioni personali online: in realtà sono il 73%
Cosa fanno veramente i ragazzi quando sono collegati alla Rete? Un nuovo studio, supportato da un sondaggio su ampia scala che ha coinvolto sia adulti che bambini, lancia ombre sulla reale consapevolezza dei genitori riguardo alle attività online dei propri figli. Nell'era di Facebook, MySpace, dei blog e dell'instant messaging, i genitori sono lontani più che mai dal mondo degli adolescenti che integrano quotidianamente le proprie attività scolastiche e ludiche con una seconda vita virtuale. (...) Ha messo a confronto per la prima volta quello che gli adulti credono di sapere e ciò che i figli realmente fanno al computer, facendo emergere un gap generazionale notevolmente dilatato rispetto al passato, soprattutto a causa dell'avvento delle nuove tecnologie. (...)È evidente la difficoltà dei genitori nello stare al passo con l'abilità, la conoscenza dei mezzi e l'esperienza nella navigazione propria dei giovani di oggi. Ad esempio, uno dei trucchi fondamentali che i ragazzi usano per far perdere le tracce dei propri viaggi sul web è la cancellazione della cronologia dei siti visitati: il 30% degli intervistati tra i 9 e i 18 anni ha dichiarato che questo, come tanti altri, è uno dei sistemi usati per mantenere la propria privacy in famiglia. (...) Secondo la ricercatrice, la soluzione al problema sta innanzitutto nel raggiungere la consapevolezza dell'esistenza di questa realtà così fondamentale nella vita dei nostri ragazzi. Inoltre non serve vietare l'accesso al web. Piuttosto bisogna stimolare il dialogo con i figli e indicare loro le stesse regole e cautele che sarebbe giusto seguire anche nella vita reale: non dare confidenza agli sconosciuti e non fornire mai i propri dati personali; piuttosto cercare di sfruttare le eccezionali opportunità di crescita e di conoscenza che il mondo virtuale offre.

Intervista a Guccini


Intervista (una delle rare!) a Francesco Guccini:

I bambini giochino!


L'invito di Nickelodeon: siete troppo grassi, andate al parco a giocare
La tv dei bimbi si spegne per un giorno
Triste primato: un italiano su tre dai 5 ai 17 anni è sovrappeso
di Michela Tamburrino
I bambini sono pigri e mangiano male. Passano pomeriggi sdraiati sul divano davanti alla tv, il 23% s’imbottisce di merendine. A tavola invece sono svogliati. In compenso il 15% non pratica alcuno sport. La giornata casalinga prevede più di due ore davanti al computer impegnati ai videogiochi. Otto bambini su dieci utilizzano il web quotidianamente, il 25% per più di due ore. Esiste anche una geografia degli stili di vita per regione: in testa per uso del pc i calabresi, in coda sardi, umbri e valdostani. Il quadro sconfortante della realtà giovanile italiana viene da un’indagine Swg per Moige. A lasciare interdetti è un altro elemento che arriva dall’Iots (International obesity task force) e apre una finestra su quelli che sono gli insegnamenti alimentari che i genitori impartiscono ai figli: il 36% degli italiani dai 5 ai 17 anni è sovrappeso e questo ci pone al primo posto in Europa, battendo, se pur sul filo di lana, gli spagnoli. Un trend negativo in crescita: entro il 2010 si prevede il raddoppio del dato. Un problema grave che ha fatto scattare l’allarme: l’Organizzazione mondiale della sanità invoca una maggiore sensibilizzazione delle famiglie e della scuola, la Coldiretti avverte che le malattie dell’obesità sono responsabili del 7% dei costi sanitari. In tale contesto anche una singola iniziativa può aiutare. L’ha presa Nickelodeon, il canale d’intrattenimento per bambini più diffuso al mondo. (...) I dirigenti hanno deciso di spegnere Nickelodeon per un giorno, mandando in video oggi, e per 24 ore, un cartello che invita i piccoli spettatori a uscire da casa e a giocare nei parchi. (...)Una situazione che vede i genitori sul banco degli accusati, colpevoli di trascuratezza. Ma c’è chi cerca di affrontare la situazione con fantasia. (...)

domenica 18 maggio 2008

Festa


Un doveroso omaggio al papà di una bimba così bella!!

Amicizia


"Sarà eccellente perché viene da Dio, eccellente perché tende a Dio, eccellente perché il suo vincolo è Dio, eccellente perché durerà eternamente in Dio. Che bella cosa amare in terra come si ama in cielo, ed imparare ad amarsi scambievolmente in questo mondo come faremo in eterno nell'altro!"
s. Francesco di Sales a proposito dell'amicizia, Introduzione alla vita devota, 215

Uomini e pecore


Una ricerca inglese ha evidenziato un comportamento "da branco"
Gli uomini in gruppo diventano gregge
La folla tende sempre a seguire una o due persone che danno l'impressione di saper dove andare
Londra - Quando si trovano in mezzo alla folla, le persone tendono a comportarsi come le pecore, ovvero a seguire ciecamente colui o coloro (al massimo si tratta di due individui) che sembrano sapere esattamente dove stanno andando (anche se magari non è affatto vero). A sostenerlo è uno studio dell’Università di Leeds che, stando al professor Jens Krause (...). «In questo atteggiamento, ci sono dei forti parallelismi con il comportamento degli animali che vivono in branco. Tutti noi siamo stati in situazioni dove ci siamo lasciati trascinare dalla folla, ma l'aspetto più interessante di questo studio è che coloro che vi hanno partecipato hanno finito per prendere una decisione consensuale, malgrado non fosse loro permesso di parlare o rivolgersi agli altri. Nella maggior parte dei casi, non hanno nemmeno realizzato di essere stati guidati dagli altri». «In maniera ancora più sorprendente – ha concluso Krause – questo studio ha poi scoperto che anche se ci viene mostrata una strada più veloce, noi preferiamo generalmente fissarci su quella vecchia e tendiamo a convincere gli altri a fare lo stesso». Un comportamento che, a detta degli studiosi, potrebbe avere implicazioni letali nei casi in cui ci si trovi nelle condizioni di dover evacuare in fretta e furia un edificio, perché ci porta a seguire quelle vie di fuga che ci sono familiari, anche se più lente, piuttosto che spingerci a scegliere un’alternativa. In altre parole, si segue la massa indipendentemente dal pericolo (reale o ipotetico) e non ci si azzarda a rischiare una soluzione diversa, con conseguenze spesso disastrose.
Simona Marchetti

sabato 17 maggio 2008

Comunicazioni interrotte


Satira sottotitolata
di Massimo Gramellini
Aeroporto di Fiumicino. In attesa dell’imbarco, un passeggero sta sfogliando i giornali. Si inchioda davanti alla vignetta di Altan su «Repubblica», un padano in camiciotto verde che bofonchia: «Basta con le mezze misure, ci vuole il boia di quartiere». Il passeggero si gira verso un amico: «Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno!». Tendo l’orecchio, sicuro che l’interlocutore gli spiegherà che Altan è un umorista e gli umoristi coltivano i fiori del grottesco. Invece l’amico sbotta: «Non sono d’accordo. Vogliamo arrivare alla pulizia etnica? E sì che Altan una volta era progressista».
Mi viene da piangere. Come a un funerale. La mia adorata satira giace lì senza vita, assassinata sulle poltroncine del Gate numero 4. Forse è morta per asfissia: la realtà è diventata così paradossale da aver tolto il fiato a un’arte che si nutre di paradossi. Forse l’hanno pugnalata le due sorelle siamesi: ignoranza e volgarità. Forse si è suicidata a furia di prendersi troppo sul serio, anche se non è certo il caso di Altan. Oppure si è semplicemente atrofizzato il muscolo invisibile che consentiva ai lettori di cogliere il salto logico. Quella capriola intelligente del pensiero che distingue l’ironia dalla comicità da caserma, persino quando entrambe si nutrono delle stesse parolacce (è la differenza fra la Littizzetto e il Bagaglino). Qualunque sia la causa del decesso, il referto è implacabile: se bisogna mettere i sottotitoli all’umorismo, significa che non lo si capisce più. Comunicazione interrotta, riprenderemo a sorridere il più presto possibile. Sperando non sia troppo tardi.

A te - Jovanotti Lorenzo Cherubini

Indubbiamente una bella canzone!

venerdì 16 maggio 2008

Lode


"La lode è il compimento necessario dell'opera della Creazione.
Senza lode, la Creazione risulta per così dire incompiuta, ed è abbandonata alla disgregazione. Senza stupore, senza apprezzamento, senza contemplazione estatica, l'universo va in rovina".
A. Pronzato, La Domenica festa dell'incontro, 53

Invidie


Invidiando
di Massimo Gramellini
Ah, cosa sarebbe il mondo senza l’invidia. Senza i capannelli di scrittori impegnati che nel retropalco della Fiera del Libro parlottavano di Saviano, e chi lo trovava arrogante, chi esibizionista, chi fanatico, chi semplicemente ossessivo, pur di non ammettere che la sua colpa inemendabile è di aver venduto milioni di copie del suo libro sulla camorra, mentre loro faticano a uscire dal cerchio del «salottume» editoriale. Ah, cosa sarebbe il mondo senza quei giornalisti che nei corridoi delle redazioni, talvolta persino davanti alle telecamere, spargono fiele su Travaglio, non perdonando a se stessi di non essere riusciti a diventare Travaglio, cioè uno che vende libri, riempie teatri, buca il video e sa coltivarsi un pubblico di lettori fedeli. E cosa ero io, nel mio piccolo, quando l’invidia mi suggeriva corsivi cattivelli contro Baricco, perché in realtà i riccioli e la scrittura ipnotica avrei voluto averli io. Ora che sono guarito dal morbo, posso permettermi di scrivere che Saviano merita rispetto benché non sia il mio genere (mi piace troppo il lieto fine), che Travaglio è un inquisitore documentato e in buona fede ma ignora l’importanza delle sfumature (la vita vera non assomiglia alla requisitoria di un pm: il male, come il bene, non gioca mai da una parte sola), e che Baricco comincia a perdere i riccioli pure lui. Perciò lo adoro.

giovedì 15 maggio 2008

Rientrato a Venegono

Eccomi ritornato a Venegono!
Con mio padre,
partiti ieri da Plainfield IN
http://townofplainfield.com/main/
alle ore 5.15 in auto
http://www.hyundaiusa.com/vehicle/sonata/sonata.aspx
diretti alla stazione dei bus Greyhound di Indianapolis
http://www.greyhound.com/home/en/TicketsAndTravel/TicketsAndTravelInfo.aspx
Alle 7.15 bus diretto a Chicago IL
http://www.ci.chi.il.us/city/webportal/home.do
Alle 10.30 taxi per Chicago Airport O'Hare
http://www.ohare.com/Ohare/OhareHomepage.shtm
Alle 15.25 partenza del volo Alitalia per Roma - Fiumicino
http://www.alitalia.com/it_it/?WT.srch=1
Alle 10 di oggi partenza per Milano - Linate sempre con Alitalia
alle 11.21 Bus ATM n.73 fino a San Babila
Metro Rossa fino alla stazione Cadorna
Alle 12.30 bus STIE fino a Legnano
http://www.paginegialle.it/stiespa
Alle 13 in auto fino a S.Vittore Olona
Infine in auto fino a Venegono Inferiore

DEO GRATIAS!

martedì 13 maggio 2008

Lezioni di Cioccolato

Un film italiano semplice, simpatico, e quel tanto profondo da non essere banale! E poi c'e' il cioccolato!!!

lunedì 12 maggio 2008

Omaggio alle donne

Rifarsi (una vita)
di Massimo Gramellini
Da un noto volto femminile della tv che preferisce mantenere l’anonimato riceviamo e pubblichiamo, astenendoci per una volta da ogni commento.«Non la consideri una divagazione superficiale, ma sono convinta che a far perdere la Casa Bianca a Hillary Clinton non sia stato Obama e nemmeno quel narciso impenitente di suo marito. E’ stato il chirurgo plastico. Se fosse rimasta se stessa, al naturale, si sarebbe presentata agli elettori come una onesta sessantenne dai capelli grigi e dalle guance cadenti. La nuova nonna d’America. Una nonna sessantottina, oltretutto. I bianchi della sua generazione, e non solo della sua, si sarebbero identificati in lei e l’avrebbero votata in massa, pieni di fiducia. Invece il lifting ha trasformato Hillary in una macchietta di infelicità e inaffidabilità: la solita donna di potere, ricca a arrogante, che fugge dal tempo e mistifica gli avvenimenti, a cominciare da quelli che riguardano l’evoluzione inesorabile del suo corpo. Sono stati i ritocchi - neanche troppo riusciti, fra l’altro - a far apparire Hillary così finta e così antipatica. Perché a sessant’anni dovresti sembrare più giovane? Perché non ti accontenti di essere più autorevole? Una donna che si rifà i connotati ammette una propria debolezza fisica, cioè l’unico tipo di debolezza che gli uomini sono ben felici di riconoscere, rinfacciare e far pagare alle donne. E questo le toglie autorevolezza, oltre che autenticità. Una donna rifatta non farà mai carriera. E infatti non ne conosco una, dico una, che sia riuscita a farla. Nemmeno io. Rifatta e pentita».
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=443&ID_sezione=56&sezione=Buongiorno

Graduation!


Sister with mom and dad
after the Graduation (Commencement 2008)
on Indiana University, Kelley Schoool of Business

domenica 11 maggio 2008

Pentecoste


Buona Pentecoste a tutti!

sabato 10 maggio 2008

Un bel film: "Non è mai troppo tardi"

sul tema del "finire la vita", con la maestria di due grandi e un pizzico di simpatia!

venerdì 9 maggio 2008

Arrivati ad Indianapolis!


Volo perfetto:
in orario, ben servito, gambe allungate nei posti vicino alle uscite d'emergenza, bei film!!
Che dire? Sono stato fortunato? Direi GRAZIE!!


mercoledì 7 maggio 2008

Compositio oppositorum


La dottrina di Nicea e di Calcedonia e, in generale, l'approccio sistematicamente antinomico del mistero per i Padri greci, hanno creato un tipo di pensiero per tensioni che è rimasto oggi la molla dello spirito di ricerca (...). Se Cristo è allo stesso tempo vero Dio e vero uomo in una sola Persona, se questa Persona, a sua volta, è allo stesso tempo distinta e consustanziale nel seno della Trinità, ne deriva l'obbligo di "pensare insieme" dei termini opposti".

Olivier Clément, Il senso della terra, 76

Viaggio a Indianapolis


Avviso ai naviganti!
Domattina parto per Indianapolis,
per la laurea di mia sorella Stefania.
Tornerò giovedì 15 maggio.
Cercherò di postare qualcosa da là.
Buona settimana!
don Chisciotte

martedì 6 maggio 2008

Basketball - 2,5 minuti di prodigi!!

Droghe low cost


L'invasione delle droghe low cost
Boom di consumo di ecstasy fra i giovanissimi:
bastano 18 euro per un pastiglia
di Guido Ruotolo - «Purtroppo quello delle droghe è un mercato che continua a tirare. Colpisce il “gradimento” in larghe fasce giovanili delle sintetiche, ecstasy in particolare. E per diversi motivi: il basso costo di una dose; l’idea, assolutamente sbagliata, che non produce danni; l’illusione che sia una droga socializzante». (...) Quello che colpisce sono i confronti con l’anno scorso. Diciamolo subito: aumento dei morti (da 551 a 589). Due estremi: la più giovane vittima aveva 16 anni, la più anziana 71. E la droga assassina per eccellenza rimane l’eroina (234 decessi su 551). Riduzione del 4,9% del totale di droghe sequestrate (31,6 tonnellate); crescita vertiginosa dei sequestri di ecstasy e altre droghe sintetiche (+193,67%); aumento delle persone segnalate all’autorità giudiziaria (+6,68%). In particolare: 27.490 arrestati, 7.305 denunciati, 443 irreperibili (totale 35.238, di cui il 9% donne). (...) «La produzione della cocaina in Sud America e dell’eroina in Afghanistan continua a salire; arrivando a toccare rispettivamente le 984 e le 610 tonnellate per il 2006. Le previsioni per l’eroina afgana, per il 2007, registrano una nuova impennata raggiungendo il massimo storico di 820 tonnellate, ovvero il 93% della produzione mondiale». (...) E' la Lombardia che ha il primato di pasticche sequestrate: 213.802. (...)

lunedì 5 maggio 2008

Litigi in cucina


Litigi di coppia? In cucina
di Francesca Gugliotta
La stanza dove si preparano i cibi e si mangia è il posto dove moglie e marito si scontrano più spesso. Lo dice un panel di esperti, dai matrimonialisti ai sociologi, che hanno risposto alla ricerca del Mauri Lab. "Lui la vuole più cotta", "i figli preferiscono sempre qualcos'altro", "lei non prepara come la mamma": la cucina, lontano dall'essere il luogo di ritrovo per la famiglia e laboratorio culinario, diventa un vero e proprio campo di battaglia.Stress da lavoro, ansie da studio, capricci adolescenziali, sbalzi d'umore femminili, ma anche maschili, trovano nello spazio cucina un catalizzatore. Finita la giornata, il nucleo familiare, ormai ridotto a due, tre componenti, nei casi più fortunati quattro, si incontra intorno a un tavolo e innesca una "lotta" verbale, con uno scambio non proprio pacifico di pareri, un ripetersi incessante di lamentele, un accenno di osservazioni taglienti.Questo clima da guerra fredda è la normalità. L'atmosfera si fa ancora più accesa se intervengono le variabili "pranzo domenicale", "cenone di Capodanno", "rimpatriata tra ex-compagni di scuola": sono loro, i temibili ospiti e i velenosi parenti ad aprire quel vaso di Pandora da cui fuoriescono rancori mai sopiti, aspetti caratteriali non smussati, permalosità e orgogli vari. Gli italiani cucinano sì sempre meno, come afferma il 68 per cento degli esperti tra matrimonialisti, psicologi, chef, architetti, sociologi, mediatori familiari, cromo e aromaterapeuti intervistati dal Mauri Lab, laboratorio/osservatorio internazionale creato dall'omonima azienda. Ma litigano sempre più, nascondendo dietro argomenti futili delusioni e insoddisfazioni.Oltre sei esperti su dieci affermano che la principale causa dei conflitti si verifica su ciò che viene portato a tavola. (...) http://temi.repubblica.it/casa/2008/04/30/litigi-di-coppia-in-cucina/

domenica 4 maggio 2008

Ragazzo in gamba


«Molti credono in un Dio domiciliato sopra le nuvole,
seduto su una poltrona dorata, e vecchissimo.
Io sono persuaso che Dio è un ragazzo veramente in gamba,
e sempre in giro per il mondo».

Ignazio Silone, Uscita di sicurezza, 1965

Violenza in tv


Il Comitato media e minori ha presentato a Roma il rapporto 2007
In calo l'emergenza sui reality show, ma aumenta la violenza
Tv, Rex, Dragon Ball e Domenica in: non adatti al pubblico dei più piccoli
Il pastore tedesco è brutale e nel cartone animato ci sono omicidi e sadismo. Preoccupazione per "l'abbondanza di cronaca nera" in Tg, talk-show e fiction
Bollino rosso sul cane lupo Rex e su Dragon Ball da parte del Comitato di applicazione del Codice Tv e minori. Il pastore tedesco, infatti, viene giudicato troppo violento, mentre il cartone animato è finito sotto accusa per i troppi omicidi e le scene di compiacimento per atti di violenza. Per loro, e non solo, sono scattate le sanzioni previste dalla legge. (...) Durante lo scorso anno il Comitato ha accertato un calo dell'emergenza dovuta ai reality show, ma contemporaneamente è aumentata la preoccupazione per quanto riguarda il tema della violenza in televisione. Nella casistica delle sanzioni del comitato presieduto da Emilio Rossi, appaiono moltissimi programmi delle reti pubbliche e private: trailers di film dell'orrore, wrestling, scene di violenza sadica, sessuale o di gruppo in film come Apocalyto, Hannibal lecter, Lo sguardo di Satana, linee hard sui canali privati. (...) Il presidente Rossi ha puntato il dito in particolare sui telefilm di genere criminal-poliziesco di produzione statunitense. "Siamo arrivati ad avere tre prime serate con questo tipo di fiction - ha aggiunto Rossi - e addirittura tre telefilm consecutivi di tipo analogo nella stessa sera. Questo genere di fiction non basta mai ai palati e quindi si accrescono le dosi e questo ci preoccupa. (...) Ma, a sorpresa, fra i programmi nel mirino dal comitato ci sono anche telefilm e format pensati per la famiglia. (...) Sotto accusa anche i telegiornali, che secondo il Comitato mandano in onda troppi fatti di cronaca nera, con dovizia di particolari e immagini raccapriccianti (...) I programmi più sanzionati risultano in ordine decrescente: film e telefilm; informazione; talk show; pubblicità; varietà. Le emittenti più sanzionate sono quelle del gruppo Mediaset, seguite, sempre in ordine decrescente, dal gruppo Rai, da La7 e dalle emittenti locali.

sabato 3 maggio 2008

Zoppicanti


"L'obbligo di annunciare la buona novella ci costringe a camminare simultaneamente al passo di Dio e al nostro: perciò avremo il più delle volte l'andatura dello zoppo o quella esitante di un cieco. Con tutte le nostre forze, il nostro spirito, il nostro cuore faremo dell'evangelizzazione l'applicazione del programma di Gesù Cristo. Ma questo programma che noi conosciamo affonda tutto in un piano che ci è oscuro. Del nostro lavoro di ogni giorno, sia pure perfetto, noi non sappiamo ciò che il Signore ne farà... e se molto maldestro o imperfetto, noi non sappiamo a che cosa servirà. Sappiamo soltanto che non andrà perduto ciò che si dona a Dio".
Madeleine Delbrel

venerdì 2 maggio 2008

Ciò che salva


Dalle «Omelie sul Cantico dei cantici» di san Gregorio di Nissa, vescovo
(Om. 15: PG 44. 115-1118)

Se davvero l'amore riesce ad eliminare la paura e questa si trasforma in amore, allora si scoprirà che ciò che salva è proprio l'unità. La salvezza sta infatti nel sentirsi tutti fusi nell'amore all'unico e vero bene mediante quella perfezione che si trova nella colomba di cui parla il Cantico dei cantici: «Unica è la mia colomba, la mia perfetta, l'unica di sua madre, la preferita della sua genitrice» (Ct 6,9). Tutto ciò lo mostra più chiaramente il Signore nel vangelo. Gesù benedice i suoi discepoli, conferisce loro ogni potere e concede loro i suoi beni. Fra questi sono da includere anche le sante espressioni che egli rivolge al Padre. Ma fra tutte le parole che dice e le grazie che concede una ce n'è che è la maggiore di tutte e tutte le riassume. Ed è quella con cui Cristo ammonisce i suoi a trovarsi sempre uniti nelle soluzioni delle questioni e nelle valutazioni circa il bene da fare; a sentirsi un cuor solo e un'anima sola e a stimare questa unione l'unico e solo bene; a stringersi nell'unità dello Spirito con il vincolo della pace; a far un solo corpo e un solo spirito; a corrispondere a un'unica vocazione, animati da una medesima speranza. Ma più che questi accenni sarebbe meglio riferire testualmente le parole del vangelo: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21).

giovedì 1 maggio 2008

mercoledì 30 aprile 2008

Fame


Una bambina eritrea, durante la guerra di liberazione del suo Paese,
viene condotta tra le truppe ribelli e passa con loro più di un anno.
"Non potendo confidare solo nella sorte, ho deciso di cercare da sola qualcosa da mangiare. Anche gli altri bambini, così come gli adulti che durante le regolari distribuzioni di cibo non ne avevano ricevuto a sufficienza, andavano a caccia di tutto quanto fosse commestibile. Si arrampicavano sugli alberi per frugare nei nidi, cercare uccelli, pipistrelli o scarafaggi. Rovistavano nel sottobosco vicino al fiume nella speranza di trovare tartarughe, sparavano alle poche gazzelle o agli altri animali selvaggi, oppure preparavano trappole per prendere topi, scoiattoli, roditori e gatti selvatici che si erano scavati le tane sottoterra. La gente del campo cucinava e mangiava tutto quello che capitava sottomano, cavallette e scarafaggi compresi. Erano i pasti più poveri che si possano immaginare: un paio di ossa cotte, brandelli di pelle, oppure quei pochi pezzetti di carne che si potevano ricavare da un uccellino. Io non ho mai partecipato alle battute di caccia perché non mangiavo carne. Non che avessi meno fame degli altri: il problema era proprio che non riuscivo ad affondare i denti in un soffice pezzo di muscolo, oppure a mangiare un brandello di carne strappato da una tartaruga. Tutti mi urlavano che ero pazza: preferivo morire piuttosto che mangiare qualcosa che non mi piaceva? Io però non avevo scelta. Anche se ero affamata, mi sarebbe bastato dare un morso a un pipistrello per vomitare subito. Mangiavo altre cose. Raccoglievo foglie un po' dappertutto. Facevo un fuoco con qualche rametto e le cuocevo in un barattolo arrugginito con un po' d'acqua argillosa. Non sapevano di niente, ma almeno avevo l'impressione di mettere qualcosa in pancia.A volte trovavo delle piccole rape nei campi abbandonati, oppure tuberi che cucinavo e mangiavo senza sapere che cosa fossero. Altre volte avevo ancora più fortuna e scovavo una cipolla che avevo già visto cuocere in pentola dai grandi. Le mie battute di caccia alle piante sono state particolarmente fruttuose soprattutto sul finire dell'estate, quando dappertutto sbocciavano i fiori di cactus, pieni di spine, ma molto succosi. Anche gli altri naturalmente mangiavano questi frutti: sfamavano e dissetavano allo stesso tempo. Purtroppo maturavano tutti insieme, e così dopo poche settimane, a causa del gran caldo, molti marcivano oppure si seccavano.A volte trovavo persino delle gaba, piccole noci selvatiche che molti non si prendevano neppure la briga di raccogliere proprio a causa delle loro dimensioni: spesso per aprire una noce occorreva più tempo di quanto ne servisse a mangiarne il contenuto. Io le cercavo lo stesso, me ne riempivo le tasche e poi passavo ore a romperle e a gustarle. Quando non riuscivo a trovare niente e la fame era così insopportabile da picchiarmi come un martello nella mente, mi calavo fin dentro il letto del fiume e mangiavo la terra. Toglievo lo strato esterno, ancora umido, fino a quando non arrivavo alla sabbia secca e la mangiavo. Manciata dopo manciata me la infilavo in bocca, e masticavo e ma¬sticavo fino a quando non riuscivo a inghiottirne un po'. Allora me ne mettevo in bocca altra e altra ancora, fino a quando non mi sentivo male. Il problema non era il sapore - la terra, soprattutto quando è secca, non è così disgustosa - ma il mal di pancia. Avevo crampi così forti che era come se qualcuno mi afferrasse lo stomaco e ne graffiasse le pareti. Alla fine vomitavo o mi veniva la diarrea. Non era piacevole, ma era sempre meglio che dover sopportare quella continua sensazione di vuoto. Era anche meglio essere chiamata "mangia-schifezze" che non mangiare niente del tutto. "Vigliacca!" mi gridavano. "Mangi quello che sei. Sei una schifezza perché mangi schifezze!" A me però non importava. "Quale essere umano mangia la terra?" mi chiedevano. "Io" rispondevo con orgoglio, e in quei momenti mi sentivo davvero speciale".
tratto da Senait G. Mehari, Cuore di fuoco, 171-174

martedì 29 aprile 2008

Spirito rivoluzionario?


"Nel tempo dell'inganno universale
dire la verità
è un atto rivoluzionario"
G. Orwell

lunedì 28 aprile 2008

Indagine sul rapporto con le sacre Scritture


Dopo questi ennesimi dati, mi domando:
quale verifica e quale autocritica
sapranno fare i pastori della Chiesa italiana?
cosa pensiamo di aspettarci
in termini di "vivacità" spirituale e morale
da un popolo così denutrito?
Dalla serie: "Così non possiamo dirci cristiani".
don Chisciotte

Dal sito SIR (Servizio di Informazione Religiosa):
Testo ritenuto di difficile lettura ma considerato dalla maggioranza della popolazione interessante. Poco letto ed utilizzato per la preghiera personale, ma presente nelle case. E’ la Bibbia, al centro di un’indagine condotta da Gfk – Eurisko, presentata in sala stampa vaticana e patrocinata dalla Federazione biblica cattolica, in vista del Sinodo dei vescovi che si terrà nel mese di ottobre e verterà sul tema della “Parola di Dio” nella vita della Chiesa. L’indagine è stata condotta in 8 Paesi Europei (Regno Unito, Germania, Olanda, Francia, Polonia, Russia, Spagna, Italia) e negli Stati Uniti per “valutare il rapporto della popolazione adulta con le Scritture”. E’ stato preso in esame un campione rappresentativo ed ecumenico (cattolici, protestanti e ortodossi). Riguardo alla frequenza di lettura, dall’indagine emerge che negli ultimi 12 mesi ha letto almeno un brano della Bibbia il 20% della popolazione spagnola, il 27% degli italiani e il 36% degli inglesi. La percentuale si alza per i polacchi (38%) e per i russi (35%) fino a raggiungere la punta del 75% degli americani. Solo negli Stati Uniti la lettura della Bibbia è la forma di comunicazione religiosa preferita. Il 30% dei tedeschi, il 31% degli italiani e il 34% dei polacchi preferiscono l’omelia mentre in UK, Olanda, Russia, Spagna e Francia prevale la fruizione in Tv di una trasmissione religiosa.
Nella preghiera (“comportamento molto più diffuso di quanto in genere si pensi”, sottolineano i ricercatori), si fa un ricorso alla Bibbia modesto rispetto al ruolo che le Sacre Scritture dovrebbero avere. Gli Stati Uniti rappresentano il caso più positivo con un 37% degli intervistati che prega utilizzando le Scritture. Questo valore resta alto anche in Polonia (32%) ma scende al 13% in Germania, al 9% in Italia e addirittura al 6% in Spagna. Nella casa di una larga maggioranza degli intervistati, vi è una copia della bibbia. L’unica eccezione è costituita dalla Francia dove meno del 50% degli intervistati ha in casa una copia della Bibbia. La Francia è anche l’unico paese in cui è prevalente l’opinione secondo cui nelle scuole non si dovrebbe studiare il testo biblico. Dalla ricerca emerge inoltre che prevalgono nettamente coloro che considerano il testo biblico “vero” su coloro che lo considerano “falso”, coloro che lo ritengono “interessante” (la soglia non scende mai sotto il 75%) su coloro che lo considerano “noioso”. Risulta anche che di fronte al messaggio biblico, la maggioranza degli intervistati ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un testo di non facile lettura e comprensione (la soglia si assesta al 65% in Europa).
http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=Quotidiano&argomento=dettaglio&sezione=&data_ora=28/04/2008&id_oggetto=150797&id_session=guest&password=guest&quantita=

memoria di s. Gianna Beretta Molla (1922-1962)


Il 21 febbraio 1955 Gianna scrive a Pietro: “…Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri: buona, comprensiva e pronta ai sacrifici che la vita ci chiederà.”… “Ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana".
L’11 marzo scrive: “…Pietro, potessi dirti tutto ciò che sento per te! ma non sono capace - supplisci tu. Il Signore proprio mi ha voluto bene - tu sei l’uomo che desideravo incontrare, ma non ti nego che più volte mi chiedo: “sarò io degna di lui?” Sì, di te, Pietro, perchè mi sento così un nulla, così capace di niente, che pur desiderando grandemente di farti felice, temo di non riuscirvi. E allora prego così il Signore: “Signore, tu che vedi i miei sentimenti e la mia buona volontà, rimediaci tu e aiutami a diventare una sposa e una madre come Tu vuoi e penso che anche Pietro lo desideri”. Va bene così, Pietro? Con tanto tanto affetto ti saluto. Tua Gianna.”
Il 23 marzo, scrive da Sestrière: “Carissimo Pietro, …è meraviglioso, quando si è in alto in alto, con un cielo sereno, la neve bianchissima, come si gode e si loda Iddio. Pietro, tu già lo sai, mi sento così felice quando sono a contatto con la natura così bella, che passerei delle ore in sua contemplazione".
Il 9 aprile, Gianna scrive: “… Pietro carissimo, tu sai che è mio desiderio vederti e saperti felice; dimmi come dovrei essere e ciò che dovrei fare per renderti tale. Ho tanta fiducia nel Signore e son certa che mi aiuterà ad essere la tua degna sposa. Mi piace spesso meditare il brano dell’Epistola della Messa di S. Anna - “La donna forte chi la troverà?…… Il cuore di suo marito può confidare in lei… non gli farà che bene, né mai gli recherà danno, per tutto il tempo della vita”. Pietro, potessi essere per te la donna forte del Vangelo! Invece mi pare e mi sento debole. Vuol dire che mi appoggerò al tuo braccio forte. Mi sento così sicura vicino a te!”.

Un sito a lei dedicato:

domenica 27 aprile 2008

Fondamenta


"La casa non poggia le sue fondamenta sul terreno,
ma su una donna"
proverbio messicano

Vocazione: seminaristi a Venegono Inferiore

venerdì 25 aprile 2008

Lettere dei partigiani - 3


don Aldo Mei - fucilato a 32 anni
sacerdote - nato a Ruota (Lucca) il 5 marzo 1912 -.Vicario Foraneo del Vicariato di Monsagrati (Lucca) - aiuta renitenti alla leva e perseguitati politici - dà ai partigiani assistenza religiosa. Arrestato il 2 agosto 1944 nella Chiesa di Fiano, ad opera di tedeschi, subito dopo la celebrazione della Messa - tradotto a Lucca, sotto l'imputazione di avere nascosto nella propria abitazione un giornalista ebreo. Fucilato alle ore 22 del 4 agosto 1944, da plotone tedesco, fuori Porta Elisa di Lucca.
4 agosto 1944
Babbo e Mamma, state tranquilli - sono sereno in quest'ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti: solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte - I° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l'anima, 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti - aver nascosto la radio. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell'odio io che non ho voluto vivere che per l'amore! "Deus Charitas est" e Dio non muore. Non muore l'Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro... E' l'ora del grande perdono di Dio! Desidero avere misericordia; per questo abbraccio l'intero mondo rovinato dal peccato - in uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione di tanti peccati - e per la santificazione dei sacerdoti. Oh! la santificazione dei sacerdoti. Oggi stesso avrei dovuto celebrare Messa per questa intenzione - invece di offrire a Gesù - offro me a Lui, perché faccia tutti santi i suoi ministri, tutti apostoli di carità - e il mio pensiero va anche ai confratelli del Vicariato, che non ho edificato e aiutato come avrei dovuto. Gliene domando umilmente perdono. Mi ricordino tutti al Signore. (...) A tutti i parenti - a tutti i conoscenti, a tutti i Ruotesi, cosa dirò? Quello che ho ripetutamente detto ai figli di adozione, i Fianesi. Conservatevi tutti nella grazia de Signore Gesù Cristo - perché questo solamente conta quando ci si trova davanti al maestoso passo della morte - e così tutti vogliamo rivederci e starsene indissolubilmente congiunti nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo. Non più carta - all'infuori di questa busta - e anche la luce sta per venir meno. Domani festa della Madonna potrò vederne il volto materno? Sono indegno di tanta fortuna. Anime buone pregate voi tutte perché mi sia concessa presto - prestissimo tanta fortuna! Anche in questo momento sono passati ad insultarmi... "Perdonali, Signore, perché non sanno quello che fanno". Signore, che venga il Vostro regno! Mi si tratta come un traditore - assassino. Non mi pare di aver voluto male a nessuno - ripeto a nessuno - mai che se per caso avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male - io qui dalla mia prigione - in ginocchio davanti al Signore - ne domando umilmente perdono. Al sacerdote che mi avviò al Seminario D. Ugo Sorbi il mio saluto di arrivederci al cielo. Ai carissimi Superiori del Seminario, specialmente a Mons. Malfatti e al Padre Spirituale D. Giannotti - l'invito che mi assistano nel punto più decisivo della mia esistenza - la morte - mentre prego il Signore a ricompensarli centuplicatamente come sa far Lui.

Lettere dei partigiani - 2


Mario Bettinzoli (Adriano Grossi) - fucilato a 22 anni
perito industriale - nato a Brescia il 21 novembre 1921 - sottotenente di complemento di Artiglieria - catturato una prima volta nel settembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato a morte, evade dalla cella ove è stato rinchiuso - rientra a Brescia - si unisce a Giacomo Perlasca nella organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia - ne diventa il více-comandante ed è comandante della 3' Compagnia preposta alla organizzazione dei campi di lancio. Arrestato una seconda volta il 18 gennaio I944 acl opera di fascisti, in via Moretto a Brescia, mentre con il comandante Perlasca si reca al Comando Provinciale per riferire sulla situazione della zona. Processato il 14 febbraio I944 dal Tribunale Militare tedesco di Brescia, quale organizzatore di bande armate. Fucilato il 24 febbraio I944, presso la Caserma del 30° Reggiinento Artiglieria di Brescia, con Giacomo Perlasca.

Ore 21 del 23.2.1944
Miei carissimi genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini, il Signore ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia.. Sia fatta la sua volontà santa. Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto e per voi affinché possiate sopportare il distacco. Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà l'esame, purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno muoio cristianamente e questo deve essere per voi un grande conforto. Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi ha portato alla morte, senza chiedervi il consenso: ma spero mi perdonerete come il Signore mi ha perdonato qualche minuto fa per mezzo del suo Ministro. Domattina prima dell'esecuzione della condanna farò la Santa Comunione e poi. Ricordatemi ai Rev.Salesiani e ai giovani di A.C. affinché preghino per me. Ancora vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio: che il pensiero della mia morte preceduta dai SS. Sacramenti vi sia di conforto per sempre. Immagino già le lagrime di tutti quanti quando leggerete questa mia, fate che dalle vostre labbra anziché singhiozzi escano preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall'alto pregherà per voi. Ora, carissimi, vi saluto per l'ultima volta tutti, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno; questo abbraccio spirituale è superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore. Pregate!
Vostro per sempre Mario

Lettere dei partigiani - 1


Armando Amprino (Armando) - fucilato a 19 anni
meccanico - nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925 -. Partigiano della Brigata "Lullo Mongada", Divisione Autononia "Sergio De Vitis", partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi colpi di mano in zona Avigliana (Torino). Catturato nel dicembre 1944 da pattuglia RAU (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino - tradotto alle Carceri Nuove di Torino. Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino. Fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi della GNR, con Candido Dovis.

Dal Carcere, 22 dicembre 1944
Carissimi genitori, parenti e amici tutti,devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt'e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.
Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí... Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.
Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito.
Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.
Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po' di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me.
Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi.
Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.
Vostro figlio Armando

san Marco evangelista


Giovanni, soprannominato Marco, era cugino di Barnaba. Nella casa di sua madre, Maria, la comunità era raccolta in preghiera, quando ad essa Pietro venne la notte che l'angelo lo liberò dal carcere di Erode. Fu compagno di Paolo e di Barnaba nel loro primo viaggio apostolico, ma sgomento per le crescenti difficoltà fece ben presto ritorno in patria. Si unì poi a Barnaba, che all'inizio del secondo viaggio apostolico si separò da Paolo e andò a evangelizzare l'isola di Cipro. In seguito tornò a collaborare con Paolo, che lo stimò «molto utile nel ministero»; a lui fu di aiuto e di conforto nella sua prigionia. Fu anche discepolo e collaboratore di Pietro, del quale riprodusse la predicazione nella stesura del suo vangelo. Come dice la tradizione, su mandato di Pietro fondò la Chiesa di Alessandria in Egitto e sigillò col sangue la sua missione di annunciatore di Cristo. Il suo corpo, secondo una persuasione antichissima, è venerato a Venezia, nella basilica eretta in suo onore.

Festa della Liberazione


Il Presidente della Repubblica

Come ho sostenuto anche lo scorso anno a Cefalonia, credo sia importante che gli Italiani mantengano costantemente viva la memoria e consapevole la coscienza delle diverse tappe e componenti del processo di maturazione e di lotta che ha condotto il nostro Paese alla Liberazione. La Liberazione, infatti, non fu soltanto il coronamento di una luminosa rinascita, lungamente sognata durante tutto l'oscuro periodo del nazismo, del fascismo e della guerra, ma anche e forse soprattutto una promessa: la promessa di un'Italia nuova, di una vera Costituzione dei cittadini, di una democrazia reale; una promessa di sviluppo economico e sociale per tutto il Paese. E in quest'anno, in cui ricorre il 60° anniversario dell'entrata in vigore della Carta costituzionale, siamo spronati ad un impegno maggiore per mantenere quella promessa, per tenere alti i principi ed i valori che hanno ispirato la stesura del documento fondante della nostra vita democratica. Quei principi vanno vissuti quotidianamente; i valori - anche ed innanzitutto morali - che si esprimono nei diritti e nei doveri sanciti nella Costituzione vanno apprezzati e coltivati. Spinti dalla propria drammatica esperienza di vita, dalla soppressione delle libertà, dalle stragi perpetrate dal nazismo, dall'orrore delle deportazioni e dei campi di sterminio, i Costituenti conferirono giusto ed assoluto rilievo ad una serie di diritti fondamentali, sacri, che furono per questo definiti inviolabili. E su questa base, nel redigere l'articolo 11 della Carta, essi vollero giustamente ripudiare in maniera definitiva la guerra come offesa alla libertà dei popoli e delle persone e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Con equilibrio e lungimiranza, essi compresero però come il rifiuto della guerra andasse accompagnato da un corrispondente impegno, attivo e forte, dell'Italia nell'ambito delle Istituzioni che perseguono gli obiettivi di pace e di giustizia della Comunità Internazionale, accettando per questo interesse superiore e condiviso, le necessarie limitazioni alla sovranità nazionale. Purtroppo, una soddisfacente governance del sistema internazionale, a cui da allora l'Italia contribuisce con entusiasmo e generosità, non è ancora compiuta, e deve anzi confrontarsi con nuove complesse realtà e nuove sfide.(...) La storia sembra assegnare ad ogni generazione una missione. I nostri padri hanno realizzato il sogno dell'Italia unita (...) la nostra generazione ha sconfitto il nazi-fascismo e gettato le basi dell'Europa unita, fino al superamento della lunga stagione della Guerra Fredda con l'abbattimento del muro di Berlino. I giovani di oggi sono chiamati a contrastare i nuovi autoritarismi e integralismi, che rappresentano la negazione dei principi e dei valori che ispirarono la lotta per la Liberazione. (...)

giovedì 24 aprile 2008

Il culto del corpo


di Massimo Gramellini

Molti credenti che non credono più ai dogmi, o li ignorano, o li hanno dimenticati, continuano invece a credere appassionatamente nei corpi. Nel corpo vivo del Papa, accolto ovunque da folle assai più numerose di quelle che frequentano le chiese. E nei corpi sepolti dei santi, riesumabili a richiesta come Padre Pio, che da oggi viene esposto allo sguardo dei devoti e delle televisioni. (...) Gli atei parlano con troppa superficialità di ritorno al Medioevo, mentre non esiste evento più contemporaneo di questo. L'esibizione del corpo. Non accade di continuo sui muri, per la strada e dentro i tanti schermi da cui osserviamo il mondo (e lui osserva noi)? La magia dell’allusione che evoca senza rivelare sembra essersi smarrita nei gorghi della nostra accidia esistenziale spacciata per bisogno incessante di emozioni violente e tangibili. Lo spacco appena accennato di una gonna lunga ha ceduto il passo ai fili interdentali che avvolgono le vallette televisive. Al cinema, la goccia di sangue nel vano della doccia di Psyco, che terrorizzò una generazione, è stata sostituita da scene di ordinaria macelleria che non inquietano più nessuno. E i partiti, come le imprese, si riducono sempre più spesso al culto del capo, del campione, del leader. Sono la sua faccia, i suoi vestiti e i suoi amori che vengono vivisezionati e ritenuti l’unica cosa che valga davvero la pena di comunicare. Tutto è corpo perché tutto va mostrato. Nella civiltà dell’immagine si crede solo a ciò che si vede, dato che vedere costa minor fatica rispetto a leggere, pensare, immaginare. Le due grandi disperse della nostra epoca senza sogni sono la fantasia e la logica: entrambe infatti sanno nutrirsi di suggestioni astratte e non hanno bisogno di umanizzare forsennatamente ogni concetto e ogni sensazione. E poi la forma umana allontana dal trascendente, tanto che molte religioni non la contemplano. Invece il Cristianesimo ha puntato su di essa fin dalle origini. Quando San Paolo, che tra le altre cose fu un pubblicitario strepitoso, impostò l'intero suo apostolato intorno alla resurrezione non solo delle anime ma anche dei corpi. E quanti cattolici, ancora adesso, nell'ammirare i capolavori della Cappella Sistina pensano che Dio assomigli davvero a quel vecchio signore con la barba: adorabile in quanto tale e non in quanto Dio, stato di coscienza senza forma né materia.

vita

Noi vogliamo bene, rispettiamo, ricordiamo l'uomo...

mercoledì 23 aprile 2008

Tortura


Amnesty International ha realizzato un video in cui viene rappresentata la "waterboarding", tecnica di interrogatori che consiste nell'immobilizzare un individuo e versare acqua sulla sua faccia per simulare l'annegamento, cosa che produce il riflesso faringeo, facendo credere al soggetto che la morte sia imminente, benché non causi danni fisici permanenti. Il video, che simula le reazioni di un prigioniero a questa tecnica, è stato diffuso per chiederne la sospensione al governo americano.

Afriradio


Afriradio: la radio con l'Africa dentro!
Musica, informazione, intrattenimento e Missione. Un progetto dei Missionari Comboniani, dello storico mensile Nigrizia e di Nigrizia Multimedia.
AFRIRADIO si propone di sovvertire gli stereotipi che vogliono il continente sinonimo di fame, malattie, guerre e miseria, proponendo invece un'immagine positiva dell'Africa. AFRIRADIO rappresenta una fonte di informazione alternativa agli apparati mediatici che promuovono interessi economici e politici di parte. Fedele alla tradizionale linea editoriale di Nigrizia, voce dei popoli dell'Africa e del Sud del mondo. AFRIRADIO intende essere voce di chi crede in una società in cui siano promossi valori umani ed evangelici quali la solidarietà, l'accoglienza, il dialogo interculturale, l'incontro interetnico e il rispetto per le diverse tradizioni e fedi religiose.

martedì 22 aprile 2008

"Uomo al volante..."


Al volante siamo «uomini delle caverne»
Il cervello dei cacciatori-raccoglitori è all’origine dei comportamenti aggressivi
Manchester – Quando ci si mette alla guida ci si trasforma un po’, e quando sono uomini i piloti la trasformazione prevede generalmente l’aumento dell’irascibilità e della collera. Come mai anche i più miti dietro la protezione di un parabrezza e rassicurati da un motore potente diventano aggressivi e pericolosi? Sarebbe un problema evolutivo, secondo il professore Geoffrey Beattie (...) il motivo per cui sono gli uomini i principali pirati della strada è da ricercare nel lento sviluppo del nostro cervello, ancora abituato a vivere nell’epoca dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori. (..)«Il cranio del ventunesimo secolo contiene un cervello da età della pietra» (...) trova quindi nella competitività tipica del cacciatore-raccoglitore il motivo dei tanti comportamenti pericolosi tenuti dagli uomini al volante. È più facile per una mente competitiva interpretare alcune azioni - tagliare la strada o essere seguiti troppo da vicino da un’auto – come invasioni del proprio spazio, e reagire di conseguenza. Le donne invece, secondo questa interpretazione, sarebbero più inclini a empatizzare con gli altri automobilisti e meno solerti nel rispondere alle presunte provocazioni con aggressività. Lo studio ha un suo «peso» soprattutto perché commissionato dalle compagnie assicurative, e sui suoi risultati si basano anche le tariffe che verranno attribuite alle polizze dei prossimi anni. In Gran Bretagna gli uomini sono responsabili del 97 per cento degli arresti per guida pericolosa, dell’88 per cento dei casi di guida in stato di ebbrezza e dell’82 per cento degli eccessi di velocità. Ancora più grave la situazione per i neopatentati, in cui la differenza di genere è ancora più marcata: i maschi sono 535 volte più pericolosi – stando ai dati assicurativi – delle loro «colleghe» femmine.

Istituzioni decadenti


Vorrei interrogarmi soprattutto sulla povertà del processo (a Gesù) così come è presentato da Giovanni. Mentre è più plausibile nei sinottici, nel IV vangelo è una vera farsa, una caricatura. Mi pare che Giovanni intenda probabilmente sottolineare un indice di decadenza religiosa e giuridica: Gesù viene portato davanti a chi non è autorizzato né a interrogarlo né a condannarlo e tocca a lui spiegare come andrebbe condotto il processo.Ci troviamo davvero di fronte al crollo di una istituzione, una istituzione - notiamo - che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia, verificandone le prove.Sarebbe stato questo l'atto giuridico più alto di tutta la sua storia. Invece fallisce proprio lo scopo fondamentale. Certamente i sommi sacerdoti hanno molti titoli di discolpa. Possiamo comprenderlo considerando tutta la storia di Gesù e il modo con cui egli si è presentato; (...) Ciò non toglie che Giovanni ci mette di fronte a una istituzione che ha perso l'occasione provvidenziale in vista della quale era sorta.Si pone qui un problema gravissimo, quello della possibilità che un'istituzione religiosa decada: si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare. Molte volte ho insistito sulla necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche. Solo la parola di Dio, rappresentata qui da Gesù, è normativa e capace di dare chiarezza.

C.M. Martini, Le tenebre e la luce, 76-77

lunedì 21 aprile 2008

Sì Kid!


40 ragioni per AVERE figli!!
L’eterno dilemma delle donne: famiglia o carriera? Se ne parla proprio in questi giorni anche grazie all’uscita di un libro “No kid”” scritto da un’autrice francese - Corinne Maier – che elenca le “Quaranta ragioni per non avere figli”. Lei, mamma di due bambini e quindi esperta in materia, si rivolge proprio alle donne italiane, che rispetto a quelle francesi hanno meno figli, con una dichiarazione shock: “Donne italiane non imitate le vostre cugine francesi, continuate a non fare figli". Il perché lo spiega nel suo libro elencando ben 40 motivi per non diventare mamma: dal costo dei bimbi, alla sottrazione del tempo per se stesse, alla rinuncia ad una carriera di successo…
Noi di Quimamme, ovviamente, non la pensiamo così! Lanciamo una sfida: nasce il movimento SI' KID - troviamo, insieme a voi, almeno altrettante 40 ragioni per diventare genitori! Aiutateci a scoprirle! Come? Scrivete nel nostro nuovo forum: Sì Kid: 40 buone ragioni per avere figli. Aiutaci a raccogliere tutti i buoni motivi per diventare genitori. Oppure mandateci una mail a community@quimamme.it e raccontaci come la pensate!

Pensieri e parole


"Ci sono uomini che usano le parole al solo scopo di nascondere i loro pensieri"

Voltaire

domenica 20 aprile 2008

Democrazia?


«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupàti solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronisrsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».
Tratto da De la démocratie en Amerique di Alexis De Tocqueville, 1840
(inviato da un lettore di Corriere.it, da Parigi)
Grazie a dAM