sabato 4 ottobre 2008

Ignoranza e incoerenza

"A noi certe cose non succedono": così scriveva, dopo un paio di giorni dall’omicidio di Abdul Salam Guibre, un giornalista sulle colonne di un quotidiano di destra. La frase è terribile e tuttavia riassume il pensiero di molti cittadini milanesi, di quei tanti cittadini “normali” che sono maggioranza e che fanno la città. Non è solo la politica che nell’ultimo decennio ha definitivamente tracimato, divenendo spazzatura: è la cosiddetta società civile che non c’è più, è l’opinione pubblica che straparla, è lo spirito del tempo – se l’espressione vuol mai dire qualcosa – che si è incarognito. È necessario riconoscere che negli ultimi vent’anni la situazione non è affatto migliorata: la diffidenza è divenuta dapprima discriminazione per poi evolvere in razzismo palese. Il problema oggi sono gli “italiani bianchi”, quello che pensano o che ritengono di pensare.

Il Veneto tra razzismo e integrazione

«La prima volta ho pensato a un errore. La seconda a una coincidenza. La terza ho capito, stava succedendo proprio a me». Silvia Elena Ayon è nata 44 anni fa in Nicaragua, ha una laurea in economia urbana, un marito e un figlio italiani, due grandi occhi scuri che parlano della sua origine. Coordina progetti di sviluppo in due continenti, di fatto amministra circa 41 milioni di euro per conto dell’ Unione europea e di altri finanziatori pubblici. Lavora nel volontariato ma è a tutti gli effetti una manager. Il 14 maggio è su un autobus della linea 12, diretto in zona stadio, periferia di Verona. Un signore anziano la avvicina e le dice: «Spostati, quel posto è mio». Lei crede di aver capito male, gli indica altri sedili liberi. Lui si mette a urlare: «Voi stranieri ve ne dovete andare, dovete smetterla di portare via il lavoro a noi italiani». Elena urla a sua volta, quasi si vergogna di provare rancore verso un anziano. Ma davanti al silenzio degli altri passeggeri le si accappona la pelle, il gelo le si infila tra le scapole, come il gomito di quella signora che, qualche giorno prima, su un autobus molto più affollato, le ha detto di andarsene. Era proprio così, quella gomitata non era «un errore». È lo stesso freddo nelle ossa che ha avvertito in treno, quando alcuni viaggiatori hanno indicato lei e suo figlio al controllore, chiamandoli "stranieri". Accade a Verona, dove Nicola Tommasoli, disegnatore non ancora trentenne, è stato ucciso a calci e pugni per aver rifiutato una sigaretta a una ronda di diciottenni con un debole per l’estrema destra. Nicola aveva i capelli lunghi, raccolti in una crocchia. Prima di picchiarlo, lo hanno chiamato "codino".
Accade, paradossalmente, nella stessa città che ospita il quartier generale dei padri comboniani e ha visto missionari partire verso i luoghi più poveri e disperati del pianeta. Nella città dove ogni giorno almeno un imprenditore bussa allo sportello "stranieri" della Cisl lamentando di non poter assumere lavoratori immigrati, causa intoppi burocratici e legislativi; dove i nuovi assunti di nazionalità straniera sono il 31%, la quota più elevata del Veneto (fonte: dossier Caritas 2007). Sempre a Verona, ogni anno, mille persone bussano alla porta di ProgettoMondo, l’Ong per cui lavora la signora Ayon, chiedendo di partecipare a questo o quel progetto di cooperazione oltre frontiera. (...)
Certi episodi rimangono di difficile classificazione, ammette Boscaini. «L’altro giorno, un fratello degli stimmatini (congregazione che prende il nome dalle stimmate di Gesù ndr), raccontava l’avventuroso approdo veronese di un frate della Costa d’Avorio. Ha chiesto a quattro passanti la strada per il convento, i primi tre non gli hanno nemmeno rivolto la parola». Strano a vedersi in una città che vanta 50 congregazioni religiose femminili e 30 maschili, dove quasi ogni famiglia a un parente che fa il sacerdote, è entrato in convento oppure fa il missionario. L’anima di Verona è profondamente divisa, spiega Boscaini. Tutte le famiglie, religiose e non, sono attraversate da una profonda lacerazione. (...)
da L’Unità di venerdì 19 settembre 2008

venerdì 3 ottobre 2008

Meditazioni sulla morte

"Non immaginavo minimamente di potere avere alcuna capacità di contatto con gli altri né di saper assumere importanti responsabilità o divenire addirittura per alcuni punto di riferimento. Mi sentivo povero, intellettualmente molto modesto. Il Signore invece nella sua bontà ha voluto prendere questa modestia e valorizzarla. Perciò riconosco la bontà del Signore e di tutti coloro che mi sono venuti incontro e mi hanno aiutato e anche valorizzato. Si può dire che in qualche modo da ragazzo io avevo paura della vita. Ero timido, molto chiuso. Poi la vita si è rivelata diversa. Le strade si sono aperte, molti mi hanno aiutato. Perciò ora non percepisco rimorsi, ma sento riconoscenza grandissima per tanti eventi che sono successi nella mia vita e che mai avrei immaginato".

Carlo Maria Martini

Nella sezione Testi trovi l'articolo completo

Sul sito della diocesi le parole del card. Martini

giovedì 2 ottobre 2008

Liberaci dal maligno


Siamo lieti di presentarvi in anteprima il primo volume della collana
Dossier teologici del Seminario di Milano:
"Liberaci dal Maligno".
Un modo serio, equilibrato, fondato
di affrontare un tema complesso e spesso travisato.

Carta, carta, carta...

Se le parrocchie abbattono la foresta amazzonica
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 18.05.08
Non so se sia la foresta amazzonica o le pinete norvegesi a temere l’estinzione: certo il pericolo incombe. Documenti dei vescovi, circolari degli uffici, volantini dei gruppi, promemoria delle iniziative, pubblicità delle manifestazioni: tutti hanno bisogno di carta. Nuove tecnologie promettevano un risparmio consistente, invece di quintali di carta ecco impalpabili messaggi via e-mail. Ma il risparmio divenne uno sperpero: ogni testo si deve stampare. Moltiplicare, adattare con il taglia-incolla. Anche chi non sa né leggere né scrivere produce testi di poesia, gonfia bollettini, entra dappertutto con comunicati e inviti. Le caselle postali traboccano, cumuli di carta, riviste, fotocopie, si impolverano su scaffali e scrivanie. Chi ha tempo di leggere tutto quello che si scrive? E quale, fra tante, è la pagina che merita di essere letta? Uomini di buona volontà si impegnarono una volta in considerazioni e suggerimenti per ridurre il numero di documenti e pubblicazioni, a vantaggio delle foreste e a sollievo dei destinatari. Il risultato? Produssero un nuovo, voluminoso, importante documento. E chi l’ha letto? Impareremo l’arte dell’essenziale e troveremo il tempo per pensare.

Vera ordinaria sobrietà

Ieri sera alcuni TG hanno intervistato un cardinale,
che è apparso in camicia e cardigan blu.
Nel post del 25 settembre avevamo parlato con sospetto di "ordinarietà sobria";
qui ne abbiamo avuto un esempio autentico, senza falsità.
Io vedo poca televisione, ma non ricordo di aver mai visto un cardinale
lasciarsi intervistare con gli abiti consueti di un semplice ottantunenne.

mercoledì 1 ottobre 2008

Osservazione


Una piccola sentinella di silenzio veglia giorno e notte sul nostro cuore.
Le parole d'amore le portano di che nutrirsi.
Ch. Bobin, Il distacco dal mondo, 31

An-estetica


Il metodo De Filippi attraverso tre punti
di Aldo Grasso
«Il ballo delle debuttanti», il nuovo reality voluto da Maria De Filippi e condotto da Rita Dalla Chiesa è poco avvincente dal punto di vista spettacolare ma molto interessante da quello sociologico. I prodi osservatori di costume, delusi dalla politica, ribadiranno così che la De Filippi è un periscopio che esplora la superficie della collettività (Canale 5, domenica, ore 21.25). Seguendo la trasmissione, una specie di reality dove 12 ragazze di età compresa tra i 18 e i 23 anni «iniziano il loro percorso formativo per debuttare alla vita», ci sono infatti tre elementi che possono aiutarci a capire a che punto è l' identificazione fra tv e vita. Il primo. Come ha già osservato brillantemente Walter Siti, la tv generalista italiana è dominata da un universo omosessuale: l' estetica, rappresentata da balli, vestiti, buone maniere, è qualcosa che assomiglia molto a una nuova affermazione di identità legata al gender, e modellata su un immaginario queer (qui persino troppo caricaturale, di maniera). Il secondo. Molte trasmissioni sono una parodia della scuola: una strana istituzione dove vige un metodo d' insegnamento basato sulla lite continua: le ragazze chic contro le pop, gli insegnanti contro gli allievi, gli opinionisti (c' é persino Diaco con una sua giovane accompagnatrice) contro gli insegnanti. Al fondo, si immagina sempre una preside vestita di pelle nera con la frusta in mano. Si cresce litigando, si matura scambiandosi ingiurie, si coltiva la rabbia e l' invidia come molle dell' elevazione sociale, né chic né pop. Il terzo. Tutte le trasmissioni della De Filippi hanno uno strano fondo di pedagogia: il suo ideale di vita e di tv consiste nel traghettare la coatteria all'onor del mondo (da questo punto di vista il suo capolavoro è l' invenzione del tronista), di mascherare il greve (come una signorina deve leccare il gelato) con il galateo. Ancora una volta, il limite di ogni volgarità è solo una volgarità più grande.

martedì 30 settembre 2008

MigrArt

I volti della nuova Milano in mostra alla Besana
Qui puoi trovare alcuni scatti
Una mostra che ripercorre la vita quotidiana degli stranieri in città. E' l'idea di "Migrart. Volti di una nuova Milano", che resterà visitabile alla Rotonda della Besana fino al 23 novembre. Voluta da Atm, con il patrocinio del Comune e della Regione, la rassegna propone quaranta scatti di Lorenzo Pesce e Alex Majoli, i "ritratti di una metropoli multietnica": un giovane padre argentino al parco Solari con la figlia di due settimane; l'interno di un appartamento in via Padova dove vivono dodici persone; suocera e nuora che chiacchierano nel campo rom di via Monte Bisbino; il sagrestano filippino, laureato in psicologia, della parrocchia di San Giovanni in Laterano, che fa le pulizie in chiesa. La mostra è aperta ogni giorno dalle 10 alle 21, l'ingresso è gratuito. (www.migrart.it)

Interessati


Una domanda legittima:
non sarà mica interessato a piazzare i suoi prodotti??!!

Il computer ci rende brutti e vecchi
La ricerca su un campione di 300 donne tra i 30 e i 40 anni
Cattive notizie per chi passa ore ed ore davanti al pc. «Il computer, se usato tutti i giorni e per molte ore, invecchia il viso. Fa venire le borse sotto gli occhi, spegne il colorito della pelle e i segni dell’invecchiamento sono più visibili». Insomma, oltre alla fatica, la beffa. Parola di Giulio Basoccu, chirurgo estetico e docente all’Università La Sapienza di Roma. Secondo lo specialista, a lasciare il segno sul viso di una donna non è solo un lavoro particolarmente stressante, «con un capo poco carino sempre sul collo, il pensiero delle responsabilità e delle scadenze. A dare una aspetto stanco, occhiaie e colorito giallastro - spiega Basoccu - contribuisce anche l’effetto-computer».
«Dall’osservazione di un campione di 300 donne tra i 30 e i 40 anni che si sono rivolte al nostro studio - dice infatti l’esperto - abbiamo notato che due su tre passavano ogni giorno dalle cinque alle otto ore fisse davanti a un pc. E tutte lamentavano gli stessi problemi. Profonde occhiaie, rughe più accentuate intorno e tra gli occhi, pelle disidratata, colorito giallastro. Il desiderio comune - prosegue Basoccu - era quello di dare nuova luce a un viso stanco e opacizzato».
«Trascorrere molte ore davanti a un computer -afferma Basoccu- rappresenta comunque uno stress fisico, anche se si sta seduti. Gli occhi si stancano, c’è bisogno di concentrazione e quindi si assumono involontariamente posizioni di alcune parti del viso che contribuiscono a segnare la pelle. Quando ci concentriamo aggrottiamo la fronte e, senza volerlo, forziamo le rughe tra gli occhi e quelle della fronte stessa. Il fatto di stare a lungo in un luogo chiuso, d’estate con aria condizionata e d’inverno con il riscaldamento, aumenta la disidratazione della pelle». Tutti fattori che contribuiscono ad appesantire il viso.
"Le nostre pazienti, forzate del computer -continua il chirurgo- sono prevalentemente segretarie e impiegate, che alzano la testa dallo schermo solo per la pausa pranzo. Per loro usiamo un mix di sostanze che contribuiscono a ridonare luminosità e freschezza». Si tratta di «infiltrazioni di acido ialuronico non cross-lincato, più liquido -descrive l’esperto- che servono a richiamare acqua nei tessuti e quindi a dare maggiore idratazione; micropunture a base di agenti ricostituenti ed antiossidanti, vitamina A, E, C e coenzimi che aumentano il tono e l’elasticità della pelle, e microiniezioni di botulino per appiattire le rughe della glabella (prominenza dell’osso frontale, al di sopra della sutura naso-frontale, tra le arcate sopracciliari), quelle che spuntano tra gli occhi. Ma anche per quelle sulla fronte». «Il tutto -conclude- accompagnato da massaggi linfodrenanti profondi sempre sul viso».

Contrasti


Un hotel super lussuoso a due passi dalla miseria di Khartoum, capitale del Sudan. Si tratta dell'albergo Burj al-Fateh, finanziato con 130 milioni di euro dal governo libico e realizzato dall'italiana CMC. Con le sue 230 stanze e i tanti ristoranti, distribuiti in 18 piani, l'opera, ribattezzata dagli abitanti "la palla di Gheddafi", è già diventata lo sfondo delle dirette televisive di Al-Jazeera. E se dai piani alti si può vedere la confluenza tra il Nilo azzurro e il Nilo bianco, gli occhi più attenti non avranno difficoltà ad individuare anche le baraccopoli in cui vive il 40% della popolazione sudanese.

lunedì 29 settembre 2008

Batteri & C.


Il vostro bambino ha preso la varicella e la cosa non è simpaticissima?!
Nessun problema: i fratelli americani hanno preparato per voi dei peluches che hanno la forma dei più diffusi virus, batteri e compagnia bella!
Guarda la rassegna e scegli il tuo preferito!
Fin quando possiamo riderci su.
Grazie a P.C. per la segnalazione...
fin qui non ci saremmo proprio arrivati da soli!!

Deregulation fallita

Crescono i decessi per abuso di alcool
Londra, coprifuoco per l'happy hour
Stop ai drink a prezzi scontati: spingono a bere. Giro di vite per combattere violenze e vandalismi in aumento
Ubriachezza molesta, atti di vandalismo, violenze e pestaggi. Da quando in Gran Bretagna si può bere 24 ore su 24, la situazione è andata fuori controllo. In quattro anni il numero di donne arrestate per aver alzato il gomito è aumentato del 50%; i ricoveri per problemi legati all’alcol sono costati 100 milioni di sterline in più in tasse; in crescita anche i decessi; un terzo degli accoltellamenti avviene nei pressi di pub e locali notturni. Il governo, rivela il Daily Mail, si prepara a mettere al bando l’happy hour, cioè la vendita di drink a prezzi scontati nelle ore dell’aperitivo. I locali saranno anche invitati a servire gli alcolici in bicchieri più piccoli per limitare i danni. E, come per le sigarette, su bottiglie e lattine saranno stampati avvisi minacciosi: bere può portare alla morte. (...) I bicchieri di vino, serviti nei locali, sono talmente grandi da contenere un terzo di una bottiglia, così una donna arriva a superare il limite giornaliero consigliato dai medici in un colpo solo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ragazzi e ragazze che vagano in stato confusionale per le strade rovesciando i cassonetti dell’immondizia e molestando le persone. Risse scatenate per un nonnulla. (...) Il rapporto, commissionato dal ministero dell’Interno, dimostra il fallimento della deregulation. (...)

domenica 28 settembre 2008

Chi è avanti?!


Dal vangelo di oggi: Mt 21
E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

Dal 2000 suor Eugenia Bonetti lavora a Roma presso l’ufficio “Tratta donne e minori” dell’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi). Non le piace parlare di “prostitute”, preferisce definirle «vittime della tratta per lo sfruttamento sessuale». Di nigeriane in questi anni ne ha conosciute davvero tante. Arrivano in Italia attraverso il deserto (non più in aereo), affrontando viaggi impossibili, soffrendo la fame, la sete e la stanchezza. Non sempre ce la fanno e se raggiungono vive il nostro Paese hanno già subito violenze e abusi. Nel deserto qualcuna di loro resta incinta o mette al mondo un figlio senza nome.
Spesso le donne nigeriane vengono in Italia in cerca di lavoro per mantenere la famiglia in Africa e far studiare i fratellini più piccoli. Se le ragazze dell’Est lasciano il loro Paese ingannate da un falso fidanzato che promette loro una nuova vita, «le nigeriane vengono catturate dai riti voodoo». Prima di lasciarle partire le madame portano le ragazze dallo stregone che fa loro «violenza psicologica» attraverso minacce, ritorsioni e intimidazioni. Le vittime contraggono quindi un debito (fino a 80 mila euro), che diventa il prezzo da pagare per la loro libertà.
Dopo mesi o anni di prostituzione sulla strada queste donne sono distrutte e hanno perso la loro dignità e identità. «Non sono più persone - dice suor Eugenia -, non ricordano la loro data di nascita e neanche il loro nome, perché ne inventano sempre uno nuovo». Non hanno documenti né permesso di soggiorno e sono costrette a vivere in clandestinità.
Non le piace la nuova proposta di legge sulla prostituzione, fatta «senza neppure contattare chi lavora nel settore da anni». E aggiunge: «Si rischia di fare un favore ai trafficanti, perché le ragazze nascoste non potranno più chiedere aiuto». Sulle strade italiane ci sono 50-70 mila prostitute: si vuole toglierle non per risolvere il problema, ma perché danno fastidio al nostro pudore». Suor Eugenia non si dà per vinta e continua imperterrita la sua lotta cercando di fare breccia a livello civile e politico perché «siamo tutti colpevoli».
dal sito della Diocesi di Milano

Auguri per la Festa dell'Oratorio


L'oratorio è di tutti ma l'abbiamo costruito noi
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 04.05.08
L’oratorio è di tutti. L’abbiamo costruito noi. L’hanno costruito con i soldi dei nostri padri. Mancherebbe altro che l’oratorio non avesse una sede per noi, che in oratorio siamo nati, con il povero don Carlo! Che Chiesa sarebbe quella che non favorisce chi tiene uniti i ragazzi in un’età così difficile? Società sportive, gruppi teatrali, movimenti e associazioni: tutti hanno diritti da far valere, hanno esigenze sacrosante, hanno pretese e rivendicazioni.
«Sì - pensa don Andrea - l’oratorio è di tutti! Sì - acconsente don Andrea - quello che voi fate è un servizio prezioso. Sì - dà ragione don Andrea - la vostra attività merita d’essere incoraggiata». Intanto però don Andrea pensa: «Va bene la sede in oratorio, ma perché lasciano sempre accesa la luce? Va bene incoraggiare l’iniziativa, ma perché poi deve sempre passare qualcun altro a pulire i tavoli e a sistemare le sedie? Va bene apprezzare la proposta che raduna tanti ragazzi, ma perché sono generosi con tutti, eccetto che con chi deve pagare il riscaldamento, le pulizie, la manutenzione e la messa a norma?». Anche la sede del gruppo negli ambienti parrocchiali può dire qualche cosa della sensibilità ecclesiale.

sabato 27 settembre 2008

Parole di mamma

Le favole di mamma
di Massimo Gramellini
Scrive una lettrice milanese, piuttosto sconvolta. «Sto portando mio figlio a scuola con il tram. Dietro di me una donna grida ai quattro venti la trama del film che ha visto la sera prima al cinema: “E allora il papà va a prendere la mamma, la porta in un bosco e le fa un po’ male". Poi continua a raccontare, fino al momento in cui il protagonista uccide i propri figli. A quel punto sento una vocina che la interrompe: "Perché ha ammazzato i bimbi e non si è ammazzato lui?". Così scopro che la tipa che racconta a squarciagola è una mamma e le ascoltatrici le sue figlie, di 8 e 10 anni circa. Ma il bello è la risposta: "Sai, il papà era stressato, non li vedeva da un sacco e gli voleva troppo bene: se si ammazzava lui, poi loro erano senza papà, invece così…" Io mi giro per incenerirla e vedo una mamma giovane e carina, benvestita, che mi sorride con lo sguardo soddisfatto e complice di chi ha appena dato una lezione d’amore, di cinema e di vita alle sue figlie e a tutto il tram».
La storiella è una miniera di spunti per i teorici della decadenza dei costumi. A me, che resto comunque un ottimista (forse perché viaggio poco in tram), colpisce soprattutto l’impoverimento del linguaggio. Non sono finite le favole. Sono finite le parole. Quelle cucite apposta per i più piccoli. Oggi si mastica un unico idioma digeribile da tutti i palati, grandi e piccini. L’equivalente semantico del Big Mac. Non solo quella mamma non sa «di cosa» parlare a sua figlia. Non sa «come» parlarle. E questo, per certi versi, mi sembra ancora più grave.

venerdì 26 settembre 2008

Anniversario

Un anno fa cominciava la pubblicazione quotidiana di post sul blog SeiUnoSeiTre.
Qui uno dei post di quel giorno.
Magari nelle prossime settimane riprenderemo qualcuno dei post più interessanti.
Grazie a chi ci segue da tempo e a chi ci ha scoperti da poco!
don Chisciotte

Logo imparentato con VDC

Nuove maschere italiane: la Faccia Tosta Cosmica
di Beppe Severgnini
In attesa che la politica e i sindacati risolvano la questione Alitalia - strepitoso, è come chiedere a Gengis Khan un progetto urbanistico - ci dedichiamo allo studio di una nuova maschera italiana: la Faccia Tosta Cosmica (FTC). Arrivare a quelle vette non è facile. Occorre la capacità di negare l'evidenza, possibilmente senza ridere. Bisogna saper scartare i fatti in favore delle opinioni. Davanti a una critica ragionevole, perché ragionare? Basta ripetere la propria tesi. Oppure tacere. La logica del mondo, contro una Faccia Tosta Cosmica, scivola come acqua sul marmo.
Quattro esempi, tratti dalla cronaca.
FTC, caso 1. Un giovane finnico uccide dieci ragazzi in una scuola. Tragedie simili sono accadute negli Stati Uniti. Finlandia e USA sono i due Paesi dove le armi da fuoco sono più diffuse. Non occorre un premio Nobel per capire che esiste una correlazione. Ma la Faccia Tosta Cosmica nega. Siccome s'è fissato che la detenzione di armi è una forma di libertà, continuerà a rifiutare ogni seria limitazione. Finché un pazzo, a un incrocio, gli infila la canna della pistola nella narice. A quel punto, forse, la FTC è disposta a rivedere la propria posizione.
FTC, caso 2. Le banche d'investimento, in cerca di margini sempre più alti, giocando d'azzardo con soldi che non avevano, hanno bruciato i risparmi di centinaia di milioni di persone. Impeccabile il titolo di "Time": The Price of Greed, il prezzo dell'avidità. Per caso voi avete visto merchant bankers affranti? Ne avete ascoltato UNO che si vergognasse per quello che ha combinato? Certo, molti "giocolieri coi derivati" obbedivano a ordini dall'alto. Ma un dubbio non gli è mai venuto?
FTC, caso 3. Ogni notte, sulle strade italiane, muoiono ragazzi. E' la strage a puntate di una generazione, contro cui mi sgolo da anni (unico risultato: inviti a convegni, respinti con vigore). Ora sono stati imposti orari per la somministrazione di alcolici e tabelle da esporre nei locali. Robetta, ci si aspettava un consenso unanime. Macché: all'industria dello sballo non va bene neppure questo. Non capisco il senatore Giovanardi quando si agita su unioni civili e testamento biologico. Ma su questo punto ha ragione da vendere.
FTC, caso 4. Il tabacco è la prima causa prevenibile di morte al mondo: 5 milioni di decessi ogni anno. Non lo dico io, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità e un'infinità di studi scientifici. Eppure molti continuano a negare l'evidenza e - attenzione - alcuni hanno ripreso a fumare nei locali pubblici. Ricordate il dibattito prima dell'introduzione del divieto? Nauseante, peggio che entrare in una discoteca prima della nuova legge. Chi sono i paladini del fumo invadente? Chi è pronto a battersi per l'ignobile causa? Lobbisti, uffici-stampa, opinionisti a cottimo? Macché, i soliti FTC, per l'occasione travestiti da libertari. (...)

giovedì 25 settembre 2008

Ordinarietà


Non so esattamente perché
e non so se queste foto siano del tutto spontanee,
ma mi attira vedere delle persone di fama
colte in una ordinarietà sobria, trasandata.
Forse interpretano anche in quei momenti;
forse mi ricordano delle grandi interpretazioni;
forse stanno barcamenandosi nella vita... anche loro
don Chisciotte


Descrizione e educazione

Wall Street spiegata a un bambino
di Massimo Gramellini
C'era una volta una mamma che disse a suo figlio: se mi aiuti a lavare i piatti, dopo ti comprerò un gelato. Il figlio detestava lavare i piatti, eppure il pensiero del gelato gli dava la carica. Ma un giorno il venditore di gelati, smanioso di venderne ancora di più, suggerì alla mamma un cambio di strategia. Così la donna si presentò dal figlio con il cono in mano: ecco il gelato, non devi più faticare per averlo, però mi devi promettere che stasera laverai i piatti. Il bambino promise e quella sera li lavò. Il giorno dopo ebbe due gelati in cambio della promessa di lavare i piatti per due sere di fila. La prima sera li lavò, la seconda disse che era stanco e li avrebbe lavati la sera dopo.
Un vecchio zio spiegò alla mamma che questa nuova strategia rendeva il gelato meno godibile e il successivo lavaggio dei piatti molto più pesante. «Si lavora più volentieri per raggiungere un obiettivo che per pagare il debito di un obiettivo già raggiunto». Tutti dissero che aveva ragione, ma nessuno lo ascoltò. Il venditore di gelati, la cui smania di arricchirsi era diventata una malattia, cominciò a mettere delle polverine nei coni per renderli più gonfi. Il bambino fece indigestione, smettendo definitivamente di lavare i piatti. La mamma, spaventata, urlò al venditore di gelati: io qui non verrò mai più. Così il venditore chiuse e lì per lì la mamma pensò che sarebbero scomparsi anche i gelati. Ma dopo qualche tempo un nuovo venditore arrivò in piazza: faceva dei coni buonissimi. La mamma aspettò che il bambino avesse finito di lavare i piatti e gli disse: andiamo, ti comprerò un gelato. Non vedo l'ora, mamma.

mercoledì 24 settembre 2008

Domanda


La perfezione di una domanda affettuosa

Benessere interessato

Concordo,
ma bisogna sempre arrivarci
solo perché economicamente conviene (a qualcuno)?!
don Geremia Chisciotte

Le imprese Sono 30 mila, 56 mila gli addetti. anche 2.500 stabilimenti termali
Industria del benessere, è record. Merito della crisi, voglia di tenerezza
Nel 2007 gli italiani hanno speso 16 miliardi fra massaggi, Spa e maschere di bellezza, 275 euro a testa
Il relax di un massaggio agli olii essenziali, il piacere di un bagno nell'acqua sulfurea, la spensieratezza di una ciabattata a bordo vasca in attesa di una maschera alla vitamina C. (...) La cosiddetta industria del benessere. (...) Negli ultimi tempi la crescita del giro d'affari (più 15 per cento l'anno) è stata così marcata da sostenere un settore, quello del turismo, che naviga in acque difficili. Dicono le statistiche che nel 2007 — fra massaggi, spa, beauty farm e centri benessere — gli italiani hanno speso 16 miliardi di euro. Un numero troppo freddo per farsi un'idea? Quei 16 miliardi rappresentano il 2 per cento della spesa annua per consumi delle famiglie italiane. La metà di quello che ogni anno se ne va tra bistecche e fettine, insomma di quello che gli italiani tirano fuori dal borsellino per portare in tavola un piatto di carne. La spesa a persona è di 275 euro l'anno. (...) Secondo una recente ricerca del Censis è l'8,7 per cento degli italiani a frequentare più o meno regolarmente le cosiddette strutture per la cura del corpo. Roba da ricchi ma non solo: la settimana nella beauty farm in Trentino resta un privilegio per pochi, ma il massaggio rilassante nel fine settimana, magari dall'estetista all'angolo, è una pratica che si diffonde sempre più. Forse sta proprio qui il segreto di questo anomalo boom in tempi di magra: chi non ha problemi spende più di prima, chi deve fare i conti per non finire in rosso qualcosina la spende comunque. E il volume d'affari cresce, producendo non solo pelli lisce e facce rilassate ma anche un buon numero di posti di lavoro. (...)
Solo moda? «Dopo l'attentato alle Torri gemelle dell'11 settembre — dice Domenico Scafoglio, professore di Antropologia all'Università di Salerno — in tutto il mondo occidentale è stato registrato un aumento del consumo di cibo». Cosa c'entrano il cibo e le Twin towers? «C'entrano perché ogni trauma ha bisogno di una consolazione. E se la paura del terrorismo ci ha fatto mangiare di più, i tempi difficili che viviamo, dal punto di vista economico, ci spingono alla ricerca del benessere in tutte le sue forme, dal cibo salutista alla palestra, fino alle terme e ai massaggi». Piacere del corpo, piacere per la mente. Non è un caso se oggi, al Salone internazionale del benessere che si apre ad Ischia, prenderà la parola il filosofo Aldo Masullo. Lui parla della necessità di una «svolta etica ed educativa delle imprese del benessere». (...) «Non bisogna considerare il benessere solo nella sua espressione più piattamente consumistica — dice Masullo — e cioè come l'imitazione dei modelli che ci arrivano dalla tv. Il benessere è sempre stato un grande tema del pensiero filosofico. Nel momento in cui tratto bene il mio corpo non sto solo curando uno strumento di prestazioni produttive ma sto facendo il primo passo verso la cura della mia intimità, della mia mente, del mio rapporto con il mondo». Ce ne rendiamo conto quando ci sdraiamo sul lettino per un massaggio o quando chiudiamo gli occhi primi di immergerci in acqua? «Nella maggior parte dei casi no — sostiene il professore — e proprio per questo serve una svolta etica ed educativa, come miglioramento dell'uomo e superamento della sua attuale condizione». Se noi non siamo consapevoli, gli stregoni del marketing se ne sono accorti da un pezzo. I massaggi sono rivitalizzanti, le tisane riequilibranti, le pubblicità di beauty farm e affini parlano più di mens sana che di corpore sano. Del resto quale prodotto si vende meglio della felicità? (...) L'antropologo Scafoglio: «Ogni trauma ha bisogno di una via di uscita. Dopo l'11 settembre in tutto il mondo occidentale c'è stato un aumento del consumo di cibo. Oggi i tempi difficili che viviamo dal punto di vista economico ci spingono all'evasione del benessere».

martedì 23 settembre 2008

L'alcool distrugge


Se qualcuno avesse dei dubbi sulle distruzioni prodotte dall'alcool, guardi con rispetto e pudore queste dodici foto, dietro le quali stanno migliaia di vite.
La vita di Naomi, una donna giamaicana residente a Londra, ritratta nelle foto di Jacopo Quaranta, fotografo e suo vicino di casa, per immortalare gli effetti dell'alcol nell'esistenza di una persona. Il continuo ricorso alla bottiglia ha fatto perdere a Naomi gli affetti, gli amici e anche la figlia, portata via dall'assistenza sociale. Alla fine l'alcol le ha anche tolto la vita, investita da un furgone mentre attraversava la strada ubriaca.

Tra giusta accoglienza e smisurate pretese

Quando posso venire a ritirare il certificato?
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 30.03.08
«Il mio Luca deve sposarsi, signor parroco. Gli serve un certificato di battesimo». «Ah, bene! Glielo preparo per domani. Un bravo ragazzo il suo Luca. È un pezzo che non lo vedo. Potrebbe venire Luca a ritirarlo, così scambiamo due chiacchiere». «Lei è molto gentile, signor parroco, ma Luca è tanto preso in questo momento. I preparativi, i parenti, i mobili... Quando posso venire a ritirare il certificato?». «La segreteria parrocchiale è aperta domani pomeriggio dopo le tre. Però mi farebbe piacere rivedere Luca. Magari domenica. Il corso per la preparazione al matrimonio dove lo fa?». «A dire la verità non lo so: Luca è molto occupato. Poi domenica vanno a sciare, sa com’è: abbiamo la casa in montagna. Ma non posso venire di mattina a ritirare il certificato? Al pomeriggio di solito non esco». «Può venire un altro giorno, la segreteria è aperta tutti i giorni al pomeriggio. Al mattino sono in giro per gli ammalati. Però, mi scusi, se è tanto impegnato come trova il tempo per andare a sciare?». «Si vede proprio che voi preti non li capite questi giovani. Allora posso mandare la mia amica Gemma per il certificato?». La parrocchia si ridurrà a uno sportello per ogni pretesa?

lunedì 22 settembre 2008

Sms pericolosi

Chi scrive messaggini avrebbe inoltre il 91% di possibilita' di sbandare
Studio Gb: mandare sms al volante è peggio che guidare ubriachi
I tempi di reazione si riducono del 35%, percentuale quasi tre volte superiore a quella di chi guida ebbro
LONDRA - Mandare e ricevere sms mentre si è al volante sarebbe molto più rischioso che guidare sotto l’influenza di alcool e droghe. A dirlo è uno studio dell’inglese “Transport Research Laboratory”, secondo il quale usare il cellulare in auto aumenterebbe drammaticamente il rischio di incidente, perché i tempi di reazione in caso di possibile impatto si ridurrebbero del 35%, percentuale quasi tre volte superiore a quella relativa a chi si mette alla guida ubriaco (12%) o dopo aver fumato una canna (21%). Non solo. Stando alla ricerca, quelli che spediscono o scrivono messaggini mentre guidano avrebbero pure il 91% di possibilità di sbandare con l’auto, contro il 35% dei consumatori di cannabis, e pure la capacità di mantenere una distanza di sicurezza subirebbe un crollo vertiginoso se il guidatore è impegnato a “giocare” con il suo cellulare. (...) «Quando si inviano o ricevono messaggini, ci si distrae per forza, perché bisogna togliere le mani dal volante, si deve cercare di leggere il testo sul display e bisogna poi pensare a come eventualmente rispondere – ha spiegato Nick Reed, a capo dell’equipe che ha condotto la ricerca – e questa combinazione di fattori influenza notevolmente la capacità di reazione del conducente e il controllo stesso della vettura, aumentando così per l’automobilista i rischi di incidente rispetto a quanti guidano dopo aver bevuto alcolici, ovviamente entro il limite legale consentito». In Inghilterra, usare il cellulare alla guida comporta tre punti di penalizzazione sulla patente e una multa di 60 sterline (75 euro), mentre il Dipartimento dei Trasporti ha iniziato una martellante campagna pubblicitaria per ricordare agli automobilisti (e non solo a loro) tutti i pericoli dell’utilizzo del telefonino in auto.

Secondo uno studio riducono del 10 per cento il quoziente d’intelligenza di chi li usa
«Gli sms sono un pericolo pubblico». Gli Usa li vietano a chi sta nel traffico
La distrazione dovuta ai messaggi per chi è al volante è molto superiore a quella dovuta alle telefonate
WASHINGTON – Molti se non tutti i cinquanta Stati americani si accingono a limitare o vietare l’invio di sms, messaggi telefonici al cellulare, mentre si è alla guida di un veicolo, o si attraversa la strada in pieno traffico, o anche solo si cammina sul marciapiede. (...) Non esistono statistiche sui comuni, le province, le regioni e gli Stati che hanno adottato eguali misure ma il trend è irreversibile: secondo il ministero dei trasporti, i messaggi ai cellulari di chi è al volante causano ormai più incidenti mortali delle telefonate. La Wireless association quantifica l’uso degli sms in America: in media sono 357 a testa al mese contro 204 chiamate (per i ragazzi dai 13 ai 18 anni - e in molti Stati americani si prende la patente a 16 – la media mensile degli sms è addirittura di 1.742). Rileva inoltre che la distrazione dovuta ai messaggi per chi è al volante è molto superiore a quella dovuta alle telefonate. (...) Il deputato sottolinea che gli sms sono vietati in molti cinema, in molte palestre sportive e così via: «Non capisco perché siano ancora permessi a chi guida l’auto o a chi cammina in mezzo al traffico». (...) Sono un pericolo pubblico, ha scritto il New York times, osservando che le persone sbattono persino l’una contro l’altra sui marciapiedi, e non vedono gli ostacoli.

sabato 20 settembre 2008

A proposito di "bene comune"

Meglio che comandare
di Massimo Gramellini
Cibo, migrazioni, energia: sfide epocali incombono sul pianeta Terra, ma la lettura dei giornali consente di seguire passo dopo passo le strategie con cui i politici di tutto il mondo hanno deciso seriamente di affrontarle. Dunque: Rachida Dati, ministra del presidente Sarkò (quello famoso per aver divorziato da Cecilià e sposato Carlà) è incinta di un uomo misterioso che qualcuno sostiene possa essere addirittura Aznar, l’ex premier spagnolo la cui figlia ha sposato il banchiere Agag, amico di Flavio Briatore, il quale quest’estate si è unito in matrimonio con Elisabetta Gregoraci ma ha litigato con Daniela Santanchè che flirta politicamente con Berlusconi, accusato da Sabina Guzzanti di aver flirtato, non solo politicamente, con le sue ministre, peraltro apparse su diverse copertine nell’atto di baciare con passione i loro fidanzati: giovani e tosti, ma mai quanto l’esquimese che ha messo incinta la figlia diciassettenne della vice di McCain, Sarah Palin, di cui si sussurra che abbia, o abbia avuto, un amante che forse è Aznar, o Sarkò, o un Briatore dei ghiacci alla guida di una Renna(ult), o magari lo stesso McCain, che però potrebbe anche vivere una intensa e travagliata love story con Barack Obama e anzi mentre scriviamo sta già circolando la voce che i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti abbiano avuto un figlio in provetta, Michael Jackson. Vi terremo informati.

venerdì 19 settembre 2008

Io consiglio di consigliare... bene!

Auguri di cuore a tutti i Consigli Pastorali Parrocchiali
e ad ogni altra forma di sapiente "Consigliare".

L'ordine del giorno del consiglio pastorale
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 03.02.08
«Dov’è finito l’ordine del giorno del consiglio pastorale?». Il consigliere, che è già in ritardo, cerca invano nel mucchietto di posta il foglio recapitato da qualche giorno. Dà la colpa alla moglie, che per mettere ordine rende irreperibile quello che serve. La moglie dà la colpa a lui, che vive nella confusione e nella frenesia degli impegni e non si ricorda dove mette le cose. «Beh! Ce lo leggerà il segretario!». Che cosa dice il foglio con l’ordine del giorno dimenticato tra lettere e giornali? Il povero ordine del giorno sospira e si lamenta. Si lamenta perché il suo smarrimento significa che il consigliere non l’ha letto, se non forse con una rapida occhiata. Significa che sui diversi punti all’ordine del giorno non ha potuto fermarsi a pensare, di certo non ha sentito il parere di nessuno, non ha raccolto documentazione né si è fatto un parere personale. Significa che se interviene nel dibattito è per un intervento deciso sul momento, sollecitato da questo o da quello. Forse però starà zitto, come tanti consiglieri che non hanno consigli da dare. Così la riunione finisce prima. Ma sarà servita a qualche cosa?

Società attiva

Un sito interessante dei movimenti antimafia:
http://www.ammazzatecitutti.org/

giovedì 18 settembre 2008

Lavoratori

E' il giorno dei commenti alla fine della trattativa
per dare un nuovo assetto alla società Alitalia.
Un dramma pluridecennale che non ha certo bisogno del mio intervento.
Però una parola posso scriverla,
su ciò che sembra oggetto di polemica su tutti i giornali:
l'esultanza di alcuni dipendenti all'annuncio del "non-lieto-fine".
Certamente la tragica situazione occupazionale di migliaia di persone non può far esultare
e molte famiglie in queste settimane saranno in angoscia,
specie quelle che nemmeno nei tempi d'oro avevano lucrato sull'azienda.
Non posso nascondere, però, che non aver piegato la testa
alla supponenza di una proposta "prendere o lasciare",
mi fa rendere omaggio a chi l'ha fatto per principio e non per stupida arroganza.
Neanche in questo caso abbiamo visto gli uomini di mediazione di cui abbiamo bisogno;
forse abbiamo incrociato qualche buon ragioniere dei conti...
ma anche i numeri sono stati girati e rigirati a piacimento.
Tant'è che ora si può tranquillamente dare la colpa all'una e all'altra delle parti,
sicuri di avere almeno una parte di ragione.
Purtroppo si sa chi sarà lasciato a casa dal lavoro,
e non sarà chi avrebbe dovuto avere - come compito e come passione -
di avere a cuore il bene di tutti, specie di coloro che rischiavano di più.
E ha fallito, alla faccia dell'"Adesso intervengo io e sistemo tutto al più presto".
Onore a chi davanti ad un futuro incerto ha preferito andarci a testa alta.

Non solo brevi

In breve
di Massimo Gramellini
Qualcuno si stupirà che lo scriva proprio io, dal basso delle mie 25 righe, ma stiamo morendo di troppa brevità. Nella civiltà delle immagini alla parola è rimasto un unico ruolo: quello di didascalia. Ormai persino gli sms sembrano comizi. Va un po’ meglio ai cartelli di protesta e ai cori da stadio, eppure la comunicazione contemporanea richiede frasi ancora più brevi, meglio se con riferimenti erotici, capaci di galleggiare per qualche tempo sopra le chiacchiere smozzicate che televisioni, computer e giornali ci rovesciano addosso di continuo. «Yes we can» (Obama). «Pitbull col rossetto» (Sarah Palin). «Ho fatto sesso in tutti gli Stati degli Usa» (questa non è Sarah Palin, ma l’attrice Eva Mendes, ieri). «Presidente, da lei mi farei toccare» (santa Valentina Vezzali, patrona degli arrivisti, mentre fa un fioretto a Berlusconi). Chiunque provi a tessere un ragionamento o ad avventurarsi sul terreno minato della consecutio temporum viene considerato un tipo bizzarro e palloso. Non c’è tempo per ascoltarlo, non c’è voglia, non c’è spazio nei nostri cervelli saturi. Anche del passato si tramandano soltanto i frammenti: «Panta rei», «L’Etat c’est moi», «I have a dream». Gli scrittori sopravvivono sulle carte dei cioccolatini, purché abbiano coniato qualche battuta memorabile: Oscar Wilde e Flaiano surclassano Gadda e Dostoevskij. Ogni frase-slogan viene estrapolata dal contesto e vive una vita propria, spesso antitetica alle intenzioni dell’autore. La morale di tutto ciò? È un discorso lungo. Appena riesco ad accorciarlo, ci incarterò un cioccolatino.

Urli vari


Qualche volta può far bene un bell'urlo!
Qui ne trovi una galleria!

Milano capitale dell'uso della cocaina

Consumi in forte ascesa tra i giovanissimi. Minidosi da 10 euro
Dalle acque depurate emerge che ogni giorno in città si consumano 10.000 dosi
Milano coca-market: spaccio ai ragazzini
La cocaina in mano ai ragazzini, questa è la nuova frontiera dello spaccio alla milanese, l'ultima strategia del supermercato dei sogni chimicamente perfetti. "Fammi fare un colpo", "Quanto vuoi per un colpo?". Un tempo questa frase ambigua avrebbe potuto sottintendere un crimine o un po' di sesso. Non è più così, nel vocabolario degli adolescenti. Quartiere Greco. Tre ragazze vanno da sole verso un gruppo di giovani neri. Da lontano la scena è semplice. Uno dei maschi è lo spacciatore, intasca dalla bionda una banconota da dieci euro e infila qualcosa, forse un cucchiaino di plastica, in una bustina trasparente. I sociologi la chiamano "minidose", lei e le amiche, no: davanti allo spacciatore, la ragazza sniffa, sorride, si è fatta "il colpo". E con il colpo in canna, cioè nel circuito sanguigno, eccola pronta per una serata distratta, se vorrà esserlo, o d'allegria, se deciderà di ridere.
Almeno per un po', in effetti, è così che funziona la cocaina, che però resta un pianeta in parte inesplorato persino per i tossici più incalliti. La parola benzoilecgonina difficilmente suggerirà qualche cosa a chi non è medico, ma è un metabolide della cocaina, cioè la coca si trasforma in quella sostanza quando passa attraverso l'organismo umano. "Abbiamo analizzato le acque che passano dal depuratore di Nosedo, i nostri lavori del 2006 e del 2007 indicano che ogni giorno a Milano si consumano circa diecimila dosi di cocaina. E nel week end salgono a quindicimila. Abbiamo fatto analoghe analisi a Lugano e Londra. Bene, Milano è la città dove, in percentuale al numero degli abitanti, il consumo è il più alto". Questa visione di Milano capitale europea del consumo della cocaina non viene proposta da un poliziotto allarmista o da uno scrittore di noir, ma da uno scienziato, Silvio Garattini del celebre istituto Mario Negri. Perché questa città va sempre più a mille e non tutti ce la fanno a reggere i suoi ritmi vagamente ostili. Tanto che "negli ultimi anni - cifre fornite su nostra richiesta dalla Prefettura - si assiste a un incremento di segnalazioni a carico di medici, infermieri, autisti, forze dell'ordine, avvocati". Cioè, durante i controlli (diciamo antidoping) a persone sospette, qualche volta si fa il test antidroga: emerge così questa "trasversalità" della roba. Nel 2004 c'erano state 3069 segnalazioni di persone da inviare poi al Sert, il servizio della Asl che si occupa di tossicodipendenze, ma l'anno scorso sono state 4129: magari la Borsa avesse lo stesso tipo d'incremento. Milano dunque "sempre più in alto", o sempre più in basso, come raccontano i tantissimi casi di cronaca. Dalla pr della moda che, dopo un festino con amici e poi qualche altra striscia a casa sua, ha preso il bambino appena nato e insieme con lui s'è lanciata dalla finestra. Al giovane diciassettenne sbandato che, più volte aiutato da don Gino Rigoldi, una notte è scappato dalla comunità, s'è preso quanta più coca potesse e ha ammazzato, con un complice, un transessuale, con una violenza inaudita. I segnali esistono, pochi sembrano volerli leggere. Ma è bene sapere che "nel 2010 il numero dei consumatori di cocaina potrebbe aumentare del 40 per cento rispetto al 2007". Lo sostiene un'analisi della Asl coordinata da Riccardo Gatti (www. droga. net). Ha organizzato un "prevo. lab", una sorta di "stanza delle previsioni", che se sbaglia, sinora ha sbagliato per difetto. Dice Gatti: "La percezione della droga come pericolo e trasgressione è stata progressivamente sostituita" dall'idea che sia un "semplice prodotto - potenzialmente innocuo e controllabile - da assumere liberamente, in qualunque momento e in qualunque luogo", per "una vita diversa per qualche ora". Un sogno chimico a cottimo. Una "polverina magica come quella delle favole".
Ma dietro c'è il mercato dello spaccio. Con i pusher che replicano il modello distorto del supermercato per "fidelizzare" la clientela. C'è un conto da fare. Un po' d'aritmetica applicata alla strada. Oggi tra i 6 e gli 8 euro puoi prendere un aperitivo alcolico partecipando a un happy hour, che qualche volta più che comunicare "happy", rappresentano il massimo dell'infelicità milanese. Sempre a 8 euro si può comprare una microdose di eroina (0,20 grammi) necessaria a far calare l'eccitazione da coca. A 8,5 euro trovi l'hashish e a 6, quando c'è, la marijuana. L'ecstasy non manca, ma tra i giovani "fuori giri" di Milano è una cosa o da "tamarri" (i fuori moda della periferia) o da sudamericani. Tra i 10 e i 15 euro è possibile, come abbiamo visto, il "colpo", la botta al cervello della cocaina che "sale". Risultato: gli spacciatori si sono livellati al costo medio della "serata". Un progetto che rende, stando agli studi statistici del dottor Roberto Mollica, sempre della Asl: in Italia nel 2005 i giovanissimi erano il 3,5 per cento dei consumatori, ma nel 2006 sono saliti a 3,9. Nella provincia di Milano erano 3,5, sono arrivati a un bel 4,3. Intorno al vecchio Duomo "sulla popolazione tra i 15 e i 19 anni (pari a 161.580 ragazzi) i consumatori sono 7mila circa", aumentano sempre, sono sempre più giovani.
E mentre scriviamo, Colombia, Bolivia e Perù stanno aumentando anche la produzione. Fabio Bernardi, ora capo della Mobile a Bologna ed ex capo della Narcotici a Milano spiega che questa "produzione è arrivata ormai a 900 tonnellate anno, e il 60 per cento arriva dalla sola Colombia". Sono gli "eserciti" a gestire il traffico, visto che "le famose Farc hanno quasi il monopolio della coltivazione", gli acquirenti in Italia "soprattutto le 'ndrine calabresi, poi le organizzazioni camorristiche più che quelle siciliane, ma - tanto per spiegare - noi a Milano beccammo il responsabile di un centro per abbronzature che gestiva direttamente il traffico e aveva 70 chili in deposito, insomma se hai la liquidità e non hai paura, puoi rischiare". Negli ultimi giorni, in mano a tre illustri sconosciuti, tre gangster di mezza tacca, sono stati trovati 300 chili di
"bamba". Sembra tanta, è solo goccia nel fiume di droga che, tra pub e discoteche, chioschi dei panini e piazze, scorre florido e carsico. L'affarismo senza scrupoli milanese sa far di conto molto bene. Un chilo di cocaina costa millecinquecento dollari quando lo si compra in Colombia, ma sulla piazza europea vale dai 20 ai 23mila euro, e cioè venticinque volte di più. "Tutti noi dell'antidroga - continua Bernardi - guardiamo Milano perché è la città che detta la tendenza generale, come anche Madrid e Londra, e quello che preoccupa moltissimo è che la dose minima, una volta, costava non meno di 70 o 60 euro, cifre basse, ma non bassissime". Ma poi gli spacciatori, siccome "il mercato europeo della cocaina è in ascesa mentre quello americano è saturo", hanno inventato la minidose, destinata ai più giovani, e mettendo la cocaina nelle mani di tutti. Solo grazie al tanto criticato pm di Potenza John Woodkock è venuto a galla quel giro di cocaina che per anni ha imperato e prosperato nella zona di corso Como, quasi del tutto indisturbato. Gli interrogatori su veline e soubrette che tiravano "le righe" nei bagni della discoteca vip Hollywood hanno svelato quanto fosse (e sia) un fenomeno di massa. ell'ultimo mese il repulisti tra i locali della movida milanese è stato continuo. Hanno acchiappato "Paco", ma solo perché ha portato la roba a domicilio a una cliente brasiliana, e stando ad accuse e indagini, l'ha violentata. Poi sempre in corso Como sono stati placcati dai carabinieri due nigeriani che, credendo di non dare nell'occhio, usavano la bicicletta per pedalare da un cliente e l'altro.
Arresti, arresti, sempre pochi rispetto alla tanta gente che vende e compra "l'additivo", per innalzare il numero dei giri della propria ingrippata macchina umana. Nelle interviste ai vip milanesi, ricorre spesso una domanda: "C'era una volta "la Milano da bere", oggi che cosa c'è?". Già allora quella era la Milano non solo della moda, della Borsa e di Bettino Craxi, ma anche di Angelo Epaminonda, detto il Tebano, che aveva il monopolio della cocaina rosa. Un quarto di secolo dopo, non c'è alcun monopolio, c'è solo tanta merce. Chi ne fa un uso autistico, la classica sniffata da solo, prima di vedersi una partita alla tv. Esiste l'uso empatico, per sentirsi tutti insieme. C'è chi la ordina usando "skype", su Internet, che non è facilmente intercettabile. È in mano a tutti, la cocaina, in questa nuova "Milano che si beve l'anima".
(14 settembre 2008) articolo

mercoledì 17 settembre 2008

Conversione intellettuale


Si tratta di una conversione intellettuale. Essa tocca, infatti, l'intelligenza che, dopo aver vagato attraverso opinioni e punti di vista confusi, diversi, contraddittori, finalmente trova un principio per il quale riesce a decidersi e a operare, non sotto l'influenza dell'ambiente o del parere degli altri, bensì per una illuminazione chiara e profonda.
Mi preme sottolineare che la conversione intellettuale è parte del cammino cristiano, pur se sono poche le persone che vi arrivano perché è certamente più comodo, più facile accontentarsi di ciò che si dice, di ciò che si legge, di come la pensano i più, dell'influenza dell'ambiente anche buono. Tuttavia, il cristiano maturo ha assoluto bisogno di acquisire convinzioni personali, interiori per essere un evangelizzatore serio in un mondo pluralistico e segnato da bufere di opinioni contrastanti. In altre parole, la conversione intellettuale è propria di chi ha imparato a ragionare con la sua testa, a cogliere la ragionevolezza della fede grazie a un cammino, forse faticoso, che lo rende capace di illuminare altri.
L'opera di Luca - Vangelo e Atti - rappresenta quello stadio dell'itinerario cristiano in cui una persona, dopo la decisione religiosa di esser tutta del Dio di Gesù Cristo, dopo quella morale di vivere un'esistenza secondo la disciplina e gli insegnamenti della Chiesa, vuole a ogni costo cogliere il cammino cristiano nel mondo, nell'insieme delle filosofie e delle teologie tra loro diverse, con una chiarezza che deriva appunto dall'aver imparato a orientarsi in mezzo a un contesto difficile. Luca insegna a orientarsi nel mondo pagano, a paragonare le tradizioni religiose pagane con quelle ebraiche, a mantenere la fedeltà al Dio di Israele, al Dio creatore e in Gesù redentore, pur vivendo al di fuori del popolo ebraico. La comunità primitiva si trovava di fronte a gravi problemi intellettuali e teologici; per esempio: bisogna imporre le forme religiose ebraiche, anche disciplinari, ai pagani oppure occorre operare una nuova sintesi? Gli Atti degli apostoli ci fanno capire che è possibile un'evangelizzazione planetaria, che non è necessario riprodurre semplicemente il modello israelitico di pensiero e di pratica religiosa. Il grande merito di Luca consiste nell'aver affrontato in maniera diretta ed esplicita il problema della cultura religiosa, della conversione intellettuale, quindi anche dell'evangelizzazione delle culture.
E la sua opera deve esserci particolarmente cara oggi, dal momento che viviamo in un universo culturale scomposto e confuso. Anche al tempo di Luca erano venute meno le ideologie e si assisteva a una mescolanza di vecchie e nuove filosofie, di riti che venivano dall'oriente, di religioni misteriche; la gente era perplessa, inquieta, aveva bisogno di orientamento, di certezze, di imparare a cogliere l'unità del disegno divino.
Ispirato da Dio, Luca ci ha offerto un modello di comportamento missionario al quale riferirci ancora oggi. Giovanni Paolo II lo riprende nell'enciclica Redemptoris missio, dove presta attenzione alle diverse religioni, alle varie culture, al dialogo interculturale, ma con quella libertà, chiarezza e serenità che sono proprie di Luca.
Vorrei inoltre osservare che la stessa grande teologia di Paolo è uno sviluppo delle intuizioni di Luca. L'apostolo costruisce una teologia che non si limita a rinnegare gli errori; essa tiene conto dei concetti buoni del rabbinismo sulla giustizia di Dio e delle riflessioni dello gnosticismo sull'unicità del cosmo. Per questo è molto importante leggere il Vangelo di Luca e gli Atti degli apostoli nell'approfondimento teologico di Paolo, in particolare nelle Lettere ai Romani, ai Corinti, ai Galati, agli Efesini, ai Colossesi.
Il Signore ha dunque provveduto alle colonne della sua Chiesa, a dirigere il consiglio e la scienza di questi uomini per insegnarci a meditare sui misteri di Dio, per permetterci di viaggiare tra genti straniere investigando il bene e il male, senza lasciarci contaminare, indagando la sapienza di tutti gli uomini e dedicandoci allo studio delle profezie (cfr. Sir 39). Luca è riuscito a operare una sintesi tra visione giudaica del mondo, a partire da Abramo e dalle profezie, e una visione cosmica che poteva anche essere compresa dai pagani, partendo dal Dio creatore e dal primo uomo, considerando quindi tutta la successione dell'umanità chiamata a un unico disegno.
Lasciamoci perciò scuotere dal messaggio lucano verso una conversione intellettuale, nel desiderio di utilizzare la nostra intelligenza per valutare i fenomeni e gli eventi che si verificano intorno a noi, per non esserne emarginati o intimoriti [...].
Il passaggio alla conversione intellettuale richiede sforzo, volontà, pazienza, tempo, ma vi invito a farlo. Rimango sempre perplesso quando, incontrando qualche comunità religiosa, anche contemplativa, mi accorgo che, pur conducendo una vita pia, devota, santa, sacrificata, questi uomini o queste donne non hanno l'intelligenza spirituale della situazione della Chiesa. I nostri Padri, come Agostino e Ambrogio, non si sono distinti solo per la pietà o per la moralità; essi avevano acquistato quell'intelligenza che può giudicare da sé ciò che è bene e ciò che è male, che può rendere ragione delle proprie opzioni di fede. Di questa maturità cristiana, che nasce dalla conversione intellettuale, noi abbiamo bisogno oggi per evangelizzare un'Europa così sofisticata e attraversata dalle più strane correnti di pensiero.
CARLO MARIA MARTINI, Incontro al Signore Risorto I, 68-70

La rivista teologica

E' uscito il nuovo numero della rivista teologica del Seminario di Milano:

Editoriale
Celibi e coniugati per il ministero ordinato , 315-317
MARCO PALEARI
La tradizione delle Chiese orientali (II), 319-344
GABRIELE CISLAGHI
La tradizione della Chiesa latina , 345-367
MARIO DELPINI
L'esperienza del diaconato permanente, 369-375
XAVIER LACROIX
Perchè parlare della durata e della fedeltà?, 377-396
ALFONSO VALSECCHI
L'Eucaristia origine e meta dell'unità della Chiesa , 397-420
visita il sito

martedì 16 settembre 2008

Charles De Foucauld


Due brevi testi di fr. Charles De Foucauld,
che ieri avrebbe festeggiato i 150 anni.

"Rendersi estranei ai modi di pensare, di parlare, di agire delle persone del mondo; non occuparsi di quel che pensano, dicono, fanno; fare ciò che è più perfetto, imitare Gesù, non cercare di essere eccentrico, originale - Gesù non lo era - ma nemmeno aver paura di sembrarlo, se le persone del mondo giudicano tale quel che facciamo perché è il più perfetto, perché Gesù l'avrebbe fatto... Se il mondo ci giudica male e ci trova pazzi, tanto meglio, saremo più simili a Gesù!".

"Si può sempre far molto con l'esempio, la bontà, la preghiera, stringendo più strette relazioni con anime tiepide o lontane dalla fede, per ricondurle, a poco a poco, a forza di pazienza, di dolcezza, di bontà, per effetto della virtù più che dei consigli ad una vita cristiana oppure, ancora, entrando in relazioni d'amicizia con persone del tutto contrarie alla religione, per far cadere, con bontà e virtù, le prevenzioni che nutrono e per ricondurle a Dio... Bisogna estendere le nostre relazioni con i buoni cristiani per sostenerci nell'ardente amore di Dio e con i non praticanti, cercando di avere con loro, non solo rapporti mondani, ma legami di affetto cordiale, conducendoli ad aver per noi stima e confidenza e, per questo tramite, a riconciliarsi con la nostra fede. Bisogna essere missionari in Francia come nei paesi infedeli, e questo è compito di tutti i cristiani: sacerdoti e laici, uomini e donne".

lunedì 15 settembre 2008

Il valore della vita


E' successo in una città dell'Indonesia
Poveri in fila per ricevere 3 euro: 23 morti nella ressa
Una famiglia ricca stava distribuendo soldi alla folla. Poi la tragedia
Erano in fila, in attesa di ricevere quarantamila rupie (circa 3 euro). A distribuire i soldi, una famiglia ricca: i suoi componenti stavano distribuendo il denaro ai poveri di Pasuruan, a circa 800 chilometri a est della capitale Giacarta. La folla si è fatta via via più numerosa. E a un certo punto si è diffuso il panico. Così, la distribuzione di denaro si è trasformata in tragedia: almeno 23 persone sono morte schiacciate nella ressa. Altre otto persone sono in gravi condizioni. Lo riferiscono la polizia e i militari. articolo

Grida e sussurri

La fine della privacy e del pudore
L'amore urlato al tempo dei telefonini
Lo sviluppo tecnologico che ha inflitto danni permanenti alla società è il telefono cellulare
di Jonathan Franzen
Non sono contrario agli sviluppi tecnologici. (...) Benché i miei aggeggi preferiti siano quelli che salvaguardano attivamente la privacy, sono anche favorevole a qualsiasi novità tecnologica che non mi costringa a interagire con essa. (...) Le invenzioni che non riesco ad accettare, tuttavia, sono simili agli insulti che continuano a ferire, alle mazzate che continuano a far male. Lo sviluppo tecnologico che ha inflitto danni permanenti alla società — vale a dire, l'invenzione di cui non è nemmeno possibile lamentarsi in pubblico, malgrado i disastri provocati, pena il ridicolo — è il telefono cellulare. (...) Il mondo, dieci anni fa, non era stato ancora del tutto espugnato dalla chiacchiera. L'uso dei Nokia appariva un'ostentazione o una mania dei ricchi. Oppure, per essere generosi, una malattia, un'invalidità o una stampella. Sul finire degli anni Novanta, già si avvertiva a New York una morbida transizione metropolitana dalla cultura della nicotina alla cultura del cellulare. (...) Inutile dirlo, non c'è stato alcun dilemma. Il cellulare non era una di quelle trovate moderne, come il Ritalin o gli ombrelli extra large, alle quali si oppongono valorosamente numerose sacche di resistenza civile. Il suo trionfo è stato fulmineo e totale. I suoi abusi sono stati vituperati e condannati in saggi, articoli e lettere a vari direttori, e poi vituperati e condannati con maggior vigore quando gli abusi sembravano aggravarsi, ma è finito tutto qui. (...)
Parlo dell'abitudine, sconosciuta dieci anni fa, ma oggi diffusissima, di chiudere le conversazioni al cellulare sbraitando le parole «LOVE YOU!» O, ancora più opprimente e seccante, «I LOVE YOU!». Mi fa venir voglia di trasferirmi in Cina, dove non capisco la lingua. O di mettermi a urlare. Ammetto la possibilità che, tra tutte le persone che affollano la sala di attesa di un aeroporto, l'uomo più straordinariamente arido e incapace di amare sia io. È anche possibile, però, che la reiterazione abituale e frequente svuoti la frase del suo significato. (...) Ecco, questa confessione è inammissibile quando si parla davvero dal profondo del cuore. (...) Io non riesco a trattenermi dal pensare che siamo davanti a una sceneggiata: una recitazione istrionica, fatta in pubblico e imposta agli altri con un senso di rivincita. Se la dichiarazione d'amore di quella madre avesse avuto un peso emotivo personale e autentico, la donna non avrebbe dovuto usare qualche premura per salvaguardarla dalle orecchie del pubblico? Se era davvero sincera, dal profondo del cuore, non sarebbe stato meglio sussurrarla? Origliando la sua conversazione, da perfetto estraneo, mi sento coinvolto invece in una dichiarazione aggressiva di proprietà. È come se quella donna stesse dicendo a tutti i presenti: «Le mie emozioni e la mia famiglia valgono di più della vostra tranquillità». E inoltre, come sospetto spesso: «Voglio far sapere a tutti che, a differenza di molte persone, tra cui quel bastardo di mio padre, io sono una donna che esprime sempre l'amore che prova per i suoi cari».O forse, travolto da un'irritazione che adesso comincia a sembrarmi un po' lunatica, mi starò immaginando tutto? (...) articolo completo

domenica 14 settembre 2008

A 15 anni dal martirio di don Puglisi


Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. E' in corso la causa di beatificazione.
Informazioni sul sito a lui dedicato.

Modena City Ramblers - Il bicchiere dell'addio

Per due amici che stanno partendo per Roma.
Confidando che per loro ci siano voci di festa, rumori di bicchieri, una ballata e tanto calore!

sabato 13 settembre 2008

Panche divise


Quando i posti in chiesa raccontano le divisioni
di mons. Mario Delpini - Avvenire - Milano 7 - 27.01.08
Dispersi nella grande chiesa i devoti stanno al loro posto. Il Carlo e la Carla sono seduti vicini, ma a tre panche di distanza dalla Giuseppina: non si parlano più. La Maria è isolata al suo posto: non si muove neanche per lo scambio della pace: "Vado in chiesa per pregare, non per fare confusione". Le prime tre panche sono vuote: non credo si tratta del reverenziale timore di Dio. Sulle ultime due sedie prendono posto Mirko e Marco: non si sa se aspettano che finisca la messa o che esca di chiesa la Lucia. Quando si celebra la messa per il povero Antonio si presenta tutta la famiglia, con parenti e conoscenti: però dai posti che occupano capisci subito che la divisione dell’eredità ha lasciato divisioni e rancori. I posti in chiesa dicono molte cose. Il parroco si è stancato di dire: "Venite davanti: non c’è nessun pericolo! Stiamo più uniti: i canti e le preghiere riescono meglio. Scambiatevi il segno della pace". Il parroco guarda i devoti e sospira. I posti in chiesa gli raccontano di beghe, inerzie, estraneità. E prega: «Dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo un cuor solo e un’anima sola». Per ora la Maria non s’è mossa. Chi sa? Forse domani.

venerdì 12 settembre 2008

Provocatoria incoerenza

Quando si cerca a tutti i costi di far parlare di sé,
si finisce per dire qualcosa di buono,
mantenendo però un contorno di stupidità e incoerenza.

Miss Italia, Mariotto ora cerca il "lato V", quello della verginità
L'anno scorso lo stilista volle valutare anche il «lato B» delle concorrenti
Un anno fa a Miss Italia cercava il «lato B», questa volta cerca il «lato V»: quello della verginità, quello della purezza. Guillermo Mariotto, stilista di fama, lancia l’ennesima provocazione, altrettanto forte. (...)
«Cerco il lato V, da virgen, e lo cerco in queste ragazze che vedo sfilare», dice al telefono all’Agi, aggiungendo «mi deprime vedere le ragazze avviate al mercato della carne. Come pure mi deprimono i genitori felici nel vedere le figlie spogliate. Questo è davvero degradante, mentre credo che la cosa da premiare sia la purezza e non la carne». Lo stilista sudamericano dice che «è tempo di cambiare, è tempo di cose migliori; non sappiamo a cosa porti l’evoluzione della vendita della carne».
Mariotto (...) insiste sul concetto di purezza. E secondo lui la purezza «si vede dallo sguardo. Spero che tra le 100 concorrenti ce ne sia almeno una pura, una vergine: in tutti i sensi, non solo nell’animo. Dallo sguardo si capisce subito, gli occhi sono lo specchio dell’anima. Se il pubblico italiano vota per quello sguardo, per quella che sembra la più pura, allora ci sarà stata una evoluzione in quel mercato di ciccia. Non possiamo andare oltre in questo degrado. Cerchiamo invece le cose migliori. E se lo facessimo, allora questa edizione di Miss Italia sarebbe migliore di quella di un anno fa». Adesso - conclude lo stilista - «è tempo di Marie, è tempo di verginità e purezza». articolo

Bene prezioso


Il biologo Giulio Conte: così possiamo adottare atteggiamenti virtuosi
Ogni italiano consuma 200 litri di acqua al giorno
Torino la città più sprecona. Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare
Acqua: che spreco. Dalla doccia alla pulizia della casa agli usi in cucina, dal Wc all'irrigazione delle piante, senza tralasciare lavapiatti o lavatrice, ogni italiano consuma una media dai 170 ai 200 litri di acqua al giorno per i propri usi domestici. In testa alla città più sprecona del Bel Paese c'è Torino con 243 litri consumati per ogni abitante ogni giorno, mentre sono gli abitanti di Nicosia, in Sicilia, con i loro 143 litri a testa, a vincere il podio dei più risparmiosi. Subito dopo il capoluogo piemontese si colloca Roma, con 221 litri di acqua pro capite, seguita da Catania (214), Napoli (207), Verona (199) e Milano (191).
Secondo il rapporto 2007 dell'Istituto Ambiente Italia-Dexia (Ecosistema Urbano Europa), a consumare circa 169 litri di acqua al giorno a testa per uso domestico sono i palermitani, mentre a Firenze i consumi scendono a 155 litri. Bari (154), Bologna (149) e Nicosia (143) sono invece le tre città tra le più parche nel consumo di acqua domestica, quell'acqua di migliore qualità oggi a disposizione degli usi casalinghi. Ma l'Italia non è il Paese dove si consuma più acqua nelle case. Ai primi posti nel mondo c'è Bristol con 294 litri pro capite, seguita da Parigi (287), Patrasso (285) e Stoccolma (210). Berlino consuma 163 litri, Londra segna 159 litri a cittadino al giorno, Madrid 140, mentre è Heidelberg a registrare la quantitá inferiore di uso di acqua nelle case: 103 litri al giorno per ogni cittadino.
A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l'eco del documento dell'Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all'oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l'acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.
Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d'acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l'acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d'acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall'Agenzia d'Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell'acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d'acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d'acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l'esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l'anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l'uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».
Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d'acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l'acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l'acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l'acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d'acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l'acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po'. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. (...) basterebbe cominciare dal «recupero dell'acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all'emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata. articolo

giovedì 11 settembre 2008

Sette anni di dolori

Concordo


«Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana, che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c'è in vari Paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazifascismo.

mercoledì 10 settembre 2008

Eroi veri

Caparezza Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) Le dimensioni del mio caos Video Testo Lyrics

[STR 1]

Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco

[RIT]

che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perhcè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

[STR 2]

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

[RIT]

[STR 3]

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe

lunedì 8 settembre 2008

Ripresa delle lezioni in Lombardia


In bocca al lupo a tutto il mondo della scuola!

domenica 7 settembre 2008

Concreta coerenza

Amare la natura in parrocchia
Pannelli solari sul tetto della chiesa:
una scelta coraggiosa quella fatta dalla comunità di San Leone Magno a Milano
I pannelli solari posti sul tetto della parrocchia San Leone Magno di via Carnia non sono visibili dai pedoni né dagli automobilisti, ma la loro efficacia e la loro presenza sono evidenti per chiunque entri nella chiesa parrocchiale. A fianco del portone principale è infatti presente un tabellone elettronico che, in tempo reale, indica i Watt prodotti al momento e i kWh generati dal giorno dell'attivazione dell'impianto, nel settembre 2007. Ma altre due sono le indicazioni utili che dà il tabellone: i litri di petrolio risparmiati grazie ai pannelli fotovoltaici (più di 1.700 in un anno) e le emissioni di CO2 evitate (oltre 3.600 chili nello stesso lasso di tempo). Il pannello solare è il simbolo stesso dell'energia pulita e accessibile a tutti: non crea residui di fumi né di polveri e sfrutta una fonte, il sole, pressoché inesauribile e cui tutti possono attingere, con gli strumenti adatti.
L'intento della parrocchia non è rivolto al risparmio economico, comunque previsto, ma soprattutto al rispetto della natura, coerentemente al tema scelto per la Giornata per la salvaguardia del creato di lunedì 1 settembre: "Una nuova sobrietà, per abitare la terra". «Abbiamo deciso di installare l'impianto perché i fedeli capissero che ciascuno deve fare la propria parte nella tutela dell'ambiente», spiega Luigi Andreoli, membro del consiglio pastorale parrocchiale ed operatore del settore energetico oggi in pensione. «L'orientamento esplicito della Chiesa - prosegue - è volto al rispetto del mondo, non a parole, ma con i fatti. E la nostra parrocchia, nel suo piccolo, ha cercato di fare il possibile». Senza entrare nel dettaglio dei costi di acquisto dei pannelli fotovoltaici, Andreoli spiega comunque che «in 8-9 anni l'investimento economico iniziale sarà coperto dal risparmio in bolletta: in sostanza, i pannelli solari si pagano da soli». (...) articolo dal sito della Diocesi