mercoledì 21 novembre 2007

Gossip e realtà


Uno studio tedesco conferma che le chiacchere hanno più effetto di ciò vediamo con i nostri occhi. Centoventisei studenti-cavia dimostrano il potere delle dicerie nella vita d'ogni giorno

"Il pettegolezzo è una verità. Due su tre credono al gossip"
ROMA - Cantava De Andrè: "La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo". L'aveva già capito il cantautore genovese che il pettegolezzo è più potente della verità. I ricercatori del Max Planck Institute lo hanno dimostrato: usando studenti-cavia, psicologi tedeschi hanno confermato che "il gossip ha più effetto di ciò che abbiamo visto con i nostri occhi".
Gli studiosi hanno coinvolto 126 studenti suddivisi in gruppi di nove ragazzi ciascuno, bersagliandoli di pettegolezzi sui giovani degli altri gruppi ed è emerso che le "cavie" tendevano sempre a credere di più alle maldicenze o alle lodi intessute da altri, piuttosto che a ciò che avevano potuto sperimentare di persona o che gia sapevano sul conto delle inconsapevoli vittime.
E non è tutto. Secondo la ricerca, i gossip non influenzerebbero solo i giudizi sulle star dello spettacolo, ma inducono anche opinioni e comportamenti della vita comune. "Una recente indagine - spiega Ralf Sommerfeld dell'istituto di Plön in Germania che ha condotto la ricerca presto pubblicata sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze PNAS - ha evidenziato per esempio che due persone su tre credono il gossip una fonte per apprendere nuove cose: non importa se i pettegolezzi alla fine siano veri o meno. Diventano la realtà".
Gli studiosi hanno seguito dall'inizio alla fine il processo di gestazione delle chiacchiere degli studenti e il percorso di trasferimento di queste chiacchiere e i comportamenti conseguenti del fruitore del pettegolezzo. In pratica, ad ogni studente è stata passata una chiacchiera, buona o maligna, su un altro studente e poi gli è stato chiesto se avrebbe avuto voglia o meno di lavorare con la persona oggetto del pettegolezzo.
Non solo, com'era ovvio aspettarsi, i ragazzi hanno tendenzialmente rifiutato di far coppia con coloro sui quali circolavano voci negative, ma è emerso anche che la chiacchiera ha più effetto dell'informazione diretta sulla persona. Il 44% dei partecipanti infatti ha cambiato la propria opinione su una persona sotto l'influenza del gossip, anche quando le chiacchiere contraddicevano ciò che avevano visto di persona.
(15 ottobre 2007) http://www.repubblica.it/

martedì 20 novembre 2007

Neffa - Cambierà

Aspettando la nascita!

lunedì 19 novembre 2007

Serietà del lavoro


"Quel giorno in cui questo lavoro smetterà di tormentarti l'anima e di farti venire fredde le mani, forse sarà ora di cambiare mestiere".

Jason Gideon

Intervento alla Giornata Interdisciplinare

sabato 17 novembre 2007

Fede e ateismo


Martini: la tentazione dell'ateismo

C'è una voce in ognuno di noi che ci spinge a dubitare di Dio.

«Ecco il senso della fede e la difficoltà di seguirlo sino in fondo»


Chi è per me Dio? Fin da ragazzo mi è sempre piaciuta l'invocazione, che mi pare sia di San Francesco d'Assisi, «mio Dio é mio tutto». Mi piaceva perché con Dio intendevo in qualche modo una totalità, una realtà in cui tutto si riassume e tutto trova ragione di essere. Cercavo così di esprimere il mistero ineffabile, a cui nulla si sottrae. Ma vedevo anche Dio più concretamente come il Padre di Gesù Cristo, quel Dio che si rende vicino a noi in Gesù nell'eucarestia. Dunque c'era una serie di immagini che in qualche maniera si accavallavano o si sostituivano l'una con l'altra: l'una più misteriosa, attinente a colui che è l'inconoscibile, l'altra più precisa e concreta, che passava per la figura di Gesù. Mi sono reso conto ben presto che parlare di Dio voleva dire affrontare una duplicità, come una contraddizione quasi insuperabile. Quella cioè di pensare a una Realtà sacra inaccessibile, a un Essere profondamente distante, di cui non si può dire il nome, di cui non si sa quasi nulla: e tutto ciò nella certezza che questo Essere è vicino a noi, ci ama, ci cerca, ci vuole, si rivolge a noi con amore compassionevole e perdonante. Tenere insieme queste due cose sembra un po' impossibile, come del resto tenere insieme la giustizia rigorosa e la misericordia infinita di Dio. Noi non scegliamo tra l'una e l'altra, viviamo in bilico (...). Come dice il catechismo della Chiesa cattolica, la dichiarazione «io credo in Dio» è la più importante, la fonte di tutte le altre verità sull'uomo, sul mondo e di tutta la vita di ogni credente in lui. D'altra parte il fatto stesso che si parli di «credere » e non di riconoscere semplicemente la sua esistenza, significa che si tratta concretamente di un atto che non è di semplice conoscenza deduttiva, ma che coinvolge tutto l'uomo in una dedizione personale. Su questo punto, come su tanti altri relativi alla conoscenza di Dio, c'è stata, c'è e ci sarà sempre grande discussione. Per alcuni la realtà di Dio si conosce mediante un semplice ragionamento, per altri sono necessarie anche molte disposizioni del cuore e della persona (...). È dunque possibile conoscere Dio con le sole forze della ragione naturale? Il Concilio Vaticano I lo afferma, e anch'io l'ho sempre ritenuto in obbedienza al Concilio. Ma forse si tratta della ragione naturale concepita in astratto, prima del peccato. Concretamente la nostra natura umana storica, intrisa di deviazioni, ha bisogno di aiuti concreti, che le vengono dati in abbondanza dalla misericordia di Dio. Dunque non è tanto importante la distinzione tra la possibilità di conoscenza naturale e soprannaturale, perché noi conosciamo Dio con una conoscenza che viene e dalla natura, dalla grazia e dallo spirito Santo, che è riversata in noi da Dio stesso. Bisogna dunque accettare di dire a riguardo di Dio alcune cose che possono apparire contraddittorie. Dio è Colui che ci cerca e insieme Colui che si fa cercare. È colui che si rivela e insieme colui che si nasconde. È colui per il quale valgono le parole del salmo «il tuo volto, Signore, io cerco», e tante altre parole della Bibbia, come quelle della sposa del Cantico di Cantici: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amato del mio cuore; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze voglio cercare l'amato del mio cuore. L'ho cercato ma non l'ho trovato. Da poco avevo oltrepassato le guardie che fanno la ronda quando trovai l'amato del mio cuore...» (3,1-4). Ma per lui vale anche la parola che lo presenta come il pastore che cerca la pecora smarrita nel deserto, come la donna che spazza la casa per trovare la moneta perduta, come il padre che attende il figlio prodigo e che vorrebbe che tornasse presto. Quindi cerchiamo Dio e siamo cercati da lui. Ma è certamente lui che per primo ci ama, ci cerca, ci rilancia, ci perdona. A questo punto, sollecitati anche dalle parole del Cantico «ho cercato e non l'ho trovato», ci poniamo il problema dell'ateismo o meglio dell'ignoranza su Dio. Nessuno di noi è lontano da tale esperienza: c'è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere. Su questo principio si fondava l'iniziativa della «Cattedra dei non credenti» che voleva di per sé «porre i non credenti in cattedra» e «ascoltare quanto essi hanno da dirci della loro non conoscenza di Dio». Quando si parla di «credere in Dio» come fa il catechismo della Chiesa cattolica, si ammette espressamente che c'è nella conoscenza di Dio un qualche atto di fiducia e di abbandono. Noi sappiamo bene che non si può costringere nessuno ad avere fiducia. Io posso donare la mia fiducia a un altro ma soltanto se questi mi sa infondere fiducia. E senza fiducia non si vive (...). L'adesione a Dio comporta un'atmosfera generale di fiducia nella giustezza e nella verità della vita, e quindi nella giustezza e nella verità del suo fondamento. Come dice Hans Küng «che Dio esista, può essere ammesso, in definitiva, solo in base a una fiducia che affonda le sue radici nella realtà stessa». Molti e diversi sono i modi con cui ci si avvicina al mistero di Dio. La nostra tradizione occidentale ha cercato di comprendere Dio possibilmente anche con una definizione. Lo si è chiamato ad esempio Sommo Bene, Essere Sussistente, Essere Perfettissimo... Non troviamo nessuna di queste denominazioni nella tradizione ebraica. La Bibbia non conosce nomi astratti di Dio, ma ne enumera le opere. Si può affermare che ciò che la Bibbia dice su Dio viene detto anzitutto con dei verbi, non con dei sostantivi. Questi verbi riguardano le grandi opere con cui Dio ha visitato il suo popolo. Sono verbi come creare, promettere, scegliere, eleggere, comandare, guidare, nutrire ecc. Si riferiscono a ciò che Dio ha fatto per il suo popolo. C'è quindi un'esperienza concreta, quella di essere stati aiutati in circostanze difficili, dove l'opera umana sarebbe venuta meno. Questa esperienza cerca la sua ragione ultima e la trova in questo essere misterioso che chiamiamo Dio. D'altra parte ha qualche ragione anche la tradizione occidentale. Infatti tutte le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno. Dio solo è in se stesso la pienezza dell'essere e di ogni perfezione, e colui che è senza origine e senza fine. Tuttavia nel mistero cristiano la natura di Dio ci appare gradualmente come avvolta da una luce ancora più misteriosa. Non è una natura semplicemente capace di tenere salda se stessa, di essere indipendente, di non aver bisogno di nessuno. È una realtà che si protende verso l'altro, in cui è più forte la relazione e il dono di sé che non il possedere se stesso. Per questo Gesù sulla croce ci rivela in maniera decisiva l'essere di Dio come essere per altri: è l'essere di Colui che si dona e perdona.


venerdì 16 novembre 2007

Branduardi - Giovane per sempre

Artista: Angelo Branduardi
Album: Altro E Altrove - 2003
Titolo: Giovane Per Sempre


Tempo feroce, tempo vorace.
corrompi la tigre e il leone.
Tempo feroce, tempo vorace,
la terra divora i suoi figli.
Tu strappi i denti alla belva crudele
e la Fenice che non muore consumi.
Tu rendi tristi e felici le stagioni,
tempo dal piede leggero,
fa quel che vuoi delle dolcezze del mondo

Tempo feroce, tempo vorace.
il delitto più atroce ti vieto.
con le tue ore tu non ferire
la fronte del mio caro amore.

Con la tua penna rughe non disegnare,

lasciala intatta nel tuo passare.

a ricordo del bello negli anni a venire.

tempo dal piede leggero.

fa quel che vuoi delle dolcezze del mondo.

E così nei miei versi il mio amore vivrà per sempre...
E sarà nei miei versi il mio amore giovane per sempre.

Inghilterra. 1560 circa. W. Shakespeare

Fossati - L'amore fa

Artista: Ivano Fossati
Album: L'Arcangelo (2006)
Titolo: L'amore Fa

L'amore fa l'acqua buona
fa passare la malinconia
crescere i capelli l'amore fa
l'amore accarezza i figli
l'amore parla con i vecchi
qualcuno vuole bene ai piu' lontani
anche per telefono
l'amore fa guerra agli idioti
agli arroganti pericolosi
fa bellissima la stanchezza
avvicina la fortuna quando puo'
fa buona la cucina
l'amore e' una puttana
che onora la bellezza
di un bacio per regalo

cose che fanno ridere
l'amore fa
cose che fanno piangere

l'amore fa begli gli uomini
sagge le donne
l'amore fa
cantare le allodole
dolce la pioggia d'autunno
e vi dico che fa viaggiare, si'
illumina le strade
fa grandi le occasioni
di credere e di imparare

cose che fanno ridere
l'amore fa
cose che fanno piangere

fa crescere i gerani e le rose
aprire i balconi
l'amore fa
confondere le citta'
ma riconoscere i padroni
l'amore lo fa
aprire bene gli occhi
amare piu' se stessi
l'amore fa bene alla gente
comprendere il perdono
l'amore fa.

lunedì 12 novembre 2007

Societas christiana?!

"Non possiamo non dirci CRISTIANI"...???
NON POSSIAMO DIRCI UMANI,
se non diffondiamo altro, cioé una CULTURA
che meriti questo nome.

Violenza e luoghi comuni


Forse erano tutti extracomunitari, rumeni, musulmani o comunisti...
MA NON MI SEMBRA PROPRIO!
don Chisciotte

sabato 10 novembre 2007

Vale poco



La nuova banconota da 200 mila dollari dello Zimbabwe. Al cambio ufficiale vale 13 dollari Usa, al mercato nero vale un dollaro americano. Con questa somma in Zimbabwe, dove l'inflazione arriverà a fine anno al 100 mila per cento secondo stime del Fondo monetario internazionale, ci si può compare un chilo di zucchero. Ammesso che lo si trovi (Desmond Kwande/Afp)

Fortune della vita - 8


Lettera alle famiglie musulmane in occasione della visita natalizia!

Che bello!


giovedì 8 novembre 2007

Lavoriamo tanto?!



Non dimentichiamo immagini di questo tipo, quando diciamo che lavoriamo tanto e duramente.





mercoledì 7 novembre 2007

Good News - 1

Ben arrivata, Emma!


Emma è apparsa lunedì. Non è quella che appare in questa foto, ma quanto prima ve la presenteremo nel suo splendore!

p.s.: non è la mia nipotina!!

martedì 6 novembre 2007

Tempo e bellezza

Artista: Angelo Branduardi
Album: Altro E Altrove - 2003
Titolo: Giovane Per Sempre

Tempo feroce, tempo vorace, corrompi la tigre e il leone.
Tempo feroce, tempo vorace, la terra divora i suoi figli.
Tu strappi i denti alla belva crudele e la Fenice che non muore consumi.
Tu rendi tristi e felici le stagioni, tempo dal piede leggero,
fa quel che vuoi delle dolcezze del mondo.

Tempo feroce, tempo vorace, il delitto più atroce ti vieto:
con le tue ore tu non ferire la fronte del mio caro amore.
Con la tua penna rughe non disegnare,

lasciala intatta nel tuo passare,
a ricordo del bello negli anni a venire,
tempo dal piede leggero,
fa quel che vuoi delle dolcezze del mondo.

E così nei miei versi il mio amore vivrà per sempre.
E sarà nei miei versi il mio amore giovane per sempre.

ispirato al testo di W. Shakespeare

lunedì 5 novembre 2007

L'impegno pastorale

Ecco evidenziata in giallo la superficie dell'unità pastorale (quattro Parrocchie, che diventeranno tra non molto cinque) in cui presto servizio il sabato e la Domenica. Un unico parroco!

Fai tante cose...

Artista: Gian Pieretti / Antoine
Titolo: Pietre
Autori: Pieretti - Ricky Gianco
Edizione: Sanremo 1967

Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai. Tu sei ricco e ti tirano le pietre Non sei ricco e ti tirano le pietre Al mondo non c'è mai qualcosa che gli va e pietre prenderai senza pietà! Sarà così finché vivrai Sarà così Se lavori, ti tirano le pietre. Non fai niente e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai capire tu non puoi se è bene o male quello che tu fai. Tu sei bello e ti tirano le pietre. Tu sei brutto e ti tirano le pietre. E il giorno che vorrai difenderti vedrai che tante pietre in faccia prenderai! Sarà così finché vivrai Sarà così

venerdì 2 novembre 2007

Ascendere

La giornata di oggi è l'inizio del nostro destino di uomini, ciò per cui ognuno di noi, l'umanità è stata fatta. Questo destino di felicità, armonia esuberante di tutto il cosmo per il Primo di noi si è già avverato. Egli è già nella felicità che sarà di tutti con il corpo nella scadenza che Dio fisserà. Il mistero dell'Ascensione segna questo inizio. Gli Apostoli senza capirlo bene, con un'adesione fedele, rimasero pieni di gioia. Con il cuore pieno, nella lontananza, anche noi sappiamo che è gioia. È mistero, ma mistero di gioia. Questo destino, il mistero di oggi, è ciò per cui Egli compì la Sua missione, restò nel silenzio, nel nascondimento di trent'anni, in quella lunga tensione, nella lotta con gente cattiva e ignorante, nella Sua morte. In ogni momento della Sua vita era questo giorno la componente ultima, visse per questo giorno, per porre così la parola fine. Destino Suo e per ognuno di noi, per ogni nostro corpo, per ogni nostra anima, così intero sarà questo mistero di Ascensione. Ci sconcerta, è quasi un peso, quando la nostra coscienza si lascia così facilmente andare. Ogni volta che ci alziamo la mattina dovrebbe riapparirci questo mistero. Egli ascese al cielo per porre l'inizio al compimento del Suo regno. Per tutti si avveri questo regno. Nel primo svegliarsi - peso, disagio, lavoro da riprendere - ci deve venire in mente il destino di questa fatica, che razionalizzi la sensazione iniziale con cui ci svegliamo. «Mando voi fino agli estremi confini della terra». Andandosene come fenomeno umano, ha lasciato il compito a noi (per questo gli Atti chiamano a uno a uno per nome gli Apostoli), il compito di essere Sua carne, Sua parola, Sua presenza. Esiste con certezza la proclamazione della felicità dell'uomo - «Io sarò con voi fino alla fine dei tempi» -, miracolo di resurrezione, di tempra che si crea all'improvviso. Il corpo mistico di Cristo in noi continua.
don Luigi Giussani

Profumi


Il giusto, come il legno di sandalo, profuma la scure che lo colpisce.

detto orientale

giovedì 1 novembre 2007

I Santi

Una canzone travolgente, adatta alla Festa di oggi! Auguri!

mercoledì 31 ottobre 2007

La nuova santità

Una nuova spiritualità sembra stia prendendo forma. Questa spiritualità di tipo nuovo intende non abbandonare il mondo al male, ma fare scaturire e quindi valorizzare lo spirituale insito nella creatura. L'uomo liberamente amante e spropriato di se stesso, semplice e spoglio di fronte al tocco dell'eterno, sfugge all'artificioso conflitto tra lo spirituale ed il materiale. L'amore a Dio si umanizza, si fa amore di ogni creatura in Dio. « Tutto è grazia », giacché Dio s'è chinato sull'umano e l'ha inserito negli abissi della Trinità.La tipologia classica della santità porta il marchio di un eroismo da deserto o da chiostro. Collocandosi a una certa distanza dal mondo, tale santità è protesa verticalmente verso il cielo come una guglia di cattedrale. Ai nostri giorni invece l'asse della santità si trova spostato, è più vicino al mondo. In apparenza la sua tipologia e meno vistosa, il suo eroismo resta celato agli occhi del mondo, ma è il frutto d'una lotta non meno reale. La fedeltà alla chiamata del Signore nelle condizioni del mondo fa penetrare la grazia nelle radici stesse di esso, e questa quindi penetra nei solchi stessi della vita umana.La “piccola via” di s. Teresa, quella dei discepoli del padre De Foucauld, delle Chiese che sono poste sotto il segno della Croce, ma che pregano e trasformano silenziosamente l'uomo perché lo amano, questa via è dunque sintomatica della risposta attuale all'appello evangelico. Più umanamente universale, più propensa a una attualizzazione del cristianesimo nel mondo, questa forma di santità raggiunge con la sua interiorizzazione i valori centrali di ogni epoca. Scendendo dalle altezze dei colloqui mistici, essa va a recare aiuto al mondo in pena, si china sulla miseria umana, scende fino agli inferi del mondo moderno. La vita degl'istinti, come pure quella della fisiologia, non ha bisogno di presentare scuse per quello che è. La grazia penetra in tutti i piani dell'esistenza umana; in uno che si dà totalmente a Dio, l'uomo nella sua interezza si trova restituito e reso a Dio. La spiritualità del deserto è rimasta a lungo alla periferia della vita comune. Il mondo di oggi reclama una santità che sia disposta e in grado di rispondere ai suoi problemi con una soluzione vissuta dentro di esso. L'escatologia laicizzata vuol far senza l'eschaton, il fine, e sogna una impossibile comunione di santi senza il Santo, un Regno di Dio senza Dio. Quando i servi di Dio vengon meno al loro compito, questo va a finire nelle mani di forze di vario genere, forze di segno contrario, e il risultato è la confusione. Allora l'ordine evangelico del « cercate il Regno di Dio » (Matteo 6, 33) si secolarizza e degenera nell'utopia di chimerici paradisi terrestri. È un fatto che il cristianesimo dei nostri giorni non è più l'agente condizionante della storia, ma è piuttosto lo spettatore di processi che sfuggono alla sua influenza e che anzi rischiano di porre la Chiesa al di fuori dei destini del mondo. Le riforme sociali ed economiche, la liberazione e l'emancipazione dei popoli e delle classi sociali, tutto ciò viene operato da parte dei fattori di questo mondo, svincolati dalla Chiesa. Attualmente quasi dovunque i cristiani vivono in regimi di separazione fra Stato e Chiesa. La Chiesa non potrà adattarsi a questa nuova situazione se non a condizione di conservare intatto il carattere universale della sua missione, carattere inerente alla sua stessa natura. Il suo teocratismo deve farsi più interiore, esso la chiama a farsi presente dovunque come la coscienza, la cui voce risuona liberamente e chiama alla libertà, al di fuori di ogni secolare imperativo. In tal modo essa ci perderà nelle applicazioni immediate, mancando dei mezzi concreti dello Stato, ma ci guadagnerà in forza morale, derivata dalla sovrana indipendenza che viene ad acquistare la sua parola. In un clima d'indifferenza o di aperta ostilità, la Chiesa, avendo perduto la voce in capitolo, non può appoggiarsi su altro che sulla fede del vero popolo di Dio, liberato e svincolato da ogni sorta di compromessi e di conformismi. La vittoria degli antichi popolatori del deserto era più vistosa del «trionfo» dell'Impero di Costantino: inoltrandosi nei luoghi deserti i monaci abbandonavano l'Impero, protetto fin troppo dall'ombra dei compromessi. Il deserto di oggi, « soggiorno dei demoni », si trova posto nel cuore stesso dei popoli, che «vivono nel mondo senza speranza e senza Dio» (Ejesini 2, 2). I monaci non han più bisogno di lasciare il mondo, e ogni fedele può scoprire la sua vocazione sotto una forma tutta nuova di un monachesimo interiorizzato.La teologia dei fini ultimi esige che il piano dei pensieri sia poggiato sulla croce, poiché non vi è continuità diretta fra essa e la filosofia umana: «Noi annunziamo ciò che mai è penetrato in cuore d'uomo, ma che Dio ha preparato per quei che l'amano» (1Corinti 2, 9). Essa abbraccia la totalità della Rivelazione, mette in luce il mistero dell'uomo escatologico — filius Sapientiae (figlio della Sapienza) — e rende iniziati alla magnifica definizione di ogni cristiano: colui che ama la Parusia (2Timoteo 4, 2). Per tali amanti della Parusia, il tempo che viene è il momento attuale.II Vangelo di s. Giovanni ci riferisce quella parola del Signore che è forse la più grave rivolta alla Chiesa: «Chi riceve colui che io mando, riceve me; e chi riceve me, riceve chi mi ha mandato » (Giovanni 13, 20). Se il mondo, l'uomo, il nostro dirimpettaio, riceve un membro della Chiesa, uno di noi, si trova tosto nel graduale movimento di comunione e non è più estraneo al cerchio sacro della Comunione trina e alla benedizione del Padre. Il destino del mondo è in sospesa aspettativa di fronte all'atteggiamento inventivo della Chiesa, alla sua arte di farsi accogliere. L'inferno non è in dipendenza della collera di Dio, ma forse della carità cosmica dei santi: «Vedere nel fratello il Signore», «sentirsi di continuo appesi alla croce», «fino alla morte non smettere mai di aggiungere fuoco al fuoco».Nell'epistola prima di Giovanni, l'amore di Dio è un cominciamento, esso precede tutto, trascende ogni risposta. Nella sua profondità, l'amore si dimostra come disinteressato, come l'oblazione pura dell'ancella, come la gioia dell'amico dello Sposo, gioia che sussiste da se stessa, come l'aria nella luce del sole, una gioia a priori per tutti.In Giovanni 14, 28, Gesù chiede ai suoi discepoli di essere giulivi di quella immensa gioia le cui radici stanno oltre l'uomo, nell'unica esistenza oggettiva di Dio. E’ proprio da questa gioia limpida e pura che proviene la salvezza del mondo.
PAUL EVDOKIMOV, Sacramento dell’amore, CENS, Milano 1994, 106-109;
originale francese del 1962