
lunedì 18 febbraio 2008
mondo

Cappella di S.Luca - Milano

domenica 17 febbraio 2008
Vita "normale"

sabato 9 febbraio 2008
Buona Quaresima!
Buon cammino quaresimale!
Sul sito potete trovare il testo del Messaggio del Papa per la Quaresima e una riflessione del priore di Bose, Enzo Bianchi:
http://www.seitreseiuno.net/Testi/tabid/174/language/it-IT/Default.aspx
Da Domenica 10 a venerdì 15 febbraio sarò agli Esercizi Spirituali ad Assisi:
ci ritroveremo da sabato 16!
Sabato grasso

Barbiere egiziano: Tara Sato
Barman egiziano: Nabir Albar
Becchino giapponese: Tefon Abara
Bullo rumeno: Nutjpu Manescu
Cameramen giapponese: Mozumo
Centravanti tedesco: Von Gol
Cuoca russa: Olga Kocimilova
Cuoco giapponese: Sughisciapy
Cuoco polacco: Tocott Ottawa
Dentista giapponese: Takura Nakaria
Direttore zoo ingles: Sir Pent
Falegname cinese: Chian Chjo Din
Fannullone tedesco: Von Katzen
Fenomeno agricolo russo: Galina Faseiowa
Freddolosa spagnola: Amaja Delana
Freddoloso austriaco: Otto Maye
Giocatore cubano: Che Chi Bara
Giocatore poker tedesco: Von Bleff
Industriale del cioccolato tedesco: Von Dent
Investigatore cinese: Ndovay Tepjio
venerdì 8 febbraio 2008
giovedì 7 febbraio 2008
Giudicare
nuovo sito dMc
mercoledì 6 febbraio 2008
martedì 5 febbraio 2008
Videofilia

Tramontano giardinaggio e gite in bicicletta: vincono Pc e televisione
MILANO - Giardinaggio, gite in bicicletta, arrampicate con scarponi e piccozza addio. Il contatto con la natura, e relativa attività fisica, tramontano sotto i «colpi» della «videofilia», la passione smodata per lo schermo di pc e tv che porta a trascorrere il tempo libero online o comodamente seduti in poltrona. Tendenza ben nota, ma ora stigmatizzata da uno studio condotto da Oliver Pergams, docente di Scienze
biologiche dell'University of Illinois a Chicago e pubblicato sui «Proceedings of the National Academy of Sciences». Secondo Pergams, «c'è un reale e fondamentale «divorzio dalla natura».
CROLLO DELLE VISITE NEI PARCHI - Pergams e la collega Patricia Zaradic, dell'Environmental Leadership Program della Delaware Valley di Bryb Mawr (Usa), avevano giá fotografato il crollo delle visite per persona all'interno dei parchi nazionali statunitensi, a partire dalla fine degli anni '80. Un trend che ora, assicurano, ha contagiato gran parte del resto del mondo. Ma soprattutto un atteggiamento fortemente correlato alla passione per videogame, navigazione online e film o programmi tv. Oggi i ricercatori parlano di una vera e propria «videofilia», che conquista alla vita sedentaria sempre più persone. E, secondo gli esperti, non può essere vista come un passo avanti in termini di vita sana. «Sentivamo che il numero di visite pro-capite nei parchi statunitensi era un sistema abbastanza buono per capire quanto le persone fossero ancora legate alla natura. Ma volevamo saperne di più, e scoprire - spiegano gli autori dello studio - se ormai ci si dedicasse meno ad altri passatempi all'aria aperta, qui e in altri Paesi». Così i biologi hanno esaminato i dati su viaggi zaino in spalla, pesca, arrampicate, caccia e visite in boschi, foreste e parchi nazionali di diversi Paesi del mondo. Scoprendo dati comparabili dal Giappone alla Spagna (risultata comunque fra i Paesi in cui la passione per la natura è meno in crisi). Il team ha visto che tra il 1981 e il 1991 i passatempi all'aria aperta e a contatto con la natura sono crollati, con ritmo che va dall'1% all'1,3% l'anno, in base alle diverse attività prese in esame. E che da allora, in media, si è registrato un calo del 18-25% per ogni attività. Dati che preoccupano i ricercatori, anche per via delle implicazioni ecologiche, oltre che per quelle salutistiche.
BAMBINI A RISCHIO - «La sostituzione di impegnative attività all'aperto con sessioni di videofilia indoor ha importanti conseguenze per la salute fisica e mentale, specie nei bambini - avverte Pergams - La passione per lo schermo di tv e pc si è già rivelata alleata di obesità, mancanza di socializzazione, disordini dell'attenzione e scarse performance scolastiche». «Inoltre» concludono gli studuosi, «non sappiamo quanto le future generazioni, meno attente all'esplorazione della natura, saranno interessate a conservare l'ambiente rispetto alle generazioni passate».
04 febbraio 2008
http://www.corriere.it/salute/08_febbraio_04/boom_videofilia_80797c46-d33c-11dc-8916-0003ba99c667.shtml
lunedì 4 febbraio 2008
Compromettersi
sabato 2 febbraio 2008
ombre e Luce
Comunità di S. Egidio

venerdì 1 febbraio 2008
Uscire!!

Colui che non esiste

Christian Bobin, L'amore è proprio una piccola cosa…
giovedì 31 gennaio 2008
san Giovanni Bosco

mercoledì 30 gennaio 2008
Materia scritta

Erri De Luca, Alzaia, 67
martedì 29 gennaio 2008
Chi vuole cambiare il mondo

lunedì 28 gennaio 2008
Visione dall'alto
Eccomi!

E buono a sapersi che anche Iod/Dio può dire il suo hinnèni alla creatura che lo chiama. Ce lo annuncia Isaia (58, 9): "Allora chiamerai e Iod risponderà. Strillerai e dirà: 'eccomi'". Eccomi è voce dei momenti di verità, quando si è chiamati a rispondere di sé. È il passo avanti, lo scatto che fa uscire dai ranghi e porta a uno sbaraglio. È la più bella parola che si possa pronunciare in quei momenti, un dichiararsi pronti, anche se non lo sì è affatto. Prima di usarla bisognerebbe allenarsi a pensarla più spesso.
domenica 27 gennaio 2008
sabato 26 gennaio 2008
27 gennaio - Festa della Famiglia

L'esclamazione meravigliata di Adamo alla vista di Eva non è rivolta direttamente a lei, ma risulta indirizzata a Dio che gliel'ha condotta innanzi. Nell'incontro «volto a volto» con l'altro/a, l'uomo avverte la presenza di Dio, al quale, per la prima volta, rivolge la sua parola. Nel «faccia a faccia» con l'altro - si potrebbe dire mutuando le parole dal filosofo ebreo Emmanuel Lévinas - si intravvede il Volto di un Altro infinitamente maiuscolo, si scorge la «traccia dell'Infinito» .
La filigrana divina che traspare nell'incontro uomo-donna trova riscontro nel fatto che entrambi provengono dalle mani di Dio. Benché, infatti, la donna venga plasmata a partire da una costola tolta all'uomo, la sua creazione avviene al di fuori dell'uomo. Tra l'uomo e la donna non c'è derivazione diretta, ma diretta derivazione di ciascuno da Dio. Il riconoscimento della donna come carne della carne e ossa delle ossa dell'uomo è mediato dall'intervento di Dio. Già da qui s'intuisce che la possibilità di incontro tra l'uomo e la donna è dovuto a Dio: da Lui entrambi derivano, solo attraverso di Lui, l'uno e l'altra potranno trovare il segreto della loro unione.
27 gennaio - Giorno della Memoria

Voi che vivete sicuri
Considerate se questo è un uomo
Meditate che questo è stato:
Coricandovi alzandovi;
venerdì 25 gennaio 2008
Compleanno "First Lady"



Futuro e passato
giovedì 24 gennaio 2008
Ai giornalisti

A ciascuno la sua

mercoledì 23 gennaio 2008
In braccio
Ignoranza e scrittura
martedì 22 gennaio 2008
Strage quotidiana

Ventiseimila bimbi morti al giorno. E la metà dei decessi è per fame
ROMA - Ventiseimila ogni giorno, una strage continua: è questo il numero dei bambini che muoiono nel mondo prima di arrivare ai cinque anni d'età. E le cause sono facilmente prevenibili, dalle malattie infettive alla diarrea, dalla fame alle scarse condizioni igieniche. La fotografia illustrata oggi nell'ultimo rapporto dell'Unicef sulla condizione dell'infanzia presenta zone d'ombra soprattutto nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale, dove si verificano l'80 per cento dei decessi infantili: percentuale lontana anni luce dalla condizione dei paesi occidentali. Il rapporto dell'agenzia Onu per i bambini è dedicato quest'anno al diritto alla salute, per "nascere e crescere sani" e traccia un quadro che lascia ancora molto a desiderare rispetto al quarto obiettivo di sviluppo del millennio, che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile nel mondo entro il 2015. Passi avanti ne sono stati fatti, ricorda l'agenzia: nel 2006 per la prima volta le morti sono scese sotto quota 10 milioni, mentre nel 1960 erano bel il doppo, 20 milioni. Ma ancora 9.7 milioni di piccoli non sopravvivono a causa delle guerre, dei disastri naturali, dell'Aids, o ancora per le condizioni di miseria in cui sono costretti a vivere e per la mancanza di strutture medico-sanitarie adeguate. Un bambino su quattro nel mondo è sottopeso; percentuale che nei paesi meno sviluppati arriva ad uno ogni tre; cinque milioni di bambini sotto i cinque anni d'età muoiono di malnutrizione o fame. L'allarme dell'Unicef non risparmia poi le madri, la cui condizione non è certo incoraggante: mezzo milione di donne ogni anno muoiono per complicazioni di parto o di gravidanza. E il rischio aumenta per le più giovani: le ragazze sotto i 15 anni di età hanno cinque volte più possibilità di morire rispetto alle ventenni durante il parto. La maglia nera, sotto questo aspetto, tocca al Niger, dove le donne hanno una possibilità su sette di morire dando alla luce il proprio bambino; seguono Sierra Leone e Afghanistan (una su otto), mentre all'altro estremo della classifica ci sono l'Argentina (una possibilità su 530), la Tunisia (una su 500) e la Giordania (una su 450).
Fra i paesi in via di sviluppo le condizioni dei bambini, invece, sono nettamente migliorate a Cuba (sette morti ogni mille nati vivi), in Sri Lanka (13) e Siria (14). Va male invece in Sierra Leone (270), Angola (260) e Afghanistan (257), lontanissime dall'Occidente, in cui svettano Svezia e Singapore, al 189esimo posto nella classifica mondiale per la mortalità infantile che vede l'Italia al 175esimo posto. Ma di cosa muoiono i bambini? Complicazioni neo-natali (36 per cento), polmonite (19 per cento), diarrea (17 per cento), malaria (8 per cento), morbillo (4 per cento), Aids (3 per cento). La situazione non è identica fra i paesi in via di sviluppo: dove sono stati fatti interventi, i risultati si sono avuti. Paesi poveri con enormi difficoltà come Mozambico, Malawi, Eritrea ed Etiopia sono infatti riusciti a ridurre la mortalità dei più piccoli del 40 per cento dal 1990 ad oggi. E a fare la differenza sono spesso le piccole cose: misure salvavita semplici ed economicamente sostenibili come l'allattamento al seno esclusivo e le vaccinazioni, l'uso di zanzariere con insetticidi, gli integratori di vitamina A. Tutti questi accorgimenti hanno contribuito negli ultimi anni a ridurre il tasso dei decessi, sottolinea il direttore generale dell'Unicef, Ann M. Veneman. Con qualche investimento in più, di modesta entità, si potrebbe migliorare di molto: l'agenzia stima che un pacchetto minimo per l'Africa subsahariana porterebbe ad un calo del 30 per cento dei decessi fra i più piccoli, e del 15 per cento per le madri, con un costo di 2-3 dollari in più a persona rispetto ai programmi già adottati. Percentuali che salirebbero al 60 per cento per mamma e bambino con un investimento ulteriore di 12-15 dollari pro capite.
Scucire e ricucire

lunedì 21 gennaio 2008
Dall'amore all'amore

Spese alimentari medie per famiglia
Cammelli e deserti

domenica 20 gennaio 2008
Papa lavoratore

Carissimi fratelli e sorelle, possiamo dire che appartiene alla grande opera della redenzione dell’uomo anche il lavoro umano, qualunque esso sia. Ed è a questo titolo che parlo. Perché io non sono né imprenditore né sindacalista. Sono stato operaio, operaio per molti anni della mia vita, e porto nel cuore una grande stima per ogni lavoro umano, e soprattutto per il lavoro più umile, così come era umile quello di Gesù. Porto questo come iscritto nel mio cuore, nella mia “biografia”, ma se vi parlo vi parlo in nome di Gesù. È a questo titolo vero che io parlo. Gesù ha compiuto l’opera della redenzione dell’uomo, di tutti gli uomini, attraverso la croce, sì, ma anche attraverso il lavoro. E così il lavoro umano, il vostro lavoro, il lavoro con tutti i suoi problemi appartiene a questa grande, divina opera della redenzione. (...)
sabato 19 gennaio 2008
"La Sapienza" amorevole
Democrazia minima
(18 gennaio 2008)
venerdì 18 gennaio 2008
I professori satanici della Sapienza - Radio Maria
Tanto per non dimenticare chi getta benzina sul fuoco
Teka P - Caragna No -Teatro Leonardo, Milano 19/12/2005
CARAGNA NO (Maghini)
caragna no, càr el me fioeu /so ben che 'sto mond làder
l'è no el dipint d'on quader
perciò, ti, caragna no
caragna no, càr el me fioeu / t'el disi anmò: caragna no
so ben che in 'sto mond nègher
gh'è poc de sta su allégher / perciò, ti, caragna no
gh'è no lavorà, ma se g'hoo de faa?
foo domà quel che pòdi, / son't minga el Berlusconi
perciò, ti, caragna no
riconossi che in quel moment chi /
gh'è propi nient de riid
ma quand te penset che gh'è in gir / chi sta semper pèg de ti...
l'è giamò un pò ch'el disi, / fass no vegnì ona crisi
perciò, ti, caragna no...
càr el me fioeu / t'el disi anmò
caragna no!
so ben che 'sto mond lader /
l'è no el dipint d'on quader
perciò, ti ca, cara, / caragna........ no
NON PIANGERE
caro figlio mio, non piangere / so bene che questo mondo ladro
non è il dipinto di un quadro / per questo, tu, non piangere
caro figlio mio, non piangere / te lo dico ancora: non piangere
so bene che in questo mondo nero
c'è poco da essere allegri / per questo, tu, non piangere
non c'è lavoro, ma cosa devo fare? / faccio solo quello che posso,
non sono mica Berlusconi / per questo, tu, non piangere
Riconosco che in questo momento / non c'è propio niente da ridere
ma quando pensi che in giro / c'e sempre chi sta peggio di te...
è già da un po' che lo dico, / non farti venire una crisi
per questo, tu, non piangere...
caro figlio mio / te lo dico ancora:
non piangere!
so bene che questo mondo ladro / non è il dipinto di un quadro
per questo, tu............. non piangere.
Senza parole

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sic et non ("Sì e no") è un opera minore di Pietro Abelardo (1079-1142), in cui il filosofo rilevava coraggiosamente che la Sacra Scrittura e l'insegnamento dei Padri della Chiesa contenevano in più punti affermazioni contraddittorie, che venivano messe a confronto.
Il libello, scritto dopo il concilio di Soissons (aprile 1121), è diviso in tre parti: nella prima ("Prologo") vengono enunciati i criteri che permettono di conciliare tra loro le apparenti contraddizioni rilevate (perlopiù ciò viene imputato ai molteplici significati di una stessa parola); nella seconda (il cuore dell'opera, più volte rimaneggiato e citato da Abelardo stesso) sono raccolte le citazioni dalle Sacre Scritture e dai detti dei padri della Chiesa; nella terza invece vi sono citazioni dalle Retractationes di Sant'Agostino.
giovedì 17 gennaio 2008
Il servizio dei superiori

mercoledì 16 gennaio 2008
Ascolto mite

martedì 15 gennaio 2008
Piegare la schiena per zappare

Cortigiano non vuol dire collaboratore.
Adulare non è sinonimo di amare.
Dire «sì» non equivale a «fare».
Chi «si fa avanti» precipitosamente, quasi sempre scantona poi, non appena si trova fuori portata dalla vista del superiore.
Chi ha il «sì facile» sovente ha «l'impegno difficile».
Il sorriso cerimonioso si accompagna inevitabilmente al mugugno.
Gli specialisti dell'inchino - colonna vertebrale ad angolo retto - trovano una insormontabile difficoltà a piegare la schiena quando si tratta di afferrare la zappa e lavorare sul serio.
Quelli che si trovano immancabilmente in prima fila nelle parate ufficiali, finiscono volentieri nelle retrovie (pantofole e poltrona) quando il calendario segna i grigi giorni feriali.
Certi «ribelli» sono i figli più appassionati della Casa. Il loro, sovente, è un amore deluso. Se sono «ribelli», può darsi che qualcuno li abbia feriti. «Se sono ribelli è, forse, perché sono fedeli a valori dimenticati» (Sulivan).
Certe «teste calde» hanno il solo torto di non saper adoperare la parola come turibolo. In realtà, un superiore intelligente sa di poter contare su di loro. A occhi chiusi.
Possono avere qualche «parola sbagliata». Ma le azioni sono quelle giuste.
A.Pronzato, Vangeli scomodi, 353-354
"La Sapienza"?

Dal cap. 9 (versetti 51-56) del Vangelo secondo Luca:
lunedì 14 gennaio 2008
Spiritualità dell'obbedienza

Racconta ancora Gonçalves che, una volta attribuita la missione, Ignazio poteva anche firmare in bianco fogli che sarebbero serviti a compiere bene un mandato, fidandosi totalmente della libertà e della creatività del religioso in missione. (...)
II modo di governare di Ignazio, "gentile e autorevole" insieme, ha un segreto: prima di tutto, Ignazio dedicava tempo e attenzione alla cosa in questione prima di decidere; secondo, pregava molto a questo proposito e riceveva luce da Dio; terzo, non decideva nulla di preciso prima di aver ascoltato il parere di chi se ne intendeva, interrogando ognuno su molte cose, tranne su quelle di cui lui stesso aveva piena conoscenza.
Il superiore deve dare una reale attenzione ai suoi religiosi nel discernimento e avere fiducia in coloro che avranno libertà di iniziativa nella missione. Lo Spirito Santo parla attraverso le persone, gli eventi, i pensieri, i sentimenti, per cui rispettare l'originalità di uno, le idee di un altro, le tendenze di un altro non è accondiscendere, ma riconoscere l'azione dello Spirito Santo in loro e favorire il di più di un servizio, non il minus. Spirituale è quindi il governo dove il superiore è un "esperto" dello Spirito Santo di cui egli è come il "portavoce", o il contemplatore.
Non sorprende quindi che il principio del governo per sant'Ignazio sia la docilità allo Spirito Santo. Essa spiega insieme la sua esigenza e la sua capacità di rispettare i sudditi. Senza la prassi del discernimento degli spiriti, una tale esigenza e una tale larghezza rischierebbero di degenerare in autoritarismo o in lassismo. Il discernimento degli spiriti d'altronde non è possibile senza un'intensa vita di preghiera, di conoscenza della Parola di Dio. Il discernimento non è autentico senza la purificazione dell'ascesi che permette alla carità di risplendere. (...)
Il modo di comprendere il governo - e quindi l'obbedienza - è costitutivo del carisma e del cammino di formazione che una comunità propone ai suoi membri. Per questo è pericoloso prendere un aspetto di una tradizione spirituale e, sic et sempliciter, applicarlo ad un'altra.
Se i concetti di "governo", di superiore, di obbedienza vengono estrapolati dal contesto di una spiritualità complessa, si favoriscono le aberrazioni e gli abusi. Come l'abuso di chi ha l'autorità e richiama i suoi sudditi all'obbedienza cieca di sant'Ignazio senza averne il genio mistico e la carità, senza cioè assicurare una formazione adeguata che verifichi il grado di adesione a Cristo della persona, senza che sia garantita, insieme alla prassi dell'obbedienza, la preghiera personale, l'autentica pratica del discernimento, lo stesso zelo per la carità fraterna e l'aspirazione all'umiltà perfetta. Vi è una sottomissione che fa del religioso un mercenario o un fariseo, un ateo sterile.
L'obbedienza, invece, deve portare alla contemplazione di Dio.
Michelina Tenace, Custodi della sapienza. Il servizio dei superiori, 51-55.
domenica 13 gennaio 2008
La Casa del Padre

Come immaginiamo, come presentiamo la Casa del Padre?
Il modello, sovente, è dato da certe case antiche, aristocratiche. Dentro, tutta roba di classe. Mobilio artistico. Tappeti persiani. Vasellame cinese. Quadri d'autore. Ritratti (tanti, troppi), cimeli, medaglie di antenati. Museo. Archivio. Vi si conservano, gelosamente, le glorie del passato.
In certe stanze è vietato rigorosamente l'ingresso. Da un'altra parte non si può andare perché è stata data la cera sul pavimento. Finestre chiuse. Imposte chiuse. Perché il sole potrebbe rovinare i delicati tendaggi. Aria che sa di muffa, di chiuso, di antichità. Non si respira. Pare di soffocare. Cartelli da tutte le parti: non toccare, non entrare, proibito far questo, vietato far quell'altro, attenti alle scarpe sporche... Guai ad alzare la voce, a cantare. C'è la vecchia zia, acida, bisbetica, che soffre di nervi... E detesta la musica moderna. Adora Bach. I discorsi, noiosissimi. Sempre le stesse cose. La stessa solfa. Ripetizione delle glorie del passato e recriminazioni sul presente: «Dove andiamo a finire? Ai miei tempi...». Soprattutto: atteggiamento di superiorità e di disprezzo per quelli che sono fuori, che non godono dei nostri privilegi, che non hanno il nostro sangue nelle vene, che non possono vantare il nostro blasone, una razza inferiore... Guai se i figli del vicino mettono i piedi in questa casa. Potrebbero sporcare, potrebbero turbarne l'ordine rigorosamente stabilito.
Non abbiamo un po' la tentazione a ridurla così la Casa del Padre? Una Casa di privilegiati, una specie di Museo, di archivio. Tutto in ordine. Tutto già predisposto. Soprattutto, nessuna novità. Si è sempre fatto così. Milioni di proibizioni. Un cerimoniale esatto da osservare. Tutto rigidamente stabilito. Manca l'atmosfera che dia la gioia di viverci.
Invece dovrebbe essere una Casa dalle finestre e dalle porte spalancate. Senza visi arcigni a custodirla. Una Casa in cui tutti dovrebbero trovarsi a loro agio. Nessuno sentirsi impacciato. Poter ridere, scherzare e... fare capriole. In cui non dico sia lecito disegnare i baffi al ritratto dell'antenato che ha partecipato alla battaglia di Lepanto, ma perlomeno è possibile appendere quadri nuovi, con personaggi di attualità. In cui si ha il coraggio di mettere in soffitta le suppellettili che non servono più. In cui la storia la scriviamo anche noi. In cui la vecchia zia, acida, bisbetica, che soffre di nervi, con le sue manie, le sue crisi, le sue fissazioni, non condiziona la vita di tutti, non blocca la vita degli altri. Le vogliamo tutti bene a questa vecchia zia. La curiamo, se ha bisogno. Ma ci lasci vivere. Ci lasci lavorare. Ci lasci respirare. Non ci tolga la gioia di vivere. E se strilla, lasciamola strillare. Non le metteremo certo le puntine da disegno sulla poltrona preferita e nemmeno la fotografia della cantante alla moda nel suo libro di devozioni, ma non asseconderemo più le sue paturnie. E se grida: «Dove andiamo a finire?», grideremo più forte: «Avanti!».
La Casa non dobbiamo immaginarla come il capolavoro di un architetto raffinato. Dev'essere il capolavoro dei figli. Dev'essere una casa di famiglia dove «c'è sempre un po' di disordine, le sedie talvolta mancano di un piede, i tavoli sono macchiati d'inchiostro e le scatole di marmellata si vuotano da sole nella dispensa» (Bernanos).
In questa Casa il centro è il cuore del Padre. E i mattoni, le pietre vive siamo noi. Noi siamo responsabili dell'atmosfera, dell'aria che vi si respira. Possiamo farne un capolavoro. O un inferno.
Di fronte al Cristo della Trasfigurazione, Pietro ha esclamato: «È bene stare qui». Ogni fratello, nella Casa, deve poter ripetere lo, stesso grido: «È bene, è bello stare qui». Nella Casa, sulla terra, ci si acclimata al Paradiso. Non al Purgatorio. Né, tantomeno, all'Inferno. La Casa deve essere «la prova generale» del Paradiso.
Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 302-305













