sabato 14 febbraio 2009

L'Amore ci salverà

"Henna", una stupenda canzone di Dalla che sto riascoltando in questi giorni.
Un video ben fatto che la interpreta: complimenti a "Ndp", trasmissione de La7!
Ma si può ascoltare ad occhi chiusi, immaginando alla luce della propria sensibilità.

(S)Fiducia

Spionaggio amoroso
Cercasi 007 per innamorati gelosi
Boom di acquisti di telecamere nascoste e detective
Non solo fiori e cioccolatini: sotto le feste è boom di investigatori privati e telecamere nascoste.
Fiori e cioccolatini non sono gli unici regali che vanno a ruba per San Valentino. Da quest'anno, infatti, è aumentata del 20% la vendita di telecamere nascoste. Gli acquirenti sono i partner sospettosi, a volte solo gelosi, che sperano di scoprire il tradimento del compagno proprio nel giorno dedicato all’amore.
«San Valentino è il giorno degli innamorati ma qualche volta non si tratta del partner ufficiale - ha commentato Jimmie Mesis, direttore di Private Investigation, la rivista specializzata per gli investigatori privati - è il periodo più frenetico dell’anno. Anche se oggi, con la recessione, gli innamorati preferiscono condurre un lavoro autonomo di investigazione».
In effetti, le vendite di dispositivi GPS con programmi che permettono di visualizzare i percorsi in macchina effettuati dal compagno, sono cresciuti nelle ultime 3 settimane del 20%. Queste apparecchiature, proposte ad un prezzo variabile tra 50 e i 400 dollari, includono videocamere nascoste nelle sveglie o programmi in grado di spiare le email del compagno. Ci si sarebbe aspettato che molte più persone stessero a casa con il loro sposo o il loro compagno in un periodo in cui l’economia è così debole, ma le vendite in questo settore suggeriscono invece il contrario: apparentemente i problemi legati ai soldi non fermano i flirt.

venerdì 13 febbraio 2009

Il trailer del film "JUNO"

Merita una serata!
E magari anche una chiacchierata!

Finzione

L'emittente CBS accusata di spingere troppo in là i suoi "esperimenti sociali"
Nozze combinate dai parenti in tv. L'ultima frontiera dei reality Usa
Polemiche per l'annunciato «Arranged Marriage»: matrimoni per «casi disperati» dai 25 ai 45 anni
È polemica negli Stati Uniti sul nuovo, discusso reality show della Cbs che si ripromette di far sposare adulti tra i 25 e i 45 anni, facendo scegliere il consorte da amici e parenti. (...) All'inizio di ogni puntata verranno presentati i protagonisti: quattro aspiranti coniugi tra i 25 e i 45 anni - due uomini e due donne - che nonostante molteplici sforzi non sono riusciti a trovare il partner giusto con cui convolare a nozze. A colmare la lacuna ci pensano amici e parenti, che selezionano il consorte, completamente a loro insaputa. Dopo lo scambio degli anelli, la serie segue il matrimonio di ogni coppia per determinarne la riuscita o l'eventuale insuccesso. (...) In "Married by America" i matrimoni erano finti. I nostri, al contrario, sono non soltanto veri ma anche consumati».

Crisi?

La televisione e la crisi. Quel milione di euro a Bonolis
Il Servizio pubblico e un «modello virtuoso»

di Aldo Grasso
Che strano Paese, l'Italia. Operai e impiegati in cassa integrazione, aziende che collassano da un giorno all'altro, il prodotto interno ai minimi storici ma Paolo Bonolis prende un milione di euro per condurre il Festival. Qualcosa non torna. L'amministrazione Obama ha fissato un tetto massimo di 500 mila dollari ai salari dei grandi dirigenti delle aziende destinatarie dei fondi di salvataggio. Il provvedimento ha due scopi: puntare a una maggiore trasparenza e soprattutto dare l'esempio. Per una vecchia legge morale: se l'insegnamento non viene dall'alto, nessuno muove il primo passo. Che strano paese, l'Italia. Non è solo la Banca centrale a suggerire fosche previsioni (crescita zero, diminuzione delle esportazioni, compressione dei salari), lo è piuttosto la realtà quotidiana: molte famiglie non arrivano alla quarta settimana del mese, negozi in crisi, il precariato giovanile a livelli drammatici.
Eppure Paolo Bonolis, presentatore televisivo, e Roberto Benigni, lettore televisivo di Dante, prendono dal Festival di Sanremo una barcata di soldi. C'è anche Maria De Filippi (il suo compenso andrà in beneficenza), corsa tris della scuderia Lucio Presta. Bonolis si difende dicendo che ha lavorato per un anno al Festival come direttore artistico. Insomma, lavora a progetto, è il co.co.co. più ricco d'Italia. Complimenti.
E dire che il Servizio pubblico televisivo, proprio perché si rivolge alla stragrande maggioranza delle famiglie, proprio perché ha un'audience la cui consistenza principale è rappresentata dalle fasce meno abbienti della popolazione, avrebbe il dovere di porsi come modello virtuoso. Poco vale la giustificazione che i soldi per Bonolis e Benigni li tirano fuori gli sponsor. No, li tiriamo fuori noi: prima con il canone, poi al supermarket. Non passa giorno che i nostri governanti non ci esortino al sacrificio: per l'Alitalia, per uscire dalla crisi, per risanare i conti pubblici. Il presidente Silvio Berlusconi ha recentemente affermato «che tutti quanti in coscienza dobbiamo dare il nostro piccolo contributo affinché questa crisi non sia così drammatica». Ha ragione, se però, in coscienza, il contributo cominciasse a venire da una manifestazione musicale come Sanremo avrebbe anche un valore simbolico (non moralistico). Riguardo poi ai sacrifici, chi li fa e chi li predica la pensano in modo differente.
Ma ai primi è data scarsa possibilità di dirlo.

giovedì 12 febbraio 2009

57° compleanno del Malandrino

Una versione di dieci anni fa della famosa "Confessioni di un malandrino", tratta da una poesia del poeta russo Cechov.

Sorprese brutte

Gli italiani in Rete sono i più bugiardi d'Europa
Chi cerca l'anima gemella online scopre che il profilo della persona scelta spesso non corrisponde alla verità
Incontrare l'anima gemella attraverso siti di incontri via Internet è possibile, a patto di usare la webcam per non incombere in spiacevoli sorprese. Uno studio commisionato da Logitech ha infatti scoperto che dopo l’incontro virtuale, una volta fissato l’appuntamento offline, il profilo della persona scelta spesso non corrisponde alla verità. E i 'latin lover' nostrani in rete sono i più bugiardi d'Europa.
Dalla ricerca, svolta a livello europeo dalla società di analisi Lightspeed Research, emerge che il 58% delle persone che incontrato uomini e donne conosciuti via Internet è stato vittima di appuntamenti dove il profilo del potenziale partner non corrispondeva completamente a quello descritto. Chi cerca l’anima gemella online considera l'apparenza un elemento fondamentale per accettare un appuntamento, ma spesso accade che le foto inviate vengano ritoccate o migliorate digitalmente o che vengano utilizzati scatti realizzati nel passato, creando reazioni di delusione in un incontro reale.
Al primo posto della classifica dei "bugiardi" vi sono appunto gli italiani, con il 72% degli intervistati che ha mentito sul proprio aspetto fisico. Seguono i tedeschi con il 58%, i francesi con il 56% e gli inglesi con il 55%. Gli olandesi sono risultati i più onesti con il 52% di incontri riusciti. Per tutti le caratteristiche che principalmente disattendono la realtà sono l’aspetto fisico e il peso, mentre la calvizie non costituiscono un problema.
La videochiamata può dunque costituire una soluzione e contribuire al successo degli appuntamenti. Il 54% afferma infatti che poter vedere in anticipo l'altra persona rappresenti un notevole vantaggio e offra la possibilità di rifiutare l'incontro senza inutili perdite di tempo.
A sorpresa un terzo degli italiani dichiara invece che conoscere subito l’aspetto fisico impedisce di approfondire aspetti più profondi come la personalità. Quanto al sesso al primo appuntamento, circa un quarto degli olandesi si è dichiarato disposto a farlo qualora fosse possibile conoscere l'aspetto fisico del partner in anticipo.

mercoledì 11 febbraio 2009

Luce nelle tenebre

La questione è molto seria: come avere la possibilità e come essere abilitati a leggere, a vedere, a intuire nel male il bene. Fino a un certo punto nella vita si può andare avanti con le metafore, ma quando l'ombra della croce colpisce la tua vita non è così automatico riuscire a dire: "Sono nella notte, ma riesco a vedere". Allora ci vuole davvero un'arte, si deve essere artisti spirituali per essere in grado di trovare un senso nella notte, nella notte della vita, quando il dolore si fa fitto e denso, quando le tante domande di dubbio ci assalgono. (...)
Il cristianesimo è forte perché riesce a vedere nelle cose spezzate, povere, miserabili, sozze, sporche, peccaminose, l'ambiente ideale per la totale rivelazione del Dio assoluto, eterno. Come leggere i fallimenti, come uscire fuori da una logica del successo, all'ínterno del cammino della vita? Perché la sapienza non è sapienza se riesci a vedere il bene nel successo, ma se riesci a trovare il bene nella malattia, nel tumore che ti mangia, nel fallimento, nelle ingiustizie che hai subito, nel silenzio che devi tenere e via dicendo. Questa è la sapienza. (...)
Io penso che tutti noi nella vita combattiamo il nostro carattere, i difetti, gli errori, i vizi, i peccati. Combattiamo, odiamo, cerchiamo di sopprimere e non so che altro... e se tutto questo lo stessimo guardando sotto una luce sbagliata? Si tratta di vedere tutto in una luce nuova, di accendere una luce giusta e tutto quello che tu combatti appare in un altro modo. Quanti combattimenti totalmente inutili e fatti invano! Quante lotte, quante sofferenze provocate a noi stessi e agli altri perché guardiamo con una luce sbagliata le cose! Basterebbe vedere tutto con la luce giusta, anche nella cultura, nella politica, nella Chiesa, nella liturgia. Pensiamo che le cose migliorino se cambiamo loro la forma, ma le cose sono quelle che sono. Se le vedi nella luce giusta riesci persino a cambiarle, ma fin quando non le vedi nella luce giusta, le combatti e se le combatti, cerchi di imporre la tua volontà, e se imponi la tua volontà, sbagli.(...)
Il cuore riesce a vedere l'insieme. Il cuore soffre e si fa sentire quando è attaccata l'armonia dell'insieme, quando si esagera su certe cose e se ne sottovalutano altre. Il cuore custodisce l'insieme e chi riesce a vedere l'insieme riesce a vedere il senso anche di ciò che sembra un fallimento, di ciò che sembra buio, spezzato.
p. Marko Ivan Rupnik

Riconciliazione

E ora una legge
di Franco Garelli
E così, alla fine, Eluana Englaro ha sorpreso tutti. Se n’è andata prima che il Parlamento potesse impedirglielo, prima che si consumasse l’uso politico di un caso umano, prima che l’Italia al suo capezzale potesse verificare se e quanto soffre un povero corpo quando non viene più alimentato artificialmente. Mai come in questo caso il nome della clinica in cui Eluana ha terminato i suoi giorni è risultato più controverso: la «Quiete» di Udine ha dato pace alle sofferenze di Eluana e della sua famiglia, ma ha alimentato la battaglia, in atto da tempo su questi temi, tra i fans della vita a tutti i costi e i sostenitori a oltranza della volontà individuale. La morte sopraggiunta ha certo richiamato ai più il senso del mistero e della compassione, ma ha surriscaldato molti animi nel Parlamento e nel Paese, con le parti in causa che si sono lanciate accuse infamanti. Colpisce in questa drammatica e triste vicenda - per i molti che la vivono in modo serio e non strumentale - la passione del confronto.
Colpisce l’irriducibilità delle posizioni. Le questioni di fine vita non sono gli unici temi etici che oggi interpellano a fondo l’opinione pubblica e le coscienze, in una società alle prese con molte emergenze (presenza massiccia d’immigrati, lavori sempre più precari, crisi economica e finanziaria, ecc.) che mettono a soqquadro le nostre convinzioni di fondo e chiedono nuove regole di convivenza. Tuttavia tra i problemi scomodi che la modernità porta con sé, un posto di assoluto rilievo spetta ai temi del significato e del confine della vita, della possibilità di autodeterminare il proprio vivere e morire, di quanto sia lecito far ricorso alla tecnologia per prolungare l’esistenza. E ciò, sia perché siamo talmente pervasi da un’alta idea di qualità della vita da rabbrividire all’ipotesi di un’esistenza meno degna; sia perché siamo attorniati da casi umani (anziani «assenti», malati terminali, giovani vite spezzate) che continuamente ci ricordano la rilevanza e la «prossimità» del problema.
Qui emerge la forte divergenza di posizioni e culture di cui il caso Englaro è assurto a simbolo. Per gli uni, Eluana era un guscio vuoto, un essere privo da molto tempo delle qualità umane, tenuto in vita da un sondino nasogastrico che sa di accanimento terapeutico, non potendo più far fronte in modo autonomo alle sue funzioni vitali. Le lesioni subite nell’incidente di 17 anni fa le avrebbero atrofizzato il cervello, impedendole la possibilità del risveglio. Con la morte della «corteccia» (la parte del cervello cui è legata la coscienza), tutto finisce e la pietà umana interviene per porre fine a una vita che non è più tale.
Ma proprio questi argomenti vengono contestati dai fautori di un’altra idea della vita. Quelli che vedono in casi come questi la presenza di un principio vitale (un corpo che ancora respira autonomamente, un cuore che continua a battere) che dev’essere salvaguardato. Anche con una coscienza dormiente o assente, c’è una vita da accompagnare e da rispettare; evitando dunque che il suo commiato sia accelerato, che la sospensione del sostegno vitale assuma la forma di un’eutanasia strisciante.
L’inconciliabilità delle posizioni, dunque, è evidente. Ciò che divide non è soltanto la diversa lettura di queste situazioni limite offerta dagli esperti (biomedici, giuristi), ma anche un differente modo di pensare la vita e la sua dignità. Ciò che per alcuni sono le condizioni base per vivere (vita con coscienza, principio di autodeterminazione) per altri rappresentano requisiti non sufficienti. Per alcuni interrompere in questi casi l’alimentazione e l’idratazione artificiale è un atto di pietà, per altri è un’omissione di risorse vitali e di affetti.
Da più parti si chiede che il dramma di Eluana non sia avvenuto invano, che la sua morte serva a ridurre le polemiche per lasciar spazio a una riflessione compiuta e costruttiva. In particolare, molti auspicano che la classe dirigente del Paese non aspetti altri casi Englaro per affrontare in modo organico la questione dei trattamenti di fine vita. Di qui l’attesa che il Parlamento vari finalmente quella legge sul testamento biologico sulla cui necessità c’è ampio consenso. Persino i Vescovi qualche mese fa si sono pronunciati a favore di un intervento in questo campo, dopo che per molto tempo l’avevano osteggiato. Tuttavia, il consenso deve tradursi in soluzioni concrete. A quale testamento biologico fare riferimento? Quali criteri e clausole introdurre? Come trovare punti di convergenza su questioni che dividono le coscienze e trasversalmente anche i gruppi sociali e politici?
Tra le questioni più calde v’è certamente la possibilità di interrompere (in condizioni particolari) l’alimentazione e l’idratazione artificiale e l’interrogativo di chi abbia il diritto di decidere e dei modi in cui la decisione dev’essere assunta. Nel primo caso si tratta di valutare le situazioni in cui il fornire cibo e acqua artificialmente si presenti come un atto di accanimento terapeutico; oppure se la loro sospensione si configuri come un atto eutanasico. Nel secondo, occorre senza dubbio riconoscere l’importanza della volontà del diretto interessato, ma nel quadro di una decisione che non risulti come un ricorso all’eutanasia (esclusa dalla legislazione italiana). Di qui l’importante funzione del medico, che - come avverte la Chiesa -, «in scienza e coscienza» e in dialogo con i familiari, contribuisca alla ricerca della soluzione da adottare. La strada dunque è irta di ostacoli. Ma da più parti si spera in una convergenza di orientamenti che ci offra una legge che per lo meno porti a scegliere il «male minore». Le posizioni si possono avvicinare se ognuno riconosce le buone ragioni degli altri e gioca al meglio le proprie risorse per arricchire la cultura della nazione.

martedì 10 febbraio 2009

Coerenza

Coerentemente con quanto sbandierato nei giorni scorsi,
personalità, politici, ecclesiastici, gente comune,
al di qua e al di là del Tevere,
continueranno ad occuparsi
con passione, emozione, rapidità,
prontezza, efficacia, profondità
di tutta una serie di temi caldi
che riguardano il rispetto della vita:

domenica 8 febbraio 2009

Bisogno

Non sono i soli ad aver bisogno del Vangelo,
anche in questi giorni,
anche a Roma, a Udine, a Milano, a Varese...

Quei ragazzi sulla panchina hanno bisogno del Vangelo

di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 20.04.08
Sembrava una buona idea quella delle panchine collocate là, nella piccola isola verde dell’oratorio. Si immaginavano nonni sapienti e mamme intenerite a vigilare su giochi di bimbi. Ma poi loro hanno preso l’abitudine di accamparsi sopra, sotto, intorno alla panchina: ragazzi e ragazze sdraiati, seduti, accucciati, i jeans a brandelli, la musica pesante. La panchina è diventata una specie di diario: scritte dipinte e cancellate, dichiarazioni graffiate nel legno con improbabili «per sempre», frasi celebri e misteriose allusioni. La panchina è diventata una specie di buco nero: le ragazze passavano alla larga per evitare commenti e volgarità, i bambini, se spingevano fin là il pallone, lo davano per perso. I genitori insistevano con proteste e proposte: «Lascia che mi dicano una parola e con due schiaffoni li metto a posto». «Un idrante ci vuole e fare pulizia». «Ma che cosa aspetta, don, a chiamare i carabinieri?». Ditemi: ha dunque sbagliato il Giuseppe, catechista da sempre, a sedersi con loro sulla panchina? Tra parole colorite e frasi sconnesse, Giuseppe ha raccolto l’immagine di ragazzi smarriti e derubati della speranza. Che abbiano bisogno del Vangelo?