Un piccolo segno di gratitudine per coloro che mi hanno accolto per nove anni. Tratto dal video proiettato il 6 giugno 2007.
mercoledì 3 settembre 2008
martedì 2 settembre 2008
Tanti ricordi
lunedì 1 settembre 2008
Inutili "grida"

Il codice a vanvera
di Massimo Gramellini
Questo episodio è avvenuto in una severa provincia del Nord. Ma lo stesso amico, reduce da un viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria liberamente ispirato alla ritirata degli alpini sul Don, raccontava di aver visto a Napoli un solo conducente di motorino con il casco sopra la testa: era un rapinatore. E allora siamo alle solite: che senso ha sventolare norme sempre più dure, quando non si riesce a ottenere la tranquilla applicazione di quelle vigenti? L’Italia non ha bisogno di leggi speciali, ma di cittadini normali. articolo
domenica 31 agosto 2008
Tutto e il contrario di tutto
don Chisciotte

sabato 30 agosto 2008
Dire "No!"

Prof e sesso: si può anche dire "no"
di Chiara Saraceno
Per non indurre equivoci chiarisco subito che io ritengo sempre moralmente reprensibile un professore - come chiunque sia in posizione di autorità - che fa anche solo proposte a una studentessa che da lui dipende, anche senza ricatti e anche se questa è consenziente. Trovo anche, se non moralmente riprovevole, inopportuno e un po’ sconsiderato che accetti eventuali proposte di una studentessa (perché, va detto, anche questo avviene) o comunque di qualcuno che è in posizione subalterna. (...)
Ciò detto, le donne, le studentesse nel nostro caso, che si trovano di fronte a richieste improprie non sono (non sono più) proprio prive di risorse e alternative, se mai lo sono state. Oltre al loro senso di dignità e a una valutazione squisitamente soggettiva di ciò che sono disposte a pagare per quello che vogliono ottenere, possono anche ricorrere a strumenti che la lunga storia e battaglia del movimento delle donne ha sollecitato a costruire. (...)
Non è facile, certo, intraprendere questa via. Richiede fiducia nelle proprie ragioni e nella capacità dell’istituzione di proteggere chi denuncia, ma anche di negoziare una soluzione accettabile e condivisa. Certo però è meno umiliante che accettare «le regole del gioco», salvo eventualmente denunciarle quando non funzionano più o si ritorcono contro. Soprattutto contribuisce a rompere queste regole, a creare un clima di diffusa delegittimazione culturale e istituzionale per chi ancora le pratica, a indurre una riflessione, tra gli uomini e le donne, sui confini e gli intrecci rischiosi di sesso e potere. articolo
venerdì 29 agosto 2008
Denaro

giovedì 28 agosto 2008
mercoledì 27 agosto 2008
Attaccamento

martedì 26 agosto 2008
Autonomia di giudizio e responsabilità

La libertà di stampa e la giusta precisazione di padre Lombardi Autonomia di giudizio, ma sempre fedeli alla Chiesa
editoriale di Famiglia Cristiana
Mercoledì della scorsa settimana i quotidiani riportano un giudizio favorevole del settimanale statunitense Newsweek sui primi cento giorni del Governo Berlusconi, definiti nel titolo "un miracolo". Il giorno dopo i quotidiani anticipano un altro giudizio di un foglio straniero, il francese Esprit, che sta per uscire, sintetizzato, in un editoriale di Famiglia Cristiana (quello che appare in questo numero a pagina 23), in cui quel Governo è invece criticato.
Normale avvicendamento di opinioni politiche, espresse su riviste autorevoli? La logica vorrebbe che così fosse, ma il giudizio di Esprit è riportato da un settimanale cattolico, il più diffuso in Italia. Dunque, scandalo generale, titoli di fuoco, insulti dalla maggioranza: cattocomunisti, criptocomunisti, manganellatori fascisti. Interviene la Sala stampa vaticana, per bocca del direttore padre Lombardi, il quale precisa: «Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere la linea né della Santa Sede né della Cei. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della direzione».
"Sconfessione", addirittura "scomunica", commenta qualcuno. Beh, no. Pura e semplice verità. Famiglia Cristiana non solo non ha mai preteso di "esprimere la linea" politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali, ma ha sempre cercato di conformarsi al detto "in certis oboedientia, in dubiis libertas", confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori "irrinunciabili" che discendono dal Vangelo. Bastino due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal Governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom (da cui è nato il giudizio di Esprit in una complessa analisi dello stato della democrazia non soltanto in Italia, ma in tutta l’Europa). In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare "super partes", che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori. Nel giornalismo, "super partes" è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il "non expedit". La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori – nel nostro caso quelli cristiani – condivisi da molti cittadini.
La stampa cattolica ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. I settimanali diocesani sono delle Curie, Famiglia Cristiana e le riviste missionarie, e altre, sono edite in genere da Congregazioni religiose. A tutti è riconosciuta l’autonomia di giudizio, e la responsabilità su ciò che pubblicano appartiene alle rispettive direzioni.
Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere. Ha scritto Franco Garelli su La Stampa: «In un tempo di grandi silenzi e allineamenti c’è una forza in queste prese di posizione da non sottovalutare, che ha i suoi costi sociali ma che è foriera di una presenza sociale più partecipe e riflessiva». Ben detto.
lunedì 25 agosto 2008
Non sarà solo per questo...

Donne più longeve degli uomini, ecco perché I motivi? Fumano meno e affrontano meglio lo stress
domenica 24 agosto 2008
Classifiche e coerenza

le informazioni circa le violazioni dei diritti umani in Cina e altrove.
Credo che finora ci siamo indignati di più per gli arbitraggi definiti "scandalosi"
che non per le violenze e le repressioni.
Per intanto, ecco il testo di una bella canzone di Daniele Silvestri:
"La classifica".
Che strano... tra le migliaia di video musicali su Youtube, questa non c'è.
Signorina, chi viene prima?
è nato prima l'uovo o prima la gallina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde,
che mette sempre in crisi chi risponde
Sì...sì...signorina, signorina, chi viene prima?
voglio sapere chi sta al vertice, chi sta alla cima
sapere il titolo più in crescita e soprattutto lo vorrei sapere
molto tempo prima.
Signorina, faccia una stima:
paga di più volere emergere o rimanere un po' in sordina?
meglio investire su una fonte alternativa oppure attendere che finisca la benzina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde.
Signorina, chi viene prima?
Il senso della frase o la necessità di fare rima,
i titoli del quotidiano preso stamattina o lo spazio a tutta pagina di controcopertina?
Signorina, cosa scegliamo?
E' più importante il sangue o il prezzo delle armi che vendiamo?
Se sa chi sta vincendo, noi volendo ci puntiamo.
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove.
Sì... sì... una domandina che nasconde, che ti confonde
che mette sempre in crisi chi risponde.
Signorina, che mi consiglia?
Il disco originale o le quarantamila che mi piglia?
Di quale meraviglia parleremo domattina:
delle tette di Sabrina, di Manuela, di Marina, di Valeria o di Pamela?
Meglio l'anima o la mela, quale merce vende prima:
coca-cola, cocaina?
Signorina, voglio sapere cosa cavolo c'è in cima?
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove
Il decimo fu liquidato; destino simile ebbe il nono dimenticato.
Provò l'ottavo a farsi luce, fece rumore ma fu lo spazio di un mattino di poche ore
e pure il settimo contava poco;
il sesto raccoglieva briciole, seguiva il gioco
ma per trovare chi davvero si è distinto bisogna risalire almeno fino al quinto.
Il quarto bruciava d'odio per la vergogna di restare fuori dal podio;
il terzo merita rispetto ed io lo stimo
ma salutatemi il secondo, perchè conta solo il primo
perchè conta solo il primo.
What's your place in the race... conta solo il primo
how do you move in the groove... conta solo il primo.
sabato 23 agosto 2008
Senza senso

Jet privato, alberghi di lusso requisiti, un panfilo da 155 metri e 22 Mercedes
Palermo, arriva il sultano dell'Oman.
La fama sulla generosità lo ha preceduto e così pure il panfilo reale che da una settimana staziona al porto di Palermo. La Sicilia attende il sultano dell’Oman Qaboos Bin Said (...). Da 38 anni padrone assoluto del suo paese il sultano è considerato uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale stimato in mezzo miliardo di dollari.
Arriverà all’aeroporto «Falcone e Borsellino» a bordo di un jet privato e per la sua permanenza a Palermo sono già stati requisiti fino al 13 agosto i tre più lussuosi alberghi cittadini dove verrà ospitato anche il nutrito seguito composto da oltre 140 persone. Per l’occasione è sbarcata in Sicilia anche una flotta di fiammanti Mercedes che dovranno garantire gli spostamenti via terra. (...). Ai curiosi invece non resta che ammirare lo sfavillante panfilo reale al porto di Palermo. Una «barchetta» da 154 metri per tre piani di altezza con elicottero a bordo, vasti saloni per consentire le esibizioni dell’orchestra che lo segue sempre e giardino con oltre cinquemila piante. (...) 04 agosto 2008 articolo
venerdì 22 agosto 2008
Metà agosto
Radici Nel Cemento (1996) - Menevojoannà
Ma dimme un pò a me chi me lo fa fà?
De stammene qua dentro a sta città
che sò du' anni che nun cambia niente ormai.
E se cambia è in peggio, che nun ce lo sai
nun ce la faccio più! Nun ce la faccio più.
Ma lo sai che c'è? E che quando tocco er fonno
me viene voglia de partì
... me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me va più de stà qui
e allora prendo i miei vecchi stivali
apro l'atlante e me spuntano l'ali
decido 'n fretta dove vojo annà
se in Messico, in Cina o in Madagascar...
E la noia se ne vola via, e la tristezza se ne vola via
la paranoia se ne vola via e l'amarezza se ne vola via...
Eppoi... nun te ne parlo, mo ch'ho perso er posto de lavoro
e so du' mesi che tiro avanti ma senza decoro
e che te lo dico a fà pure la donna m'ha lasciato
e solo sò rimasto come 'n cane abbandonato
nun ce la faccio più, nun ce la faccio più...
Ma lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno sì...
e nun me và più de stà qui
e allora prendo lo zaino più grosso
ce ficco dentro tutto quello che posso
io non aspetto e mo me dò in Africa, in India e pure in Equador
e la noia se ne vola via...
Me ne vojo annà, me ne vojo annà, me ne vojo annà
lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me và più de stà qui...
Ma poi ce penso che io nun c'ho un sòrdo,
se parto arrivo forse all'aeroporto
e allora poso i miei vecchi stivali,
chiudo l'atlante e me cascano l'ali
me sò sbajato me tocca stà qua
e l'amarezza no nun se ne va.
Però 'na canna me la vojo fà
hai visto mai quarcosa ha da cambià
un giorno er viaggio me lo faccio davvero
e mentre fumo me viene un pensiero...
Riprendo i miei vecchi stivali
riapro l'atlante e me tornano l'ali
comincio 'n viaggio con la fantasia
e l'amarezza se ne vola via...
giovedì 21 agosto 2008
"Eccomi contro i pastori"
e per secoli ha colpito nel segno.
La riascoltiamo oggi,
per confermare l'interpretazione che diamo
all'attuale calo del numero dei preti:
si tratta di un'azione provvidenziale...
che rischia anche stavolta di non essere accolta.
La prima lettura della Messa di ieri: dal libro del profeta Ezechiele (34,1-11)
mercoledì 20 agosto 2008
martedì 19 agosto 2008
Uomini sofisticati

3 agosto 2008 - coen.blogautore.repubblica.it
(...) un fondo di Giuliano da Empoli intitolato “Introduciamo la modica quantità per il doping” .
“Ad una settimana dalle Olimpiadi, si moltiplicano i casi di ipocrisia sportiva. Per una volta, non si tratta di Tibet, di rispetto dei diritti umani e compagnia bella. E neppure dell’ esclusione della squadra irachena dai Giochi, causa supposte “ interferenze politiche” — come se lo sport non lo fosse, nell’ intero, governato dalla politica. Il culmine dell’ ipocrisia sono i casi di doping che hanno accompagnato gli ultimi passi della fiamma olimpica (il più recente, che ha colpito il fiorettista italiano Andrea Baldini). Come se, nell’era del Prozac e delle biotecnologie, fosse ancora possibile stabilire un netto confine tra umano e post-umano.
Come se, in un mondo nel quale qualunque palestra di periferia trabocca di anabolizzanti, gli sportivi veri — quelli con le gambe assicurate per cinquanta milioni di dollari — potessero rimanere confinati in una piccola Brigadoon fatta di centrifughe di carota e di barrette di Ovomaltina. Fino a qualche tempo fa, è vero, il doping era limitato ad alcuni ambiti. Si drogavano gli artisti per scrivere e per dipingere. Si drogava John Kennedy per resistere al mal di schiena e dare l’ impressione di essere sempre disinvolto e superiore. E questo era più o meno tutto. Negli ultimi anni, però, il doping è diventato un fenomeno di massa.
Al giorno d’ oggi, non c’è ostacolo che non possa essere superato con un aiutino farmaceutico. Si comincia dai piccoli, con il Ritalin che trasforma bambini irrequieti in angioletti e studenti distratti in primi della classe. Poi, affacciandosi alla vita adulta, si scoprono gli antidepressivi e gli inibitori della serotonina per superare i momenti difficili. Grazie a loro, avvocati timidi pronunciano arringhe miliardarie e casalinghe disperate si addormentanno placidamente. Nel frattempo, la terza età è stata trasformata dall’ avvento del Viagra che ha rivoluzionato la vita sessuale di milioni di anonimi vecchietti — e di almeno un presidente del Consiglio.
Mentre le cassandre pontificavano sui rischi della manipolazione genetica, quasi tutte le loro profezie si sono avverate attraverso un canale più semplice e diretto: quello della neurofarmacologia. Altro che bioingegneria: la personalità umana è assai più malleabile di quanto si pensasse. Non c’ è bisogno del bisturi, per alterare il corso della vita umana basta una pasticca. In un contesto del genere, è immaginabile che gli unici esclusi dalla grande mutazione farmaceutica siano gli sportivi? Piuttosto, dovrebbe essere il contrario. Lo sport è sempre stato il campo nel quale le possibilità umane venivano spinte all’ estremo. Gli atleti erano quelli che correvano più in fretta, che saltavano più in alto, che resistevano più a lungo. Non si capisce perchè questa evoluzione debba interrompersi sulla soglia del nuovo mondo artificiale. Al contrario, attraverso l’introduzione di nuove regole — si potrebbe introdurre la modica quantità di doping — lo sport dovrebbe diventare l’arena privilegiata nella quale sperimentare le nuove frontiere del post-umano: i suoi codici e i suoi limiti.
Non si tratta di accettare il Far West, si tratta di mettere al bando ogni ipocrisia per restituire all’ agonismo il ruolo centrale che ha sempre avuto all’ interno della polis” .
Interessante, a mio avviso, ma ingenuo nella sostanza (giornalisticamente dopata): il meccanismo della competizione — lo sport professionistico è lastrellato di denaro — spinge gli atleti a trovare soluzioni artificiali sempre più sofisticate e potenti, altro che introdurre una modica quantità di doping. Peraltro, c’è già. Quando si accettano “soglie” massime di valori nel sangue, ben oltre le medie degli altri umani, si è già stretto un patto col diavolo. Come abbiamo letto ieri sulle agenzie di stampa, è appena arrivata sul mercato la pillola del doping (ancora) invisibile. I laboratori cinesi ed americani dicono siano estremamente avanzati in questo settore. Perciò, rassegniamoci ad assistere alle migliori di sempre.
lunedì 18 agosto 2008
Crisi... di mente

Briatore low cost
di Massimo Gramellini
domenica 17 agosto 2008
Ermellini

ma l'intuizione è condivisibile.
di Piero Sansonetti - Liberazione - 14 agosto 2008 - pagine 1 e 19
Una associazione animalista ha raccolto varie centinaia di firme sotto una lettera, che è stata inviata al papa, nella quale si chiede a Benedetto XVI di rinunciare a indossare le pellicce di ermellino (che sono tra i simboli del pontificato). Perché? Per mandare all'umanità intera, o comunque al mondo cristiano, un segnale, una idea di rispetto della vita, anche quando la vita non è vita umana. Le pellicce di ermellino sono prodotte attraverso un processo lungo e terribile di tortura contro centinaia di animali.
Mi ha colpto la risposta della Chiesa, affidata ad un cardinale ricco di nobili nomi e cognomi (Andrea, Cordero, Lanza, Montezemolo), il quale, sembra, è il responsabile dell'araldica vaticana. Ha detto, questo reverendo Cordero: «Gli animalisti non hanno problemi più urgenti di cui occuparsi?». Squisito esempio di arroganza, ma un po' anche di imbecillità. (...)
Avete mai letto come si prepara una pelliccia di ermellino? Ve lo racconto brevemente. Si prendono circa 200 ermellini appena nati e si rinchiudono in minuscole gabbiette, che vengono lasciate sporche ed esposte volontariamente al vento e al gelo perché in queste condizioni climatiche i cuccioli sviluppano una peluria maggiore. Il trattamento dura 7 o 8 mesi, poi agli animaletti viene conficcato un chiodo nel cervello, e si aspetta che muoiano dissanguati. (...)
Sulla base di quale principio morale si può stabilire che interrompere lo sviluppo di uno spermatozoo che ha incontrato un ovulo è delitto, e torturare un essere (anzi 200 esseri) in modo così abominevole è una quisquilia? (...)".

