martedì 16 settembre 2008

Charles De Foucauld


Due brevi testi di fr. Charles De Foucauld,
che ieri avrebbe festeggiato i 150 anni.

"Rendersi estranei ai modi di pensare, di parlare, di agire delle persone del mondo; non occuparsi di quel che pensano, dicono, fanno; fare ciò che è più perfetto, imitare Gesù, non cercare di essere eccentrico, originale - Gesù non lo era - ma nemmeno aver paura di sembrarlo, se le persone del mondo giudicano tale quel che facciamo perché è il più perfetto, perché Gesù l'avrebbe fatto... Se il mondo ci giudica male e ci trova pazzi, tanto meglio, saremo più simili a Gesù!".

"Si può sempre far molto con l'esempio, la bontà, la preghiera, stringendo più strette relazioni con anime tiepide o lontane dalla fede, per ricondurle, a poco a poco, a forza di pazienza, di dolcezza, di bontà, per effetto della virtù più che dei consigli ad una vita cristiana oppure, ancora, entrando in relazioni d'amicizia con persone del tutto contrarie alla religione, per far cadere, con bontà e virtù, le prevenzioni che nutrono e per ricondurle a Dio... Bisogna estendere le nostre relazioni con i buoni cristiani per sostenerci nell'ardente amore di Dio e con i non praticanti, cercando di avere con loro, non solo rapporti mondani, ma legami di affetto cordiale, conducendoli ad aver per noi stima e confidenza e, per questo tramite, a riconciliarsi con la nostra fede. Bisogna essere missionari in Francia come nei paesi infedeli, e questo è compito di tutti i cristiani: sacerdoti e laici, uomini e donne".

lunedì 15 settembre 2008

Il valore della vita


E' successo in una città dell'Indonesia
Poveri in fila per ricevere 3 euro: 23 morti nella ressa
Una famiglia ricca stava distribuendo soldi alla folla. Poi la tragedia
Erano in fila, in attesa di ricevere quarantamila rupie (circa 3 euro). A distribuire i soldi, una famiglia ricca: i suoi componenti stavano distribuendo il denaro ai poveri di Pasuruan, a circa 800 chilometri a est della capitale Giacarta. La folla si è fatta via via più numerosa. E a un certo punto si è diffuso il panico. Così, la distribuzione di denaro si è trasformata in tragedia: almeno 23 persone sono morte schiacciate nella ressa. Altre otto persone sono in gravi condizioni. Lo riferiscono la polizia e i militari. articolo

Grida e sussurri

La fine della privacy e del pudore
L'amore urlato al tempo dei telefonini
Lo sviluppo tecnologico che ha inflitto danni permanenti alla società è il telefono cellulare
di Jonathan Franzen
Non sono contrario agli sviluppi tecnologici. (...) Benché i miei aggeggi preferiti siano quelli che salvaguardano attivamente la privacy, sono anche favorevole a qualsiasi novità tecnologica che non mi costringa a interagire con essa. (...) Le invenzioni che non riesco ad accettare, tuttavia, sono simili agli insulti che continuano a ferire, alle mazzate che continuano a far male. Lo sviluppo tecnologico che ha inflitto danni permanenti alla società — vale a dire, l'invenzione di cui non è nemmeno possibile lamentarsi in pubblico, malgrado i disastri provocati, pena il ridicolo — è il telefono cellulare. (...) Il mondo, dieci anni fa, non era stato ancora del tutto espugnato dalla chiacchiera. L'uso dei Nokia appariva un'ostentazione o una mania dei ricchi. Oppure, per essere generosi, una malattia, un'invalidità o una stampella. Sul finire degli anni Novanta, già si avvertiva a New York una morbida transizione metropolitana dalla cultura della nicotina alla cultura del cellulare. (...) Inutile dirlo, non c'è stato alcun dilemma. Il cellulare non era una di quelle trovate moderne, come il Ritalin o gli ombrelli extra large, alle quali si oppongono valorosamente numerose sacche di resistenza civile. Il suo trionfo è stato fulmineo e totale. I suoi abusi sono stati vituperati e condannati in saggi, articoli e lettere a vari direttori, e poi vituperati e condannati con maggior vigore quando gli abusi sembravano aggravarsi, ma è finito tutto qui. (...)
Parlo dell'abitudine, sconosciuta dieci anni fa, ma oggi diffusissima, di chiudere le conversazioni al cellulare sbraitando le parole «LOVE YOU!» O, ancora più opprimente e seccante, «I LOVE YOU!». Mi fa venir voglia di trasferirmi in Cina, dove non capisco la lingua. O di mettermi a urlare. Ammetto la possibilità che, tra tutte le persone che affollano la sala di attesa di un aeroporto, l'uomo più straordinariamente arido e incapace di amare sia io. È anche possibile, però, che la reiterazione abituale e frequente svuoti la frase del suo significato. (...) Ecco, questa confessione è inammissibile quando si parla davvero dal profondo del cuore. (...) Io non riesco a trattenermi dal pensare che siamo davanti a una sceneggiata: una recitazione istrionica, fatta in pubblico e imposta agli altri con un senso di rivincita. Se la dichiarazione d'amore di quella madre avesse avuto un peso emotivo personale e autentico, la donna non avrebbe dovuto usare qualche premura per salvaguardarla dalle orecchie del pubblico? Se era davvero sincera, dal profondo del cuore, non sarebbe stato meglio sussurrarla? Origliando la sua conversazione, da perfetto estraneo, mi sento coinvolto invece in una dichiarazione aggressiva di proprietà. È come se quella donna stesse dicendo a tutti i presenti: «Le mie emozioni e la mia famiglia valgono di più della vostra tranquillità». E inoltre, come sospetto spesso: «Voglio far sapere a tutti che, a differenza di molte persone, tra cui quel bastardo di mio padre, io sono una donna che esprime sempre l'amore che prova per i suoi cari».O forse, travolto da un'irritazione che adesso comincia a sembrarmi un po' lunatica, mi starò immaginando tutto? (...) articolo completo

domenica 14 settembre 2008

A 15 anni dal martirio di don Puglisi


Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. E' in corso la causa di beatificazione.
Informazioni sul sito a lui dedicato.

Modena City Ramblers - Il bicchiere dell'addio

Per due amici che stanno partendo per Roma.
Confidando che per loro ci siano voci di festa, rumori di bicchieri, una ballata e tanto calore!

sabato 13 settembre 2008

Panche divise


Quando i posti in chiesa raccontano le divisioni
di mons. Mario Delpini - Avvenire - Milano 7 - 27.01.08
Dispersi nella grande chiesa i devoti stanno al loro posto. Il Carlo e la Carla sono seduti vicini, ma a tre panche di distanza dalla Giuseppina: non si parlano più. La Maria è isolata al suo posto: non si muove neanche per lo scambio della pace: "Vado in chiesa per pregare, non per fare confusione". Le prime tre panche sono vuote: non credo si tratta del reverenziale timore di Dio. Sulle ultime due sedie prendono posto Mirko e Marco: non si sa se aspettano che finisca la messa o che esca di chiesa la Lucia. Quando si celebra la messa per il povero Antonio si presenta tutta la famiglia, con parenti e conoscenti: però dai posti che occupano capisci subito che la divisione dell’eredità ha lasciato divisioni e rancori. I posti in chiesa dicono molte cose. Il parroco si è stancato di dire: "Venite davanti: non c’è nessun pericolo! Stiamo più uniti: i canti e le preghiere riescono meglio. Scambiatevi il segno della pace". Il parroco guarda i devoti e sospira. I posti in chiesa gli raccontano di beghe, inerzie, estraneità. E prega: «Dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo un cuor solo e un’anima sola». Per ora la Maria non s’è mossa. Chi sa? Forse domani.

venerdì 12 settembre 2008

Provocatoria incoerenza

Quando si cerca a tutti i costi di far parlare di sé,
si finisce per dire qualcosa di buono,
mantenendo però un contorno di stupidità e incoerenza.

Miss Italia, Mariotto ora cerca il "lato V", quello della verginità
L'anno scorso lo stilista volle valutare anche il «lato B» delle concorrenti
Un anno fa a Miss Italia cercava il «lato B», questa volta cerca il «lato V»: quello della verginità, quello della purezza. Guillermo Mariotto, stilista di fama, lancia l’ennesima provocazione, altrettanto forte. (...)
«Cerco il lato V, da virgen, e lo cerco in queste ragazze che vedo sfilare», dice al telefono all’Agi, aggiungendo «mi deprime vedere le ragazze avviate al mercato della carne. Come pure mi deprimono i genitori felici nel vedere le figlie spogliate. Questo è davvero degradante, mentre credo che la cosa da premiare sia la purezza e non la carne». Lo stilista sudamericano dice che «è tempo di cambiare, è tempo di cose migliori; non sappiamo a cosa porti l’evoluzione della vendita della carne».
Mariotto (...) insiste sul concetto di purezza. E secondo lui la purezza «si vede dallo sguardo. Spero che tra le 100 concorrenti ce ne sia almeno una pura, una vergine: in tutti i sensi, non solo nell’animo. Dallo sguardo si capisce subito, gli occhi sono lo specchio dell’anima. Se il pubblico italiano vota per quello sguardo, per quella che sembra la più pura, allora ci sarà stata una evoluzione in quel mercato di ciccia. Non possiamo andare oltre in questo degrado. Cerchiamo invece le cose migliori. E se lo facessimo, allora questa edizione di Miss Italia sarebbe migliore di quella di un anno fa». Adesso - conclude lo stilista - «è tempo di Marie, è tempo di verginità e purezza». articolo

Bene prezioso


Il biologo Giulio Conte: così possiamo adottare atteggiamenti virtuosi
Ogni italiano consuma 200 litri di acqua al giorno
Torino la città più sprecona. Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare
Acqua: che spreco. Dalla doccia alla pulizia della casa agli usi in cucina, dal Wc all'irrigazione delle piante, senza tralasciare lavapiatti o lavatrice, ogni italiano consuma una media dai 170 ai 200 litri di acqua al giorno per i propri usi domestici. In testa alla città più sprecona del Bel Paese c'è Torino con 243 litri consumati per ogni abitante ogni giorno, mentre sono gli abitanti di Nicosia, in Sicilia, con i loro 143 litri a testa, a vincere il podio dei più risparmiosi. Subito dopo il capoluogo piemontese si colloca Roma, con 221 litri di acqua pro capite, seguita da Catania (214), Napoli (207), Verona (199) e Milano (191).
Secondo il rapporto 2007 dell'Istituto Ambiente Italia-Dexia (Ecosistema Urbano Europa), a consumare circa 169 litri di acqua al giorno a testa per uso domestico sono i palermitani, mentre a Firenze i consumi scendono a 155 litri. Bari (154), Bologna (149) e Nicosia (143) sono invece le tre città tra le più parche nel consumo di acqua domestica, quell'acqua di migliore qualità oggi a disposizione degli usi casalinghi. Ma l'Italia non è il Paese dove si consuma più acqua nelle case. Ai primi posti nel mondo c'è Bristol con 294 litri pro capite, seguita da Parigi (287), Patrasso (285) e Stoccolma (210). Berlino consuma 163 litri, Londra segna 159 litri a cittadino al giorno, Madrid 140, mentre è Heidelberg a registrare la quantitá inferiore di uso di acqua nelle case: 103 litri al giorno per ogni cittadino.
A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l'eco del documento dell'Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all'oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l'acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.
Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d'acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l'acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d'acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall'Agenzia d'Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell'acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d'acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d'acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l'esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l'anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l'uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».
Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d'acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l'acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l'acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l'acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d'acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l'acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po'. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. (...) basterebbe cominciare dal «recupero dell'acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all'emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata. articolo

giovedì 11 settembre 2008

Sette anni di dolori

Concordo


«Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana, che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c'è in vari Paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazifascismo.

mercoledì 10 settembre 2008

Eroi veri

Caparezza Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) Le dimensioni del mio caos Video Testo Lyrics

[STR 1]

Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco

[RIT]

che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perhcè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

[STR 2]

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

[RIT]

[STR 3]

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe

lunedì 8 settembre 2008

Ripresa delle lezioni in Lombardia


In bocca al lupo a tutto il mondo della scuola!

domenica 7 settembre 2008

Concreta coerenza

Amare la natura in parrocchia
Pannelli solari sul tetto della chiesa:
una scelta coraggiosa quella fatta dalla comunità di San Leone Magno a Milano
I pannelli solari posti sul tetto della parrocchia San Leone Magno di via Carnia non sono visibili dai pedoni né dagli automobilisti, ma la loro efficacia e la loro presenza sono evidenti per chiunque entri nella chiesa parrocchiale. A fianco del portone principale è infatti presente un tabellone elettronico che, in tempo reale, indica i Watt prodotti al momento e i kWh generati dal giorno dell'attivazione dell'impianto, nel settembre 2007. Ma altre due sono le indicazioni utili che dà il tabellone: i litri di petrolio risparmiati grazie ai pannelli fotovoltaici (più di 1.700 in un anno) e le emissioni di CO2 evitate (oltre 3.600 chili nello stesso lasso di tempo). Il pannello solare è il simbolo stesso dell'energia pulita e accessibile a tutti: non crea residui di fumi né di polveri e sfrutta una fonte, il sole, pressoché inesauribile e cui tutti possono attingere, con gli strumenti adatti.
L'intento della parrocchia non è rivolto al risparmio economico, comunque previsto, ma soprattutto al rispetto della natura, coerentemente al tema scelto per la Giornata per la salvaguardia del creato di lunedì 1 settembre: "Una nuova sobrietà, per abitare la terra". «Abbiamo deciso di installare l'impianto perché i fedeli capissero che ciascuno deve fare la propria parte nella tutela dell'ambiente», spiega Luigi Andreoli, membro del consiglio pastorale parrocchiale ed operatore del settore energetico oggi in pensione. «L'orientamento esplicito della Chiesa - prosegue - è volto al rispetto del mondo, non a parole, ma con i fatti. E la nostra parrocchia, nel suo piccolo, ha cercato di fare il possibile». Senza entrare nel dettaglio dei costi di acquisto dei pannelli fotovoltaici, Andreoli spiega comunque che «in 8-9 anni l'investimento economico iniziale sarà coperto dal risparmio in bolletta: in sostanza, i pannelli solari si pagano da soli». (...) articolo dal sito della Diocesi

sabato 6 settembre 2008

Per salute o per interesse?


"Sei grasso? A dieta o paghi una tassa"
L'Alabama ha deciso di penalizzare i dipendenti obesi
Se in Italia il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha dichiarato guerra ai fannulloni, lo stato americano dell’Alabama ha deciso di penalizzare i dipendenti grassi. Ai lavoratori statali, circa 37.000 in Alabama, sono stati concessi 12 mesi di tempo per mettersi in forma o scatterà una tassa da 25 dollari al mese. Il provvedimento, per combattere l’obesità e soprattutto per tagliare la spesa sanitaria, entrerà in vigore nel 2010. I 25 dollari serviranno a pagare l’assicurazione sulla salute che altrimenti per gli statali di quel profondo Sud è gratuita. A far scattare la penale sarà l’indice di massa corporea se supererà quota 35. Durante i dodici mesi di moratoria, i lavoratori potranno gratuitamente sottoporsi a scrupolosi esami sulla pressione del sangue, sul livello del colesterolo e seguire uno specifico programma di fitness: se non otterranno risultati saranno tassati.
L’Alabama ha già imposto una tassa sui lavoratori pubblici fumatori con discreti risultati ed è il primo stato degli Usa ad aver deciso di imporre una tassa sui grassi. articolo

venerdì 5 settembre 2008

Maleducazione

Tutto intorno a loro
di Massimo Gramellini
Da un sondaggio casereccio fra amici e lettori emerge che l’incubo delle vacanze non sono state le meduse e neppure gli 11,93 euro che un turista si è sentito chiedere ad Alassio per un chilo di fichi. Sono state le chiacchiere nei telefonini. Quelle degli altri, naturalmente. Dei vicini di ombrellone, di tavolo, di scompartimento. Noi, si sa, nasciamo timidi e riservati, e quando in un luogo pubblico iniziamo una conversazione al cellulare, tendiamo a rinchiuderci in qualche anfratto per bisbigliare pensieri monosillabici. Invece gli Altri, questo club che ci perseguita da una vita, hanno raggiunto un livello di strafottenza da tronisti televisivi. Urlano i fattacci loro senza il minimo sospetto di infastidirci, anzi con la malcelata speranza che la nostra esistenza plumbea possa venire illuminata dalle dissertazioni a squarciagola sul mal di pancia di Bibi e i dissapori fra Ciccio e Pallina. Non è solo il menefreghismo a guidare i loro decibel, ma il sincero desiderio di imporre Bibi, Ciccio e Pallina all’attenzione degli spettatori, resa fuggevole dalla presenza nel tavolo a fianco di un altro urlatore che sta affrontando al telefono il delicato evolversi del borsino-corna di Ulisse e Samanta.
Non saprei indicare vie d’uscita diverse da un’epidemia su vasta scala di laringite. Ma una cosa è certa: se il governo vuole farci digerire la legge contro le intercettazioni, si dovrà inventare un movente più originale della difesa della privacy. In Italia far sapere agli altri i fatti propri non è una vergogna. E' una missione. articolo

giovedì 4 settembre 2008

Complimese!


Auguri per i nove mesi!!

Mali umori

Mali umori
di Massimo Gramellini
Ore 10, supermercato. Giovani mamme angosciate si accalorano intorno alla reintroduzione del maestro unico alle elementari. «Poveri bimbi, appesi agli umori di una persona sola». «Come farà a insegnare bene tutto, dalla grammatica alla geografia?». E nessuna che abbia il coraggio di ricordare i lamenti di segno opposto che si ascoltavano ancora pochi anni fa, quando il maestro unico venne eliminato. «Poveri bimbi, in balia di persone diverse». «Come faranno tanti insegnanti a diventare un punto di riferimento fisso?». L’animo umano è così: conservatore per paura. Al punto da voler conservare ciò che fino a ieri gli pareva rivoluzionario e da considerare rivoluzionaria persino la restaurazione.
Ore 12, giornale radio. Si riportano le dichiarazioni pro ultrà dell’ex onorevole Cento: la colpa della devastazione ferroviaria è delle Autorità, che avrebbero dovuto mettere un treno a disposizione dei teppisti. Non avendoglielo dato, logico che quelli si siano innervositi, sfasciando tutto. Capito? D’ora in poi, se non trovate posto sul treno e date fuoco alle poltroncine, siete giustificati dall’ex onorevole Cento. La sua è la migliore risposta alla domanda fatidica: perché in Italia nessuno usa il pugno duro con gli ultrà violenti? Ma perché ci si è arresi all’idea razzista che siano diversi dagli altri esseri umani. E’ naturale che una tigre ti azzanni, se la provochi. E’ naturale che un ultrà violento spacchi tutto, se non lo blandisci. Ed è naturale che solo in Italia i Verdi continuino a non pigliare un voto, finché li rappresenta l’ex onorevole Cento. articolo

mercoledì 3 settembre 2008

Opinioni pubbliche


Gli strappi non servono
di Franco Garelli
Il thrilling è andato in scena in Vaticano ieri sera, quando L’Osservatore Romano è uscito in prima pagina con un articolo che sostiene che la morte cerebrale non basta per sancire la fine di una vita, al quale ha fatto seguito qualche ora dopo una dichiarazione della Santa Sede tesa a placare le polemiche che già si stavano innescando, e a ricordare che un articolo non modifica la dottrina. Come a dire che, per quanto L’Osservatore Romano sia un giornale autorevole, la posizione della Chiesa su questa complessa questione bioetica rimane quella che si è consolidata nel tempo. Se non proprio di una sconfessione, certo si tratta di una presa di posizione che invita alla cautela nell’affrontare temi che lacerano la coscienza contemporanea. Del resto, l’articolo porta la firma di una studiosa sicuramente valida nel suo ambito di competenza e che fa parte del Comitato nazionale di bioetica, ma che non ha alcun titolo per pronunciarsi a nome della Santa Sede su una questione di così grande rilevanza pubblica. Qui emerge la prima novità del caso, voluta dall’Osservatore Romano o indotta dalla presa di posizione del Vaticano: il giornale del Papa sta accentuando la funzione di essere un luogo che ospita opinioni pubbliche, certo tutte sufficientemente vicine alle preoccupazioni e ai valori della Chiesa, senza limitarsi dunque a presentare soltanto le posizioni ufficiali del centro della cattolicità. Questa maggior apertura non può che essere positiva, se è in grado di dar voce alle molte sensibilità del mondo cattolico (e di altre realtà) sulle questioni emergenti, sia sui temi della vita sia su quelli sociali e politici.
L’articolo in questione solleva però - sul tema della «morte cerebrale» - almeno due problemi di grande rilievo, che già nel recente passato sono stati oggetto di profondo dibattito nella Chiesa e in altre aree culturali. E ciò non soltanto nei paesi europei a maggioranza cattolica, ma anche in varie comunità degli Stati Uniti. Anzitutto l’invito a superare un’idea riduttiva della morte cerebrale, quella che tende a identificare la fine di una vita con la morte del cervello. Talvolta si confonde la morte cerebrale con la semplice morte del «cerebro», che non è necessariamente accompagnata anche dalla morte del «tronco» (spina dorsale e parte nervosa), per cui tutta una serie di attività possono permanere. Chi è attento a questa distinzione ricorda casi di persone dichiarate in coma irreversibile che hanno continuato a «vivere» per alcune funzioni vitali. Il richiamo, dunque, è alla prudenza, a non considerare la morte cerebrale come la morte totale dell’essere umano; a rigettare l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più.
Connessa a questa posizione è la messa in guardia contro una pratica dei trapianti in alcuni casi troppo disinvolta e leggera. Non credo che ciò capiti nelle strutture pubbliche, anche se possono darsi situazioni in cui pur di fare i trapianti non si rispettino i tempi previsti al riguardo dalle normali legislazioni. Che da noi prevedono procedure rigide, come la verifica dello stato di coma assoluto e irreversibile compiuta sul soggetto due volte a distanza di alcune ore, per cui si constata che con la morte cerebrale siano venute meno tutte le funzioni fisiche. Una minor attenzione a queste verifiche può certamente portare a una pratica dei trapianti irresponsabile e incivile.
Nel lanciare questi allarmi etici, l’articolo dell’Osservatore Romano è consapevole di creare scompiglio su una questione che da tempo rappresenta «uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici». L’eventuale rilancio del dibattito su un tema di così grande rilevanza etica non deve comunque ridurre le certezze sin qui faticosamente acquisite. Semmai può essere un’occasione per ulteriori approfondimenti e per trovare nuove convergenze. articolo

Scon...mento


Google, che scombussolamento. E' l'epoca delle risposte immediate. Quando non riusciamo a connetterci alla rete sopraggiunge lo "scongoogolamento"
Londra - Vi assale lo stress o l’ansia se non potete collegarvi a Internet? Non c’è da preoccuparsi: non siete soli e adesso esiste una parola che definisce questo stato: "discomgoogolation", che letteralmente significa "frustrazione da dipendenza da Google". Un termine, tradotto in italiano con "scongoogolamento", che definisce il malessere di quasi metà dei cittadini britannici, ben il 44%, con un buon 27% che parla apertamente di alti livelli di stress.
«La proliferazione della banda larga ha significato per la prima volta nella storia che siamo entrati nella cultura delle risposte istantanee», ha spiegato lo psicologo David Lewis, che ha identificato la sindrome della "discomgoogolation" svolgendo una ricerca basata sulla misurazione dei battiti del cuore e dell’attività cerebrale su chi era impossibilitato a navigare in rete. Il termine deriva dalla fusione del verbo ’discombobulatè, che significa "confuso" o "frustrato", e del nome del più usato motore di ricerca, Google.
«Una galassia di informazioni è raggiungibile solo con un clic con il mouse: così noi siamo diventati dipendenti dal web», ha aggiunto Lewis, «e quando non possiamo accedervi, arriva la ’discomgoogolation’». La ricerca ha rilevato anche che il 76% dei britannici non è in grado di vivere senza internet, che oltre la metà usa Internet in media da una a quattro ore al giorno e che il 19% degli intervistati investe più tempo libero online che con la propria famiglia nell’arco della settimana.
Ma l’amore-dipendenza per Internet per molti non è un sentimento "incosciente": il 47% crede che nella vita Internet sia più importante della religione e uno su cinque ammette di riservare maggiore attenzione al proprio pc che al partner. articolo