venerdì 10 aprile 2009

La notte oscura della sofferenza, della morte, della fede


La prima parte dell'intervista al card. Martini:
un'ottima meditazione per il Venerdì Santo.

giovedì 9 aprile 2009

Ciò che non è nostro

«Con quale occhio Dio guarderà il nome del ricco scolpito obbrobriosamente sul capitello della sua chiesa o sulla parete dell'opera parrocchiale, mentre quel capitello e quella parete, a guardar bene, grondano sangue di poveri figli di Dio? Fabbricando la Certosa di Pavia un Visconti non cancella le taglie imposte ai poveri del ducato milanese; come un industriale non pulisce il suo denaro donando qualche milione alla parrocchia o all'ACLI. Sarebbe troppo comodo farsi meriti distribuendo ciò che non è nostro. Già l'apostolo san Giacomo scriveva: "Fratelli miei, che la vostra fede nel glorioso Signor Gesù Cristo non abbia riguardi alle persone". Io credo così all'anima dei ricchi che sento il dovere cristiano di gridare».
don Primo Mazzolari, La parola ai poveri, 14-15

Ripugnanza

«"Dio non creò la morte e non gode per la distruzione dei viventi" (dal libro della Sapienza, 1,13), e per questo prova ripugnanza per una cosa che non ha creato».
s. Ambrogio, Esposizione del vangelo secondo Luca, X, 56-58

mercoledì 8 aprile 2009

Prediche


Le “parole infondate” (cfr Mt 12, 36-37) non sono tanto le chiacchiere tra amici, quanto tutte le parole importanti che non marchino un coinvolgimento vitale, che non provengano dal cuore; ogni esercizio del pensiero e dell’immaginazione che si allontani dalle forze unificanti proprie dell’amore; ogni utilizzo del linguaggio che renda quest’ultimo strumento di potenza o di profitto.
Olivier Clément, Teologia e poesia del corpo, 68.

Consolazioni

Dalla Lettera pastorale 2000-2001 “La Madonna del Sabato santo”

del card. C.M. Martini

«Come opera la consolazione che viene dalla fede? Essa assume forme diverse e una di queste – di cui c’è tanto bisogno oggi – può essere chiamata la “consolazione della mente”. Di che cosa si tratta? E’ un dono divino molto semplice, che permette di intuire come in un unico sguardo la ricchezza, la coerenza, l’armonia, la coesione, la bellezza dei contenuti della fede. Un teologo contemporaneo, Hans Urs von Balthasar, la chiamava “percezione della forma” (“Schau der Gestalt”), intuizione del legame che unisce tra loro tutte le verità di salvezza e ne svela la proporzione e il fascino. Di fronte all’evidenza della sofferenza e della morte, che tende a schiacciare il cuore, tale intuizione si pone come una grazia dello Spirito santo che fa risplendere talmente la “gloria di Dio” da illuminare con la luce della verità anche gli angoli più tenebrosi della storia. E’ la grazia di percepire la gloria di Dio che si manifesta nell’insieme dei gesti con cui il Padre si dona al mondo nella storia di salvezza e, in particolare, nella vita, morte e risurrezione di Gesù. E’ il dono di presagire dietro e sotto gli eventi della fede le vestigia del mistero della Trinità.

Si ha la “consolazione della mente” (o “consolazione intellettuale”) quando i gesti e le parole riportate nelle Scritture si collegano con altri gesti e parole della rivelazione: chi riceve tale grazia sente che ogni pietruzza del mosaico illumina quelle vicine e si compone con le più lontane in un disegno convincente e sfolgorante. Allora non si rimane più bloccati nella preghiera di fronte all’uno o all’altro dei momenti singoli della storia di salvezza, incapaci di vedere la relazione e il concatenamento di un singolo fatto o parola con tutti gli altri; la mente avverte di essere inondata di luce, il cuore si dilata, la preghiera zampilla come da una fresca sorgente.

(…)

Ciascuno di noi, quando riceve questa grazia, anche soltanto qualche accenno di essa, vive qualcosa di simile a ciò che vissero i tre discepoli sul monte della Trasfigurazione. Contemplando Gesù con Mosé ed Elia e sentendoli parlare dell’ “esodo” di Gesù a Gerusalemme (cf Lc 9,21) essi intuiscono i profondi legami che intercorrono tra i mille episodi narrati nelle Scritture e colgono la forza di unità che li mette insieme e li porta a compimento nella Passione e Risurrezione del Signore. E’ un’apertura degli occhi e del cuore, che dà un senso profondo di appagamento e di pace. Allora anche le ombre e le tragedie di questo mondo si rivelano come attraversate dalla luce di amore, di compassione e di perdono che viene dal cuore del Padre.

Si percepisce qualcosa della verità delle Beatitudini, il cuore si apre alla speranza di giustizia, alla visione

della vittoria dei poveri e degli oppressi di questa terra.

Un santo che ha goduto di questa grazia in maniera straordinaria così la descrive: “Il rimanere con l’intelletto illuminato in tal modo fu così intenso che gli pareva di essere un altro uomo, o che il suo intelletto fosse diverso da quello di prima. Tanto che se fa conto di tutte le cose apprese e di tutte le grazie ricevute da Dio, e le mette insieme, non gli sembra di aver imparato tanto, lungo tutto il corso della sua vita, fino a sessantadue anni compiuti, come in quella volta sola” (Ignazio di Loyola, Autobiografia, n. 30).

(…)

Se la “consolazione della mente” comporta una illuminazione dell’intelletto e una “apertura degli occhi” (cf Lc 24,31), la “consolazione del cuore” (cf Lc 24,32) – o “consolazione affettiva” – consiste in una grazia che tocca la sensibilità e gli affetti profondi inclinandoli ad aderire alla promessa di Dio, vincendo l’impazienza e la delusione. Quando il Signore sembra in ritardo nell’adempimento delle sue promesse, questa grazia ci permette di resistere nella speranza e di non venir meno nell’attesa. E’ la “speranza viva” di cui parla Pietro (cf 1Pt 1,3), è la “speranza contro ogni speranza” di cui parla Paolo a proposito di Abramo (cf Rom 4,18), il quale “per la promessa di Dio non esitò con incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento” (Rom 4,20-21).

(…)

La percezione di una forza che ci ha accompagnato in momenti duri, anche quando non la sentivamo e ci sembrava di non possederla, è una esperienza vissuta da tutti noi. Ci pare a volte di essere abbandonati da Dio e dagli uomini, e però, rileggendo in seguito gli eventi, ci accorgiamo che il Signore aveva continuato a camminare con noi, anzi a portarci sulle sue braccia. Ci succede un po’ come a Mosè sul monte Oreb: egli riuscì a vedere qualcosa della gloria di Dio, che desiderava tanto contemplare (“Mostrami la tua gloria!”, Es 33,18) solo quando era già passata (cf Es 33,19-22).

Una tale consolazione opera in noi e ci sostiene efficacemente, pur senza una consapevole illuminazione della mente e una percepita mozione degli affetti del cuore; essa opera dandoci la forza di resistere nella prova quando tutto intorno è oscurità. La chiamo “consolazione sostanziale” perché tocca il fondo e la sostanza dell’anima, ben al di sotto di tutti i moti superficiali e consci; oppure “consolazione della vita” perché i suoi effetti si esprimono nella quotidianità permettendoci di stare in piedi nei momenti più duri (“resistere nel giorno malvagio”, Ef 6,13), quando la mente sembra avvolta dalla nebbia e il cuore appare stanco.

Fai il download dell’intera Lettera Pastorale nella nostra sezione Testi.

martedì 7 aprile 2009

Pasqua "laica"

Un'altra vita
di Franco Battiato
Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.

C'è trauma e trauma

lunedì 6 aprile 2009

Superfluo e necessario

«L'episodio (dell'unzione di Betania - Mc 14,1-11) fa saltare un'altra opposizione artificiale: quella tra superfluo e necessario. Di fatto, anche il superfluo, in certe circostanze, può risultare indispensabile. Un povero, talvolta, può aver bisogno di un fiore prima ancora che di un piatto di minestra, di un sorriso più che di un'elemosina, di un po' del nostro tempo e della nostra attenzione, più che del nostro aiuto materiale. Il povero richiede dignità, prima ancora che compassione. Una carità sciatta, burocratica, ciabattona, cupa, infastidita, lagnosa, che si limita al dovere, allo stretto necessario, è l'opposto dell'amore. Oserei dire che è la tomba dell'amore. Unicamente grazie alla fantasia, l'amore non si riduce a ripetere gesti meccanici e scontati e prevedibili, prestazioni in serie, ma inventa sempre qualcosa di stupefacente, di unico, di esclusivo. Per evitare che la carità puzzi di stantio, bisogna profumarla, darle la fragranza della novità. La carità deve celebrare i propri riti in un clima di festa, non di tetraggine e squallore. E poi, chi è in grado di stabilire, una volta per tutte, che cosa è superfluo e che cosa necessario? A Cana la Madonna s'è accorta che mancava non il necessario, ma il superfluo; non il pane, ma il vino. Ed è intervenuta per rimediare a questo vuoto intollerabile (cfr Gv 2,1-11). Non è possibile amare senza un pizzico di fantasia. Non si tratta soltanto di rispondere alle attese. Il compito più urgente può essere quello di "sorprendere", ossia di produrre l'inatteso, l'imprevedibile. Il "di più" risulta indispensabile per vivere».
Alessandro Pronzato, Le donne che hanno incontrato Gesù, 142-143

Ancora dalla stampa sportiva

C'è tragedia e "tragedia"

domenica 5 aprile 2009

Inutile e colpevole spreco


Presentato al Wedding Culture Expo della provincia di Jiangsu, un vestito da sposa - del valore di 1,4 milioni di dollari- composto da 2009 code di pavone.

Vacanze pasquali

Se questa Domenica l'organista è a Parigi
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 23.03.08
Il parroco ha radunato il gruppo liturgico. Ha introdotto la riunione spiegando bene ogni cosa: la Pasqua è il centro dell’anno liturgico, è la celebrazione più importante per una comunità, è la festa che dà origine a tutte le feste. Collaboratori volonterosi ed esperti sono venuti volentieri. «Purtroppo - dice l’organista - io non ci sarò a Pasqua. È un’occasione unica e andrò con la famiglia a Parigi». «Dovrà scusare anche me, don - dice la responsabile dei lettori. C’è ancora una bella neve e siamo iscritti allo sci club, sa com’è...». «Beh, lo sai che io, come al solito, farò Pasqua con il movimento» si spiega uno dei ministri straordinari della Comunione. «Il coro non sarà al completo - informa il maestro -, alcune ragazze hanno il campionato provinciale di pallavolo. Non possono mancare».
Al parroco verrebbe da sbottare: «Insomma, sembra che la gente venga in parrocchia, nella sua chiesa, quando proprio non ha altro da fare!», ma è determinato a perseverare nel suo proposito di Quaresima, vuole essere amabile con tutti. Soltanto gli viene un po’ da piangere, pensando a quel povero Cristo che per fare Pasqua ha scelto la domenica sbagliata.

sabato 4 aprile 2009

Insipienza

Tristemente,
aggiungo che spesso la Chiesa
si è ridotta a dare "pseudo-consigli" di tale superficialità,
facendoli passare per "buona notizia".
Già sono da compatire coloro che lo fanno in tv o alla radio...
don Chisciotte

Elaina Smith, la bimba che aggiusta i cuori dei grandi
A scoprire Elaina è stato il conduttore Andy Gouling
Ha solo sette anni, ma su emittente inglese solleva signore tradite dal marito e giovani complessate senza fidanzato
Raccontano che quando è arrivato l’sms in cui Elaina suggeriva all’ascoltatrice disperata Lisa di archiviare il fidanzato fedifrago bevendoci su una tazza di latte la redazione di radio Mercia97 Fm sia esplosa per l’entusiasmo. «Un consiglio fresco, semplice, surreale al limite della genialità», dice al telefono il conduttore della trasmissione. Andy Goulding è l’anima di Breakfast, in onda ogni mattina sulla maggior emittente locale di Coventry, nelle West Midlands. Quando Lisa, inconsolabile fino a quel momento, è scoppiata a ridere e Andy ha capito che funzionava: «Ho richiamato immediatamente il numero e mi ha risposto Elaina, una bimba che potrebbe essere mia figlia». A sette anni Elaina Smith, in arte Agony Aunt, zia Agonia, è la più giovane e scanzonata consulente di coppia che l’etere britannico abbia assoldato. Tutti i lunedì mattina, cinque minuti prima di andare a scuola, risolve i problemi sentimentali degli adulti e, soprattutto, delle adulte.
Stanca del partner che non ami più? «Datti alla macchia dopo aver cambiato la serratura e il numero di cellulare». Cerchi affannosamente mister Right, l’uomo giusto, quello della vita? «Vai in città e muovi il culo. Ma accertati che sia ricco e abbia un’automobile grande». Sei a pezzi perché lui se n’è andato con la tua migliore amica? «Consolati. Uno così meglio perderlo che trovarlo». Le risposte di Agony Aunt sono fulminanti: la sua posta del cuore non lascia mai il mittente a bocca asciutta. «Dico la prima cosa che mi viene in mente e alla gente piace», ammette candida Elaina, affatto sorpresa dal successo delle sue osservazioni. Sapeva di possedere il dono della parola giusta al momento giusto: «Quando il mio cuginetto fu picchiato a scuola da un gruppo di bulli provai a risollevargli l’umore con qualche battuta e funzionò». Funziona ancora, a giudicare dalle centinaia di persone che contattano Mercia97Fm per chiederle consiglio. Andy Goulding, 34 anni di cui 13 passati dietro al microfono, giura di non aver mai visto nulla del genere: «E’ fenomenale, ha il candore di una bambina e la maturità di una persona grande. Dopo il suo primo intervento in diretta una signora ricoverata in ospedale ha chiamato per ringraziare, quella voce l’aveva divertita molto. Da allora siamo stati letteralmente inondati di e-mail dirette a lei». Lei non si sottrae. Anzi. A Karen in lacrime per un amore naufragato replica che «la vita è troppo breve per farsela rovinare da un uomo». Alla ragazza sedotta e abbandonata consiglia la leggerezza di «una bella notte a giocare a bowling con le amiche». A un’altra ancora, stufa del fratello ventitreenne «ozioso e sporco», suggerisce fermezza: «Digli di cercarsi un lavoro e smettere di guardare la tv».
È la banalità del bene: ricette ovvie e di buonsenso prescritte da una baby-psicologa che ha intuito il fascino segreto dei chiromanti. Elaina è spiritosa, spontanea, saggia. Ma perché donne dell’età della sua mamma le confidano pene d’amore e intimi desideri? «E’ lo specchio dell’appiattimento dell’età adulta, la cosiddetta sindrome di Peter Pan», spiega il neuropsichiatra infantile Roberto Grande che ha appena pubblicato con Ponte alle Grazie il saggio «Il bambino di cioccolato». L’effetto speculare dell’eterna adolescenza dei genitori, sostiene Grande, è «l’adultizzazione dei figli». (...) Da un lato baby-Lolite precocemente avide di sessualità, dall’altro serissimi professionisti in miniatura come Elaina Smith e David Fishman, il critico gastronomico dodicenne scoperto dalla rivista GQ che da settimane mette sull’attenti i migliori chef di New York. «E’ una ragazzina sicura di sé ma non si prende sul serio», garantisce la madre, Karen Harris. Da quando «collabora» con il Breakfast quotidiano di Andy Goulding è una piccola star nella città di Coventry. «I miei compagni di scuola dicono che ho un lavoro fantastico», si compiace lei. Al punto che ha cambiato idea su cosa farà da grande: «Quando ero piccola sognavo di diventare veterinario, adesso invece voglio fare la conduttrice radiofonica». E pazienza per gli animali: il linguaggio della natura è divertente, quello del cuore molto di più.

A ciascuno il suo posto

Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo.
Se sei il ladro… fai come il buon ladrone… adora colui che è stato crocifisso per te… entra con lui in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato….
Se sei Giuseppe d’Arimatea, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso (...).
Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
Se sei una delle Marie, versa nel mattino le tue lacrime. Fa’ di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
Ecco cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo”.
Dai Discorsi di san Gregorio Nazianzeno, vescovo

Ieri la VITTORIA della finale del torneo del seminario!

Ieri pomeriggio allo stadio Garampi del seminario di Venegono,

la squadra degli educatori, portando con onore i colori del Celtic,

ha vinto la finale del "Torneo Quaresma",

aggiudicandosi ai rigori (5-4) la sfida contro i secondi del girone, la terza teologia.



venerdì 3 aprile 2009

Quinto venerdì di Quaresima

digiuno quaresimale

Troppi complici leccapiedi

Hai avuto le tue colpe, Aronne. Hai mormorato anche tu contro Mosè, mentre Myriam tua sorella ti faceva bordone. Però, tutto sommato, non ti sei mai lasciato prendere da quei "raptus" di gelosia, o da quelle sorde corrosioni dell'immagine del capo, a cui si lasciano andare spesso i cortigiani più vicini alla persona del principe: tanto vili nel lecchinaggio, quanto rapidi nel voltafaccia.
Hai avuto le tue colpe. Ma non hai avvilito la tua anima nella sfrontatezza autoritaria. E ti sei sempre mantenuto lontano da quella voluttà di sottopotere che sta mettendo a dura prova la nostra convivenza civile.
Oggi siamo assediati dai tirapiedi. C'è una inflazione di palloni gonfiati. Lo stuolo dei gregari si lottizza le aree del padrone. Il potere si frantuma nelle mani di fàmuli e giannizzeri di turno. La cerniera dei proseliti diventa passaggio obbligato per chi voglia accedere, non dico alla zona dei privilegi, ma perfino a quella dei più sacrosanti diritti. Finanziamenti, appalti, assunzioni, piani regolatori, tangenti, vengono filtrati dallo svincolo dei sottocaliffi. Gli accoliti, poi, si aggregano e si scompagnano secondo spregiudicati calcoli di alchimia politica, tutti tesi a cogliere l'attimo opportuno per salire sul vapore e insediarsi alla sua guida.
Di qui, l'anima clientelare che ci portiamo dentro. Di qui, le molteplici sudditanze che, attraverso la lunga catena di vassalli, valvassori e valvassini, ci conduce a oscene genuflessioni. Di qui il cinismo con cui si spia il momento opportuno per far fuori chi comanda e prenderne il posto.
Di qui, l'arroganza con cui il capo viene ricattato dagli arrampicatori che frequentano le sue segreterie. Di qui, l'impudenza con cui il gerarca supremo è spesso tenuto in ostaggio dai suoi corrotti manutengoli.
Perdonami lo sfogo, carissimo Aronne. Ma parlare con una persona dal cuore incontaminato come il tuo mi solleva lo spirito. Mi fa sognare tempi migliori, che certamente verranno. E mi fa fiorire nell'anima la speranza in un mondo più pulito e più giusto. Così come, un giorno, fiorì il tuo bastone. Nel deserto. Davanti alla tenda di Dio.

mons. Tonino Bello, Ad Abramo e alla sua discendenza, 60-63

L'intera meditazione nella sezione Testi

mercoledì 1 aprile 2009

Migranti vittime

Migrazioni: Poettering, “Mediterraneo cimitero a cielo aperto”
“Si profila il rischio che il Mediterraneo si trasformi in un cimitero a cielo aperto”: Hans-Gert Poettering, presidente dell’Europarlamento, in apertura della sessione plenaria (Bruxelles, 1-2 aprile) ricorda “le oltre trecento vittime”, “profughi morti in mare o dispersi” nei giorni scorsi davanti alle coste libiche “nel tentativo di fuggire dalla miseria”. Poettering, dopo una breve descrizione dei fatti, e sottolineando che alcune persone “sono state tratte in salvo dalle autorità egiziane”, afferma “la commozione e la partecipazione al lutto” dell’Assemblea, per “queste persone provenienti dall’Africa” in “cerca di speranza”. Poettering aggiunge che “con l’aggravarsi della crisi economica tali flussi migratori verso l’Europa aumenteranno” e l’Unione è dunque chiamata a dare una risposta coerente. Il Parlamento sta preparando una dichiarazione congiunta sull’argomento. Prima di iniziare i lavori, gli eurodeputati hanno dunque osservato un minuto di silenzio.

Ancora sulla vittoria del Girone!


La notizia sulla stampa:




Clicca qui per l'immagine ingrandita.








Ecco invece un video dei tifosi della squadra dei docenti al Garampi Stadium del seminario




A proposito di ascolto del clero

Milano: quel Lezionario impredicabile
Caro direttore, vorrei segnalare il diffuso disagio del clero ambrosiano riguardo all’uso del nuovo Lezionario, da poco entrato in vigore e sul quale avevate dato notizia negli scorsi mesi (cf. Regno-att. 10,2008,310). Già il clero della diocesi era diviso sull’opportunità pastorale di differenziarsi in toto dal Lezionario romano (vedi Sacrosanctum concilium, n. 23, che dà le indicazioni sulle innovazioni «se non quando lo richieda una vera e accertata utilità della Chiesa» e all’ultimo paragrafo recita: «Si evitino anche, per quanto possibile, notevoli differenze di riti tra regioni confinanti») in quanto non se ne sentiva la necessità pastorale (il Consiglio presbiterale ha approvato l’introduzione del nuovo Lezionario dopo tre controverse votazioni e con la maggioranza di 50% + 1 voto!). Avendone iniziato l’uso, le perplessità sono cresciute e non ho ancora sentito un parere positivo dai confratelli, neppure dai più «tradizionalisti». La ragione sta nel fatto che la connessione tra le prime due letture e il Vangelo è del tutto illogica. Neppure la pretesa e discussa scelta «tematica» in luogo della (parziale) lectio continua romana – quasi che i liturgisti siano più intelligenti degli evangelisti – appare chiara. Purtroppo una scelta così affrettata – e tutt’altro che condivisa con il clero e il popolo di Dio – avrà pesanti ripercussioni sulla concreta vita liturgica della nostra diocesi: per i prossimi 40 anni utilizzeremo un Lezionario impredicabile! Mi domando se i biblisti presenti nella commissione liturgica apposita abbiano avuto effettivamente voce in capitolo! Perché la vostra strepitosa rivista non approfondisce questa «pseudo-riforma»? Sinceri saluti.
Un parroco di periferia della grande Milano. Milano, 9 dicembre 2008.
da Il Regno/Attualità 2/2009
Un esempio, la seconda lettura di oggi:
Lettura del libro dei Proverbi 30, 1a. 24-33
Detti di Agur, figlio di Iakè, da Massa. / Quattro esseri sono fra le cose più piccole della terra, / eppure sono più saggi dei saggi: / le formiche sono un popolo senza forza, / eppure si provvedono il cibo durante l’estate; / gli iràci sono un popolo imbelle, / eppure hanno la tana sulle rupi; / le cavallette non hanno un re, / eppure marciano tutte ben schierate; / la lucertola si può prendere con le mani, / eppure penetra anche nei palazzi dei re. / Tre cose hanno un portamento magnifico, / anzi quattro hanno un’andatura maestosa: / il leone, il più forte degli animali, / che non indietreggia davanti a nessuno; / il gallo pettoruto e il caprone / e un re alla testa del suo popolo. / Se stoltamente ti sei esaltato e se poi hai riflettuto, / mettiti una mano sulla bocca, / poiché, sbattendo il latte ne esce la panna, / premendo il naso ne esce il sangue / e spremendo la collera ne esce la lite.

martedì 31 marzo 2009

Quando ci vuole la carica!


Les Tambours du Bronx, gruppo della musica alternativa delle periferie francesi, ormai noti in tutto il mondo!

Scommesse (sulla finale)? No, grazie!

L'istituto di ricerca Nomisma nel suo quarto "Quaderno sull'economia" si è occupato del recente boom dell'industria del Gioco: nel 2008 sono stati 28 i milioni di italiani che hanno avuto almeno un'occasione di gioco, il 28% ha puntato almeno una volta sull'estrazione dei numeri
Scommesse, Lotto, Gratta e Vinci: Italia paese sempre più in gioco
Il gioco ed i giovani, i comportamenti dei giocatori e la social responsability degli operatori del settore. Sono questi i temi trattati dall'istituto di ricerca Nomisma, nel suo quarto "Quaderno dell'economia". Nel 2008 sono stati 28 i milioni di italiani che hanno avuto almeno un'occasione di gioco. L'11,6% (vale a dire oltre 6 milioni e mezzo) degli italiani - del rappresentativo campione analizzato da Nomisma - ha dichiarato di giocare una volta alla settimana e l'1,4% ogni giorno o quasi. Per oltre 700 mila persone il gioco è una componente irrinunciabile del proprio quotidiano. Più del 22% degli italiani ha sperimentato più di una tipologia di gioco; oltre 13 milioni di italiani ne praticano addirittura più di 3.
Analizzando i singoli giochi, viene fuori che, nel 2008, il 28% degli italiani - cioè 14,4 milioni di persone - ha giocato almeno una volta al Lotto. Al secondo posto il SuperEnalotto, che è stato giocato da 11,6 milioni di italiani, seguito dai Gratta e Vinci con 10,1 milioni di persone. Buono anche il successo delle Lotterie Nazionali, che hanno rappresentato un'occasione di gioco per 5,5 milioni di italiani. In calo invece il bacino d'utenza dei concorsi pronostici (2,3 milioni), mentre sono in crescita le persone (2,7 milioni nel 2008) che hanno giocato almeno una volta alle scommesse sportive. Importante anche il valore dei giocatori di scommesse sportive online: il 2,8% degli italiani (vale a dire 1,4 milioni) ha puntato sul web.
Ma qual è il motivo che spinge a giocare? Tra i giocatori la speranza di vincere denaro è la motivazione preponderante. Oltre il 43% dei giocatori individua nella possibilità di veder mutata la propria condizione economica con una spesa modica il principale stimolo a giocare. Sempre tra i giocatori, il 20% identifica il gioco con "divertimento". Ma emergono anche connotazioni negative: il 16% vede il gioco soprattutto come fattore di perdita di denaro. L'8,2% ritiene il gioco una dipendenza e circa il 5% lo vede come un rischio, vale a dire uno strumento che se non correttamente gestito può trasformarsi in dipendenza. Chi non gioca ha invece una posizione più critica. Il gioco è "perdita di denaro" per il 37% degli italiani che non giocano. L'aspetto ludico è decisamente in secondo piano: solo il 7% pensa che il gioco sia soprattutto divertimento, mentre il 2% pensa che sia una passione.
In tema invece di informazione sui rischi reali della dipendenza da gioco, dalla ricerca Nomisma viene fuori che il 53% degli italiani ritiene che l'informazione sia assolutamente carente. Un ulteriore 32,8% ritiene inoltre che vi sia inadeguatezza sull'informazione attualmente a disposizione. Una delle principali priorità deve essere la protezione dei giovani rispetto ai rischi del gioco. E secondo i dati riportati nel Quaderno, è opinione diffusa che gli operatori del gioco non abbiano predisposto meccanismi di tutela adeguati: il 74,1% degli italiani ha un giudizio negativo del sistema e ritiene l'azione degli operatori del settore non adeguata o comunque caratterizzata da strumenti poco efficaci. (...)
Per quanto riguarda la Social Responsability Index (SRI) e l'Indice di sensibilità nei confronti dei minori (ISM) per ciascuno dei 29 siti valutati, la maggior parte degli operatori di scommesse on line mostrano un indicatore medio di responsabilità sociale basso, pari a 30,8. La valutazione complessiva sulla responsabilità sociale espressa dal sistema può quindi essere considerata ancora insoddisfacente. Solo un operatore presenta infatti una valutazione appena sufficiente rispetto al SRI. La situazione risulta ancor più critica se si considerano i risultati dell'Indice di sensibilità nei confronti dei minori: il valore medio è in questo caso ancor più basso ed è pari a 26,5. Anche in questo caso, solo un operatore raggiunge la sufficienza, mostrando una adeguata sensibilità nell'adottare efficaci strategie di protezione dei minori e opportuni sistemi di inibizione al gioco. Quasi l'80% degli operatori presenta valutazioni gravemente insufficienti in tal senso.

Vincitori del girone!!

Nel torneo interno tra le classi del seminario,
i prof si sono classificati primi nel girone di qualificazione
per la finale, con i seguenti punteggi:
contro la 3^ selezione B: vittoria per 3-0
contro la 5^: vittoria per 3-0
contro la 4^: sconfitta per 4-1
contro la 3^ selezione A: vittoria per 4-3

Non siamo mica come i brocchi di questo video!

lunedì 30 marzo 2009

Malati ad hoc

Bisogna saper distinguere da caso a caso
Allarme degli esperti: «Viviamo una vita troppo medicalizzata»
Si usano cure per situazioni che molti reputano patologiche ma in realtà sono fisiologiche
(...) A riaccendere la miccia sulle polemiche dell’eccesso di «malattie», è un articolo apparso in apertura del sito della BBC online nel quale Tim Kendall, Joint Director del National Collaboration Centre for Mental Health e uomo chiave per le decisioni sanitarie del governo britannico, esprime in un'intervista la sua preoccupazione circa la «esondante» medicalizzazione della società. Nel Regno Unito, notoriamente, si è molto attenti alle spese, comprese quelle che lo Stato deve sostenere per la sanità pubblica, ma - fa notare Kendall - che al 10 per cento dei bambini britannici sia stato diagnosticata una malattia mentale, che, sempre per i sudditi di Elisabetta II, siano state fatte 34 milioni di prescrizioni di antidepressivi nel 2007 e che il 10 per cento dei ragazzini americani prenda una medicina contro la sindrome da iperattività , alimenta il sospetto che qualche esagerazione ci sia. «Se si consulta il manuale di riferimento degli psichiatri americani» fa notare Kendall nell’intervista alla Bbc, «si ha l’impressione che qualunque tipo di comportamento umano sia virtualmente patologico». L'esperto inglese vuole quindi denunciare una tendenza a «cercare di creare nuove categorie di malattia, non di rado laddove c’è, o ci sarà, un farmaco che potrebbe essere utilizzato al bisogno». Esempi? L’articolo della Bbc ne cita alcuni, come la «sindrome delle gambe senza riposo», piuttosto che la «fobia sociale», o alcuni disturbi della sfera sessuale femminile.
Su queste, ma anche su diverse altre condizioni, il dibattito sull’opportunità di cure è acceso da tempo, e sono disponibili montagne di studi pronti a dimostrare l’esistenza, la gravità e la diffusione di ciascuna di esse. Nondimeno, però, esistono spesso dubbi sul fatto che tali studi siano sempre uno specchio fedele della realtà e non invece una forzatura interpretativa per medicalizzare condizioni che invece, se non proprio del tutto fisiologiche, nemmeno sono sempre acclaratamente patologiche. Ovviamente bisogna sempre distinguere caso per caso, perché quando un farmaco ci vuole è sacrosanto prescriverlo (per il medico) e necessario prenderlo (per il paziente), ma quando non ci vuole è inutile. E questo sta alla sensibilità e alla capacità dei medici valutarlo. Se qualcuno davvero non riesce a dormire la notte perché le sue gambe sono «senza riposo», cioè non riescono a stare ferme, può trarre sicuro giovamento da un farmaco ad hoc, ma se è solo un po’ nervoso quel farmaco potrebbe, non servirgli , e produrre magari qualche effetto collaterale inutile, se non altro al suo portafoglio o a quello del sistema sanitario che lo rimborsa. E il problema non esiste solo per le medicine, ma anche per alcuni esami.
Se può consolare, questo fenomeno, noto fra gli addetti ai lavori come «disease mongering», non è certo nuovo, e non c'è bisogno della Bbc per ricordarlo. Basti pensare che già nel 1923 a Parigi andava in scena a teatro «Il Trionfo della Medicina», commedia di Jules Romains in cui il dottor Knoch, giovane dottore appena nominato medico condotto in un paesino di campagna recitava: «La popolazione è sana soltanto perché non sa di essere malata».
Stabilire dove stiano i confini tra salute e malattia non è facile. A volte quei confini sono chiari e netti, le malattie sono reali e dolorose, e la cura con farmaci, terapie, procedimenti medici, sono quanto di più auspicabile ci possa essere. In altre circostanze, però, i limiti che delineano la patologia tendono sempre di più ad ampliarsi. Oppure problemi di salute sono talmente lievi o passeggeri che non giustificano una loro medicalizzazione.
Il meccanismo che sta alla base del «disease mongering» di solito è ricorrente: si parte da una patologia esistente e curabile farmacologicamente e poi, con operazioni ad hoc la si promuove e descrive in termini abbastanza generici da coinvolgere quanti più soggetti possibili. In altre occasioni addirittura il punto di partenza non è una malattia quanto piuttosto un problema, o semplicemente un fenomeno, che viene ridefinito opportunamente in chiave patologica. Non è che le patologie siano il risultato della creatività dell’industria: le malattie esistono, come pure sono normate e regolamentate le indicazioni per usare i farmaci, ma c’è un potente sforzo collaterale per spingere verso la medicina situazioni in cui un suo intervento è superfluo. Un sistema simile, così per come è strutturato, inevitabilmente genera e produce tendenze crescenti di medicalizzazione non sempre giustificate. Queste, se portate all’eccesso, non fanno bene né allo Stato né al cittadino: il contenimento della spesa sanitaria e la riduzione degli sprechi sono un problema importantissimo oggi per i responsabili della cosa pubblica di tutti i Paesi occidentali .
Pensare di essere malati perchè si perdono i capelli, oppure perchè si ha un po' di mal di testa prima del ciclo mestruale, oppure perchè... si invecchia, può essere fuorviante. La paura di rischi irrilevanti o inesistenti per la salute è profondamente malsana. Il richiamo di Kendall è in realtà motivato soprattutto dalla sua preoccupazione che anche in Europa possa essere ammessa la pubblicità diretta di farmaci soggetti a prescrizione al pubblico, come già avviene negli Usa. Pensiamo di poter però sintetizzare che il suo invito è che si sappia mantenere un ragionevole equilibrio tra i rischi sopportabili e quelli che non lo sono. Senza cadere nell'eccesso opposto: per un vero malato di depressione una terapia adeguata può fare la differenza fra la vita a la morte (non solo in senso fisco), così come per un malato di tumore o di una malattia del cuore. E allo stesso modo la prevenzione, quando attuata secondo criteri opportuni non solo può risparmiare una malattia o la vita stessa, ma fa anche risparmiare soldi alle casse dello Stato.

Anaffettività e mancanza di empatia

L'anaffettività
a cura di Marianna Pasquini
In psicologia l'anaffettività consiste nell'incapacità da parte dell'individuo di provare o produrre affetti e si manifesta attraverso la difficoltà di esprimere sentimenti ed emozioni; generalmente si accompagna ad una barriera corporea molto pesante: la persona anaffettiva è anche poco propensa ai contatti corporei, fino a provare disagio nell’essere abbracciata.
In psicopatologia l’anaffettività è un sintomo (non una sindrome) presente nell'anoressia mentale, in alcune forme di psicosi e in misura minore nelle nevrosi ossessive e in alcuni disturbi di personalità.
Viene anche considerato come un distacco emotivo spesso difensivo che si manifesta contestualmente alla presenza di emozioni troppo forti o che fanno paura; può anche rappresentare una fase transitoria di diversi disturbi di personalità, tra cui quello bipolare.
Inoltre é sicuramente possibile che se per una persona “amare” in passato è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente possa iniziare a ritenerlo un comportamento da evitare o comunque da fuggire, si presenta così una reale difficoltà nel creare e sostenere rapporti che implichino intimità. Sono di solito abbastanza casuali i fattori della remissione di questo sintomo: a volte basta un incontro importante e la personalità di un soggetto cambia notevolmente.
Magari a questa persona potresti consigliare dei colloqui (non una psicoterapia) con uno psicologo, che la aiutino a far luce sulle sue difficoltà.

Tutto è relativo... o no?!



domenica 29 marzo 2009

In onore dei 250 anni della birra Guinness

New religion, new salvation

Londra
Cellulari: allarme giovani
Otto su dieci sono «dipendenti»
Uno studio inglese denuncia l'uso smodato da parte dei teenager: sei ore al giorno al telefonino
È allarme cellulari in Inghilterra, dopo la pubblicazione dello studio della «Health Protection Agency» sullo smodato utilizzo dei telefonini da parte dei teenager d’Oltremanica. Stando ai dati, rilevati grazie a un sondaggio del sito di ricerca youngpoll.com su un campione di 2000 ragazzini fra i 6 e i 17 anni, in un giorno un bambino inglese medio spedisce 19 sms, ne riceve 15 e fa 8 telefonate, restando, in pratica, attaccato al cellulare per più di 6 ore, parlando, messaggiando o ascoltando musica.
Ecco perchè 8 teenager su 10 si considerano ormai «telefonino-dipendenti»: una condizione confermata dal fatto che almeno la metà degli intervistati ha ammesso di dormire con il cellulare a fianco del letto e tre quarti di loro ha detto di controllare le chiamate perse o i messaggi ricevuti durante la notte come prima azione della giornata. E tutto questo a dispetto di una recente ricerca svedese, condotta dal professor Lennart Hardell dell’Università dell’Ospedale di Orebro, che ha dimostrato come l’eccessiva esposizione alle radiazioni dei dispositivi mobili quintuplichi il rischio di cancro al cervello fra gli under 20.
Non a caso, in Francia le pubblicità che invitano i ragazzi al di sotto dei 12 anni ad usare i telefonini sono state bandite, mentre in Inghilterra tale preoccupazione non sembra essere stata ancora recepita dal governo e, di conseguenza, i ragazzi inglesi non avvertono il pericolo insito nell’uso esagerato dei cellulari, visto che per l’81% di loro il telefonino è il bene più importante di tutti e addirittura uno su tre dice di sentirsi perso senza, mentre 6 su 10 sostengono di non riuscire a fare nulla se il prezioso oggetto viene loro rubato. Non solo. Numeri alla mano, 9 sedicenni su 10 ne possiede almeno uno e la stessa cosa vale per oltre il 40% degli allievi delle elementari. E i telefonini spuntano spesso anche durante le lezioni, come conferma il dato secondo cui un quarto degli studenti è stato beccato almeno una volta a mandare messaggini dal banco. «Occorre assolutamente scoraggiare i giovani all’uso dei telefonini per sei-sette ore al giorno come misura preventiva», ha spiegato al «Daily Express» un portavoce della «Health Protection Agency», mentre un suo collega della Youngpoll.com ha sottolineato come i cellulari rappresentino ormai il modo più veloce e più facile per comunicare fra i ragazzi. «Adesso con i dispositivi mobili i giovanissimi fanno davvero di tutto. Basta premere un tasto e possono andare online, giocare o ascoltare musica e così facendo il tempo passa in fretta ed è complicato trovare il giusto compromesso».

sabato 28 marzo 2009

Pensaci Tu.


Caro confratello,
che il Padre del cielo ti doni quel riposo
che quelli che avrebbero dovuto essere tuoi "padri" terreni non ti hanno saputo dare.
Che il Figlio Gesù ti sussurri quelle parole affettuose
che una parte della Chiesa non ha saputo dirti.
Che il Consolatore si prenda carico delle tue buone opere,
che chi avrebbe dovuto ricordare ha dimenticato.
Che in Cielo tu possa trovare una autentica Famiglia!
don Chisciotte

A proposito dei mega-eventi di questi giorni

Sintesi
Non avrai altro io all'infuori di me.
da Jena de La Stampa

Oggi i funerali di don Silvano

Tra le tombe i pensieri della signora Teresa
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 7 settembre 2008
La signora Teresa va spesso al cimitero. «Conosco più gente di là che di qua», dice. A dire la verità conosce anche abbastanza gente di qua per fermarsi a chiacchierare con tutti quelli che incontra. Chiacchiere, messaggi e rimproveri. «Come sono tristi quelle tombe senza neppure un segno religioso! Possibile che neppure la morte faccia pensare al Signore?». Passando davanti a tombe che sembrano piuttosto serre di fiori esotici commenta: «Che sperpero? Ma sarà per onorare i genitori o per esibire la ricchezza?». Su qualche tomba nota la foto di un cane o il modellino di una moto: «Sarà stato anche un cacciatore appassionato, sarà stato anche un motociclista spericolato, ma possibile che tutta una vita si riduca a un hobby?».
La signora Teresa ne ha per tutti, tra un requiem e un cenno di saluto semina critiche e consolazioni. Ma davanti alla tomba dei preti si ferma a lungo, in silenzio: come per ascoltare una confidenza, per ricordare una parola che, gridata dal pulpito o suggerita in confessionale, ha incoraggiato una scelta, ha dissolto un’angoscia, restituito il sorriso. È vero, cara signora Teresa, non basta la morte a spegnere l’eco di una voce amica che ci ha fatto del bene.

venerdì 27 marzo 2009

giovedì 26 marzo 2009

Per tenere i cuori aperti


Qui i link dei tre filmati
in cui è raccolto il monologo di Roberto Saviano,

ieri sera a "Che tempo che fa",
tratti direttamente dal sito della Rai.
Una delle rarissime volte
in cui possedere un televisore ha un senso.

parte prima
parte seconda
parte terza

Saviano a "Che tempo che fa" (25.03.09): "I camorristi vi tolgono la felicità"

Morire

"L'uomo può dire: 'Voglio morire',
ma è incapace di realizzare il contrario: 'Io non voglio morire'".

T. Spidlik, "Maranathà". La vita dopo la morte, 99
postato il 12.12.07

mercoledì 25 marzo 2009

Malati di solitudine

Un libro descrive un fenomeno che non riguarda solo la sfera della emozioni
Secondo gli esperti, l'isolamento indebolisce l'organismo e complica la vita
Solitudine in aumento. Un danno per la salute
C'è quella di chi detesta gli altri, quella di chi non ha più niente da dire, quella voluta e quella sofferta, quella che rilassa e quella che fa impazzire. La solitudine possiamo incontrarla dappertutto, anche in mezzo alla gente. E secondo le ultime statistiche riguarda quasi 4 milioni di italiani e il 20% della popolazione mondiale. Il professor John T. Cacioppo, docente di psicologia della University of Chicago, studia questa condizione umana da anni (...) Le sue pagine descrivono una società nella quale i momenti di socializzazione sono rarissimi, concentrata più sul mondo virtuale che sulla realtà, e denunciano anche gli effetti che questa situazione provoca sulla salute.
In primo luogo perché ci abbrutiamo tra sigarette e pasti consumati fissando il pc. E poi perché la solitudine distrugge la nostra capacità di parlare e di muoverci, rende più coriaceo il guscio che ci separa dal resto del mondo e ci indebolisce. Anche fisicamente. "Non è solo una sensazione - spiega Cacioppo - ma una minaccia: ha effetti devastanti, ad esempio, su coloro che soffrono di pressione alta". Chi vive da solo e si sente un po' giù di corda difficilmente fa sport, più spesso si rifugia nel cibo, nella tv, nell'alcol o nelle sigarette. (...) Tra il 1985 e il 2004 la General Social Survey americana ha stilato una serie di statistiche basate su 1500 interviste a cittadini americani, facendo loro delle domande molto semplici: quanti amici hai? Con quante persone ti puoi confidare? La maggior parte degli intervistati ha risposto in modo vago, molti addirittura non sapevano cosa dire. (...)
"La solitudine è un segnale di dolore che spesso la società non recepisce - continua - Per intensità e carica devastante, potremmo paragonarla alla rabbia o alla sete". Lo psicologo precisa inoltre che la società guarda più alla quantità che alla qualità delle cose, e che questo criterio spesso viene adottato nelle relazioni sociali. "Pochi ma buoni: la quantità spesso va a scapito della qualità: è quello che ripeto ai miei pazienti". (...)
Pasolini scriveva che "bisogna essere molto forti per amare la solitudine": le tragedie di ogni giorno ci ricordano che tanto forti non siamo.

Lavoro...

martedì 24 marzo 2009

Giornata di digiuno e di preghiera per i martiri missionari


Sul sito dell'agenzia Fides trovi le motivazioni di questa giornata
e l'elenco dei missionari uccisi negli ultimi anni.

Qui il link al Movimento Giovanile Missionario.

A proposito di "matrimonio" (in senso lato)

Se pensate che celebrare un matrimonio (civile o religioso che sia)
indichi sempre una sana volontà di amare,
fatevi una scorpacciata di bestiate
legate al "giorno più bello della vita".
Senza pessimismo, ma onestamente.
don Chisciotte

Il più grande plastico ferroviario: Miniatur Wunderland Hamburg

lunedì 23 marzo 2009

Un anno fa il Battesimo di Martina

«La preghiera è l'unico legame con la realtà
- se per "preghiera" si intende semplicemente
un'attenzione massima e non preoccupata di alcun risultato,
un'attenzione così pura che chi la esercita non sa di esercitarla».

Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 59

L'ozio...

Costringete gli uomini a stare sdraiati per giorni e giorni: là dove guerre e slogan hanno fallito riuscirebbero i divani. Perché le operazioni della noia superano in efficacia quelle delle armi e delle ideologie.
Emil Cioran, Sillogismi dell’amarezza

Anche in tv c'è umanità

La «fede» di House
Non vogliamo santificare House: è dichiaratamente ateo, a tratti flirta con l’idea dell’eutanasia o dell’aborto, e questo non lo condividiamo. Ma sarebbe così stupefacente sentirlo scagliarsi contro la droga o il sesso incestuoso – come avviene con discrezione e ironia in certe puntate –, se fosse un Santo da "immaginetta"? Se avesse l’aureola non colpirebbe lo spettatore quando si fa interrogare dalla manina del feto che sbuca dall’utero aperto, e gli abbraccia il dito della mano, restando poi incantato ore e ore a riguardare quel dito e domandarsi il mistero di una vita nascosta ma presente.
È un lavoro in corso, quello che avviene nell’animo di House, e sollecita lo spettatore ad un lavoro proprio perché offre un approccio sofferente e empatico che non dà risposte preconfezionate. A differenza di quanto accade troppo spesso nella realtà, qui il medico non è il “fornitore di un servizio” cui ogni richiesta è equivalente, ma sa riconoscere una buona da una cattiva risposta, sa trovare la forza di non fornire la seconda. House intuba e rianima il jazzista nonostante tutti abbiano paura di trasgredire il suo testamento biologico che chiede di lasciarlo morire.
La collega dottoressa Cuddy non è da meno: alla richiesta di House di un’iniezione di morfina, in realtà gli inietta un placebo, sapendo che la droga non è la risposta al dolore e alla solitudine. Anche nei passaggi più inquietanti, quando House indulge verso aborto o eutanasia, non possiamo non restare turbati, ma sentiamo la sproporzione tra ciò che House vorrebbe e quello che, assediato dalla sua solitudine, riesce a fare; in fondo l’uomo solo non può che dare risposte incomplete.
Quando finisce la storia di una ragazza stuprata che è arrivata ad abortire, i colleghi cercano di rasserenare House (che ha certo preso parte alla decisione) e gli chiedono perché si preoccupa, in fondo «ha fatto il suo lavoro», ma lui d’improvviso ha un gesto di stizza violento e grida: «Adesso ci raccontiamo che l’abbiamo aiutata... Noi ci sentiamo tanto bravi, ma abbiamo solo fatto piangere una ragazza». House va anche dalla maestra depressa che non vuol più farsi curare e insiste con tutti gli argomenti possibili, fino alle urla, perché non ceda alla tristezza e alla solitudine. Non lo fa perché questa stenda un “testamento biologico”, ma per risvegliare in lei (e in sé!) l’amore alla vita. House sa stupirsi: sbaglia, digrigna i denti, ma sa riconoscere l’umano quando lo incontra.
L’idea che le storie di House contengano un messaggio esistenzialmente profondo, viene chiarita dalle parole del suo autore, David Shore: «C’è un sottofondo filosofico nello show, un’opportunità di parlare della vita e di come viverla. Penso che i buoni show debbano trattare di dilemmi etici e di questioni di etica. Le storie di successo gettano il personaggio in situazioni in cui giri a destra o a sinistra. E qualcosa di brutto accadrà se vai a destra, ma accadrà qualcosa di brutto anche se vai a sinistra: quale soluzione è la peggiore? Questa serie ha molti di questi momenti, ed è una grande opportunità, ma produce anche delle nuove possibilità per la mia personale visione del mondo». È una sorpresa quando il protagonista (l’eroe) di una fiction è un tipo decisamente cinico.
Qui sta la genialità di chi ha creato la serie di House: non essere scontato ma proporre un itinerario eticamente buono usando le parole, le immagini, e anche le debolezze umane che normalmente veicolano ben altro tipo di messaggi. Perché “una strana morale”? Perché è una morale che “non fa la morale”. Con i suoi aforismi, i suoi apologhi, con le sue idiozie e le battute dei colleghi di House, questa serie riafferma dei valori forti e fermi, pur con le sue contraddizioni, col suo cinismo e il suo ateismo urlato (ma solo per darsi un tono, molto probabilmente). In fondo la morale non è solo escatologia, ma anche riaffermare la verità sull’uomo.
Attenzione, comunque: House è un “cattivo”, è cinico. Ci è richiesto uno sforzo per superare l’impatto con questi comportamenti negativi, per arrivare a capire il messaggio principale della fiction, non fermarsi a quello che si vede, ma fissare il punto decisivo: il cambiamento e lo stupore di una mente cinica. Certo, se volessimo sintetizzare in una frase il pensiero di House non potremmo altro che ripetere il suo famoso aforisma: «Tutti mentono». Ma dovremmo anche capire che dalla serie emerge la spiegazione a questa frase: «tutti mentono» perché tutti hanno paura. E il telefilm invece di essere un elogio alla bugia è una pietra scagliata contro la paure, perché ne mostra limiti e orride conseguenze patologiche. David Shore, creatore e sceneggiatore della serie, usa House a questo fine.
Qualche volta usa House, altre volte le forti condanne della paura vengono da altri personaggi della serie, come quando di fronte al cinismo di House, una ragazza stuprata grida «Ogni vita è sacra!», o quando la collega, cui domandano a proposito di una bambina che perderà un braccio «che qualità di vita avrà», risponde «la vita ha sempre delle qualità».

domenica 22 marzo 2009

Messe in tv

Non so bene perché a volte mi faccio del male volontariamente:
ho visto ancora una volta una parte della Messa in tv,
quella della Domenica mattina.

Assemblee di plastica; stile del celebrare più simile al medioevo che al 2009; ministranti-statuine;
canti da concerto; parole che non parlano.

Ho fondati dubbi che queste trasmissioni non siano strumenti di evangelizzazione, bensì pantomime dello spettacolo, ossequiose agli stili della tv generalista.
Con questo non voglio togliere nulla all'ex opere operato,
né alla buona fede di chi le segue.
E pensare che sarebbe uno spazio ottimale per mostrare-far vivere
ciò che è la Liturgia della Chiesa.
E non un'altra cosa.

don Chisciotte

dalla Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II
14. È ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano, « stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo acquistato » (1 Pt 2,9; cfr 2,4-5), ha diritto e dovere in forza del battesimo. A tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della liturgia. Essa infatti è la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano, e perciò i pastori d'anime in tutta la loro attività pastorale devono sforzarsi di ottenerla attraverso un'adeguata formazione. Ma poiché non si può sperare di ottenere questo risultato, se gli stessi pastori d'anime non saranno impregnati, loro per primi, dello spirito e della forza della liturgia (...).
19. I pastori d'anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa. Assolveranno così uno dei principali doveri del fedele dispensatore dei misteri di Dio. E in questo campo cerchino di guidare il loro gregge non solo con la parola ma anche con l'esempio. (...)
30. Per promuovere la partecipazione attiva, si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti, nonché le azioni e i gesti e l'atteggiamento del corpo. Si osservi anche, a tempo debito, un sacro silenzio. (...)
48. Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente. (...)

Siamo noi!

Melloni ricorda l’ultima pagina del Giornale dell’Anima di papa Roncalli, Giovanni XXIII, scritta il 24 maggio ’63, pochi giorni prima di morire: «Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere, anzitutto e dovunque, i diritti della persona umana e non solo quelli della chiesa cattolica. (...) Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio».

sabato 21 marzo 2009

Primavera!

I "neuroni specchio"

E' comune dire che gli italiani "parlano con le mani", ovvero gesticolano molto.

Ma c'è anche chi è molto espressivo nel volto

e con tutta la gamma delle posture del proprio corpo.
Infine, scommetto che conoscete anche voi qualcuno che col proprio volto "mima"

- involontariamente - i contenuti e le emozioni che traspaiono sul volto e nelle parole

delle persone che sta ascoltando.

Questo fenomeno è chiamato dei "neuroni specchio": ecco un illuminante video!