martedì 21 ottobre 2008

Tempo ed energie preziosi

Avvocati e raccomandate per il dente rotto di Matteo
di mons. Mario Delpini
Avvenire - 1 giugno 2008
Per non offendere, si dice che Matteo è un ragazzo vivace. In realtà è una peste incontenibile. Si dice che sua mamma, Santippe, è una signora determinata. In realtà è una bisbetica insopportabile. Un pomeriggio d’oratorio per sfuggire a Luca, esasperato dai dispetti, Matteo è caduto. Si è rotto un dente. La signora Santippe arriva come una furia. I tentativi di don Andrea di spiegare le cose e riportare l’incidente nelle sue giuste proporzioni servono solo per capire che la signora Santippe ha già sentito gli avvocati. Sdottora infatti di omissioni in vigilando, di imprudenza in eligendo, di danni permanenti biologici e morali, di denunce e di risarcimenti. Difficile credere che cerchi giustizia. Più fondato è il sospetto che voglia alzare il prezzo. Gli avvocati non contribuiscono certo a una soluzione ragionevole. Tra raccomandate ed esposti, tra periti e convocazioni sono passati quattro anni. Tutti hanno perso tempo e soldi, la dedizione di don Andrea a curarsi dei figli degli altri, anche se sono un po’ difficili, è stata mortificata, i rapporti sono diventati difficili. Il giudice ha dato torto alle richieste spropositate. Valeva la pena, signora Santippe?

Gioventù ubriaca

Allarme alcol, tra gli adolescenti: beve uno su cinque
Sessantamila gli italiani in cura per abuso di bevande alcoliche
In Italia l’età del primo contatto con l’alcol risulta la più bassa d’Europa. È uno dei dati emersi dalla prima Conferenza Nazionale sull’Alcol, organizzata dal ministero del Welfare e della Salute. I dati più preoccupanti relativi al consumo di alcol in Italia riguardano la popolazione giovanile e in particolare la fascia di età tra gli 11 e i 15 anni. Ben il 19,5% dei giovani tra gli 11 e i 15 anni dichiara infatti di aver bevuto alcolici nel corso del 2005 nonostante sia in vigore il divieto, sancito dalla legge, di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni. Secondo i dati dell’indagine «Eurobarometro 2002» della Commissione Europea, l’Italia presenta l’età più bassa in Europa in relazione al primo contatto con le bevande alcoliche, con una media di 12,2 anni contro i 14,6 anni della media europea, immediatamente seguita da Irlanda e Austria, con 12,7 anni. Tra i giovani è molto diffuso il consumo di bevande alcoliche al di fuori dei pasti e questo rappresenta un importante indicatore di esposizione al rischio alcolcorrelato. I consumatori giornalieri sono poco diffusi tra i giovani e rappresentano nel 2005 il 2% della popolazione al di sotto dei 18 anni. I giovani tra i 20 e i 24 anni sono la classe di età più interessata dal consumo settimanale di alcolici fuori pasto, immediatamente seguiti da quelli tra i 25 e i 29 anni, ma il fenomeno riguarda in maniera rilevante anche i giovani tra i 18 e i 19 anni, i cui valori sono già superiori a quelli rilevati nel complesso della popolazione generale.
Fra i giovanissimi di età compresa fra 14 e 17 anni la percentuale di bevitori fuori pasto risulta praticamente raddoppiata tra il 1994 e il 2006, passando dal 13,4% al 24,2% tra i maschi e dal 8,0% al 16,8 % tra le femmine. «Molto diffusi risultano tra i giovani maschi i comportamenti di ubriacatura con tutte le conseguenze derivanti per la salute e la sicurezza propria e altrui - sottolinea il ministero -. Secondo l’ISTAT ammette di essersi ubriacato nel 2005 almeno una volta quasi il 50% dei giovani maschi di età compresa tra i 20 e i 29 anni ed il 14,6% di quelli fra i 18 e 19 anni. Meno interessate a questo fenomeno sono le ragazze (il picco più alto, 3,2 %, si raggiunge nella classe di età 18-19 anni)». Ammette di essersi ubriacato almeno una volta anche il 3,2% dei giovani maschi di età inferiore a quella legale per la somministrazione di bevande alcoliche (16 anni). In Italia la mortalità per incidente stradale viene stimata come correlata all’uso di alcol per una quota compresa tra il 30% e il 50% del totale degli incidenti.
Dalla Conferenza emerge anche un’alta percentuale di consumatori giornalieri (31%) tra i maschi delle classi di età medie e anziane, e, tra questi, alta percentuale di consumatori giornalieri eccedentari (16% della classe di età 65-74 anni); l’aumento, nei ricoveri ospedalieri, della percentuale di ricoveri femminili rispetto a quelli maschili e di ricoveri delle fasce di età più giovani rispetto a quelle più anziane; l’aumento percentuale delle diagnosi di cirrosi epatica alcolica nei ricoveri ospedalieri (+4,6% fra il 2000 e il 2004). Nel 2006 sono stati presi in carico presso i Servizi alcologici territoriali del Sistema sanitario nazionale 61.656 soggetti alcol dipendenti, in aumento del 9,6% rispetto a quelli del 2005. Il 75% riguarda persone tra i 30 e i 59 anni; il 15% giovani al di sotto dei 30 anni.

lunedì 20 ottobre 2008

Dizionari

Anche oggi può essere utile un dizionario di qualità sulla propria amata lingua (anche per evitare strafalcioni, tutt'altro che rari!).
Consiglio quindi con piacere la consultazione (dopo registrazione) gratuita online dal sito di Garzanti Linguistica.
Grazie a R.B. per la segnalazione!

Camorritudine

Se le motivazioni sono quelle addotte dalla Sala Stampa,
non concordo.
don Chisciotte

Il Pontefice in visita a Pompei: nessun cenno alla Camorra
La Santa Sede: «Si tratta di un tema affrontano più volte in passato, ma non bisogna generalizzare: la gente del posto spesso non c'entra»
Nel corso della sua odierna visita al santuario campano di Pompei il Papa non ha affrontato il tema della camorra, nonostante la sua attualità, «perchè ne ha parlato altre volte» e perchè quello di oggi è piuttosto un «pellegrinaggio»: lo precisa il vicedirettore della sala stampa vaticana.
«La parola camorra è stata esclusa di proposito dai discorsi del Papa a Pompei perchè ne ha parlato altre volte, anche l’anno scorso a Napoli, e stavolta il viaggio ha il carattere particolare di un pellegrinaggio», afferma padre Ciro Benedettini. «Ma soprattutto - aggiunge - per una forma di rispetto per le persone per bene, che in Campania sono la maggior parte». Secondo il religioso, inoltre, «la Campania non è solo questo e il Papa ha inteso incoraggiare l’impegno delle persone per bene nella difesa dei valori e nella costruzione di una civiltà dell’amore, che rappresenta certamente anche un impegno anticamorra».

Solo "gioco"?!


"Il bambino che gioca impegna nel suo gioco
molta più luce dei santi nelle loro preghiere
o degli angeli nei loro canti.
Il bambino che gioca è la consolazione di Dio".
Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 17

domenica 19 ottobre 2008

"Ministri", cioé "servi"


«Vi sono diversità di 'diaconie' ('ministeri'), ma uno solo è il Signore» (1Cor 12,5). Il fil rouge che più di tutti lega i compiti del Nuovo Testamento tra di loro, da quello di Gesù a quello dei dodici, dagli apostoli ai 'sette' di Gerusalemme, dai compiti di evangelizzazione e guida attestati nelle comunità paoline alle mansioni stabili presenti nelle Chiese post-apostoliche è dunque la diaconia. (p. 298)

Non solo l'apostolato, che si ricollega direttamente all'opera di Cristo-servo, ma anche i ministeri contemporanei o successivi a quello apostolico, emanando a loro volta da esso, ne ricevono l'impronta 'diaconale': la missione di servo che Cristo ha ricevuto dal Padre e trasmette agli apostoli e questi a collaboratori e successori per l'edificazione ecclesiale è il dato primordiale da cui risulta che vi sono particolari compiti di uno per altri. Il 'potere' di Cristo è per il 'servizio': ed ogni potere che Cristo ha trasmesso alla Chiesa è dentro alla medesima logica diaconale.
Resta perciò esclusa, nel Nuovo Testamento, ogni gerarchia di rango, ogni superiorità del ministro sugli altri fedeli: i ministeri non sono 'dignità' che rivestano chi li detiene di una superiorità rispetto agli altri battezzati, ma veri e propri 'servizi' in favore degli altri battezzati. (p. 301)
Erio Castellucci, Il ministero ordinato

Una Chiesa con le porte aperte

Le porte delle chiese benedicono chi entra
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 17.02.08
Alcuni si sono abituati a pensare che le porte delle chiese sono per impedire l’ingresso a ladri e vandali: porte imponenti, serrature rinforzate, sbarre e catenacci. Dicono: «Ladri, andate via!». Alcuni forse pensano che servano per esporre opere d’arte, sculture preziose, originali narrazioni di Vangelo. Dicono: «Guardateci, come siamo belle e istruttive!». La verità è che le porte delle chiese sono per dire alla gente: «Entrate! Siete attesi! Questa è la vostra casa!». E, dunque, che si deve pensare se le porte delle chiese sono spesso chiuse? Si deve pensare che ladri e vandali siano più numerosi della gente che vuole passare in chiesa per una preghiera, prima o dopo il lavoro. Si deve pensare che tocchi al parroco, oltre a tutto il resto, di aprire e chiudere la chiesa e, quindi, tutto dipende dai suoi orari. Le porte delle chiese mi confidano d’essere ancora commosse quando accolgono la nonna che accompagna il nipotino a dire una preghiera alla Madonna e quando il ragioniere, tornando dal lavoro, si inginocchia e lascia quietare stanchezza e nervosismo per andare a casa sorridente. Lo salutano quando entra e quando esce e gli dicono: «Dio ti benedica!».

sabato 18 ottobre 2008

In onore delle grandi donne


La signora Bach (e suo marito)
di Massimo Gramellini
Un direttore d’orchestra australiano ha scoperto che alcune musiche attribuite a Johann Sebastian Bach furono composte in realtà dalla seconda moglie Magdalena. I melomani troveranno la notizia straordinaria, e lo è. Ma ancor più straordinario mi sembra ciò di cui la signora Bach riusciva a occuparsi nel tempo libero: tutto, compresa la gestione di undici figli, di una casa e degli abiti, strumenti e spartiti del marito, il classico esemplare di maschio ossessivo che sa fare benissimo una cosa sola e delega il resto alla sua trafelata metà.
Poiché la storia è scritta dai vincitori e per qualche millennio i vincitori siamo stati noi, sui libri di musica Bach è un genio immortale e la moglie una perfetta sconosciuta. Adesso dovremmo fare finta di sorprenderci che il genio fosse in coabitazione e che l’osmosi in cui vivono le coppie meglio assortite abbia partorito, oltre a una nidiata di infanti, anche le arie più amate dall’umanità. Ebbene, non sono sorpreso. Come non ho mai creduto alla frase: dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, Non dietro: dentro. Soltanto quando diventano una cosa sola l’uomo e la donna riescono a creare, nella carne come nell’arte. Anche se i meriti, almeno nell’arte, se li prende poi uno, e finora quell’uno è stato quasi sempre il maschio. Se i biografi di Bach volessero davvero sorprendermi, dovrebbero scoprire che lui ogni tanto le preparava da mangiare.

san Luca evangelista



Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome! ”.
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Geremia 20,9).

Pensavo anch’io di non farlo più quest’anno;

forse qualche benpensante ribadirebbe che non si deve;
ma non ce la faccio…

AUGURI per San Luca! AUGURI alla Parrocchia San Luca!
don Chisciotte

venerdì 17 ottobre 2008

Falsi "dogmi"

Vale lo stesso (ma con conseguenze ben più gravi)
quando questo stile è assunto da un vescovo...

Quando anime devote creano nuovi dogmi
di mons. mario Delpini Avvenire - 22 giugno 2008
La nostra santa religione ha pochi dogmi essenziali: custodiscono la verità cristiana contro ogni tentativo di semplificare, di inseguire le mode, di trasformare la fede in ideologia. Ma talora in alcune comunità si creano dogmi nuovi, più indiscutibili, più numerosi e più incomprensibili. Capita per esempio che un parroco carismatico o un missionario di passaggio convinca qualche anima devota che il pane per l’eucaristia deve avere la forma e la dimensione di una pagnotta azzima, oppure per un funerale degno dopo la comunione è necessario quel tal canto, oppure che sul bollettino parrocchiale è obbligatorio citare un certo autore. Allora quello che forse per una volta era opportuno diventa una tradizione intoccabile. Se qualcuno si azzarda a suggerire che «per sé le norme liturgiche... », oppure insinua che potrebbero esistere anche altri autori interessanti, si sente rivolgere uno sguardo di compatimento. Così il gruppo delle anime devote, costituito per un servizio di animazione, finisce per divenire intransigente difensore di un dogma in memoria forse di qualcuno che coltivava la modesta persuasione di capire le cose meglio dell’intero episcopato.

Brutta tv

La brutta televisione che spiega la vita. I reality danno l'idea della forza della tv
di Aldo Grasso
Se i grandi telefilm nutrono lo spirito, i reality danno l'idea della forza della tv, svelano curiosi effetti di realtà, specie quando saltano tutte le mediazioni. Domenica pomeriggio, la sempre malvestita Paola Perego rende omaggio a Gianfranco Funari («Questa domenica», Canale 5, ore 16.30). Appena superato lo smarrimento per tanta dichiarata affinità (il trash di Funari era disordine creativo, qui siamo nel sottoscala dell'intrattenimento di massa), parte subito il collegamento con la «Talpa», secondo l'esempio di Simona Ventura (ecco qui ci siamo, con le affinità). Dal Sudafrica, una certa Karina frigna sconsolata perché è stata spedita in esilio in una capanna Zulu. In studio si commentano le lacrime: la sorella spiega che la ragazza, da piccola, ha subito molestie dal padre alcolizzato. Gelo fra gli «opinionisti». Per fortuna c'è l'eclettico Alessandro Meluzzi, indossatore d'idee, guardarobiere di ideologie, vista la facilità con cui le cambia. Meluzzi è anche psichiatra e un colpo di fortuna così (vero o falso che sia, non ha importanza) non capita tutte le domeniche. Può darci la sua spiegazione. Nessuno fra i presenti ricorda però che Meluzzi è anche portavoce di don Gelmini, ridotto nel frattempo allo stato laicale dal Papa, per difendersi meglio nell'inchiesta della procura di Terni: che coincidenza, anche lui è accusato di molestie. Non toccava a Raffaello Tonon (tempo fa ha dichiarato di essere guarito dalla depressione grazie alla tv) né a Selvaggia Lucarelli (si è sposata grazie alla tv ma adesso è già divisa) sollevare il problema ma Roberto Poletti che ci stava a fare in studio? Ma è lo stesso Poletti di «Aria pulita», di «Carta straccia », il Poletti che su Telelombardia doveva prendere il testimone da Funari? Sì, la serialità si rivolge all'anima, ma la brutta tv spiega tante cose della vita.

giovedì 16 ottobre 2008

16 ottobre 1978


Trent'anni fa l'elezione di Giovanni Paolo II.
Un video ricorda l'evento.
Deo Gratias!

Mai fermo


Non dovrebbe formarsi assolutamente l’opinione che nella storia passata della Chiesa lo Spirito Santo abbia detto tutto ciò che vi è di “essenziale”, sicché nel futuro non ci sarebbe da attendersi più nulla di rilevante da lui e tutto il lavoro del teologo si esaurirebbe nel ripetere quel che è già stato detto, magari nel tono della vecchia governante che vuole cacciare in testa agli stupidi bambini quanto tornano - sempre - a dimenticare.

H.U. von Balthasar, Homo creatus est, 350
postato il 16 ottobre 2007

mercoledì 15 ottobre 2008

Utile e inutile

Il microfono in chiesa è molto utile, a meno che...
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 24.02.08
Il microfono è molto utile durante le celebrazioni liturgiche, perché tutti possano sentire bene le parole che vengono annunciate e pregate. Il microfono è molto utile, a meno che sia spento. Il microfono è molto utile, a meno che trasmetta fischi, fruscii e interferenze. Il microfono è molto utile, a meno che sia spostato a destra, mentre il lettore legge rivolto a sinistra, o sia all’altezza di un metro e ottanta, mentre il lettore è alto uno e sessanta. Il microfono è molto utile, se il lettore legge bene. Se invece commette errori grossolani, l’amplificazione fa sì che la gente, invece che essere mossa a conversione dalla Parola di Dio, sia mossa al riso dagli strafalcioni del lettore. Il microfono è molto utile, a meno che la catechista si ostini a far leggere un cresimato che non sa leggere e la gente, invece che capire per che cosa pregare, capisca che i risultati dell’istruzione sono piuttosto scadenti. Il microfono è molto utile, a meno che il filo attraversi tutto il luogo della celebrazione e un chierichetto vi inciampi fracassando le ampolline con l’acqua e il vino. Così anche il microfono può dire qualche cosa su come siano curate le celebrazioni.

Fonti di stress

Da Pew Internet Research uno studio sui lavoratori in rete
Impiegati digitali: connessi e sotto stress
La tecnologia in ufficio implica maggiore produttività, ma porta crescita della mole di lavoro e della stanchezza
Si intitola «Networked Workers» ed è l'ultimo studio realizzato dall'istituto di ricerca Pew sugli effetti dell'adozione e uso delle tecnologie. In particolare questa volta l'analisi si è focalizzata sui lavoratori che utilizzano la Rete per la loro professione, che negli Stati Uniti corrispondono al 60% degli impiegati.
Tramite questa indagine - condotta nei mesi di marzo e aprile di quest'anno su un campione di oltre 2 mila cittadini americani adulti - Pew ha osservato le modalità di utilizzo dell'internet e delle tecnologie mobili sul posto di lavoro e a casa. I dati raccolti hanno messo in luce che i lavoratori sono sempre più flessibili, poiché il tempo dedicato al proprio impiego non si esaurisce nelle ore d'ufficio, ma si estende sempre più spesso all'ambito domestico, anche quando in teoria ci si dovrebbe dedicare alla propria vita privata.
I cosiddetti networked workers sono infatti sempre connessi, che sia via telefono o palmare o via computer: il 93% di loro possiede infatti un cellulare, l'85% un desktop Pc, il 61% un portatile e il 27% un Blackberry. Insomma, la tecnologia ha maggiore presa su di loro di quanto ne abbia sugli altri colletti bianchi del Paese. Il tutto con risvolti positivi dal punto di vista della produttività e della condivisione dei progetti con colleghi e superiori, ma negativi se si ragiona in termini di stress. Basti pensare che il 49% degli impiegati in Rete ha sottolineato che "grazie" alle tecnologie in questione viene loro richiesto di svolgere una mole di lavoro superiore alla norma, e che spesso questo fa sì che non sia possibile staccare la spina nemmeno durante fine settimana e vacanze.
Certo nessuno li costringe a guardare il famigerato smartphone ogni due minuti per controllare la posta elettronica, sempre e ovunque, e probabilmente molti di loro lo butterebbero via molto volentieri, se non fosse che il fatto di essere sempre rintracciabili e aggiornati sugli avvenimenti «rende più competitivi all'interno di un'azienda», come spiegato dal general manager di una società di advertising di Philadelphia, Joe Soto, che ha ammesso di non aver spento il suo Blackberry nemmeno durante una vacanza nel deserto del Sahara.

martedì 14 ottobre 2008

Perché non l'ho scritto io questo libro?!

Sigurd Bergmann: "La teologia del compostaggio"
A livello concreto cosa possono fare le singole comunità per sensibilizzare i propri membri di chiesa?
Il campo forse più proficuo è quello pedagogico. Con i bambini si possono fare tantissime cose: il giardinaggio per esempio è molto amato. Le chiese si possono anche interrogare su come utilizzare l'energia o su come riciclare i rifiuti; gli spunti biblici e pastorali in merito non mancano. In campo più propriamente liturgico ci si può chiedere che tipo di pane utilizzare per la Santa Cena. Accertarsi della provenienza della farina con cui è stato fatto, ovviamente lo stesso vale per il vino. Anche allo stesso battesimo ci si può accostare in modo ecologico: quale acqua usare? Ho lavorato anche con gli operatori cimiteriali ed è stata molto apprezzata una mia lezione sulla teologia del compostaggio. Piccoli accorgimenti che possono incuriosire i membri di chiesa, aumentando la loro consapevolezza in materia di rispetto per l'ambiente.

Occasione di cambiamento

Al verde
di Massimo Gramellini
E se i banchieri ingordi di Wall Street che ci stanno restringendo le tasche fossero in realtà degli ambientalisti, travestiti da truffatori per non dare nell’occhio? Hanno visto il film di Al Gore sull'effetto serra, magari anche «The day after tomorrow» sulla glaciazione di New York, e si sono detti: cosa possiamo fare per impedire tutto questo? E' bastata qualche riunione informale a bordo di uno yacht di sedici chilometri per mettere a punto un piano infallibile: mandare in vacca il capitalismo. Là dove avevano fallito Greenpeace, il protocollo di Kyoto e persino Pecoraro Scanio, sono riusciti i nostri cari manageroni coi bretelloni.
In virtù della recessione causata dalle loro ambizioni spericolate, il prossimo anno le compagnie aeree taglieranno quattrocentocinquantamila voli, i consumi di petrolio crolleranno, molte industrie ridurranno la produzione, una quantità minore di cibo e di merci circolerà sulle autostrade e quasi tutti i Suv resteranno in garage, dove verranno riciclati come fienili o depositi per le conserve. Non dico che nelle città respireremo l'aria del Monte Bianco o che l'acqua dei poli tornerà subito a ghiacciare come certe braciole di maiale dimenticate da mesi nel mio freezer. Ma certo è molto più facile fare i verdi quando si sta al verde.

lunedì 13 ottobre 2008

Arte e buon gusto

Ci vuole un'arte anche per la bacheca
di mons. Mario Delpini
Avvneire - Milano 7 - 09.03.08
La bacheca della chiesa ti dà un’idea dell’aria che tira in parrocchia. C’è la bacheca deprimente: i fogli appesi ingialliscono, le puntine si staccano e i manifesti penzolano come vele ammainate. I preti novelli sembrano dispersi in guerra piuttosto che promesse per la missione. C’è la bacheca sequestrata: ti sembra di essere capitato in una parrocchia di nessuna diocesi. I manifesti di un gruppo, di un istituto religioso o di un movimento occupano tutto lo spazio: non c’è posto per il vescovo e la diocesi. C’è la bacheca batticassa: i debiti incombono, i lavori sono urgenti, i soldi mancano. Che sia Natale o Pasqua trovi esposti grafici e disegni, quadratini da riempire e scadenze da rispettare. C’è la bacheca «agenzia di viaggi»: non c’è momento in cui non sia proposto un pellegrinaggio, un’esperienza culturale, un’occasione da non perdere. C’è la bacheca invisibile: i fedeli ci passano davanti ogni domenica, ma gli avvisi restano ignorati. Il parroco talvolta si impazientisce per certe domande: «Ma se è un mese che ho esposto l’avviso...!». Ci vuole un’arte anche per la bacheca: tenere insieme tutto e dire l’essenziale perché risplenda la bellezza di una comunità, nella sua Chiesa.

Attento!


"Occhio ai tuoi pensieri,
perché si trasformano in parole!
Occhio alle tue parole,
perché si trasformano in azioni!
Occhio alle tue azioni,
perché si trasformano in atteggiamenti!
Occhio ai tuoi atteggiamenti,
perché si trasformano in carattere!
Occhio al tuo carattere,
perché si trasforma in destino!"
F. Outlaw
dal post del 7.10.08

domenica 12 ottobre 2008

Scampo?

Aiuto, il capo è un cretino
Come difendersi dagli imbecilli di potere senza diventare come loro
di Bruno Ventavoli
Era ossessionato dai conigli selvatici che gli avevano distrutto il giardino, e le aveva pensate tutte per allontanarli. Le bestiole, però, riuscivano sempre a farla franca. Un giorno del 1952 monsieur Delille, farmacista, pensò finalmente di essere più furbo di loro. Si fece spedire una coltura di virus della mixomatosi, malattia che aveva fatto strage di conigli in Australia, catturò uno dei suoi piccoli nemici e gli inoculò il virus. In poche settimane il giardino fu liberato. Ma l'epidemia si estese a tutta la Francia, al Belgio, Olanda, Italia... Il piccolo lampo di genio di un babbeo devastò così mezza Europa. Naturalmente non tutte le sciocchezze producono gli stessi effetti. Ma possono fare i loro bravi danni, come spiega il libro «Cretini al potere. Come difendersi dalla stupidità di chi comanda» (Castelvecchi), pubblicato da Diego Armario, ex direttore della radio spagnola, ora scrittore e consulente di comunicazione.
Se per Cipolla, grande economista eterodosso, il cretino era «una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita», per Armario gli imbecilli riescono invece a fare carriera perché con il loro opportunismo, la loro studiata simpatia, la loro straordinaria capacità di adulare i veri capi, sono funzionali al sistema: non rompono le scatole e riempiono i buchi del sistema. La regola dice: «I lavoratori meno efficienti vengono trasferiti sistematicamente in uffici dove possono fare meno danno e alla fine diventano dirigenti».
Una volta al potere, gli stupidi sono orgogliosi del loro posticino, e amano farsi chiamare con il titolo raggiunto, «consigliere», «ministro», «direttore»... Sono «tenaci, pazienti, imprevedibili, bugiardi, ruffiani, spavaldi, intolleranti, esageratamente ambiziosi, prevaricatori, diffidenti, vendicativi». Spesso sono anche felici, perché non si rendono conto di quel che sono e di quel che fanno. Dilagano ovunque, dal pubblico al privato, dalle fabbriche ai parlamenti, dalle banche (come si vede in questi giorni) ai supermercati. E si presentano sotto svariate forme. C’è il «cretino fifone» che, essendo egli stesso stupito del proprio successo, è sempre insicuro nelle decisioni da prendere. C’è il «cretino folle», con un carattere da manuale psichiatrico, che crea talmente tanta tensione nell’ambiente da portare alla disperazione anche collaboratori e sottoposti; spesso l’ebbrezza del potere gli stimola il sadismo, e così diventa pure crudele, mobbizza, spettegola, inventa fandonie per screditare tutti e spiccare nella sua nullità. Il «cretino mediatico» crede invece che il prestigio dipenda dalla notorietà, e fa di tutto per apparire ad ogni livello, dalla macchinetta del caffè alla tv.
Non bisogna dimenticare il frequente caso del «cretino che non sa di esserlo» e dà agli altri del cretino urlando e ringhiando. L’effetto è devastante. A quel punto tutti si domandano chi è il vero cretino. Quello che non sa di esserlo? O quello cui viene attribuita la patente del cretino e pur non essendolo ontologicamente lo diventa nel giudizio generale? È il delirio totale, è come essere finiti nel «paradosso del mentitore». Epimenide di Creta affermava che «tutti i cretesi sono mentitori»: essendo lui un cretese stava dicendo una cosa non vera? O una cosa vera che quindi smentiva l’assunto di partenza? Sostituite «cretese» con «cretino» e vi trovate nella vita quotidiana, in ufficio, per strada, al bar, dove piombano comandi d’ogni genere e non sapete a quale babbeo dare retta per non combinare danni.
C’è salvezza? Il compito è arduo perché, come dice un detto toscano, per i «bischeri non c’è medicina» (tradotto da Schiller «Contro la stupidità anche gli dei lottano invano»). Potete provare a fare i «finti tonti», ottima strategia per sopravvivere, finché non vi viene richiesto di impegnarvi e prendere a vostra volta una posizione cretina. Oppure potete rinunciare alla competizione, dedicarvi al vostro giardino mentre gli altri si scannano per il potere, leggere magari Seneca, Boezio, o Machiavelli… Se riuscirete ad apprezzarli vorrà dire che sciocchi non siete. Forse la consolazione è magra, ma è pur sempre una consolazione.