mercoledì 24 settembre 2008

Benessere interessato

Concordo,
ma bisogna sempre arrivarci
solo perché economicamente conviene (a qualcuno)?!
don Geremia Chisciotte

Le imprese Sono 30 mila, 56 mila gli addetti. anche 2.500 stabilimenti termali
Industria del benessere, è record. Merito della crisi, voglia di tenerezza
Nel 2007 gli italiani hanno speso 16 miliardi fra massaggi, Spa e maschere di bellezza, 275 euro a testa
Il relax di un massaggio agli olii essenziali, il piacere di un bagno nell'acqua sulfurea, la spensieratezza di una ciabattata a bordo vasca in attesa di una maschera alla vitamina C. (...) La cosiddetta industria del benessere. (...) Negli ultimi tempi la crescita del giro d'affari (più 15 per cento l'anno) è stata così marcata da sostenere un settore, quello del turismo, che naviga in acque difficili. Dicono le statistiche che nel 2007 — fra massaggi, spa, beauty farm e centri benessere — gli italiani hanno speso 16 miliardi di euro. Un numero troppo freddo per farsi un'idea? Quei 16 miliardi rappresentano il 2 per cento della spesa annua per consumi delle famiglie italiane. La metà di quello che ogni anno se ne va tra bistecche e fettine, insomma di quello che gli italiani tirano fuori dal borsellino per portare in tavola un piatto di carne. La spesa a persona è di 275 euro l'anno. (...) Secondo una recente ricerca del Censis è l'8,7 per cento degli italiani a frequentare più o meno regolarmente le cosiddette strutture per la cura del corpo. Roba da ricchi ma non solo: la settimana nella beauty farm in Trentino resta un privilegio per pochi, ma il massaggio rilassante nel fine settimana, magari dall'estetista all'angolo, è una pratica che si diffonde sempre più. Forse sta proprio qui il segreto di questo anomalo boom in tempi di magra: chi non ha problemi spende più di prima, chi deve fare i conti per non finire in rosso qualcosina la spende comunque. E il volume d'affari cresce, producendo non solo pelli lisce e facce rilassate ma anche un buon numero di posti di lavoro. (...)
Solo moda? «Dopo l'attentato alle Torri gemelle dell'11 settembre — dice Domenico Scafoglio, professore di Antropologia all'Università di Salerno — in tutto il mondo occidentale è stato registrato un aumento del consumo di cibo». Cosa c'entrano il cibo e le Twin towers? «C'entrano perché ogni trauma ha bisogno di una consolazione. E se la paura del terrorismo ci ha fatto mangiare di più, i tempi difficili che viviamo, dal punto di vista economico, ci spingono alla ricerca del benessere in tutte le sue forme, dal cibo salutista alla palestra, fino alle terme e ai massaggi». Piacere del corpo, piacere per la mente. Non è un caso se oggi, al Salone internazionale del benessere che si apre ad Ischia, prenderà la parola il filosofo Aldo Masullo. Lui parla della necessità di una «svolta etica ed educativa delle imprese del benessere». (...) «Non bisogna considerare il benessere solo nella sua espressione più piattamente consumistica — dice Masullo — e cioè come l'imitazione dei modelli che ci arrivano dalla tv. Il benessere è sempre stato un grande tema del pensiero filosofico. Nel momento in cui tratto bene il mio corpo non sto solo curando uno strumento di prestazioni produttive ma sto facendo il primo passo verso la cura della mia intimità, della mia mente, del mio rapporto con il mondo». Ce ne rendiamo conto quando ci sdraiamo sul lettino per un massaggio o quando chiudiamo gli occhi primi di immergerci in acqua? «Nella maggior parte dei casi no — sostiene il professore — e proprio per questo serve una svolta etica ed educativa, come miglioramento dell'uomo e superamento della sua attuale condizione». Se noi non siamo consapevoli, gli stregoni del marketing se ne sono accorti da un pezzo. I massaggi sono rivitalizzanti, le tisane riequilibranti, le pubblicità di beauty farm e affini parlano più di mens sana che di corpore sano. Del resto quale prodotto si vende meglio della felicità? (...) L'antropologo Scafoglio: «Ogni trauma ha bisogno di una via di uscita. Dopo l'11 settembre in tutto il mondo occidentale c'è stato un aumento del consumo di cibo. Oggi i tempi difficili che viviamo dal punto di vista economico ci spingono all'evasione del benessere».

martedì 23 settembre 2008

L'alcool distrugge


Se qualcuno avesse dei dubbi sulle distruzioni prodotte dall'alcool, guardi con rispetto e pudore queste dodici foto, dietro le quali stanno migliaia di vite.
La vita di Naomi, una donna giamaicana residente a Londra, ritratta nelle foto di Jacopo Quaranta, fotografo e suo vicino di casa, per immortalare gli effetti dell'alcol nell'esistenza di una persona. Il continuo ricorso alla bottiglia ha fatto perdere a Naomi gli affetti, gli amici e anche la figlia, portata via dall'assistenza sociale. Alla fine l'alcol le ha anche tolto la vita, investita da un furgone mentre attraversava la strada ubriaca.

Tra giusta accoglienza e smisurate pretese

Quando posso venire a ritirare il certificato?
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 30.03.08
«Il mio Luca deve sposarsi, signor parroco. Gli serve un certificato di battesimo». «Ah, bene! Glielo preparo per domani. Un bravo ragazzo il suo Luca. È un pezzo che non lo vedo. Potrebbe venire Luca a ritirarlo, così scambiamo due chiacchiere». «Lei è molto gentile, signor parroco, ma Luca è tanto preso in questo momento. I preparativi, i parenti, i mobili... Quando posso venire a ritirare il certificato?». «La segreteria parrocchiale è aperta domani pomeriggio dopo le tre. Però mi farebbe piacere rivedere Luca. Magari domenica. Il corso per la preparazione al matrimonio dove lo fa?». «A dire la verità non lo so: Luca è molto occupato. Poi domenica vanno a sciare, sa com’è: abbiamo la casa in montagna. Ma non posso venire di mattina a ritirare il certificato? Al pomeriggio di solito non esco». «Può venire un altro giorno, la segreteria è aperta tutti i giorni al pomeriggio. Al mattino sono in giro per gli ammalati. Però, mi scusi, se è tanto impegnato come trova il tempo per andare a sciare?». «Si vede proprio che voi preti non li capite questi giovani. Allora posso mandare la mia amica Gemma per il certificato?». La parrocchia si ridurrà a uno sportello per ogni pretesa?

lunedì 22 settembre 2008

Sms pericolosi

Chi scrive messaggini avrebbe inoltre il 91% di possibilita' di sbandare
Studio Gb: mandare sms al volante è peggio che guidare ubriachi
I tempi di reazione si riducono del 35%, percentuale quasi tre volte superiore a quella di chi guida ebbro
LONDRA - Mandare e ricevere sms mentre si è al volante sarebbe molto più rischioso che guidare sotto l’influenza di alcool e droghe. A dirlo è uno studio dell’inglese “Transport Research Laboratory”, secondo il quale usare il cellulare in auto aumenterebbe drammaticamente il rischio di incidente, perché i tempi di reazione in caso di possibile impatto si ridurrebbero del 35%, percentuale quasi tre volte superiore a quella relativa a chi si mette alla guida ubriaco (12%) o dopo aver fumato una canna (21%). Non solo. Stando alla ricerca, quelli che spediscono o scrivono messaggini mentre guidano avrebbero pure il 91% di possibilità di sbandare con l’auto, contro il 35% dei consumatori di cannabis, e pure la capacità di mantenere una distanza di sicurezza subirebbe un crollo vertiginoso se il guidatore è impegnato a “giocare” con il suo cellulare. (...) «Quando si inviano o ricevono messaggini, ci si distrae per forza, perché bisogna togliere le mani dal volante, si deve cercare di leggere il testo sul display e bisogna poi pensare a come eventualmente rispondere – ha spiegato Nick Reed, a capo dell’equipe che ha condotto la ricerca – e questa combinazione di fattori influenza notevolmente la capacità di reazione del conducente e il controllo stesso della vettura, aumentando così per l’automobilista i rischi di incidente rispetto a quanti guidano dopo aver bevuto alcolici, ovviamente entro il limite legale consentito». In Inghilterra, usare il cellulare alla guida comporta tre punti di penalizzazione sulla patente e una multa di 60 sterline (75 euro), mentre il Dipartimento dei Trasporti ha iniziato una martellante campagna pubblicitaria per ricordare agli automobilisti (e non solo a loro) tutti i pericoli dell’utilizzo del telefonino in auto.

Secondo uno studio riducono del 10 per cento il quoziente d’intelligenza di chi li usa
«Gli sms sono un pericolo pubblico». Gli Usa li vietano a chi sta nel traffico
La distrazione dovuta ai messaggi per chi è al volante è molto superiore a quella dovuta alle telefonate
WASHINGTON – Molti se non tutti i cinquanta Stati americani si accingono a limitare o vietare l’invio di sms, messaggi telefonici al cellulare, mentre si è alla guida di un veicolo, o si attraversa la strada in pieno traffico, o anche solo si cammina sul marciapiede. (...) Non esistono statistiche sui comuni, le province, le regioni e gli Stati che hanno adottato eguali misure ma il trend è irreversibile: secondo il ministero dei trasporti, i messaggi ai cellulari di chi è al volante causano ormai più incidenti mortali delle telefonate. La Wireless association quantifica l’uso degli sms in America: in media sono 357 a testa al mese contro 204 chiamate (per i ragazzi dai 13 ai 18 anni - e in molti Stati americani si prende la patente a 16 – la media mensile degli sms è addirittura di 1.742). Rileva inoltre che la distrazione dovuta ai messaggi per chi è al volante è molto superiore a quella dovuta alle telefonate. (...) Il deputato sottolinea che gli sms sono vietati in molti cinema, in molte palestre sportive e così via: «Non capisco perché siano ancora permessi a chi guida l’auto o a chi cammina in mezzo al traffico». (...) Sono un pericolo pubblico, ha scritto il New York times, osservando che le persone sbattono persino l’una contro l’altra sui marciapiedi, e non vedono gli ostacoli.

sabato 20 settembre 2008

A proposito di "bene comune"

Meglio che comandare
di Massimo Gramellini
Cibo, migrazioni, energia: sfide epocali incombono sul pianeta Terra, ma la lettura dei giornali consente di seguire passo dopo passo le strategie con cui i politici di tutto il mondo hanno deciso seriamente di affrontarle. Dunque: Rachida Dati, ministra del presidente Sarkò (quello famoso per aver divorziato da Cecilià e sposato Carlà) è incinta di un uomo misterioso che qualcuno sostiene possa essere addirittura Aznar, l’ex premier spagnolo la cui figlia ha sposato il banchiere Agag, amico di Flavio Briatore, il quale quest’estate si è unito in matrimonio con Elisabetta Gregoraci ma ha litigato con Daniela Santanchè che flirta politicamente con Berlusconi, accusato da Sabina Guzzanti di aver flirtato, non solo politicamente, con le sue ministre, peraltro apparse su diverse copertine nell’atto di baciare con passione i loro fidanzati: giovani e tosti, ma mai quanto l’esquimese che ha messo incinta la figlia diciassettenne della vice di McCain, Sarah Palin, di cui si sussurra che abbia, o abbia avuto, un amante che forse è Aznar, o Sarkò, o un Briatore dei ghiacci alla guida di una Renna(ult), o magari lo stesso McCain, che però potrebbe anche vivere una intensa e travagliata love story con Barack Obama e anzi mentre scriviamo sta già circolando la voce che i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti abbiano avuto un figlio in provetta, Michael Jackson. Vi terremo informati.

venerdì 19 settembre 2008

Io consiglio di consigliare... bene!

Auguri di cuore a tutti i Consigli Pastorali Parrocchiali
e ad ogni altra forma di sapiente "Consigliare".

L'ordine del giorno del consiglio pastorale
di mons. Mario Delpini
Avvenire - Milano 7 - 03.02.08
«Dov’è finito l’ordine del giorno del consiglio pastorale?». Il consigliere, che è già in ritardo, cerca invano nel mucchietto di posta il foglio recapitato da qualche giorno. Dà la colpa alla moglie, che per mettere ordine rende irreperibile quello che serve. La moglie dà la colpa a lui, che vive nella confusione e nella frenesia degli impegni e non si ricorda dove mette le cose. «Beh! Ce lo leggerà il segretario!». Che cosa dice il foglio con l’ordine del giorno dimenticato tra lettere e giornali? Il povero ordine del giorno sospira e si lamenta. Si lamenta perché il suo smarrimento significa che il consigliere non l’ha letto, se non forse con una rapida occhiata. Significa che sui diversi punti all’ordine del giorno non ha potuto fermarsi a pensare, di certo non ha sentito il parere di nessuno, non ha raccolto documentazione né si è fatto un parere personale. Significa che se interviene nel dibattito è per un intervento deciso sul momento, sollecitato da questo o da quello. Forse però starà zitto, come tanti consiglieri che non hanno consigli da dare. Così la riunione finisce prima. Ma sarà servita a qualche cosa?

Società attiva

Un sito interessante dei movimenti antimafia:
http://www.ammazzatecitutti.org/

giovedì 18 settembre 2008

Lavoratori

E' il giorno dei commenti alla fine della trattativa
per dare un nuovo assetto alla società Alitalia.
Un dramma pluridecennale che non ha certo bisogno del mio intervento.
Però una parola posso scriverla,
su ciò che sembra oggetto di polemica su tutti i giornali:
l'esultanza di alcuni dipendenti all'annuncio del "non-lieto-fine".
Certamente la tragica situazione occupazionale di migliaia di persone non può far esultare
e molte famiglie in queste settimane saranno in angoscia,
specie quelle che nemmeno nei tempi d'oro avevano lucrato sull'azienda.
Non posso nascondere, però, che non aver piegato la testa
alla supponenza di una proposta "prendere o lasciare",
mi fa rendere omaggio a chi l'ha fatto per principio e non per stupida arroganza.
Neanche in questo caso abbiamo visto gli uomini di mediazione di cui abbiamo bisogno;
forse abbiamo incrociato qualche buon ragioniere dei conti...
ma anche i numeri sono stati girati e rigirati a piacimento.
Tant'è che ora si può tranquillamente dare la colpa all'una e all'altra delle parti,
sicuri di avere almeno una parte di ragione.
Purtroppo si sa chi sarà lasciato a casa dal lavoro,
e non sarà chi avrebbe dovuto avere - come compito e come passione -
di avere a cuore il bene di tutti, specie di coloro che rischiavano di più.
E ha fallito, alla faccia dell'"Adesso intervengo io e sistemo tutto al più presto".
Onore a chi davanti ad un futuro incerto ha preferito andarci a testa alta.

Non solo brevi

In breve
di Massimo Gramellini
Qualcuno si stupirà che lo scriva proprio io, dal basso delle mie 25 righe, ma stiamo morendo di troppa brevità. Nella civiltà delle immagini alla parola è rimasto un unico ruolo: quello di didascalia. Ormai persino gli sms sembrano comizi. Va un po’ meglio ai cartelli di protesta e ai cori da stadio, eppure la comunicazione contemporanea richiede frasi ancora più brevi, meglio se con riferimenti erotici, capaci di galleggiare per qualche tempo sopra le chiacchiere smozzicate che televisioni, computer e giornali ci rovesciano addosso di continuo. «Yes we can» (Obama). «Pitbull col rossetto» (Sarah Palin). «Ho fatto sesso in tutti gli Stati degli Usa» (questa non è Sarah Palin, ma l’attrice Eva Mendes, ieri). «Presidente, da lei mi farei toccare» (santa Valentina Vezzali, patrona degli arrivisti, mentre fa un fioretto a Berlusconi). Chiunque provi a tessere un ragionamento o ad avventurarsi sul terreno minato della consecutio temporum viene considerato un tipo bizzarro e palloso. Non c’è tempo per ascoltarlo, non c’è voglia, non c’è spazio nei nostri cervelli saturi. Anche del passato si tramandano soltanto i frammenti: «Panta rei», «L’Etat c’est moi», «I have a dream». Gli scrittori sopravvivono sulle carte dei cioccolatini, purché abbiano coniato qualche battuta memorabile: Oscar Wilde e Flaiano surclassano Gadda e Dostoevskij. Ogni frase-slogan viene estrapolata dal contesto e vive una vita propria, spesso antitetica alle intenzioni dell’autore. La morale di tutto ciò? È un discorso lungo. Appena riesco ad accorciarlo, ci incarterò un cioccolatino.

Urli vari


Qualche volta può far bene un bell'urlo!
Qui ne trovi una galleria!

Milano capitale dell'uso della cocaina

Consumi in forte ascesa tra i giovanissimi. Minidosi da 10 euro
Dalle acque depurate emerge che ogni giorno in città si consumano 10.000 dosi
Milano coca-market: spaccio ai ragazzini
La cocaina in mano ai ragazzini, questa è la nuova frontiera dello spaccio alla milanese, l'ultima strategia del supermercato dei sogni chimicamente perfetti. "Fammi fare un colpo", "Quanto vuoi per un colpo?". Un tempo questa frase ambigua avrebbe potuto sottintendere un crimine o un po' di sesso. Non è più così, nel vocabolario degli adolescenti. Quartiere Greco. Tre ragazze vanno da sole verso un gruppo di giovani neri. Da lontano la scena è semplice. Uno dei maschi è lo spacciatore, intasca dalla bionda una banconota da dieci euro e infila qualcosa, forse un cucchiaino di plastica, in una bustina trasparente. I sociologi la chiamano "minidose", lei e le amiche, no: davanti allo spacciatore, la ragazza sniffa, sorride, si è fatta "il colpo". E con il colpo in canna, cioè nel circuito sanguigno, eccola pronta per una serata distratta, se vorrà esserlo, o d'allegria, se deciderà di ridere.
Almeno per un po', in effetti, è così che funziona la cocaina, che però resta un pianeta in parte inesplorato persino per i tossici più incalliti. La parola benzoilecgonina difficilmente suggerirà qualche cosa a chi non è medico, ma è un metabolide della cocaina, cioè la coca si trasforma in quella sostanza quando passa attraverso l'organismo umano. "Abbiamo analizzato le acque che passano dal depuratore di Nosedo, i nostri lavori del 2006 e del 2007 indicano che ogni giorno a Milano si consumano circa diecimila dosi di cocaina. E nel week end salgono a quindicimila. Abbiamo fatto analoghe analisi a Lugano e Londra. Bene, Milano è la città dove, in percentuale al numero degli abitanti, il consumo è il più alto". Questa visione di Milano capitale europea del consumo della cocaina non viene proposta da un poliziotto allarmista o da uno scrittore di noir, ma da uno scienziato, Silvio Garattini del celebre istituto Mario Negri. Perché questa città va sempre più a mille e non tutti ce la fanno a reggere i suoi ritmi vagamente ostili. Tanto che "negli ultimi anni - cifre fornite su nostra richiesta dalla Prefettura - si assiste a un incremento di segnalazioni a carico di medici, infermieri, autisti, forze dell'ordine, avvocati". Cioè, durante i controlli (diciamo antidoping) a persone sospette, qualche volta si fa il test antidroga: emerge così questa "trasversalità" della roba. Nel 2004 c'erano state 3069 segnalazioni di persone da inviare poi al Sert, il servizio della Asl che si occupa di tossicodipendenze, ma l'anno scorso sono state 4129: magari la Borsa avesse lo stesso tipo d'incremento. Milano dunque "sempre più in alto", o sempre più in basso, come raccontano i tantissimi casi di cronaca. Dalla pr della moda che, dopo un festino con amici e poi qualche altra striscia a casa sua, ha preso il bambino appena nato e insieme con lui s'è lanciata dalla finestra. Al giovane diciassettenne sbandato che, più volte aiutato da don Gino Rigoldi, una notte è scappato dalla comunità, s'è preso quanta più coca potesse e ha ammazzato, con un complice, un transessuale, con una violenza inaudita. I segnali esistono, pochi sembrano volerli leggere. Ma è bene sapere che "nel 2010 il numero dei consumatori di cocaina potrebbe aumentare del 40 per cento rispetto al 2007". Lo sostiene un'analisi della Asl coordinata da Riccardo Gatti (www. droga. net). Ha organizzato un "prevo. lab", una sorta di "stanza delle previsioni", che se sbaglia, sinora ha sbagliato per difetto. Dice Gatti: "La percezione della droga come pericolo e trasgressione è stata progressivamente sostituita" dall'idea che sia un "semplice prodotto - potenzialmente innocuo e controllabile - da assumere liberamente, in qualunque momento e in qualunque luogo", per "una vita diversa per qualche ora". Un sogno chimico a cottimo. Una "polverina magica come quella delle favole".
Ma dietro c'è il mercato dello spaccio. Con i pusher che replicano il modello distorto del supermercato per "fidelizzare" la clientela. C'è un conto da fare. Un po' d'aritmetica applicata alla strada. Oggi tra i 6 e gli 8 euro puoi prendere un aperitivo alcolico partecipando a un happy hour, che qualche volta più che comunicare "happy", rappresentano il massimo dell'infelicità milanese. Sempre a 8 euro si può comprare una microdose di eroina (0,20 grammi) necessaria a far calare l'eccitazione da coca. A 8,5 euro trovi l'hashish e a 6, quando c'è, la marijuana. L'ecstasy non manca, ma tra i giovani "fuori giri" di Milano è una cosa o da "tamarri" (i fuori moda della periferia) o da sudamericani. Tra i 10 e i 15 euro è possibile, come abbiamo visto, il "colpo", la botta al cervello della cocaina che "sale". Risultato: gli spacciatori si sono livellati al costo medio della "serata". Un progetto che rende, stando agli studi statistici del dottor Roberto Mollica, sempre della Asl: in Italia nel 2005 i giovanissimi erano il 3,5 per cento dei consumatori, ma nel 2006 sono saliti a 3,9. Nella provincia di Milano erano 3,5, sono arrivati a un bel 4,3. Intorno al vecchio Duomo "sulla popolazione tra i 15 e i 19 anni (pari a 161.580 ragazzi) i consumatori sono 7mila circa", aumentano sempre, sono sempre più giovani.
E mentre scriviamo, Colombia, Bolivia e Perù stanno aumentando anche la produzione. Fabio Bernardi, ora capo della Mobile a Bologna ed ex capo della Narcotici a Milano spiega che questa "produzione è arrivata ormai a 900 tonnellate anno, e il 60 per cento arriva dalla sola Colombia". Sono gli "eserciti" a gestire il traffico, visto che "le famose Farc hanno quasi il monopolio della coltivazione", gli acquirenti in Italia "soprattutto le 'ndrine calabresi, poi le organizzazioni camorristiche più che quelle siciliane, ma - tanto per spiegare - noi a Milano beccammo il responsabile di un centro per abbronzature che gestiva direttamente il traffico e aveva 70 chili in deposito, insomma se hai la liquidità e non hai paura, puoi rischiare". Negli ultimi giorni, in mano a tre illustri sconosciuti, tre gangster di mezza tacca, sono stati trovati 300 chili di
"bamba". Sembra tanta, è solo goccia nel fiume di droga che, tra pub e discoteche, chioschi dei panini e piazze, scorre florido e carsico. L'affarismo senza scrupoli milanese sa far di conto molto bene. Un chilo di cocaina costa millecinquecento dollari quando lo si compra in Colombia, ma sulla piazza europea vale dai 20 ai 23mila euro, e cioè venticinque volte di più. "Tutti noi dell'antidroga - continua Bernardi - guardiamo Milano perché è la città che detta la tendenza generale, come anche Madrid e Londra, e quello che preoccupa moltissimo è che la dose minima, una volta, costava non meno di 70 o 60 euro, cifre basse, ma non bassissime". Ma poi gli spacciatori, siccome "il mercato europeo della cocaina è in ascesa mentre quello americano è saturo", hanno inventato la minidose, destinata ai più giovani, e mettendo la cocaina nelle mani di tutti. Solo grazie al tanto criticato pm di Potenza John Woodkock è venuto a galla quel giro di cocaina che per anni ha imperato e prosperato nella zona di corso Como, quasi del tutto indisturbato. Gli interrogatori su veline e soubrette che tiravano "le righe" nei bagni della discoteca vip Hollywood hanno svelato quanto fosse (e sia) un fenomeno di massa. ell'ultimo mese il repulisti tra i locali della movida milanese è stato continuo. Hanno acchiappato "Paco", ma solo perché ha portato la roba a domicilio a una cliente brasiliana, e stando ad accuse e indagini, l'ha violentata. Poi sempre in corso Como sono stati placcati dai carabinieri due nigeriani che, credendo di non dare nell'occhio, usavano la bicicletta per pedalare da un cliente e l'altro.
Arresti, arresti, sempre pochi rispetto alla tanta gente che vende e compra "l'additivo", per innalzare il numero dei giri della propria ingrippata macchina umana. Nelle interviste ai vip milanesi, ricorre spesso una domanda: "C'era una volta "la Milano da bere", oggi che cosa c'è?". Già allora quella era la Milano non solo della moda, della Borsa e di Bettino Craxi, ma anche di Angelo Epaminonda, detto il Tebano, che aveva il monopolio della cocaina rosa. Un quarto di secolo dopo, non c'è alcun monopolio, c'è solo tanta merce. Chi ne fa un uso autistico, la classica sniffata da solo, prima di vedersi una partita alla tv. Esiste l'uso empatico, per sentirsi tutti insieme. C'è chi la ordina usando "skype", su Internet, che non è facilmente intercettabile. È in mano a tutti, la cocaina, in questa nuova "Milano che si beve l'anima".
(14 settembre 2008) articolo

mercoledì 17 settembre 2008

Conversione intellettuale


Si tratta di una conversione intellettuale. Essa tocca, infatti, l'intelligenza che, dopo aver vagato attraverso opinioni e punti di vista confusi, diversi, contraddittori, finalmente trova un principio per il quale riesce a decidersi e a operare, non sotto l'influenza dell'ambiente o del parere degli altri, bensì per una illuminazione chiara e profonda.
Mi preme sottolineare che la conversione intellettuale è parte del cammino cristiano, pur se sono poche le persone che vi arrivano perché è certamente più comodo, più facile accontentarsi di ciò che si dice, di ciò che si legge, di come la pensano i più, dell'influenza dell'ambiente anche buono. Tuttavia, il cristiano maturo ha assoluto bisogno di acquisire convinzioni personali, interiori per essere un evangelizzatore serio in un mondo pluralistico e segnato da bufere di opinioni contrastanti. In altre parole, la conversione intellettuale è propria di chi ha imparato a ragionare con la sua testa, a cogliere la ragionevolezza della fede grazie a un cammino, forse faticoso, che lo rende capace di illuminare altri.
L'opera di Luca - Vangelo e Atti - rappresenta quello stadio dell'itinerario cristiano in cui una persona, dopo la decisione religiosa di esser tutta del Dio di Gesù Cristo, dopo quella morale di vivere un'esistenza secondo la disciplina e gli insegnamenti della Chiesa, vuole a ogni costo cogliere il cammino cristiano nel mondo, nell'insieme delle filosofie e delle teologie tra loro diverse, con una chiarezza che deriva appunto dall'aver imparato a orientarsi in mezzo a un contesto difficile. Luca insegna a orientarsi nel mondo pagano, a paragonare le tradizioni religiose pagane con quelle ebraiche, a mantenere la fedeltà al Dio di Israele, al Dio creatore e in Gesù redentore, pur vivendo al di fuori del popolo ebraico. La comunità primitiva si trovava di fronte a gravi problemi intellettuali e teologici; per esempio: bisogna imporre le forme religiose ebraiche, anche disciplinari, ai pagani oppure occorre operare una nuova sintesi? Gli Atti degli apostoli ci fanno capire che è possibile un'evangelizzazione planetaria, che non è necessario riprodurre semplicemente il modello israelitico di pensiero e di pratica religiosa. Il grande merito di Luca consiste nell'aver affrontato in maniera diretta ed esplicita il problema della cultura religiosa, della conversione intellettuale, quindi anche dell'evangelizzazione delle culture.
E la sua opera deve esserci particolarmente cara oggi, dal momento che viviamo in un universo culturale scomposto e confuso. Anche al tempo di Luca erano venute meno le ideologie e si assisteva a una mescolanza di vecchie e nuove filosofie, di riti che venivano dall'oriente, di religioni misteriche; la gente era perplessa, inquieta, aveva bisogno di orientamento, di certezze, di imparare a cogliere l'unità del disegno divino.
Ispirato da Dio, Luca ci ha offerto un modello di comportamento missionario al quale riferirci ancora oggi. Giovanni Paolo II lo riprende nell'enciclica Redemptoris missio, dove presta attenzione alle diverse religioni, alle varie culture, al dialogo interculturale, ma con quella libertà, chiarezza e serenità che sono proprie di Luca.
Vorrei inoltre osservare che la stessa grande teologia di Paolo è uno sviluppo delle intuizioni di Luca. L'apostolo costruisce una teologia che non si limita a rinnegare gli errori; essa tiene conto dei concetti buoni del rabbinismo sulla giustizia di Dio e delle riflessioni dello gnosticismo sull'unicità del cosmo. Per questo è molto importante leggere il Vangelo di Luca e gli Atti degli apostoli nell'approfondimento teologico di Paolo, in particolare nelle Lettere ai Romani, ai Corinti, ai Galati, agli Efesini, ai Colossesi.
Il Signore ha dunque provveduto alle colonne della sua Chiesa, a dirigere il consiglio e la scienza di questi uomini per insegnarci a meditare sui misteri di Dio, per permetterci di viaggiare tra genti straniere investigando il bene e il male, senza lasciarci contaminare, indagando la sapienza di tutti gli uomini e dedicandoci allo studio delle profezie (cfr. Sir 39). Luca è riuscito a operare una sintesi tra visione giudaica del mondo, a partire da Abramo e dalle profezie, e una visione cosmica che poteva anche essere compresa dai pagani, partendo dal Dio creatore e dal primo uomo, considerando quindi tutta la successione dell'umanità chiamata a un unico disegno.
Lasciamoci perciò scuotere dal messaggio lucano verso una conversione intellettuale, nel desiderio di utilizzare la nostra intelligenza per valutare i fenomeni e gli eventi che si verificano intorno a noi, per non esserne emarginati o intimoriti [...].
Il passaggio alla conversione intellettuale richiede sforzo, volontà, pazienza, tempo, ma vi invito a farlo. Rimango sempre perplesso quando, incontrando qualche comunità religiosa, anche contemplativa, mi accorgo che, pur conducendo una vita pia, devota, santa, sacrificata, questi uomini o queste donne non hanno l'intelligenza spirituale della situazione della Chiesa. I nostri Padri, come Agostino e Ambrogio, non si sono distinti solo per la pietà o per la moralità; essi avevano acquistato quell'intelligenza che può giudicare da sé ciò che è bene e ciò che è male, che può rendere ragione delle proprie opzioni di fede. Di questa maturità cristiana, che nasce dalla conversione intellettuale, noi abbiamo bisogno oggi per evangelizzare un'Europa così sofisticata e attraversata dalle più strane correnti di pensiero.
CARLO MARIA MARTINI, Incontro al Signore Risorto I, 68-70

La rivista teologica

E' uscito il nuovo numero della rivista teologica del Seminario di Milano:

Editoriale
Celibi e coniugati per il ministero ordinato , 315-317
MARCO PALEARI
La tradizione delle Chiese orientali (II), 319-344
GABRIELE CISLAGHI
La tradizione della Chiesa latina , 345-367
MARIO DELPINI
L'esperienza del diaconato permanente, 369-375
XAVIER LACROIX
Perchè parlare della durata e della fedeltà?, 377-396
ALFONSO VALSECCHI
L'Eucaristia origine e meta dell'unità della Chiesa , 397-420
visita il sito

martedì 16 settembre 2008

Charles De Foucauld


Due brevi testi di fr. Charles De Foucauld,
che ieri avrebbe festeggiato i 150 anni.

"Rendersi estranei ai modi di pensare, di parlare, di agire delle persone del mondo; non occuparsi di quel che pensano, dicono, fanno; fare ciò che è più perfetto, imitare Gesù, non cercare di essere eccentrico, originale - Gesù non lo era - ma nemmeno aver paura di sembrarlo, se le persone del mondo giudicano tale quel che facciamo perché è il più perfetto, perché Gesù l'avrebbe fatto... Se il mondo ci giudica male e ci trova pazzi, tanto meglio, saremo più simili a Gesù!".

"Si può sempre far molto con l'esempio, la bontà, la preghiera, stringendo più strette relazioni con anime tiepide o lontane dalla fede, per ricondurle, a poco a poco, a forza di pazienza, di dolcezza, di bontà, per effetto della virtù più che dei consigli ad una vita cristiana oppure, ancora, entrando in relazioni d'amicizia con persone del tutto contrarie alla religione, per far cadere, con bontà e virtù, le prevenzioni che nutrono e per ricondurle a Dio... Bisogna estendere le nostre relazioni con i buoni cristiani per sostenerci nell'ardente amore di Dio e con i non praticanti, cercando di avere con loro, non solo rapporti mondani, ma legami di affetto cordiale, conducendoli ad aver per noi stima e confidenza e, per questo tramite, a riconciliarsi con la nostra fede. Bisogna essere missionari in Francia come nei paesi infedeli, e questo è compito di tutti i cristiani: sacerdoti e laici, uomini e donne".

lunedì 15 settembre 2008

Il valore della vita


E' successo in una città dell'Indonesia
Poveri in fila per ricevere 3 euro: 23 morti nella ressa
Una famiglia ricca stava distribuendo soldi alla folla. Poi la tragedia
Erano in fila, in attesa di ricevere quarantamila rupie (circa 3 euro). A distribuire i soldi, una famiglia ricca: i suoi componenti stavano distribuendo il denaro ai poveri di Pasuruan, a circa 800 chilometri a est della capitale Giacarta. La folla si è fatta via via più numerosa. E a un certo punto si è diffuso il panico. Così, la distribuzione di denaro si è trasformata in tragedia: almeno 23 persone sono morte schiacciate nella ressa. Altre otto persone sono in gravi condizioni. Lo riferiscono la polizia e i militari. articolo

Grida e sussurri

La fine della privacy e del pudore
L'amore urlato al tempo dei telefonini
Lo sviluppo tecnologico che ha inflitto danni permanenti alla società è il telefono cellulare
di Jonathan Franzen
Non sono contrario agli sviluppi tecnologici. (...) Benché i miei aggeggi preferiti siano quelli che salvaguardano attivamente la privacy, sono anche favorevole a qualsiasi novità tecnologica che non mi costringa a interagire con essa. (...) Le invenzioni che non riesco ad accettare, tuttavia, sono simili agli insulti che continuano a ferire, alle mazzate che continuano a far male. Lo sviluppo tecnologico che ha inflitto danni permanenti alla società — vale a dire, l'invenzione di cui non è nemmeno possibile lamentarsi in pubblico, malgrado i disastri provocati, pena il ridicolo — è il telefono cellulare. (...) Il mondo, dieci anni fa, non era stato ancora del tutto espugnato dalla chiacchiera. L'uso dei Nokia appariva un'ostentazione o una mania dei ricchi. Oppure, per essere generosi, una malattia, un'invalidità o una stampella. Sul finire degli anni Novanta, già si avvertiva a New York una morbida transizione metropolitana dalla cultura della nicotina alla cultura del cellulare. (...) Inutile dirlo, non c'è stato alcun dilemma. Il cellulare non era una di quelle trovate moderne, come il Ritalin o gli ombrelli extra large, alle quali si oppongono valorosamente numerose sacche di resistenza civile. Il suo trionfo è stato fulmineo e totale. I suoi abusi sono stati vituperati e condannati in saggi, articoli e lettere a vari direttori, e poi vituperati e condannati con maggior vigore quando gli abusi sembravano aggravarsi, ma è finito tutto qui. (...)
Parlo dell'abitudine, sconosciuta dieci anni fa, ma oggi diffusissima, di chiudere le conversazioni al cellulare sbraitando le parole «LOVE YOU!» O, ancora più opprimente e seccante, «I LOVE YOU!». Mi fa venir voglia di trasferirmi in Cina, dove non capisco la lingua. O di mettermi a urlare. Ammetto la possibilità che, tra tutte le persone che affollano la sala di attesa di un aeroporto, l'uomo più straordinariamente arido e incapace di amare sia io. È anche possibile, però, che la reiterazione abituale e frequente svuoti la frase del suo significato. (...) Ecco, questa confessione è inammissibile quando si parla davvero dal profondo del cuore. (...) Io non riesco a trattenermi dal pensare che siamo davanti a una sceneggiata: una recitazione istrionica, fatta in pubblico e imposta agli altri con un senso di rivincita. Se la dichiarazione d'amore di quella madre avesse avuto un peso emotivo personale e autentico, la donna non avrebbe dovuto usare qualche premura per salvaguardarla dalle orecchie del pubblico? Se era davvero sincera, dal profondo del cuore, non sarebbe stato meglio sussurrarla? Origliando la sua conversazione, da perfetto estraneo, mi sento coinvolto invece in una dichiarazione aggressiva di proprietà. È come se quella donna stesse dicendo a tutti i presenti: «Le mie emozioni e la mia famiglia valgono di più della vostra tranquillità». E inoltre, come sospetto spesso: «Voglio far sapere a tutti che, a differenza di molte persone, tra cui quel bastardo di mio padre, io sono una donna che esprime sempre l'amore che prova per i suoi cari».O forse, travolto da un'irritazione che adesso comincia a sembrarmi un po' lunatica, mi starò immaginando tutto? (...) articolo completo

domenica 14 settembre 2008

A 15 anni dal martirio di don Puglisi


Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. E' in corso la causa di beatificazione.
Informazioni sul sito a lui dedicato.

Modena City Ramblers - Il bicchiere dell'addio

Per due amici che stanno partendo per Roma.
Confidando che per loro ci siano voci di festa, rumori di bicchieri, una ballata e tanto calore!

sabato 13 settembre 2008

Panche divise


Quando i posti in chiesa raccontano le divisioni
di mons. Mario Delpini - Avvenire - Milano 7 - 27.01.08
Dispersi nella grande chiesa i devoti stanno al loro posto. Il Carlo e la Carla sono seduti vicini, ma a tre panche di distanza dalla Giuseppina: non si parlano più. La Maria è isolata al suo posto: non si muove neanche per lo scambio della pace: "Vado in chiesa per pregare, non per fare confusione". Le prime tre panche sono vuote: non credo si tratta del reverenziale timore di Dio. Sulle ultime due sedie prendono posto Mirko e Marco: non si sa se aspettano che finisca la messa o che esca di chiesa la Lucia. Quando si celebra la messa per il povero Antonio si presenta tutta la famiglia, con parenti e conoscenti: però dai posti che occupano capisci subito che la divisione dell’eredità ha lasciato divisioni e rancori. I posti in chiesa dicono molte cose. Il parroco si è stancato di dire: "Venite davanti: non c’è nessun pericolo! Stiamo più uniti: i canti e le preghiere riescono meglio. Scambiatevi il segno della pace". Il parroco guarda i devoti e sospira. I posti in chiesa gli raccontano di beghe, inerzie, estraneità. E prega: «Dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo un cuor solo e un’anima sola». Per ora la Maria non s’è mossa. Chi sa? Forse domani.

venerdì 12 settembre 2008

Provocatoria incoerenza

Quando si cerca a tutti i costi di far parlare di sé,
si finisce per dire qualcosa di buono,
mantenendo però un contorno di stupidità e incoerenza.

Miss Italia, Mariotto ora cerca il "lato V", quello della verginità
L'anno scorso lo stilista volle valutare anche il «lato B» delle concorrenti
Un anno fa a Miss Italia cercava il «lato B», questa volta cerca il «lato V»: quello della verginità, quello della purezza. Guillermo Mariotto, stilista di fama, lancia l’ennesima provocazione, altrettanto forte. (...)
«Cerco il lato V, da virgen, e lo cerco in queste ragazze che vedo sfilare», dice al telefono all’Agi, aggiungendo «mi deprime vedere le ragazze avviate al mercato della carne. Come pure mi deprimono i genitori felici nel vedere le figlie spogliate. Questo è davvero degradante, mentre credo che la cosa da premiare sia la purezza e non la carne». Lo stilista sudamericano dice che «è tempo di cambiare, è tempo di cose migliori; non sappiamo a cosa porti l’evoluzione della vendita della carne».
Mariotto (...) insiste sul concetto di purezza. E secondo lui la purezza «si vede dallo sguardo. Spero che tra le 100 concorrenti ce ne sia almeno una pura, una vergine: in tutti i sensi, non solo nell’animo. Dallo sguardo si capisce subito, gli occhi sono lo specchio dell’anima. Se il pubblico italiano vota per quello sguardo, per quella che sembra la più pura, allora ci sarà stata una evoluzione in quel mercato di ciccia. Non possiamo andare oltre in questo degrado. Cerchiamo invece le cose migliori. E se lo facessimo, allora questa edizione di Miss Italia sarebbe migliore di quella di un anno fa». Adesso - conclude lo stilista - «è tempo di Marie, è tempo di verginità e purezza». articolo

Bene prezioso


Il biologo Giulio Conte: così possiamo adottare atteggiamenti virtuosi
Ogni italiano consuma 200 litri di acqua al giorno
Torino la città più sprecona. Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare
Acqua: che spreco. Dalla doccia alla pulizia della casa agli usi in cucina, dal Wc all'irrigazione delle piante, senza tralasciare lavapiatti o lavatrice, ogni italiano consuma una media dai 170 ai 200 litri di acqua al giorno per i propri usi domestici. In testa alla città più sprecona del Bel Paese c'è Torino con 243 litri consumati per ogni abitante ogni giorno, mentre sono gli abitanti di Nicosia, in Sicilia, con i loro 143 litri a testa, a vincere il podio dei più risparmiosi. Subito dopo il capoluogo piemontese si colloca Roma, con 221 litri di acqua pro capite, seguita da Catania (214), Napoli (207), Verona (199) e Milano (191).
Secondo il rapporto 2007 dell'Istituto Ambiente Italia-Dexia (Ecosistema Urbano Europa), a consumare circa 169 litri di acqua al giorno a testa per uso domestico sono i palermitani, mentre a Firenze i consumi scendono a 155 litri. Bari (154), Bologna (149) e Nicosia (143) sono invece le tre città tra le più parche nel consumo di acqua domestica, quell'acqua di migliore qualità oggi a disposizione degli usi casalinghi. Ma l'Italia non è il Paese dove si consuma più acqua nelle case. Ai primi posti nel mondo c'è Bristol con 294 litri pro capite, seguita da Parigi (287), Patrasso (285) e Stoccolma (210). Berlino consuma 163 litri, Londra segna 159 litri a cittadino al giorno, Madrid 140, mentre è Heidelberg a registrare la quantitá inferiore di uso di acqua nelle case: 103 litri al giorno per ogni cittadino.
A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l'eco del documento dell'Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all'oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l'acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.
Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d'acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l'acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d'acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall'Agenzia d'Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell'acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d'acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d'acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l'esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l'anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l'uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».
Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d'acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l'acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l'acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l'acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d'acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l'acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po'. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. (...) basterebbe cominciare dal «recupero dell'acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all'emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata. articolo

giovedì 11 settembre 2008

Sette anni di dolori

Concordo


«Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana, che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c'è in vari Paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazifascismo.

mercoledì 10 settembre 2008

Eroi veri

Caparezza Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) Le dimensioni del mio caos Video Testo Lyrics

[STR 1]

Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco

[RIT]

che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perhcè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

[STR 2]

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

[RIT]

[STR 3]

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe

lunedì 8 settembre 2008

Ripresa delle lezioni in Lombardia


In bocca al lupo a tutto il mondo della scuola!

domenica 7 settembre 2008

Concreta coerenza

Amare la natura in parrocchia
Pannelli solari sul tetto della chiesa:
una scelta coraggiosa quella fatta dalla comunità di San Leone Magno a Milano
I pannelli solari posti sul tetto della parrocchia San Leone Magno di via Carnia non sono visibili dai pedoni né dagli automobilisti, ma la loro efficacia e la loro presenza sono evidenti per chiunque entri nella chiesa parrocchiale. A fianco del portone principale è infatti presente un tabellone elettronico che, in tempo reale, indica i Watt prodotti al momento e i kWh generati dal giorno dell'attivazione dell'impianto, nel settembre 2007. Ma altre due sono le indicazioni utili che dà il tabellone: i litri di petrolio risparmiati grazie ai pannelli fotovoltaici (più di 1.700 in un anno) e le emissioni di CO2 evitate (oltre 3.600 chili nello stesso lasso di tempo). Il pannello solare è il simbolo stesso dell'energia pulita e accessibile a tutti: non crea residui di fumi né di polveri e sfrutta una fonte, il sole, pressoché inesauribile e cui tutti possono attingere, con gli strumenti adatti.
L'intento della parrocchia non è rivolto al risparmio economico, comunque previsto, ma soprattutto al rispetto della natura, coerentemente al tema scelto per la Giornata per la salvaguardia del creato di lunedì 1 settembre: "Una nuova sobrietà, per abitare la terra". «Abbiamo deciso di installare l'impianto perché i fedeli capissero che ciascuno deve fare la propria parte nella tutela dell'ambiente», spiega Luigi Andreoli, membro del consiglio pastorale parrocchiale ed operatore del settore energetico oggi in pensione. «L'orientamento esplicito della Chiesa - prosegue - è volto al rispetto del mondo, non a parole, ma con i fatti. E la nostra parrocchia, nel suo piccolo, ha cercato di fare il possibile». Senza entrare nel dettaglio dei costi di acquisto dei pannelli fotovoltaici, Andreoli spiega comunque che «in 8-9 anni l'investimento economico iniziale sarà coperto dal risparmio in bolletta: in sostanza, i pannelli solari si pagano da soli». (...) articolo dal sito della Diocesi

sabato 6 settembre 2008

Per salute o per interesse?


"Sei grasso? A dieta o paghi una tassa"
L'Alabama ha deciso di penalizzare i dipendenti obesi
Se in Italia il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha dichiarato guerra ai fannulloni, lo stato americano dell’Alabama ha deciso di penalizzare i dipendenti grassi. Ai lavoratori statali, circa 37.000 in Alabama, sono stati concessi 12 mesi di tempo per mettersi in forma o scatterà una tassa da 25 dollari al mese. Il provvedimento, per combattere l’obesità e soprattutto per tagliare la spesa sanitaria, entrerà in vigore nel 2010. I 25 dollari serviranno a pagare l’assicurazione sulla salute che altrimenti per gli statali di quel profondo Sud è gratuita. A far scattare la penale sarà l’indice di massa corporea se supererà quota 35. Durante i dodici mesi di moratoria, i lavoratori potranno gratuitamente sottoporsi a scrupolosi esami sulla pressione del sangue, sul livello del colesterolo e seguire uno specifico programma di fitness: se non otterranno risultati saranno tassati.
L’Alabama ha già imposto una tassa sui lavoratori pubblici fumatori con discreti risultati ed è il primo stato degli Usa ad aver deciso di imporre una tassa sui grassi. articolo

venerdì 5 settembre 2008

Maleducazione

Tutto intorno a loro
di Massimo Gramellini
Da un sondaggio casereccio fra amici e lettori emerge che l’incubo delle vacanze non sono state le meduse e neppure gli 11,93 euro che un turista si è sentito chiedere ad Alassio per un chilo di fichi. Sono state le chiacchiere nei telefonini. Quelle degli altri, naturalmente. Dei vicini di ombrellone, di tavolo, di scompartimento. Noi, si sa, nasciamo timidi e riservati, e quando in un luogo pubblico iniziamo una conversazione al cellulare, tendiamo a rinchiuderci in qualche anfratto per bisbigliare pensieri monosillabici. Invece gli Altri, questo club che ci perseguita da una vita, hanno raggiunto un livello di strafottenza da tronisti televisivi. Urlano i fattacci loro senza il minimo sospetto di infastidirci, anzi con la malcelata speranza che la nostra esistenza plumbea possa venire illuminata dalle dissertazioni a squarciagola sul mal di pancia di Bibi e i dissapori fra Ciccio e Pallina. Non è solo il menefreghismo a guidare i loro decibel, ma il sincero desiderio di imporre Bibi, Ciccio e Pallina all’attenzione degli spettatori, resa fuggevole dalla presenza nel tavolo a fianco di un altro urlatore che sta affrontando al telefono il delicato evolversi del borsino-corna di Ulisse e Samanta.
Non saprei indicare vie d’uscita diverse da un’epidemia su vasta scala di laringite. Ma una cosa è certa: se il governo vuole farci digerire la legge contro le intercettazioni, si dovrà inventare un movente più originale della difesa della privacy. In Italia far sapere agli altri i fatti propri non è una vergogna. E' una missione. articolo

giovedì 4 settembre 2008

Complimese!


Auguri per i nove mesi!!

Mali umori

Mali umori
di Massimo Gramellini
Ore 10, supermercato. Giovani mamme angosciate si accalorano intorno alla reintroduzione del maestro unico alle elementari. «Poveri bimbi, appesi agli umori di una persona sola». «Come farà a insegnare bene tutto, dalla grammatica alla geografia?». E nessuna che abbia il coraggio di ricordare i lamenti di segno opposto che si ascoltavano ancora pochi anni fa, quando il maestro unico venne eliminato. «Poveri bimbi, in balia di persone diverse». «Come faranno tanti insegnanti a diventare un punto di riferimento fisso?». L’animo umano è così: conservatore per paura. Al punto da voler conservare ciò che fino a ieri gli pareva rivoluzionario e da considerare rivoluzionaria persino la restaurazione.
Ore 12, giornale radio. Si riportano le dichiarazioni pro ultrà dell’ex onorevole Cento: la colpa della devastazione ferroviaria è delle Autorità, che avrebbero dovuto mettere un treno a disposizione dei teppisti. Non avendoglielo dato, logico che quelli si siano innervositi, sfasciando tutto. Capito? D’ora in poi, se non trovate posto sul treno e date fuoco alle poltroncine, siete giustificati dall’ex onorevole Cento. La sua è la migliore risposta alla domanda fatidica: perché in Italia nessuno usa il pugno duro con gli ultrà violenti? Ma perché ci si è arresi all’idea razzista che siano diversi dagli altri esseri umani. E’ naturale che una tigre ti azzanni, se la provochi. E’ naturale che un ultrà violento spacchi tutto, se non lo blandisci. Ed è naturale che solo in Italia i Verdi continuino a non pigliare un voto, finché li rappresenta l’ex onorevole Cento. articolo

mercoledì 3 settembre 2008

Opinioni pubbliche


Gli strappi non servono
di Franco Garelli
Il thrilling è andato in scena in Vaticano ieri sera, quando L’Osservatore Romano è uscito in prima pagina con un articolo che sostiene che la morte cerebrale non basta per sancire la fine di una vita, al quale ha fatto seguito qualche ora dopo una dichiarazione della Santa Sede tesa a placare le polemiche che già si stavano innescando, e a ricordare che un articolo non modifica la dottrina. Come a dire che, per quanto L’Osservatore Romano sia un giornale autorevole, la posizione della Chiesa su questa complessa questione bioetica rimane quella che si è consolidata nel tempo. Se non proprio di una sconfessione, certo si tratta di una presa di posizione che invita alla cautela nell’affrontare temi che lacerano la coscienza contemporanea. Del resto, l’articolo porta la firma di una studiosa sicuramente valida nel suo ambito di competenza e che fa parte del Comitato nazionale di bioetica, ma che non ha alcun titolo per pronunciarsi a nome della Santa Sede su una questione di così grande rilevanza pubblica. Qui emerge la prima novità del caso, voluta dall’Osservatore Romano o indotta dalla presa di posizione del Vaticano: il giornale del Papa sta accentuando la funzione di essere un luogo che ospita opinioni pubbliche, certo tutte sufficientemente vicine alle preoccupazioni e ai valori della Chiesa, senza limitarsi dunque a presentare soltanto le posizioni ufficiali del centro della cattolicità. Questa maggior apertura non può che essere positiva, se è in grado di dar voce alle molte sensibilità del mondo cattolico (e di altre realtà) sulle questioni emergenti, sia sui temi della vita sia su quelli sociali e politici.
L’articolo in questione solleva però - sul tema della «morte cerebrale» - almeno due problemi di grande rilievo, che già nel recente passato sono stati oggetto di profondo dibattito nella Chiesa e in altre aree culturali. E ciò non soltanto nei paesi europei a maggioranza cattolica, ma anche in varie comunità degli Stati Uniti. Anzitutto l’invito a superare un’idea riduttiva della morte cerebrale, quella che tende a identificare la fine di una vita con la morte del cervello. Talvolta si confonde la morte cerebrale con la semplice morte del «cerebro», che non è necessariamente accompagnata anche dalla morte del «tronco» (spina dorsale e parte nervosa), per cui tutta una serie di attività possono permanere. Chi è attento a questa distinzione ricorda casi di persone dichiarate in coma irreversibile che hanno continuato a «vivere» per alcune funzioni vitali. Il richiamo, dunque, è alla prudenza, a non considerare la morte cerebrale come la morte totale dell’essere umano; a rigettare l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più.
Connessa a questa posizione è la messa in guardia contro una pratica dei trapianti in alcuni casi troppo disinvolta e leggera. Non credo che ciò capiti nelle strutture pubbliche, anche se possono darsi situazioni in cui pur di fare i trapianti non si rispettino i tempi previsti al riguardo dalle normali legislazioni. Che da noi prevedono procedure rigide, come la verifica dello stato di coma assoluto e irreversibile compiuta sul soggetto due volte a distanza di alcune ore, per cui si constata che con la morte cerebrale siano venute meno tutte le funzioni fisiche. Una minor attenzione a queste verifiche può certamente portare a una pratica dei trapianti irresponsabile e incivile.
Nel lanciare questi allarmi etici, l’articolo dell’Osservatore Romano è consapevole di creare scompiglio su una questione che da tempo rappresenta «uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici». L’eventuale rilancio del dibattito su un tema di così grande rilevanza etica non deve comunque ridurre le certezze sin qui faticosamente acquisite. Semmai può essere un’occasione per ulteriori approfondimenti e per trovare nuove convergenze. articolo

Scon...mento


Google, che scombussolamento. E' l'epoca delle risposte immediate. Quando non riusciamo a connetterci alla rete sopraggiunge lo "scongoogolamento"
Londra - Vi assale lo stress o l’ansia se non potete collegarvi a Internet? Non c’è da preoccuparsi: non siete soli e adesso esiste una parola che definisce questo stato: "discomgoogolation", che letteralmente significa "frustrazione da dipendenza da Google". Un termine, tradotto in italiano con "scongoogolamento", che definisce il malessere di quasi metà dei cittadini britannici, ben il 44%, con un buon 27% che parla apertamente di alti livelli di stress.
«La proliferazione della banda larga ha significato per la prima volta nella storia che siamo entrati nella cultura delle risposte istantanee», ha spiegato lo psicologo David Lewis, che ha identificato la sindrome della "discomgoogolation" svolgendo una ricerca basata sulla misurazione dei battiti del cuore e dell’attività cerebrale su chi era impossibilitato a navigare in rete. Il termine deriva dalla fusione del verbo ’discombobulatè, che significa "confuso" o "frustrato", e del nome del più usato motore di ricerca, Google.
«Una galassia di informazioni è raggiungibile solo con un clic con il mouse: così noi siamo diventati dipendenti dal web», ha aggiunto Lewis, «e quando non possiamo accedervi, arriva la ’discomgoogolation’». La ricerca ha rilevato anche che il 76% dei britannici non è in grado di vivere senza internet, che oltre la metà usa Internet in media da una a quattro ore al giorno e che il 19% degli intervistati investe più tempo libero online che con la propria famiglia nell’arco della settimana.
Ma l’amore-dipendenza per Internet per molti non è un sentimento "incosciente": il 47% crede che nella vita Internet sia più importante della religione e uno su cinque ammette di riservare maggiore attenzione al proprio pc che al partner. articolo

Ringraziando la Parrocchia San Luca

Un piccolo segno di gratitudine per coloro che mi hanno accolto per nove anni. Tratto dal video proiettato il 6 giugno 2007.

martedì 2 settembre 2008

Tanti ricordi


Un anno fa , a quest'ora circa, arrivavo nella mia camera,
dopo aver traslocato dalla Parrocchia San Luca.
Tra poco un semplice video,
per dire ancora una volta grazie a chi mi ha accolto per nove anni.

lunedì 1 settembre 2008

Inutili "grida"


Il codice a vanvera
di Massimo Gramellini
Vogliono cambiare il codice della strada. Cioè lo vuole cambiare il sottosegretario con delega ai titoli di prima pagina nei giorni vuoti di Ferragosto. Il ministro pare che non voglia, o che voglia un po’ meno. Però alla fine si metteranno d’accordo con se stessi e lo cambieranno, perché gli incidenti sono troppi e le multe ancora troppo poche per coprire il vuoto incolmabile lasciato nei comuni dall’Ici. Il problema è che mentre leggevo le proposte del governo, tutte ferocissime e terribilissime, mi ha telefonato un amico reduce da un litigio col padre ottantenne. Il quale gli aveva annunciato, felice come una Pasqua, di essere riuscito a superare l’esame per il rinnovo della patente, nonostante sia sordo da un orecchio e ci metta più tempo a girare il collo da una parte all’altra di quanto ne abbia impiegato ieri Usain Bolt per fare il record mondiale dei 200 metri. E allora chi gli ha ri-dato la patente? Ma un esaminatore amico, naturalmente, che doveva restituire un piacere.
Questo episodio è avvenuto in una severa provincia del Nord. Ma lo stesso amico, reduce da un viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria liberamente ispirato alla ritirata degli alpini sul Don, raccontava di aver visto a Napoli un solo conducente di motorino con il casco sopra la testa: era un rapinatore. E allora siamo alle solite: che senso ha sventolare norme sempre più dure, quando non si riesce a ottenere la tranquilla applicazione di quelle vigenti? L’Italia non ha bisogno di leggi speciali, ma di cittadini normali. articolo

domenica 31 agosto 2008

Tutto e il contrario di tutto


Mi rallegro sempre quando si trovano degli accordi tra le uomini e tra le nazioni. Ma non posso non vedere che abbiamo proprio una mentalità postmoderna: l'amico di Bush abbraccia il dittatore di uno "Stato canaglia", suo nemico; i difensori della sicurezza in Italia ridono con "un capo terrorista"; gli eredi politici di Mussolini risarciscono le vittime del suo Impero; i pestatori degli extracomunitari danno dei soldi ad un "cammellaio". Una sola nota di coerenza: l'immagine presso i media e gli interessi economici.
don Chisciotte

sabato 30 agosto 2008

Dire "No!"


Prof e sesso: si può anche dire "no"
di Chiara Saraceno
Si può anche dire di no e si può anche chiedere aiuto. Non è vero che una donna sempre e comunque non ha altra scelta che accettare le richieste e i ricatti sessuali di chi è in qualche posizione di autorità. Della triste vicenda di ricatti sessuali che sembrerebbe aver coinvolto un concorso nell’Università di Torino ciò che colpisce di più non è la possibilità che tali ricatti esistano, che taluni professori possano richiedere alle allieve prestazioni sessuali in cambio di voti o promozioni. Ciò è triste, la dice lunga su come molti uomini confondano rapporti di sesso e rapporti di potere; ma non è sorprendente. Colpisce di più il fatto che siano stati accettati senza aver cercato altre soluzioni: dalla denuncia al preside o al comitato pari opportunità fino alla ricerca di un altro professore meno impropriamente esigente con cui laurearsi e fare la specialità. Ancora un volta, in una mescolanza di fatalismo e opportunismo, si accetta una «regola del gioco» senza provare a contestarla e ad andare a vedere se sia poi così consensualmente accettata e salda. (...)
Per non indurre equivoci chiarisco subito che io ritengo sempre moralmente reprensibile un professore - come chiunque sia in posizione di autorità - che fa anche solo proposte a una studentessa che da lui dipende, anche senza ricatti e anche se questa è consenziente. Trovo anche, se non moralmente riprovevole, inopportuno e un po’ sconsiderato che accetti eventuali proposte di una studentessa (perché, va detto, anche questo avviene) o comunque di qualcuno che è in posizione subalterna. (...)
Ciò detto, le donne, le studentesse nel nostro caso, che si trovano di fronte a richieste improprie non sono (non sono più) proprio prive di risorse e alternative, se mai lo sono state. Oltre al loro senso di dignità e a una valutazione squisitamente soggettiva di ciò che sono disposte a pagare per quello che vogliono ottenere, possono anche ricorrere a strumenti che la lunga storia e battaglia del movimento delle donne ha sollecitato a costruire. (...)
Non è facile, certo, intraprendere questa via. Richiede fiducia nelle proprie ragioni e nella capacità dell’istituzione di proteggere chi denuncia, ma anche di negoziare una soluzione accettabile e condivisa. Certo però è meno umiliante che accettare «le regole del gioco», salvo eventualmente denunciarle quando non funzionano più o si ritorcono contro. Soprattutto contribuisce a rompere queste regole, a creare un clima di diffusa delegittimazione culturale e istituzionale per chi ancora le pratica, a indurre una riflessione, tra gli uomini e le donne, sui confini e gli intrecci rischiosi di sesso e potere. articolo

venerdì 29 agosto 2008

Denaro


"Chi ama Dio, non ama troppo il denaro. Tenendo conto della debolezza umana, non ho osato dire che non si deve amare per niente il denaro. Ho detto che chi ama Dio non ama troppo il denaro, quasi si possa amare il denaro purché non si ami troppo. Oh, se davvero amassimo Dio, non amerebbe affatto il denaro! Sarebbe per te un mezzo che serve della tua peregrinazione, non un incentivo alla tua cupidigia; una mezzo per le tue necessità e non un modo per soddisfare i tuoi piaceri. Ama Dio, se egli ha compiuto in te qualcosa di quel che ascolti e apprezzi. Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. se un viandante, questa vita è soltanto una locanda. Serviti del denaro come il viandante si serve, alla locanda, della tavola, del bicchiere, del piatto, del letto, con animo distaccato da tutto. Se tali sono i vostri sentimenti, levate in alto più che potete il vostro cuore e ascoltatemi: se tali sono i vostri sentimenti arriverete a vedere il compimento delle promesse del Signore".
sant’Agostino, Trattati sul vangelo di Giovanni, 40,10

giovedì 28 agosto 2008

mercoledì 27 agosto 2008

In ricordo di monsignor Luca Milesi

Con affetto e riconoscenza

Attaccamento


"La miseria di cui sono testimoni i nostri attaccamenti non è da rimproverare all'amore. Meglio sarebbe chiederci che cosa ci rende tanto difficile amare qualcuno senza legarlo subito alla nostra sorte, il che equivale a domandarci perché ci è così difficile amare".
Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 15

martedì 26 agosto 2008

Autonomia di giudizio e responsabilità


La libertà di stampa e la giusta precisazione di padre Lombardi Autonomia di giudizio, ma sempre fedeli alla Chiesa
editoriale di Famiglia Cristiana
Il giornale cattolico, o cristiano, non è in senso stretto un giornale politico: non è a servizio di alcun partito, né si confonde con una precisa forza politica. Il giornale cattolico è palestra di opinioni, come tutti gli altri giornali, con riferimento alla luce ideale in cui si muove. Nessun argomento dev’essere tabù. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire non serve a nulla
Mercoledì della scorsa settimana i quotidiani riportano un giudizio favorevole del settimanale statunitense Newsweek sui primi cento giorni del Governo Berlusconi, definiti nel titolo "un miracolo". Il giorno dopo i quotidiani anticipano un altro giudizio di un foglio straniero, il francese Esprit, che sta per uscire, sintetizzato, in un editoriale di Famiglia Cristiana (quello che appare in questo numero a pagina 23), in cui quel Governo è invece criticato.
Normale avvicendamento di opinioni politiche, espresse su riviste autorevoli? La logica vorrebbe che così fosse, ma il giudizio di Esprit è riportato da un settimanale cattolico, il più diffuso in Italia. Dunque, scandalo generale, titoli di fuoco, insulti dalla maggioranza: cattocomunisti, criptocomunisti, manganellatori fascisti. Interviene la Sala stampa vaticana, per bocca del direttore padre Lombardi, il quale precisa: «Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere la linea né della Santa Sede né della Cei. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della direzione».
"Sconfessione", addirittura "scomunica", commenta qualcuno. Beh, no. Pura e semplice verità. Famiglia Cristiana non solo non ha mai preteso di "esprimere la linea" politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali, ma ha sempre cercato di conformarsi al detto "in certis oboedientia, in dubiis libertas", confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori "irrinunciabili" che discendono dal Vangelo. Bastino due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal Governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom (da cui è nato il giudizio di Esprit in una complessa analisi dello stato della democrazia non soltanto in Italia, ma in tutta l’Europa). In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare "super partes", che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori. Nel giornalismo, "super partes" è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il "non expedit". La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori – nel nostro caso quelli cristiani – condivisi da molti cittadini.
La stampa cattolica ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. I settimanali diocesani sono delle Curie, Famiglia Cristiana e le riviste missionarie, e altre, sono edite in genere da Congregazioni religiose. A tutti è riconosciuta l’autonomia di giudizio, e la responsabilità su ciò che pubblicano appartiene alle rispettive direzioni.
Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere. Ha scritto Franco Garelli su La Stampa: «In un tempo di grandi silenzi e allineamenti c’è una forza in queste prese di posizione da non sottovalutare, che ha i suoi costi sociali ma che è foriera di una presenza sociale più partecipe e riflessiva». Ben detto.

lunedì 25 agosto 2008

Non sarà solo per questo...


Donne più longeve degli uomini, ecco perché I motivi? Fumano meno e affrontano meglio lo stress
Ecco perché le donne vivono più a lungo degli uomini: fumano meno, mangiano meno e affrontano meglio lo stress. Lo sostengono alcuni professori della Boston University. Considerando tutto il mondo industrializzato si può affermare che le donne vivono da cinque a dieci anni in più rispetto agli uomini. Tra le persone con più di cento anni, inoltre, l'85% appartiene all'universo femminile. (...) "Un motivo importante è il grande ritardo che le donne hanno rispetto agli uomini di contrarre malattie cardiovascolari come l'infarto o l'ictus – spiega – Di solito le donne avvertono questi problemi attorno ai settanta, ottanta anni, circa una decade più tardi rispetto al genere maschile". Uno dei motivi potrebbe essere collegato al fatto che le donne sono più carenti di ferro rispetto agli uomini a causa del ciclo mestruale. Sempre secondo Perls la famosa "tempesta di testosterone" che colpisce i ragazzi può indurli ad adottare comportamenti pericolosi come non indossare le cinture di sicurezza, bere troppo alcol, divenire aggressivi e utilizzare armi. Tutti comportamenti che possono aumentare il tasso di mortalità. articolo

domenica 24 agosto 2008

Classifiche e coerenza


Finite le Olimpiadi, forse ritorneranno sui TG
le informazioni circa le violazioni dei diritti umani in Cina e altrove.
Credo che finora ci siamo indignati di più per gli arbitraggi definiti "scandalosi"
che non per le violenze e le repressioni.
Per intanto, ecco il testo di una bella canzone di Daniele Silvestri:
"La classifica".
Che strano... tra le migliaia di video musicali su Youtube, questa non c'è.

Signorina, chi viene prima?
è nato prima l'uovo o prima la gallina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde,
che mette sempre in crisi chi risponde
Sì...sì...signorina, signorina, chi viene prima?
voglio sapere chi sta al vertice, chi sta alla cima
sapere il titolo più in crescita e soprattutto lo vorrei sapere
molto tempo prima.
Signorina, faccia una stima:
paga di più volere emergere o rimanere un po' in sordina?
meglio investire su una fonte alternativa oppure attendere che finisca la benzina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde.
Signorina, chi viene prima?
Il senso della frase o la necessità di fare rima,
i titoli del quotidiano preso stamattina o lo spazio a tutta pagina di controcopertina?
Signorina, cosa scegliamo?
E' più importante il sangue o il prezzo delle armi che vendiamo?
Se sa chi sta vincendo, noi volendo ci puntiamo.
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove.
Sì... sì... una domandina che nasconde, che ti confonde
che mette sempre in crisi chi risponde.
Signorina, che mi consiglia?
Il disco originale o le quarantamila che mi piglia?
Di quale meraviglia parleremo domattina:
delle tette di Sabrina, di Manuela, di Marina, di Valeria o di Pamela?
Meglio l'anima o la mela, quale merce vende prima:
coca-cola, cocaina?
Signorina, voglio sapere cosa cavolo c'è in cima?
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove
Il decimo fu liquidato; destino simile ebbe il nono dimenticato.
Provò l'ottavo a farsi luce, fece rumore ma fu lo spazio di un mattino di poche ore
e pure il settimo contava poco;
il sesto raccoglieva briciole, seguiva il gioco
ma per trovare chi davvero si è distinto bisogna risalire almeno fino al quinto.
Il quarto bruciava d'odio per la vergogna di restare fuori dal podio;
il terzo merita rispetto ed io lo stimo
ma salutatemi il secondo, perchè conta solo il primo
perchè conta solo il primo.
What's your place in the race... conta solo il primo
how do you move in the groove... conta solo il primo.